
No al “fighettautismo” che blocca la ricerca scientifica di Baron Cohen
di Gianluca Nicoletti - Per Noi Autistici
Più volte abbiamo qui affrontato il difficile equilibrio tra persone diversamente rappresentabili nello spettro autistico. Ai due estremi di una porzione di umanità, che potremmo definire con neuro diversità, si collocano tipologie di individui con comportamenti, abilità, capacità di gestire un’anomalia, totalmente differenti rispetto la media più frequentemente rappresentata. Chi qui scrive può portare la sua esperienza diretta: è noto che abbia un figlio con autismo così detto a basso funzionamento, che ha costante bisogno di supporto e persone abilitate che lo aiutino a rafforzare e mantenere le proprie autonomie, conquistate con fatica in tantissimo tempo. Io stesso sono stato diagnosticato autistico, su questo ho scritto un libro e me ne sono dato pace, la mia vita prosegue tranquilla e sono riuscito a fare tutto quello che mi piaceva, ho costruito, scritto, argomentato. Solo a posteriori ho dato un nome al mio disagio nel gestire relazioni e rapportarmi con il mio prossimo.
Ora sta ingenerando un fenomeno molto modaiolo che è il coming out degli autistici consapevoli. Potrei citare i soliti luoghi comuni che indicano Elon Mask, Steve Jobs, Mark Zuckerberg come esempi di autistici prodigiosi. Certo che è “figo” sentirsi parte di questa schiera di super eroi, ma non c’è solo quello. Ci sono persone che vivono nel disagio, nell’impossibilità di vivere una vita dignitosa, vittime delle superstizioni, di ciarlatani, di imbonitori. Persone che nessuno considera sin dal tempo della scuola quando un’inclusione mirata sarebbe per loro un diritto. Persone che arrivate alla maggiore età scompaiono dall’orizzonte, persone la cui unica speranza di emancipazione da un destino di reclusi è la ricerca scientifica che procede pari passo alla sensibilizzazione sociale.
In questo quadro si colloca l’assurda battaglia di talebani del fighettautismo per interrompere la ricerca scientifica di Simon Baron Cohen, uno dei più fantastici e illuminati studiosi della complessità del cervello autistico. Il mantra “L’autismo non è una malattia” l’ho spesso impugnato e non lo rinnego, in questo caso però è una posizione che sembra ispirata più a una moda culturale che a una seria riflessione sulla neurodiversità. E’ quindi sacrosanto il comunicato dell’ ANGSA che qui riporto e che fa coraggiosamente il punto su una realtà che non potrà mai essere rappresentata attraverso punti di vista parziali.