

Abusi di potere da parte di Forze dell’Ordine e 118 – Contestazione art. 100 c.p.p.
Il problema
Io, Cleverton Biancardi, cittadino italiano di 28 anni, rivolgo la presente petizione alle Autorità competenti (Ministero dell’Interno, Ministero della Salute, Regione Lombardia, AREU, Ospedale Niguarda e Ospedale di Carate Brianza) e all’opinione pubblica, al fine di denunciare gravi abusi di potere subiti in data giovedì 16 aprile 2026 e di contestare una norma processuale che limita l’effettiva tutela dei diritti delle vittime.
Descrizione dettagliata dei fatti (integralmente documentati da videoregistrazioni con audio e telecamera interna del veicolo):
Alle ore 10:45 circa, presso l’ingresso B fornitori dell’Ospedale Niguarda di Milano, il personale addetto alla sbarra mi ha aggredito verbalmente e ha tentato un’aggressione fisica, bloccando il mio mezzo all’interno della struttura. Sono riuscito a uscire solo con un forte senso di stress emotivo e fisico.
Mi sono recato al Pronto Soccorso di Bollate, ma l’attesa era eccessiva. Mi sono quindi diretto al Pronto Soccorso di Carate Brianza. Entrato in triage mentre stavo inviando un audio al mio avvocato per raccontare l’accaduto, l’infermiere di turno mi ha buttato fuori in modo arrogante e scortese, nonostante fossi chiaramente sotto shock e in condizioni di malessere.
Ho avvertito le Forze dell’Ordine. Nonostante avessi spiegato con calma tutta la situazione, gli agenti mi hanno accusato, sostenendo che volevo “aiuto” ma rifiutavo le cure a mia scelta. Un carabiniere mi ha minacciato di denuncia per “mancanza di collaborazione”, affermando che dopo 4 ore di tentativi di farmi curare per lo stress dell’aggressione subita avrei dovuto accettare qualsiasi cosa.
Mentre mi dirigevo da un avvocato a Varese, ho accostato il mio veicolo (adibito al trasporto dialisi, nel quale lavoro) con le quattro frecce sulla carreggiata. Un passante sconosciuto, senza il mio consenso, ha chiamato il 112 segnalando che “stavo male”.
All’arrivo del 118 (Auromedica / AREU), nonostante dichiarassi apertamente di stare bene, di essere vigile, cosciente e di non aver chiamato io il soccorso:
Un operatore di colore (volontario) ha iniziato a simulare domande come “Signore mi sente? Signore riesce a sentirmi?” nonostante fosse evidente che ero perfettamente cosciente.
Quando l’ho avvertito della presenza di una telecamera interna al veicolo, si è immediatamente fermato e allontanato, consapevole di aver sbagliato.
Senza alcun motivo ha aperto violentemente la portiera e mi ha sequestrato le chiavi del mezzo da lavoro.
Ha poi avvisato le Forze dell’Ordine che “non collaboravo”, quando era esattamente il contrario.
Insieme alla sua collaboratrice ha più volte insinuato che non fossi cosciente o non collaborassi, cercando di mettermi nel torto.
All’arrivo delle Forze dell’Ordine e dei medici AREU:
Gli operatori si sono imposti con troppa vicinanza e mancanza di rispetto, nonostante avessi chiesto con calma di mantenere la distanza e di poter chiamare il mio avvocato (Avv. Corti di Giussano).
Nonostante le mie innumerevoli richieste di restituzione delle chiavi, sono stato ignorato e deriso con frasi del tipo “persone come lei non dovrebbero lavorare in certi ambiti”.
Sono stato bloccato con la forza, strattonato per gambe e braccia (dove già avevo dolori dall’aggressione precedente), e caricato sulla barella del 118 pur avendo detto chiaramente che stavo bene. Questo mi ha provocato ulteriore dolore al braccio e aggravato i dolori preesistenti.
La dottoressa intervenuta si è mostrata ostile e poco professionale: ha cercato di non essere ripresa in volto, ha tentato di togliermi il telefono (in luogo pubblico), è stata fermata dalla Polizia stessa che ha confermato il mio diritto di documentare. Infastidita, ha detto alla collega di preparare un sonnifero e mi ha minacciato esplicitamente: “O vieni con le buone o vieni con le cattive, a te la scelta!”.
Trasportato in ospedale, inizialmente un medico (di colore) si è mostrato ostile e poco collaborativo nonostante io stessi collaborando. Solo dopo circa 10 minuti è intervenuto un altro medico più attento. Sono stato trattenuto per circa 2 ore senza alcun motivo, per poi essere rilasciato senza problemi, vigile e stabile.
