Educazione Civica così non va


Educazione Civica così non va
Il problema
Desidero sollevare le criticità relative alla nuova disciplina Educazione Civica che assieme ai miei colleghi ho dovuto gestire in questo difficile anno scolastico.
Innanzitutto il fatto che durante una emergenza pandemica con tutte le relative complicazioni, che non è il caso di elencare, ritengo sia stato fortemente inopportuno introdurre una ulteriore disciplina in modo formale, con modalità burocratiche e logistiche nuove e che mal si sono amalgamate con l’andamento già problematico della didattica pandemica.
Poi, dovendo prevedere per questa nuova disciplina un minimo 33 ore per ciascuna classe, ricordo che questo ammontare corrisponde mediamente ad una ora alla settimana per tutto l'anno scolastico, ma non aggiunta al monte ore attuale ma da sottrarre a quello delle altre discipline, che in questo anno già hanno sofferto per le difficoltà logistiche pandemiche.
Tutto ciò per scoprire che, indipendentemente dalla disciplina trattata, da sempre nella mia azione didattico-educativa è stato naturale enfatizzare quegli aspetti di Educazione Civica che invece in questo anno scolastico sono stati formalizzati come innesti artificiosi o esterni, strappandoli a volte dal loro connubio con le argomentazioni specifiche collegate.
Quindi questa forzata individuazione di Educazione Civica come disciplina a se stante non poteva che appesantire con ulteriore burocrazia tutti i colleghi, aggravati da ulteriori moduli, scartoffie e relazioni per trattare una cosa depotenziata che prima già veniva effettuata meglio armonizzata nei programmi didattici anche se a volte non esplicitamente palesata.
E non è che io insegni filosofia, storia, italiano, diritto, economia, discipline che sembrano essere più correlate. Io insegno Sistemi e Reti, Tecnologie di progettazione, Gestione di Progetto e Organizzazione Aziendale, Tecnologie Informatiche, e comunque le argomentazioni, anche le più tecniche e apparentemente asettiche, sono ricche di spunti di cittadinanza digitale, rispetto dei diritti delle persone e tante altre belle cose di Educazione Civica a cui faccio seguito volentieri durante le mie lezioni.
Ma è con gli scrutini di fine anno che ho scorto l’obiettivo subdolo e meschino che ipotizzo sia stato voluto da alcuni burocrati del ministero.
E’ infatti alla fine che mi sono trovato con una disciplina che non è figlia di nessuno perché sotto le competenze di nessun dipartimento, che non ha previsto sportelli per gli alunni, recuperi, azioni di ripasso, rinforzo, per la quale son presenti griglie e rubriche di valutazione ma non sono state predisposte schede di insufficienza e tutti noi docenti nemmeno vogliamo immaginare cosa potrebbe succedere in caso qualche nostro studente delle scuole superiori dovesse avere il giudizio sospeso per fine agosto in Educazione Civica.
La mia deduzione naturale è che questa disciplina è stata inventata per essere forzatamente un bel voto in più, con il solo scopo di alzare la media per poter regalare punti di credito magari a chi non se li merita, con lo scopo di far indurre all’automatica promozione chi invece, per il suo bene, dovrebbe ripetere l’anno o per lo meno dedicare l’estate ad integrare quanto non concretizzato durante la frequenza a scuola. Il tutto demotivando e deludendo gli studenti meritevoli che già hanno fatto ampiamente il loro dovere e che invece percepiscono che non vale la pena sforzarsi e impegnarsi se poi si viene promossi lo stesso.
Perché lo stato vede lo stop di un alunno di un anno non come un investimento per poter consolidare le competenze e conoscenze didattiche affinché il corso di studi sia efficace per il futuro cittadino, ma come un mero costo economico aggiuntivo, secondo l'osceno e miope calcolo che recita: più bocciati, più anni scolastici, più insegnanti e personale didattico, più costi di gestione.
Perché, con la promozione o la bocciatura, gli insegnanti non danno un giudizio su chi è uno studente, ma semplicemente su cosa ha fatto nell'anno scolastico. E ci sono mille motivi diversi per cui uno studente nonostante sia capace non ha una resa scolastica degna della promozione: immaturità, approccio errato alla scuola, errato orientamento di scuola, e tanto altro ancora.
Gli insegnanti quindi si applicano, alle attività di Educazione Civica, senza che che si sappia precisamente quanto verrà riconosciuto a ciascun insegnante per delle funzioni extra, oltre alle già citate difficoltà contingenti, che concretamente ha impiegato risorse e tempo, a volte sottratto ad altri ambiti, proprio in questo anno dove anche le dinamiche burocratiche andavano semplificate.
