
ABA a scuola: non una terapia, ma scienza dell’apprendimento
di Francesca Siciliano _ Direttore Area Stereotipie e Autonomie
Possiamo dirlo una volta per tutte?
Fare ABA non significa fare una terapia per l’autismo.
Quante volte sentiamo dire da dirigenti o insegnanti che “la scuola non è un centro di terapie”? Ed è giusto! La scuola è il luogo in cui i bambini dovrebbero imparare a leggere, scrivere, fare di conto… ma anche a stare con gli altri, diventare autonomi e indipendenti.
E allora, dove sta il punto? L’ABA non è una terapia: è la scienza dell’apprendimento e del comportamento umano. Con l’ABA si insegnano proprio quelle abilità che la scuola ha il compito di trasmettere, ma con un vantaggio enorme: le strategie ABA sono scientificamente validate, non lasciate al caso o al “si è sempre fatto così”.
Il problema è che c’è ancora tanta disinformazione. Si pensa spesso che l’ABA serva solo per i bambini con autismo, ma non è così: riguarda tutti, perché tutti apprendiamo e ci comportiamo. L’ABA può essere usata “dalla culla alla tomba”, in ogni contesto e con qualunque studente. Non è qualcosa “solo per chi ha una diagnosi”, ma un approccio che può migliorare il lavoro con l’intera classe, dando strumenti concreti anche agli insegnanti.
La letteratura ci dice inoltre che, quando l’intervento si svolge in tutti gli ambienti di vita della persona, i risultati sono più grandi e più rapidi. E siccome bambini e ragazzi trascorrono tanto tempo a scuola, anche questo contesto diventa cruciale: se lì ricevono insegnamenti basati sulla scienza comportamentale, possono raggiungere migliori risultati e in tempi più brevi.
A conferma di questo, un articolo interessante ha confrontato la soddisfazione dei genitori in due situazioni:
(a) scuole che offrivano interventi intensivi basati sulla scienza dell’Analisi Comportamentale Applicata (ABA);
(b) programmi domiciliari non intensivi basati sull’ABA.
I risultati hanno mostrato che i genitori i cui figli frequentavano scuole basate sull’ABA erano in generale più soddisfatti dell’offerta educativa, delle procedure di monitoraggio e del livello di formazione del personale, rispetto ai genitori a cui non era stata proposta un’educazione scolastica basata sull’ABA.
Forse allora vale la pena provarci: uscire dalla nostra zona di comfort, abbandonare l’idea del “abbiamo sempre fatto così” e aprirci a nuovi orizzonti. Chissà che la scuola, e chi ci lavora dentro ogni giorno, non possa davvero trarne un grande beneficio.
Riferimenti: Dillenburger, K., Keenan, M., Doherty, A., Byrne, T., & Gallagher, S. (2012). ABA-based programs for children diagnosed with autism spectrum disorder: Parental and professional experiences at school and at home. Child & Family Behavior Therapy, 34(2), 111-129.
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