I CAVALLI SELVAGGI DELL’AVETO DIVENTINO “PATRIMONIO NATURALISTICO DELLA COLLETTIVITA’”

Il problema

Premesso che:Negli anni passati, il timore di danni alle colture e l’intolleranza umana hanno messo più volte in pericolo i branchi di cavalli che vivono nelle Valli Sturla e Graveglia, fino al grave episodio di bracconaggio del 2009 con l’uccisione di due capi a colpi di fucile; Poiché la strada delle catture e delle adozioni non ha portato a nulla, se non alla morte di alcuni cavalli e alla spesa di svariate decine di migliaia di euro, prende corpo l’idea di non trattare i branchi come un problema, ma come una risorsa del territorio: nasce così il Progetto “I CAVALLI SELVAGGI DELL'AVETO - WILD HORSEWATCHING ®”. Il progetto si focalizza, oltre che sull’aspetto promozionale-turistico, su un approccio scientifico non ancora praticato in Italia: lo studio del cavallo come animale “selvatico” e non al fine dello sfruttamento umano. Si riconoscono il valore biologico ed etologico dei branchi definiti “selvaggi”, il ruolo fondamentale che possono avere negli equilibri dell’habitat e il loro significato per una nuova spinta nella ricerca naturalistica sugli equidi. Negli ultimi mesi, come nell’estate del 2013, sono state eseguite catture con modalità e soluzioni riconducibili di fatto al reato di maltrattamento animale (legge 189/2004);I CAVALLI SELVAGGI DELL'AVETO - WILDHORSEWATCHING E LA FEDERAZIONE ITALIANA ASSOCIAZIONI DIRITTI ANIMALI E AMBIENTE chiedono quanto segue:la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio naturalistico rappresentato dalla popolazione dei “Cavalli Selvaggi dell’Aveto”, unico esempio, in Italia, di totale autonomia in natura di una popolazione di equidi; Il riconoscimento per la “popolazione avetana” di uno status giuridico ad hoc (“popolazione selvaggia della specie Equus caballus”) e la conseguente equiparazione – sia dal punto di vista normativo che gestionale – allo status di animale selvatico protetto; il riconoscimento, da parte della Regione, che i “Cavalli Selvaggi dell’Aveto” sono “patrimonio naturalistico della collettività” e l’istituzione di un “Santuario dei Cavalli Selvaggi”, all’interno del quale gli individui riconosciuti come selvaggi siano effettivamente protetti da maltrattamenti e bracconaggio; il censimento e il monitoraggio della popolazione dei “Cavalli Selvaggi dell’Aveto” presenti nel territorio del Parco Naturale Regionale dell’Aveto e aree contigue; la realizzazione di attività di studio e “ricerca scientifica pura” che abbiano un approccio non applicato al lavoro con l’uomo, ma equiparabile a studi biologici/etologici condotti sulla fauna selvatica autoctona; sulla base dei risultati dei monitoraggi, l’attuazione di un piano di gestione, ed eventuale contenimento, anche con sistemi di prevenzione delle nascite nel rispetto del benessere degli animali; l’obbligo di microchippatura per i cavalli dei privati (anche nati prima del 2007) allevati allo stato brado, in modo da rendere univocamente riconoscibili quelli appartenenti alla popolazione selvaggia da quelli di proprietà privata; la realizzazione di recinzioni e la collocazione di dissuasori sonori in aree ad hoc, individuate a seguito dei monitoraggi, per impedire la discesa dei cavalli a quote inferiori durante il periodo invernale, e la posa in opera di recinzioni nelle aree coltivate e di allevamento di bovini e/o altri animali domestici, da finanziare con fondi regionali/comunitari; il sostegno tecnico e promozionale ad attività di accoglienza turistica avviata da privati, società, consorzi e cooperative del territorio che abbiano l’intenzione di promuovere una forma di turismo “rurale-slow” legato alla presenza dei “Cavalli Selvaggi dell’Aveto”; la partecipazione e la collaborazione organizzativa per un piano di comunicazione su larga scala; la nomina di un Comitato Tecnico Scientifico che curi gli studi di natura scientifica, biologica e naturalistica. Tale comitato avrà funzioni propositive e consultive e sarà costituito da esperti in: scienze naturali, scienze biologiche, scienze veterinarie, scienze forestali, da un rappresentante per ciascun Comune interessato dalla presenza dei branchi, e da un rappresentante dell’Ente Parco Aveto; la redazione di una relazione annuale che descriva i risultati ottenuti dai monitoraggi e dalle ricerche sullo stato complessivo dell'habitat e presenti un programma di attività finalizzato all'ottimizzazione della gestione ed alla soluzione di eventuali problematiche evidenziatesi.
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PAOLA MARINARIPromotore della petizione
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Il problema