Non è da dimenticare il gravoso compito che hanno avuto quei colleghi di Diritto ed Economia che per normativa si son dovuti accollare obbligatoriamente il coordinamento di Educazione Civica nelle loro classi andando a mal-distribuire il carico burocratico tra tutti e falsando la percezione facendo sembrare che Educazione Civica sia una loro speciale prerogativa e non una azione distribuita e diffusa tra tutti gli insegnanti e la famiglia.
Sentite le criticità sollevate dai colleghi del Rapporto di Autovalutazione e del Piano di Miglioramento, risulta che già la scuola molto ha già strutturato con Educazione alla cittadinanza, e tutto quello che è stato integrato e formalizzato con diversi progetti adesso lo si ritrova sovente in conflitto con questa disciplina innestata forzatamente.
Con questo ulteriore incarico, unito a tanti altri in questi ultimi anni, l’impressione è che si stia testando la resistenza dell’insegnante medio con lo stesso spirito della storia del contadino che si meraviglia vedendo il suo asino crollare a terra dopo che gli sono stati caricati solo che ulteriori due chicchi di riso, dimenticandosi di tutto il riso aggiunto a poco a poco cammin facendo.
Sappiate che per poter dare un parere personale ho saggiato con la mia esperienza personale l’impatto di Educazione Civica così strutturata; in questo anno scolastico appena trascorso ho voluto trattare alcune argomentazioni in prima, in terza e in quinta superiore, e per capire cosa comportava mi sono pure accollato il compito di coordinatore di Educazione Civica per una mia classe, venendo a scoprire successivamente che oltre a inserire voti aggiuntivi miei e dei miei colleghi dovevo effettuare relazioni e ampie documentazioni, raccolte di materiale e altro ancora.
Ecco quindi che son qui a dire che Educazione Civica non va trattata in questo modo, con questo approccio estraniato e burocratizzato.
Mi sento di dire che io e i miei colleghi abbiamo sempre fatto e sempre faremo Educazione Civica, dal primo secondo in cui entriamo in aula o nei laboratori, nel modo in cui facendo l’appello rompiamo le scatole di fronte a qualche giustificazione poco plausibile, ogni volta che ambientiamo l’argomento nella sua specificità sociale e comportamentale, ogni volta che diamo una valutazione, ogni volta che rispondiamo alle domande, anche private, degli alunni, ogni volta che telefoniamo a casa ai genitori per i più strampalati motivi.
E anche voi genitori fate Educazione Civica in tutti gli istanti della giornata che passate con i vostri figli, ed è giusto che non sia una parentesi staccata dalla vostra quotidianità delegandola meramente alla scuola.
C’è l’insegnante che sembra non ambientare mai la sua disciplina per fare anche Educazione Civica, pensate che adesso con questa modalità agirà diversamente o in modo più appariscente? No, sarà invece chi sempre ha trattato questo ambito che lo condurrà, ma che dovrà anche ricamarci una o più verifiche, compilare ulteriori moduli e fare ulteriori relazioni, giusto per fargli passare la voglia di seguire questo insensato impianto e di fare come faceva prima: in modo naturale, perfettamente integrato con la sua disciplina, più efficace.
Mi sono confrontato su questo tema con diversi miei colleghi insegnanti anche di altre scuole, constatando che questa non è una mia personale visione ristretta al solo mio istituto, ma un sentore diffuso in molte realtà con le medesime sfaccettature o similari.
State pensando a tutte le belle cose che in questo anno vi sono state raccontate con il nome Educazione Civica? Volete dirmi che prima non esistevano forse, magari con altro nome o sotto le ali di altri progetti o attività?
Genitori: parlatene con gli insegnanti dei vostri figli, fate loro vedere questo testo e fatevi dare il loro parere, e se vi fa piacere fatemi sapere cosa ne pensano con i vostri commenti alla petizione.
Nel promuovere questo non avrò nessun guadagno monetario, la piattaforma change.org potrebbe domandarvi un contributo solo per promuovere la petizione, ma nulla arriverà nelle mie tasche indirettamente.
Spero di poter guadagnare invece in soddisfazione didattica e serenità vedendomi sgravare dalle burocrazie che sviliscono e depotenziano la mia azione didattica e la mia professionalità di insegnante.
Quindi con ciò, invito il ministero a ripristinare la trattazione di Educazione Civica come veniva fatta negli anni precedenti, togliendo la formalizzazione introdotta in questo anno scolastico fatta di scombussolamento didattico e ore tolte alle altre discipline. In alternativa invito il ministro a cercare un modo differente che non abbia tutte queste pesanti controindicazioni.
Perché EDUCAZIONE CIVICA COSÌ NON VA.
