STOP a gabbie e mutilazioni per i maiali: chiediamo ai supermercati di agire


STOP a gabbie e mutilazioni per i maiali: chiediamo ai supermercati di agire
Il problema
In Italia oltre 10 milioni di maiali vivono in terribili condizioni all’interno degli allevamenti intensivi. Essere Animali ha documentato la gravità di questa situazione in un’indagine che dimostra come pratiche crudeli, quali il confinamento delle scrofe in gabbia e le mutilazioni dei suinetti, sono un problema strutturale che coinvolge l’intera industria alimentare.
Nella maggior parte degli allevamenti le scrofe sono costrette a estenuanti cicli di riproduzione e tra gestazione, parto e allattamento passano quasi metà della loro vita rinchiuse in gabbie così anguste da impedire loro di muoversi, girarsi e prendersi cura dei propri piccoli.
I suinetti di appena pochi giorni di vita, invece, sono sottoposti a violente mutilazioni senza l’utilizzo di anestesia né analgesia. Il taglio sistematico della coda è una procedura illegale in Europa da oltre 25 anni, che si rende necessaria quando gli animali sono costretti a vivere in ambienti non adatti a soddisfare le loro esigenze, cosa che può spingerli a mordersi la coda tra loro. Anche se è stato dimostrato che il taglio della coda non riduce il cannibalismo, in Italia viene comunque praticato su più del 95% dei maiali allevati, quando basterebbe fornire agli animali arricchimenti ambientali adeguati per limitare le morsicature.
Si tratta di una realtà inaccettabile, per cui riteniamo sia necessario intervenire al più presto.
Le aziende alimentari, che stanno a cavallo tra i produttori e i consumatori, dovrebbero essere responsabili di rispondere alle richieste delle persone e costruire filiere sostenibili, in cui ai maiali vengono evitate almeno le principali cause di sofferenza.
Chiediamo ai principali marchi di prodotti suini di prendere una posizione netta riguardo alla sofferenza ingiustificata di milioni di maiali, collaborando con i propri allevamenti fornitori per eliminare l’utilizzo delle gabbie per le scrofe e le mutilazioni per i suinetti.
Per maggior informazioni: www.sos-pig.it

163.502
Il problema
In Italia oltre 10 milioni di maiali vivono in terribili condizioni all’interno degli allevamenti intensivi. Essere Animali ha documentato la gravità di questa situazione in un’indagine che dimostra come pratiche crudeli, quali il confinamento delle scrofe in gabbia e le mutilazioni dei suinetti, sono un problema strutturale che coinvolge l’intera industria alimentare.
Nella maggior parte degli allevamenti le scrofe sono costrette a estenuanti cicli di riproduzione e tra gestazione, parto e allattamento passano quasi metà della loro vita rinchiuse in gabbie così anguste da impedire loro di muoversi, girarsi e prendersi cura dei propri piccoli.
I suinetti di appena pochi giorni di vita, invece, sono sottoposti a violente mutilazioni senza l’utilizzo di anestesia né analgesia. Il taglio sistematico della coda è una procedura illegale in Europa da oltre 25 anni, che si rende necessaria quando gli animali sono costretti a vivere in ambienti non adatti a soddisfare le loro esigenze, cosa che può spingerli a mordersi la coda tra loro. Anche se è stato dimostrato che il taglio della coda non riduce il cannibalismo, in Italia viene comunque praticato su più del 95% dei maiali allevati, quando basterebbe fornire agli animali arricchimenti ambientali adeguati per limitare le morsicature.
Si tratta di una realtà inaccettabile, per cui riteniamo sia necessario intervenire al più presto.
Le aziende alimentari, che stanno a cavallo tra i produttori e i consumatori, dovrebbero essere responsabili di rispondere alle richieste delle persone e costruire filiere sostenibili, in cui ai maiali vengono evitate almeno le principali cause di sofferenza.
Chiediamo ai principali marchi di prodotti suini di prendere una posizione netta riguardo alla sofferenza ingiustificata di milioni di maiali, collaborando con i propri allevamenti fornitori per eliminare l’utilizzo delle gabbie per le scrofe e le mutilazioni per i suinetti.
Per maggior informazioni: www.sos-pig.it

163.502
I decisori
Petizione creata in data 4 aprile 2019