Premesso che:Negli anni passati, il timore di danni alle colture e l’intolleranza umana hanno messo più volte in pericolo i branchi di cavalli che vivono nelle Valli Sturla e Graveglia, fino al grave episodio di bracconaggio del 2009 con l’uccisione di due capi a colpi di fucile; Poiché la strada delle catture e delle adozioni non ha portato a nulla, se non alla morte di alcuni cavalli e alla spesa di svariate decine di migliaia di euro, prende corpo l’idea di non trattare i branchi come un problema, ma come una risorsa del territorio: nasce così il Progetto “I CAVALLI SELVAGGI DELL'AVETO - WILD HORSEWATCHING ®”. Il progetto si focalizza, oltre che sull’aspetto promozionale-turistico, su un approccio scientifico non ancora praticato in Italia: lo studio del cavallo come animale “selvatico” e non al fine dello sfruttamento umano. Si riconoscono il valore biologico ed etologico dei branchi definiti “selvaggi”, il ruolo fondamentale che possono avere negli equilibri dell’habitat e il loro significato per una nuova spinta nella ricerca naturalistica sugli equidi. Negli ultimi mesi, come nell’estate del 2013, sono state eseguite catture con modalità e soluzioni riconducibili di fatto al reato di maltrattamento animale (legge 189/2004);I CAVALLI SELVAGGI DELL'AVETO - WILDHORSEWATCHING E LA FEDERAZIONE ITALIANA ASSOCIAZIONI DIRITTI ANIMALI E AMBIENTE chiedono quanto segue:la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio naturalistico rappresentato dalla popolazione dei “Cavalli Selvaggi dell’Aveto”, unico esempio, in Italia, di totale autonomia in natura di una popolazione di equidi; Il riconoscimento per la “popolazione avetana” di uno status giuridico ad hoc (“popolazione selvaggia della specie Equus caballus”) e la conseguente equiparazione – sia dal punto di vista normativo che gestionale – allo status di animale selvatico protetto; il riconoscimento, da parte della Regione, che i “Cavalli Selvaggi dell’Aveto” sono “patrimonio naturalistico della collettività” e l’istituzione di un “Santuario dei Cavalli Selvaggi”, all’interno del quale gli individui riconosciuti come selvaggi siano effettivamente protetti da maltrattamenti e bracconaggio; il censimento e il monitoraggio della popolazione dei “Cavalli Selvaggi dell’Aveto” presenti nel territorio del Parco Naturale Regionale dell’Aveto e aree contigue; la realizzazione di attività di studio e “ricerca scientifica pura” che abbiano un approccio non applicato al lavoro con l’uomo, ma equiparabile a studi biologici/etologici condotti sulla fauna selvatica autoctona; sulla base dei risultati dei monitoraggi, l’attuazione di un piano di gestione, ed eventuale contenimento, anche con sistemi di prevenzione delle nascite nel rispetto del benessere degli animali; l’obbligo di microchippatura per i cavalli dei privati (anche nati prima del 2007) allevati allo stato brado, in modo da rendere univocamente riconoscibili quelli appartenenti alla popolazione selvaggia da quelli di proprietà privata; la realizzazione di recinzioni e la collocazione di dissuasori sonori in aree ad hoc, individuate a seguito dei monitoraggi, per impedire la discesa dei cavalli a quote inferiori durante il periodo invernale, e la posa in opera di recinzioni nelle aree coltivate e di allevamento di bovini e/o altri animali domestici, da finanziare con fondi regionali/comunitari; il sostegno tecnico e promozionale ad attività di accoglienza turistica avviata da privati, società, consorzi e cooperative del territorio che abbiano l’intenzione di promuovere una forma di turismo “rurale-slow” legato alla presenza dei “Cavalli Selvaggi dell’Aveto”; la partecipazione e la collaborazione organizzativa per un piano di comunicazione su larga scala; la nomina di un Comitato Tecnico Scientifico che curi gli studi di natura scientifica, biologica e naturalistica. Tale comitato avrà funzioni propositive e consultive e sarà costituito da esperti in: scienze naturali, scienze biologiche, scienze veterinarie, scienze forestali, da un rappresentante per ciascun Comune interessato dalla presenza dei branchi, e da un rappresentante dell’Ente Parco Aveto; la redazione di una relazione annuale che descriva i risultati ottenuti dai monitoraggi e dalle ricerche sullo stato complessivo dell'habitat e presenti un programma di attività finalizzato all'ottimizzazione della gestione ed alla soluzione di eventuali problematiche evidenziatesi.
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PAOLA MARINARIPromotore della petizione

I decisori

Al Consiglio Regionale della Liguria
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