NO ad un nuovo aumento dell’età pensionabile.     Sì alla cancellazione della Legge Fornero

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Le sottoscritte cittadine e i sottoscritti cittadini:

Premesso che:

- l’articolo 24 del Decreto-Legge 6-12-2011 convertito con Legge n.214 del 22-12-2011 (c.d. riforma Fornero) ha provocato un brusco innalzamento dell’età pensionabile, allungando il tempo di lavoro fino a oltre 6 anni rispetto alla normativa preesistente. Questo è avvenuto attraverso la modifica sia dei requisiti per la pensione di vecchiaia, sia di quelli per la pensione di anzianità, da quel momento ridenominata “anticipata”;

- la “riforma Fornero” ha in questo modo determinato l’età legale di pensionamento dell’Italia ai livelli più alti di tutti i 27 paesi della UE (seconda sola alla Grecia);

- la norma introdotta dalla L.102/2009 sull’adeguamento dell’età pensionabile alla cosiddetta aspettativa di vita, si applica oggi ai nuovi requisiti previsti dalla “riforma Fornero”, determinando il continuo allontanarsi dell’età pensionabile, che raggiungerà secondo le previsioni i 70 anni intorno al 2050;

-in assenza di un intervento, ad oggi non previsto dalla Legge di Bilancio, a partire dal 2019 l’età per la pensione di vecchiaia arriverà a 67 anni, mentre l’anzianità contributiva per la pensione c.d. anticipata diventerà di 43 anni e 3 mesi per gli uomini e di 42 anni e 3 mesi per le donne. Per le lavoratrici del settore privato, l’aumento dal 2019, per il sommarsi di diverse norme, sarà in realtà di 1 anno e 5 mesi;

Considerato che:

- tali aumenti dell’età pensionabile non rappresentano altro che un incremento dell’orario di lavoro nell’arco della vita, nel momento in cui è sempre più urgente una riduzione del tempo di lavoro per redistribuire la produttività,  dare soluzione al problema della disoccupazione e sottoccupazione, affrontare la nuova fase dei processi di automazione delle produzioni;

- la “riforma Fornero” sta già oggi dispiegando i propri effetti negativi sull’insieme della società: sui lavoratori adulti che non ce la fanno a continuare a lavorare in età avanzata; sulle donne penalizzate nel lavoro e nell’accesso alla pensione dal lavoro riproduttivo che ancora ingiustamente grava su di loro; sui giovani il cui accesso al mondo del lavoro è ulteriormente impedito dalla forzata permanenza dei lavoratori più anziani;

- desta particolare allarme il fatto che negli ultimi anni il numero degli occupati cresca fortemente tra gli ultracinquantenni (quasi 1 milione di occupati in più da gennaio 2015 ad oggi) mentre diminuisce nelle fasce centrali dell’età lavorativa e parallelamente si assiste ad un incremento dei numero di contratti precari. E’ motivo di altrettanto allarme la crescente emigrazione dall’Italia delle giovani generazioni;

Considerato inoltre che:

- la “riforma Fornero” non è stata determinata da problemi di sostenibilità del preesistente sistema pensionistico, e che anzi il rapporto tra contributi versati e pensioni erogate, al netto dell’assistenza (cui devono far fronte le risorse derivanti dalla fiscalità generale) e delle tasse (che rientrano nelle casse dello stato) è in attivo dal 1996. Tale attivo ammontava nel 2015 a circa 1,6 punti di Pil, pari a oltre 25 miliardi di euro;

Chiedono che:

- sia bloccato ogni ulteriore aumento dell’età pensionabile;

- sia abrogata la “riforma Fornero” e si:
1. ridetermini l’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia in 65 anni per i lavoratori dipendenti pubblici e privati, e per i lavoratori autonomi;
2. ridetermini l’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia in 60 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche e private e per le lavoratrici autonome, subordinandone ogni eventuale aumento all’eliminazione dei differenziali esistenti tra donne e uomini  nelle carriere lavorative e nel tempo dedicato al lavoro di cura;
3. reintroduca la pensione di anzianità con 40 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, non soggetti all’incremento legato all’aspettativa di vita;
4. reintroduca la somma tra età anagrafica ed anzianità contributiva (quote) come requisito per l’accesso alla pensione a valori non superiori a quelli previsti per le pensioni maturate al 31 dicembre 2012, senza penalizzazioni sugli assegni pensionistici;
5. ripristini la normativa precedente per i lavori e le attività usuranti;
6. eliminino gli innalzamenti dell’età di pensione legati all’aspettativa di vita o in subordine si determini in maniera differenziata l’aspettativa di vita sulla base delle diverse condizioni socio-economiche;
7. introduca un minimo di pensione, con 15 anni di contributi, compresi i contributi figurativi;
8. introduca per le pensioni future un massimo di pensione e di cumulo dei trattamenti pensionistici a 65.000 euro annui, si aumentino le pensioni basse.



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