Nè privilegi nè disparità. Per Giulia Ballestri

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Il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne, i media locali e nazionali comunicano che Matteo Cagnoni, condannato all'ergastolo per il femminicidio della moglie Giulia Ballestri, è stato riportato dal carcere Dozza di Bologna al carcere più confortevole e domestico di Ravenna.

La concomitanza dei due eventi ha provocato prima sconcerto, poi indignazione, non solo nelle Associazioni da sempre impegnate nella lotta contro la violenza di genere, ma nella cittadinanza tutta.

Il provvedimento davvero inusuale risulta ancor più inspiegabile se si considera da un lato, il suo stato di condannato in primo grado alla pena dell'ergastolo, dall'altro la peculiarità dell'istituto penitenziario di Ravenna che prevede la presenza di detenuti in attesa di giudizio o condannati ad una pena non superiore ai 5 anni o con un residuo di pena inferiore ai 5 anni.

E allora perché questo trasferimento?

Non certo, come pare abbia affermato uno dei legali dell'insigne dermatologo, per l'aumento dei suoi attacchi di panico e per stare vicino ai propri familiari, nessuno dei quali, peraltro, risiede a Ravenna.

A Ravenna risiedono invece i familiari e i tre figli minorenni di Giulia Ballestri, di cui lo stesso ha perso la potestà genitoriale.

Possibile che nessuno di coloro che hanno autorizzato questo provvedimento si sia interrogato sulla ricaduta che questo può generare nella vita e nella crescita dei tre figli di Giulia che nella città di Ravenna crescono, vanno a scuola, fanno sport, crescono senza la madre, uccisa dal loro padre?

Troviamo profondamente ingiusto che sia stata accolta questa richiesta di trasferimento che porta un detenuto condannato ad un passo dai figli che lui ha reso orfani di madre, col rischio di accrescere il loro enorme dolore e quello di tutta la famiglia di Giulia.

Attraverso le avvocate delle nostre associazioni abbiamo chiesto al Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), al Ministro della Giustizia e agli altri soggetti interessati, di revocare questo provvedimento inspiegabile e di disporre il trasferimento del detenuto in altro carcere.

Chiediamo alle cittadine e ai cittadini, non solo di Ravenna, di firmare questo appello, per Giulia e per una giustizia che sia uguale per tutte e per tutti.

(Le promotrici si dissociano da commenti in contrasto con i contenuti della petizione.)



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