Petition Closed
Petitioning Parlamento Europeo Antonyia Parvanova (NMSP, Bulgaria) and 1 other

Al Governo italiano e al Parlamento Europeo: agire congiunti contro la violenza sulle donne


257
Supporters

Questa petizione inizialmente era destinata soltanto al governo Italiano, ma dopo i continui cambiamenti a cui è soggetto da qualche anno a questa parte, ho deciso di cambiare i destinatari con la certezza che Roberta Lombardi e Antonya Parvanova siano le persone più adatte a ricevere questa richiesta e a portarla all'attenzione sia del Governo Italiano e sia del Parlamento Europeo.

In primis la nostra petizione chiede il Rispetto dei Diritti Umani, quindi il Rispetto della donna in quanto persona, parte integrante e importante della società, affinché ottenga realmente pari opportunità di vita, lavoro, studio, tutela e protezione a prescindere dal Paese di provenienza, dal credo religioso, dalla cultura, dalla distinzione sociale, dall'etnia, dall'età anagrafica. Nessuna forma di discriminazione è ammissibile, neanche l'orientamento sessuale.

Premesso che la violenza è prepotenza, egoismo e mancanza di rispetto per la vita, quella perpetuata contro le donne

- non è riconducibile né alla alla marginalità sociale, né alla psicopatologia, né alla "passionalità";
- è trasversale in quanto riguarda le modalità di costruzione del rapporto fra donna e uomo;
- scaturisce da un retaggio culturale patriarcale e fomenta di conseguenza la corrispondenza di un sentimento violento che inevitabilmente forma un circolo vizioso;
- può essere presente ovunque e spesso è sommersa nella normalità quotidiana coinvolgendo anche i figli.

Riteniamo sia necessario ed urgente:

1- Istituire - come da disposizione europea - il numero unico 112 per TUTTE le emergenze: di qualunque natura esse siano. E' indispensabile che gli operatori siano selezionati tenendo anche conto del fatto che nella U.E. è presente una pluralità di lingue.

2- Potenziare i Centri Antiviolenza: devono essere messi in condizione di operare e va incentivata la loro diffusione su tutto il territorio nazionale. Devono avere un regolamento comune, per un servizio omogeneo, e devono essere aperti 24h/24h. Per garantire la piena operatività, devono essere previste forme adeguate di finanziamento.

3- Educazione alla socialità, alla sessualità e all'intelligenza emotiva.
Questa materia deve essere introdotta e resa obbligatoria presso tutte le scuole di ogni ordine e grado. Il rispetto per la vita deve essere promosso anche attraverso i mass-media.

4- Istituire percorsi psicoterapeutici per i sex-offenders (stolker inclusi) che abbiano inizio durante il periodo di detenzione e che proseguano, se necessario, anche dopo la scarcerazione.

5- Formazione e aggiornamento continuo a carico dello Stato per operatori del 112, assistenti sociali, operatrici e volontarie dei centri antiviolenza, insegnanti, membri delle forze dell’ordine, mediatori culturali, magistrati, avvocati, medici, affinchè, nel raccogliere le testimonianze e nel rapportarsi con le vittime di abuso, possano riuscire ad empatizzare e comunicare al meglio.

6- Pubblicizzare con ogni mezzo le attività dei Centri Antiviolenza, la loro ubicazione, e la possibilità di partorire nell'anonimato senza riconoscere il bambino. (DPR 396 del 2000, art. 30)

7 - Promuovere corsi di autodifesa gratuiti.

8- Applicazione reale delle leggi internazionali in materia di mutilazioni genitali femminili.

9- Sostegno e protezione alle donne, straniere e non, che vogliono cambiare stile di vita.

10- Tutela e salvaguardia dei bambini vittime di violenza.

Quel che segue è un documento che si propone come un approfondimento alla petizione: per ognuno dei 10 punti elencati abbiamo descritto lo stato dell'arte in materia di violenza sulle donne, e abbiamo integrato ulteriori proposte e ragguagli in merito alle nostre richieste.La petizione si prefigge l'obiettivo di uscire da un'impasse che negli ultimi tempi ha condotto ad un escalation di omicidi, di violenze e reati contro le donne, i bambini e coloro che  vengono percepiti diversi dalla società.
Tali considerazioni sono scaturite da una constatazione: non esiste il rispetto per la vita, e la causa, è la carenza di un'educazione alla socialità.
La violenza domestica troppo spesso si conclude con un femmicidio, e purtroppo viene considerato ovunque ancora come un reato “meno grave” rispetto alla violenza perpetuata da “sconosciuti”. Noi vogliamo mettere l'accento su questa incongruenza sottolineando la necessità di interventi mirati che tengano conto delle complesse dinamiche sottese ai nuclei familiari, alle relazioni "malate" tra uomo e donna, alla visione misogina nei confronti di questa parte  importante della società.
Quindi, abbiamo ritenuto doveroso:
In primis parlare di Rispetto dei Diritti Umani, intendendo in questo modo affermare il Rispetto della donna e dei suoi diritti in quanto persona, parte integrante della società, affinché ottenga realmente pari opportunità di vita, lavoro, studio, considerazione nella società, a prescindere dal Paese di provenienza, dal credo religioso, dalla cultura, dalla distinzione sociale, dall'etnia, dall'età anagrafica. Nessuna forma di discriminazione è ammissibile, neanche l'orientamento sessuale.
Premesso che la violenza è prepotenza, egoismo e mancanza di rispetto per la vita, quella perpetuata contro le donne
-  non è riconducibile né alla alla marginalità sociale, né alla psicopatologia, né alla "passionalità";
- è trasversale e lo è in quanto riguarda le modalità di costruzione del rapporto fra donna e uomo;
- scaturisce da un retaggio culturale patriarcale e fomenta di conseguenza la corrispondenza di un sentimento violento che inevitabilmente forma un circolo vizioso;
- può essere presente ovunque, e spesso è sommersa nella normalità quotidiana coinvolgendo anche i figli.