#educazionecivicacosìnonva

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Il problema
Desidero sollevare le criticità relative alla nuova disciplina Educazione Civica che assieme ai miei colleghi ho dovuto gestire in questo difficile anno scolastico.
Innanzitutto il fatto che durante una emergenza pandemica con tutte le relative complicazioni, che non è il caso di elencare, ritengo sia stato fortemente inopportuno introdurre una ulteriore disciplina in modo formale, con modalità burocratiche e logistiche nuove e che mal si sono amalgamate con l’andamento già problematico della didattica pandemica.
Poi, dovendo prevedere per questa nuova disciplina un minimo 33 ore per ciascuna classe, ricordo che questo ammontare corrisponde mediamente ad una ora alla settimana per tutto l'anno scolastico, ma non aggiunta al monte ore attuale ma da sottrarre a quello delle altre discipline, che in questo anno già hanno sofferto per le difficoltà logistiche pandemiche.
Tutto ciò per scoprire che, indipendentemente dalla disciplina trattata, da sempre nella mia azione didattico-educativa è stato naturale enfatizzare quegli aspetti di Educazione Civica che invece in questo anno scolastico sono stati formalizzati come innesti artificiosi o esterni, strappandoli a volte dal loro connubio con le argomentazioni specifiche collegate.
Quindi questa forzata individuazione di Educazione Civica come disciplina a se stante non poteva che appesantire con ulteriore burocrazia tutti i colleghi, aggravati da ulteriori moduli, scartoffie e relazioni per trattare una cosa depotenziata che prima già veniva effettuata meglio armonizzata nei programmi didattici anche se a volte non esplicitamente palesata.
E non è che io insegni filosofia, storia, italiano, diritto, economia, discipline che sembrano essere più correlate. Io insegno Sistemi e Reti, Tecnologie di progettazione, Gestione di Progetto e Organizzazione Aziendale, Tecnologie Informatiche, e comunque le argomentazioni, anche le più tecniche e apparentemente asettiche, sono ricche di spunti di cittadinanza digitale, rispetto dei diritti delle persone e tante altre belle cose di Educazione Civica a cui faccio seguito volentieri durante le mie lezioni.
Ma è con gli scrutini di fine anno che ho scorto l’obiettivo subdolo e meschino che ipotizzo sia stato voluto da alcuni burocrati del ministero.
E’ infatti alla fine che mi sono trovato con una disciplina che non è figlia di nessuno perché sotto le competenze di nessun dipartimento, che non ha previsto sportelli per gli alunni, recuperi, azioni di ripasso, rinforzo, per la quale son presenti griglie e rubriche di valutazione ma non sono state predisposte schede di insufficienza e tutti noi docenti nemmeno vogliamo immaginare cosa potrebbe succedere in caso qualche nostro studente delle scuole superiori dovesse avere il giudizio sospeso per fine agosto in Educazione Civica.
La mia deduzione naturale è che questa disciplina è stata inventata per essere forzatamente un bel voto in più, con il solo scopo di alzare la media per poter regalare punti di credito magari a chi non se li merita, con lo scopo di far indurre all’automatica promozione chi invece, per il suo bene, dovrebbe ripetere l’anno o per lo meno dedicare l’estate ad integrare quanto non concretizzato durante la frequenza a scuola. Il tutto demotivando e deludendo gli studenti meritevoli che già hanno fatto ampiamente il loro dovere e che invece percepiscono che non vale la pena sforzarsi e impegnarsi se poi si viene promossi lo stesso.
Perché lo stato vede lo stop di un alunno di un anno non come un investimento per poter consolidare le competenze e conoscenze didattiche affinché il corso di studi sia efficace per il futuro cittadino, ma come un mero costo economico aggiuntivo, secondo l'osceno e miope calcolo che recita: più bocciati, più anni scolastici, più insegnanti e personale didattico, più costi di gestione.
Perché, con la promozione o la bocciatura, gli insegnanti non danno un giudizio su chi è uno studente, ma semplicemente su cosa ha fatto nell'anno scolastico. E ci sono mille motivi diversi per cui uno studente nonostante sia capace non ha una resa scolastica degna della promozione: immaturità, approccio errato alla scuola, errato orientamento di scuola, e tanto altro ancora.
Gli insegnanti quindi si applicano, alle attività di Educazione Civica, senza che che si sappia precisamente quanto verrà riconosciuto a ciascun insegnante per delle funzioni extra, oltre alle già citate difficoltà contingenti, che concretamente ha impiegato risorse e tempo, a volte sottratto ad altri ambiti, proprio in questo anno dove anche le dinamiche burocratiche andavano semplificate.
