

Salviamo dal degrado villa Ercolani Mastai Ferretti alle Grazie di Senigallia


Salviamo dal degrado villa Ercolani Mastai Ferretti alle Grazie di Senigallia
Il problema
La Villa Ercolani Mastai Ferretti in località Le Grazie di Senigallia rappresenta un notevolissimo esempio di architettura marchigiana extra urbana sei-settecentesca. Gli interventi realizzati nel tempo dai vari proprietari, tra cui anche il nipote di Pio IX cui il papa fece dono della Villa in occasione del suo matrimonio con la principessa Teresa del Drago, hanno modificato la struttura originaria che, pur nell'ormai pacificato contesto della residenza di campagna, manteneva echi delle dimore fortificate dei secoli precedenti. Si tratta di una imponente costruzione in mattoni e pietra arroccata sulla vetta di un colle affacciato alla piana di Senigallia proprio come l'ameno monticello della trattatistica palladiana. Ad oggi la Villa documenta una complessa stratificazione di metamorfosi di gusti e addizioni funzionali che includono: l’esedra, le scalee di raccordo tra i vari piani del giardino digradante, la piccola cappella, la neviera, un avanzo di cavallerizza, e addirittura un edificio un tempo adibito da ospedale da parte del Sovrano ordine militare di Malta, che fu tra i vari proprietari che ebbero la villa nel novecento. L’interno è molto ricco in decorazioni e vanta, su tutti e tre i piani che compongono l'edificio, numerosi ambienti affrescati, ampiamente documentati nel volume edito nel 1999 da Parva Licet "La villa alle Grazie di Senigallia Censimento Iconografico della decorazione".
Purtroppo la Villa giace da venti anni in uno stato di abbandono progressivo. Nonostante l’entusiasmo dei visitatori durante le giornate del FAI nel 1996, e alcune generiche promesse di recupero ventilate nel tempo dalle varie amministrazioni, la Villa oggi risulta, contro ogni logica di tutela, liberamente accessibile e vandalizzata. Il cancello è aperto, i portoni e gli infissi divelti, scritte con bombolette su tutti gli elementi architettonici e negli interni, balaustre e piedistalli distrutti, statue sfigurate, teleri del salone delle feste rubati.
Ci risulta che la villa sia di proprietà dal 1998 circa di una cooperativa edilizia che voleva recuperarla ma poi la ha trasferita ad un veicolo sociale in liquidazione coatta. L'asta è andata deserta varie volte. Ma nonostante tale procedura la proprietà ha comunque il dovere di mantenere in sicurezza il bene. E anche un ingresso del pubblico nella proprietà va considerato.
Chiediamo pertanto alle autorità competenti, in primis il Ministro per i Beni Culturali, poi il Presidente della Regione Marche e il Sindaco di Senigallia di voler intraprendere immediatamente tutte le azioni in loro potere per: 1) metter subito o far mettere a chi di dovere in sicurezza la villa 2) arrestarne il degrado 3) indire un confronto per concepire un piano di recupero duraturo e sostenibile, eventualmente anche partecipando ai bandi per stanziamento di fondi indetti dall’Unione Europea o per quelli disponibili nel quadro del PNRR.
Siamo sicuri che un bene culturale di tale valore, oltre che esser meritevole di tutela, preservazione per le generazioni future, e valorizzazione di per sé, non possa che giovare al potenziale turistico della città e della regione. Potrebbe essere, solo per fare un esempio, un museo sulla storia del turismo balneare e delle relative architetture e progettazioni, con relativo centro studi e importanti gemellaggi con altre località marittime europee, e magari in parallelo offrire ospitalità anche a pagamento ad artisti, scrittori. Le potenzialità sono molte e un confronto di idee su un progetto sostenibile dovrebbe essere organizzato il prima possibile.

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Il problema
La Villa Ercolani Mastai Ferretti in località Le Grazie di Senigallia rappresenta un notevolissimo esempio di architettura marchigiana extra urbana sei-settecentesca. Gli interventi realizzati nel tempo dai vari proprietari, tra cui anche il nipote di Pio IX cui il papa fece dono della Villa in occasione del suo matrimonio con la principessa Teresa del Drago, hanno modificato la struttura originaria che, pur nell'ormai pacificato contesto della residenza di campagna, manteneva echi delle dimore fortificate dei secoli precedenti. Si tratta di una imponente costruzione in mattoni e pietra arroccata sulla vetta di un colle affacciato alla piana di Senigallia proprio come l'ameno monticello della trattatistica palladiana. Ad oggi la Villa documenta una complessa stratificazione di metamorfosi di gusti e addizioni funzionali che includono: l’esedra, le scalee di raccordo tra i vari piani del giardino digradante, la piccola cappella, la neviera, un avanzo di cavallerizza, e addirittura un edificio un tempo adibito da ospedale da parte del Sovrano ordine militare di Malta, che fu tra i vari proprietari che ebbero la villa nel novecento. L’interno è molto ricco in decorazioni e vanta, su tutti e tre i piani che compongono l'edificio, numerosi ambienti affrescati, ampiamente documentati nel volume edito nel 1999 da Parva Licet "La villa alle Grazie di Senigallia Censimento Iconografico della decorazione".
Purtroppo la Villa giace da venti anni in uno stato di abbandono progressivo. Nonostante l’entusiasmo dei visitatori durante le giornate del FAI nel 1996, e alcune generiche promesse di recupero ventilate nel tempo dalle varie amministrazioni, la Villa oggi risulta, contro ogni logica di tutela, liberamente accessibile e vandalizzata. Il cancello è aperto, i portoni e gli infissi divelti, scritte con bombolette su tutti gli elementi architettonici e negli interni, balaustre e piedistalli distrutti, statue sfigurate, teleri del salone delle feste rubati.
Ci risulta che la villa sia di proprietà dal 1998 circa di una cooperativa edilizia che voleva recuperarla ma poi la ha trasferita ad un veicolo sociale in liquidazione coatta. L'asta è andata deserta varie volte. Ma nonostante tale procedura la proprietà ha comunque il dovere di mantenere in sicurezza il bene. E anche un ingresso del pubblico nella proprietà va considerato.
Chiediamo pertanto alle autorità competenti, in primis il Ministro per i Beni Culturali, poi il Presidente della Regione Marche e il Sindaco di Senigallia di voler intraprendere immediatamente tutte le azioni in loro potere per: 1) metter subito o far mettere a chi di dovere in sicurezza la villa 2) arrestarne il degrado 3) indire un confronto per concepire un piano di recupero duraturo e sostenibile, eventualmente anche partecipando ai bandi per stanziamento di fondi indetti dall’Unione Europea o per quelli disponibili nel quadro del PNRR.
Siamo sicuri che un bene culturale di tale valore, oltre che esser meritevole di tutela, preservazione per le generazioni future, e valorizzazione di per sé, non possa che giovare al potenziale turistico della città e della regione. Potrebbe essere, solo per fare un esempio, un museo sulla storia del turismo balneare e delle relative architetture e progettazioni, con relativo centro studi e importanti gemellaggi con altre località marittime europee, e magari in parallelo offrire ospitalità anche a pagamento ad artisti, scrittori. Le potenzialità sono molte e un confronto di idee su un progetto sostenibile dovrebbe essere organizzato il prima possibile.

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Petizione creata in data 24 ottobre 2020