Riteniamo sia necessario ed urgente, per uno Stato che abbia a cuore il benessere dei suoi cittadini, avviare un progetto a 360° che da un lato valorizzi le risorse esistenti e dall'altro si attivi per colmarne i vuoti:

1- Istituire -come da disposizione europea http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/informazione/emergenza112_it.htm- il numero unico 112 per le emergenze: di qualunque natura esse siano. Riteniamo essenziale che gli operatori selezionati debbano parlare anche altre lingue oltre l'italiano. E' un dato di fatto che viviamo in una società multietnica, e benchè la maggior parte degli immigrati conosca abbastanza la nostra lingua, non possiamo non tener conto di quanti ancora hanno difficoltà ad esprimersi, difficoltà che si accentuano in situazioni di crisi. E' altresì essenziale che gli stessi operatori seguano dei corsi di aggiornamento, che il loro operato sia valutato periodicamente e che in caso di difficoltà, ad esempio se a telefonare fosse un minore spaventato, possano contare su psicologi appositamente formati.

Premesso che i 125 Centri Antiviolenza operativi sul territorio nazionale ad oggi sono le uniche strutture che cercano di dare un aiuto diretto e concreto alle donne vittime di violenza, riteniamo necessario che condividano lo stesso regolamento e la stessa metodologia d'accoglienza delle vittime di violenza. Siamo certe che se così fosse si garantirebbe non solo l'omogeneità del servizio ma anche la possibilità che le criticità possano essere discusse e risolte da un'èquipe appositamente costituita, ad esempio dalle direttrici delle diverse strutture, che potrebbero confrontarsi e cercare delle soluzioni ricorrendo anche alla videoconferenza.

2- Istituire nuovi Centri Antiviolenza e provvedere al finanziamento di quelli già esistenti. E' indubbio che tali strutture svolgono un lavoro complesso ed estremamente delicato non senza difficoltà ascrivibili, tra l'altro, a carenze di personale e di fondi. Riteniamo indispensabile che tali strutture siano sempre aperte, che la loro diffusione sul territorio nazionale sia capillare e che siano attivi ovunque collegamenti con i Centri di Ascolto, già promossi dal Ministro delle Pari Opportunità, e con le Case Segrete. Queste ultime devono essere messe nella condizione di accogliere 24h/24h donne e bambini in fuga. In merito alle Case Segrete ci teniamo a puntualizzare che la loro ubicazione deve essere nota unicamente a chi ne usufruirà, per evitare il perpetuarsi delle violenze.

Immaginiamo i Centri antiviolenza e le Case segrete come luoghi in cui le donne possano trovare, oltre all'accoglienza: ascolto, sostegno, riconoscimento del proprio valore, aiuto nel tentativo di costruire un proprio percorso di uscita dalla violenza. A tal scopo è indispensabile che all'interno delle Case vengano istituiti gruppi di sostegno per le vittime condotti da psicologhe con specifica formazione e che siano presenti mediatrici culturali. Presso i Centri Antiviolenza deve essere garantita e gratuita, per chi ne facesse richiesta, la consulenza di vari professionisti: legale, medica, psicologica, di orientamento e tutela del lavoro. Necessario è, inoltre, il collegamento con le risorse e i servizi presenti sul territorio: uffici di collocamento ed enti che eroghino microcredito affinché chi non ha nulla possa ricominciare da un’altra parte spezzando, di fatto, la catena della dipendenza.

