Roberto VerneroSan Martino Siccomario (PV), Italy
Oct 28, 2019

Un caro saluto a tutti,

in questi giorni mi è capitato di provare a ragionare su come mai richieste tipo quella formulata con questa petizione non ottengano il minimo cenno di riscontro da parte dai decisori.

Per quanto a volte esse attirino l'attenzione solo di ristrette fette di popolazione (la nostra purtroppo appena 42000 firme dopo quasi due anni dal lancio!), è innegabile come siano orientate agli interessi della collettività.

Non giova purtroppo più di tanto nemmeno il far riferimento ad inequivocabili posizioni sostenute dalla maggioranza degli specialisti delle problematiche affrontate (nel caso particolare le raccomandazioni di ENEA sull’adozione di dispositivi di filtraggio per le lavatrici).

I decisori sono anzitutto politici ma non solo: ad esempio i fabbricanti stessi di apparecchiature di lavaggio di indumenti potrebbero benissimo muoversi autonomamente, senza aspettare imposizioni legislative o comunque normative.

La risposta che al momento mi pare di potermi dare l’ho ricavata leggendo questo scritto sulle tematiche ambientaliste pubblicato alcune settimane fa sul blog del Sig. E. Mariutti ospitato sulle pagine web del quotidiano di Confindustria “Il Sole 24 ore”:

https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2019/10/09/alberi-ambientalismo-anticapitalismo/

 

Già dal titolo, fortemente evocativo, si intuisce la sostanziale associazione tra ambientalismo ed anticapitalismo sostenuta dall’autore; espressione vien da pensare della linea editoriale seguita dal suddetto organo di stampa.

Piuttosto “astutamente” non vengono fatte proprie le teorie negazioniste sulle questioni ambientali che più volte mi è capitato di trovare come titoli a nove colonne su quotidiani tipo “Libero”, “Il Giornale”, “La verità”. Non si propone un'avversione viscerale tipo quella di V. Feltri per Greta Thunberg e per coloro che si riconoscono nelle sue iniziative -da lui battezzati, con inequivocabile malizia, “gretini”-, connotata addirittura da episodi di violenza verbale (cfr. https://www.ilsussidiario.net/news/greta-thunberg-come-hitler-e-stalin-vittorio-feltri-choc-masse-seguono-pazzi/1930729/)

L’autore parte comunque da considerazioni qualunquiste tipo: “Dire alle persone di consumare di meno, viaggiare di meno, guadagnare di meno non ha un grande appeal, diciamocelo!“.

Di lì arriva a sostenere che “Se le persone capiscono che possiamo risolvere il problema (ambientale, ndr.) con misure molto più semplici e popolari di quelle in discussione, come abbiamo fatto in passato per le piogge acide o per il buco dell’ozono, e che passare a un modello di sviluppo diverso è una loro libera scelta e non un’inderogabile necessità, i sogni degli anticapitalisti vanno in frantumi. E quindi riuscire a sfruttare a pieno il potenziale terrorifico del cambiamento climatico diventa una questione di vita o di morte per una cultura politica altrimenti in via di estinzione (quella da lui definita appunto anticapitalistica, ndr.)”.

Lascio a chiunque abbia interesse di leggersi l’articolo per fare poi le proprie valutazioni, anche sulla metafora della vasca da bagno da lui impiegata.

Da parte mia osservo comunque come frasi emblematiche tipo “Ma che la stragrande maggioranza degli esperti di un settore scientifico condividano la stessa visione politica (anticapitalistica, ndr.) è un enorme, sottaciuto, problema di metodo. Enorme.” sottintendano sostanzialmente una mentalità di impronta paradossalmente “complottista”. Chi lo sostiene dovrebbe dunque riflettere se ha motivo di sentirsi così diverso, così migliore rispetto a chi pensa invece che gli stessi Stati ed organizzazioni internazionali producono invece più fumo che arrosto. 

A queste persone facciamo presente che certi orientamenti "ambientalisti" sono, almeno sulla carta, stati fatti propri da molti Stati (in Italia ne parla direttamente la Costituzione, Art. 9) ed organizzazioni sovrannazionali (cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Programma_delle_Nazioni_Unite_per_l%27ambiente; https://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_quadro_delle_Nazioni_Unite_sui_cambiamenti_climatici

Mi sento dunque di sottoscrivere il pensiero con cui altri hanno già sostanzialmente risposto al Sig. Mariutti: “le soluzioni miracolose non esistono. Non c’è modo di affrontare il problema seriamente se non facendo dei sacrifici.”.

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