L’Italia investe nell’inclusione scolastica. Cresce il numero di alunni con disabilità certificata

L’Italia investe nell’inclusione scolastica. Cresce il numero di alunni con disabilità certificata
di Alessandro Malpelo
In Italia il tema dell’inclusione scolastica continua a rappresentare uno dei terreni più sensibili del dibattito, un ambito in cui si intrecciano politiche educative, progressi clinici e diagnostici, cambiamenti sociali. Negli ultimi anni la scuola è diventata uno dei principali osservatori della condizione infantile e adolescenziale, registra trasformazioni che riguardano la disponibilità di risorse, la capacità di riconoscere e descrivere con precisione le diverse forme di vulnerabilità. In questo scenario, i dati statistici raccontano l’evoluzione di una società che prova a rispondere ai bisogni cercando di garantire a ogni studente un percorso educativo adeguato e sostenibile.
Dall'analisi dei Report ISTAT sull’inclusione scolastica emerge un dato che merita attenzione: il numero degli studenti con disabilità certificata continua a crescere in modo rilevante. Nell’ultimo anno scolastico analizzato si registrano 377 mila casi, pari a 18 mila in più rispetto all’anno precedente, con un incremento del 5% e un valore che, nell’arco di dieci anni, risulta quasi raddoppiato. È un fenomeno che gli analisti dell’Istituto Nazionale di Statistica attribuiscono in larga misura a una maggiore accuratezza diagnostica, resa possibile dall’impiego di strumenti raffinati come la scala Vineland e la classificazione DSM-5 elaborata dagli psichiatri americani.
“Gli strumenti introdotti inizialmente per supportare l’INPS nella valutazione dell’assegno di accompagnamento per i bambini con autismo infantile – ha precisato Carlo Hanau, presidente APRI, Associazione Cimadori per la ricerca sull’autismo - hanno permesso di superare limiti evidenti delle precedenti modalità di valutazione. Il riferimento alle autonomie nelle attività quotidiane dei pari età, infatti, non era sufficiente a rappresentare la gravità della condizione: anche i coetanei normodotati necessitano di supporto per mangiare, fare il bagno, camminare o utilizzare i mezzi pubblici. La nuova prospettiva diagnostica consente invece di cogliere con maggiore precisione le difficoltà specifiche, evitando sottostime che in passato potevano incidere sulla qualità dell’assistenza e dei percorsi educativi”.
Accanto all'accuratezza diagnostica, molti operatori segnalano l’impressione di assistere a un aumento reale della disabilità, in particolare di quella complessa (più disabilità nella stessa persona) una percezione che si intreccia con l’evoluzione dei bisogni clinici e sociali delle nuove generazioni. ISTAT, nei resoconti, analizza nel dettaglio le diverse problematiche sottoposte a valutazione: cecità, ipovisione, sordità profonda, ipoacusia, disabilità motoria, disturbo specifico dell’apprendimento, disturbo del linguaggio, disturbo dello sviluppo psicologico, disabilità intellettiva, disturbo dell’attenzione e del comportamento, disturbo affettivo relazionale, malattie metaboliche e altre forme di disabilità.
Gli specialisti, rileggendo i dati, sottolineano alcuni elementi significativi. Colpisce la forte riduzione della disabilità intellettiva (che passa da 40,3 a 35,5) evidenziando un trend che si discosta da quello delle altre categorie. Parallelamente, il disturbo dello sviluppo psicologico – che nelle tabelle sintetizza la definizione estesa Disturbo evolutivo globale dello sviluppo psicologico, categoria F84 – mostra un incremento da 34,8 a 35,9, pari a 135 mila casi, collocandosi così al valore più elevato. All’interno di questa categoria rientrano condizioni molto diverse tra loro: F84.0 Autismo infantile, F84.1 Autismo atipico, F84.2 Sindrome di Rett, F84.3 Sindrome disintegrativa dell’infanzia, F84.4 Sindrome iperattiva associata a ritardo mentale e movimenti stereotipati, F84.5 Sindrome di Asperger. Proprio quest’ultima, secondo il professor Hanau, mostra «una crescita particolarmente rapida», segno di una maggiore capacità di intercettare profili clinici che in passato potevano sfuggire alla diagnosi.
Il disturbo dell’attenzione e del comportamento (ADHD) registra un aumento da 17,5 a 19,0, confermando una tendenza già osservata negli ultimi anni. Il disturbo affettivo relazionale, invece, diminuisce da 10,3 a 9,1, mentre le malattie metaboliche – oggi rinominate Patologie (metaboliche o altre) che richiedono controlli e/o cure periodiche – scendono da 4,0 a 3,3. Un dato inatteso riguarda la categoria Altro tipo di disabilità, che passa da 0,6 a 2,9: un incremento sorprendente, poiché questa voce rappresenta spesso difficoltà classificatorie e nelle rilevazioni precedenti risultava in diminuzione.
Restano pressoché stabili le condizioni sensoriali e motorie: la cecità è ferma a 0,7; l’ipovisione passa da 2,6 a 2,5; la sordità profonda o grave da 0,9 a 1,3; l’ipoacusia da 2,5 a 2,4; la disabilità motoria da 2,5 a 2,4. Anche le categorie legate ai disturbi dell’apprendimento e del linguaggio mostrano variazioni minime: il disturbo specifico dell’apprendimento passa da 18,2 a 18, mentre il disturbo del linguaggio sale da 15,7 a 16,7. È importante ricordare, come sottolinea il Report, che la gran parte dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) non viene certificata come disabilità dal medico e dunque non rientra in questo quadro statistico.
Nell’ultimo periodo analizzato nel dettaglio (anno scolastico 2024-2025), all’aumento del 5% degli alunni con disabilità ha corrisposto un incremento del 7% degli Educatori AEC ASACOM. Gli insegnanti di sostegno sono cresciuti del 6% e la percentuale di quelli specializzati è salita dal 63% al 78%. Permangono tuttavia le difficoltà legate al ritardo nelle nomine degli insegnanti (22%), imposto da un sistema di graduatorie complesso, nonché dalla discontinuità nella relazione educativa con l’alunno, legata anche al massiccio esodo verso le cattedre curricolari, non appena si apre uno spiraglio per accedere all’insegnamento della materia nella quale il docente si è realmente formato. Alle criticità nella continuità educativa si sommano la qualità della formazione degli operatori e le incertezze nel coordinamento tra scuola e sanità. Per questo APRI richiama la necessità di rinnovare il Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Istruzione e del Merito e Ministero della Salute, scaduto il 17 gennaio 2025. Non si tratta di nuove richieste, ma dell’attuazione di misure necessarie a garantire diritti effettivi, qualità degli interventi e inclusione reale per gli alunni con autismo e con disabilità.
Nel complesso, ISTAT restituisce un’immagine articolata della condizione scolastica degli alunni con disabilità in Italia: da un lato l’aumento delle risorse e degli strumenti dedicati all’inclusione, dall’altro una crescita delle diagnosi che riflette sia una maggiore precisione clinica sia l’evoluzione dei bisogni reali. È un quadro delineato che invita a considerare la scuola come un osservatorio privilegiato della salute e dello sviluppo dei bambini e degli adolescenti, e che richiama l’importanza di politiche educative capaci di sostenere percorsi personalizzati, continui e realmente inclusivi.
Associazione per la ricerca sull'autismo Cimadori - APRI ODV ETS
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