 E... Come dev'essere strutturato un centro antiviolenza? Per rispondere a questa domanda non c'è di meglio che contattare UDI, vista la sua pluridecennale esperienza sul campo. http://www.udinazionale.org/

3- Promuovere l'educazione alla socialità, alla sessualità e all'intelligenza emotiva.
Con questa richiesta vogliamo enfatizzare l'enorme bisogno che c'è di educare al rispetto per la vita tout-court. Chiediamo quindi che tale disciplina rientri a tutti gli effetti tra le materie scolastiche e che sia presente presso tutte le scuole di ogni ordine e grado. Troppo spesso abbiamo avuto modo di constatare quanto la prevenzione primaria non venga concretamente attuata: alcuni istituti (solo per alcune classi e in presenza dei fondi necessari) organizzano dei corsi finalizzati all'educazione sessuale ma tale approccio se non affronta temi come l'affettività e il riconoscimento delle emozioni risulta comunque limitato alla mera fisiologia. Nelle scuole fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo si stanno diffondendo a macchia d'olio costringendo a provvedimenti tardivi e talvolta del tutto inutili. Riteniamo opportuno, necessario e urgente, un intervento che sradichi la violenza sul nascere. Per la prevenzione al cyberbullismo e alla pedofilia on-line indichiamo un'ottima associazione operativa già dal 2009:  Bimbi in rete  http://www.bimbinrete.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1&Itemid=2)
Il rispetto per la vita deve essere un valore imprescindibile e i mass-media, soprattutto se statali, dovrebbero esserne divulgatori.

4- Ri-educazione dei sex-offenders (stolker compresi) con percorsi individuali e/o di gruppo tenuti da un'èquipe appositamente formata, che abbiano inizio durante il periodo di detenzione e che non si concludano al momento del rilascio, ma che proseguano fintanto che ce ne sia bisogno. Un esempio deve essere il carcere di Bollate che, attraverso il C.I.P.M http://www.cipm.it/ , un'associazione nata nel '95, sta portando avanti un progetto che dovrebbe essere ripetuto in tutte le carceri.
La ri-educazione è imprescindibile se si vogliono prevenire recidive: la detenzione deve essere sinonimo non solo di pena ma anche di presa di coscienza e di cambiamento. Tra le associazioni che hanno lavorato su questo delicato quanto controverso tema indichiamo anche il Centro Studi Hansel e Gretel, per maggiori informazioni sul  "progetto ri-educazione" http://www.cshg.it/Recupero/Recupero.htm

 5- Formazione e aggiornamento continuo gratuito a carico dello Stato per: operatori del 112, insegnanti, volontari, assistenti sociali, forza dell’ordine, mediatori culturali, magistrati, avvocati, medici, ginecologi e non solo, affinchè, nel raccogliere le testimonianze e nel rapportarsi con le vittime possano riuscire ad empatizzare e a comunicare al meglio senza colpevolizzare chi hanno davanti come purtroppo spesso accade. Riteniamo importante sottolineare che siano le poliziotte o le carabiniere ad accogliere le deposizioni delle donne vittime di violenza, sostenute dall'ausilio di psicologhe.

 6-  Pubblicizzare con ogni mezzo le attività dei Centri Antiviolenza, la loro ubicazione, e la possibilità di partorire nell'anonimato senza riconoscere il bambino. (DPR 396 del 2000, art. 30). Si potrebbero organizzare eventi nelle piazze per promuovere i Centri Antiviolenza, e tenere Conferenze gratuite a scopo informativo rispetto alle attività svolte, che possano eventualemente consentire di ottenere finanziamenti e cercare volontarie. Sarebbe auspicabile che chiunque volesse, possa devolvere il 5 per mille come avviene per finanziare la ricerca scientifica e le onlus.

 7-Corsi di autodifesa, da tenersi nelle scuole e nelle palestre, gratuiti e di facile accesso per tutte le donne e i minori vittime di bullismo.

 8- Applicazione reale delle leggi internazionali in materia di mutilazioni genitali femminili.

 9- Sostegno e protezione a tutte le donne, anche straniere, le cui scelte di vita si pongono in palese contrasto con la famiglia e la cultura di appartenenza. In tal modo vogliamo affermare che ogni donna deve essere libera di decidere di non far infibulare la propria figlia, libera dalla schiavitù della prostituzione, libera di fatto di autodeterminarsi.

10- Tutela dell’infanzia attraverso interventi volti a salvaguardare i bambini anche in quanto vittime di violenza assistita.
E' molto importante che nei Centri Antiviolenza vengano predisposti degli spazi fisici e non solo dedicati ai bambini, affinchè possano essere aiutati ad elaborare i complessi vissuti legati al trauma subìto prevenendo, di fatto, che da adulti divengano essi stessi abusanti. Da anni il Centro Studi Hansel e Gretel ed altre associazioni lavorano con i bambini, gli adulti e le famiglie che hanno vissuto esperienze traumatiche affinchè tali esperienze possano essere elaborate e integrate.

Letter to
Parlamento Europeo Antonyia Parvanova (NMSP, Bulgaria)
Movimento 5 Stelle Roberta Lombardi (Movimento 5 Stelle)
Con l'impegno nell'occuparci dell'andamento della Res Publica pur volgendo il nostro sguardo all'Europa, e con la speranza di poter vivere presto un futuro migliore come Nazione Europea quale l'Italia è attualmente, porgiamo
Cordiali saluti
Rosa Maria E. Aloia
Enza Colotti
il gruppo RESPECT - Il Diritto delle Donne
e tutti i firmatari al seguito