Non è da dimenticare il gravoso compito che hanno avuto quei colleghi di Diritto ed Economia che per normativa si son dovuti accollare obbligatoriamente il coordinamento di Educazione Civica nelle loro classi andando a mal-distribuire il carico burocratico tra tutti e falsando la percezione facendo sembrare che Educazione Civica sia una loro speciale prerogativa e non una azione distribuita e diffusa tra tutti gli insegnanti e la famiglia.
Sentite le criticità sollevate dai colleghi del Rapporto di Autovalutazione e del Piano di Miglioramento, risulta che già la scuola molto ha già strutturato con Educazione alla cittadinanza, e tutto quello che è stato integrato e formalizzato con diversi progetti adesso lo si ritrova sovente in conflitto con questa disciplina innestata forzatamente.
Con questo ulteriore incarico, unito a tanti altri in questi ultimi anni, l’impressione è che si stia testando la resistenza dell’insegnante medio con lo stesso spirito della storia del contadino che si meraviglia vedendo il suo asino crollare a terra dopo che gli sono stati caricati solo che ulteriori due chicchi di riso, dimenticandosi di tutto il riso aggiunto a poco a poco cammin facendo.
Sappiate che per poter dare un parere personale ho saggiato con la mia esperienza personale l’impatto di Educazione Civica così strutturata; in questo anno scolastico appena trascorso ho voluto trattare alcune argomentazioni in prima, in terza e in quinta superiore, e per capire cosa comportava mi sono pure accollato il compito di coordinatore di Educazione Civica per una mia classe, venendo a scoprire successivamente che oltre a inserire voti aggiuntivi miei e dei miei colleghi dovevo effettuare relazioni e ampie documentazioni, raccolte di materiale e altro ancora.
Ecco quindi che son qui a dire che Educazione Civica non va trattata in questo modo, con questo approccio estraniato e burocratizzato.
Mi sento di dire che io e i miei colleghi abbiamo sempre fatto e sempre faremo Educazione Civica, dal primo secondo in cui entriamo in aula o nei laboratori, nel modo in cui facendo l’appello rompiamo le scatole di fronte a qualche giustificazione poco plausibile, ogni volta che ambientiamo l’argomento nella sua specificità sociale e comportamentale, ogni volta che diamo una valutazione, ogni volta che rispondiamo alle domande, anche private, degli alunni, ogni volta che telefoniamo a casa ai genitori per i più strampalati motivi.
E anche voi genitori fate Educazione Civica in tutti gli istanti della giornata che passate con i vostri figli, ed è giusto che non sia una parentesi staccata dalla vostra quotidianità delegandola meramente alla scuola.
C’è l’insegnante che sembra non ambientare mai la sua disciplina per fare anche Educazione Civica, pensate che adesso con questa modalità agirà diversamente o in modo più appariscente? No, sarà invece chi sempre ha trattato questo ambito che lo condurrà, ma che dovrà anche ricamarci una o più verifiche, compilare ulteriori moduli e fare ulteriori relazioni, giusto per fargli passare la voglia di seguire questo insensato impianto e di fare come faceva prima: in modo naturale, perfettamente integrato con la sua disciplina, più efficace.
Mi sono confrontato su questo tema con diversi miei colleghi insegnanti anche di altre scuole, constatando che questa non è una mia personale visione ristretta al solo mio istituto, ma un sentore diffuso in molte realtà con le medesime sfaccettature o similari.
State pensando a tutte le belle cose che in questo anno vi sono state raccontate con il nome Educazione Civica? Volete dirmi che prima non esistevano forse, magari con altro nome o sotto le ali di altri progetti o attività?
Genitori: parlatene con gli insegnanti dei vostri figli, fate loro vedere questo testo e fatevi dare il loro parere, e se vi fa piacere fatemi sapere cosa ne pensano con i vostri commenti alla petizione.
Nel promuovere questo non avrò nessun guadagno monetario, la piattaforma change.org potrebbe domandarvi un contributo solo per promuovere la petizione, ma nulla arriverà nelle mie tasche indirettamente.
Spero di poter guadagnare invece in soddisfazione didattica e serenità vedendomi sgravare dalle burocrazie che sviliscono e depotenziano la mia azione didattica e la mia professionalità di insegnante.
Quindi con ciò, invito il ministero a ripristinare la trattazione di Educazione Civica come veniva fatta negli anni precedenti, togliendo la formalizzazione introdotta in questo anno scolastico fatta di scombussolamento didattico e ore tolte alle altre discipline. In alternativa invito il ministro a cercare un modo differente che non abbia tutte queste pesanti controindicazioni.
Perché EDUCAZIONE CIVICA COSÌ NON VA.
#educazionecivicacosìnonva

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Petizione creata in data 20 giugno 2021