Questi non sono episodi isolati. Non è la prima volta che subisco abusi di potere e negligenza da parte delle Forze dell’Ordine, del personale 118 e degli ospedali. Troppo spesso si basa l’intervento su regole inappropriate, su preconcetti e su un esercizio sproporzionato della propria autorità, trattando i cittadini come potenziali ostili invece che come persone da aiutare e rispettare.
Contestazione alla norma processuale
Si contesta fermamente l’art. 100 del Codice di Procedura Penale, che impone alla parte civile l’obbligo del “ministero di un difensore” (avvocato munito di procura speciale). Come vittima diretta e unico testimone oculare di tutti gli eventi, ho il pieno diritto di rappresentare attivamente la mia accusa in tribunale. Sono io l’unico ad aver assistito a ogni singolo momento, a conoscere perfettamente la sequenza dei fatti, a possedere i video che documentano integralmente gli abusi, le forzature, le minacce e le violenze subite. Nessuno meglio di me può dimostrare gli errori commessi e difendere con piena consapevolezza i miei diritti. Negarmi la possibilità di stare in giudizio attivamente, senza dover necessariamente delegare un avvocato, viola il principio di effettività della tutela giudiziaria e il diritto di difesa in senso sostanziale. Chiedo pertanto una modifica immediata di questa norma per consentire alla persona offesa, soprattutto quando dotata di prove dirette e complete come in questo caso, di esercitare personalmente e attivamente la propria azione nel processo penale.
Richieste
Chiedo con forza e urgenza:
L’apertura immediata di un’indagine approfondita su tutti i soggetti coinvolti (personale sicurezza Niguarda, infermiere triage Carate Brianza, operatori 118/Auromedica/AREU identificabili, Forze dell’Ordine intervenute e medici ospedalieri) per i reati di violenza privata, lesioni, sequestro di persona/arbitraria privazione della libertà, minacce, abuso d’ufficio e ogni altro reato configurabile.
L’obbligo generalizzato di bodycam per tutto il personale 118, AREU e forze dell’ordine durante gli interventi su strada e in ospedale, con registrazione obbligatoria e accessibile alle persone coinvolte.
Formazione obbligatoria e periodica sul rispetto dei diritti dei cittadini, sul consenso informato, sulla gestione di situazioni di stress e sul divieto di forzature non necessarie.
Protocolli chiari che vietino il sequestro di chiavi o mezzi senza motivazione fondata e documentata, e che obblighino a rispettare la volontà di chi dichiara di stare bene e di non aver chiesto soccorso.
Maggiori controlli e sanzioni effettive contro chi abusa del proprio ruolo pubblico, inclusi medici, infermieri e operatori del soccorso.
Trasparenza totale: pubblicazione dei dati su aggressioni, abusi e denunce contro operatori sanitari e forze dell’ordine, con esiti delle indagini.
La modifica dell’art. 100 c.p.p. per riconoscere il diritto alla rappresentanza attiva della vittima diretta nel processo penale.
Questa petizione vuole essere la voce di tutti coloro che hanno subito o temono di subire trattamenti umilianti, violenti o arbitrari da chi dovrebbe proteggere e curare.
Non è accettabile che un cittadino che ha appena subito un’aggressione venga trattato come un pericoloso non-collaborante solo perché chiede rispetto e spazio, né che gli venga impedito di difendersi personalmente in tribunale quando possiede tutte le prove dirette.
Firmiamo per far finire questo abuso sistematico di potere e per ottenere una giustizia più accessibile e effettiva.
Chiedo alle Istituzioni di intervenire con urgenza e di garantire che fatti come questi non restino impuniti e non si ripetano più.
Promotore:
Cleverton Biancardi, cittadino italiano, 28 anni
Firma:
Cleverton Biancardi
Data: 18 aprile 2026

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Il problema
Io, Cleverton Biancardi, cittadino italiano di 28 anni, rivolgo la presente petizione alle Autorità competenti (Ministero dell’Interno, Ministero della Salute, Regione Lombardia, AREU, Ospedale Niguarda e Ospedale di Carate Brianza) e all’opinione pubblica, al fine di denunciare gravi abusi di potere subiti in data giovedì 16 aprile 2026 e di contestare una norma processuale che limita l’effettiva tutela dei diritti delle vittime.
Descrizione dettagliata dei fatti (integralmente documentati da videoregistrazioni con audio e telecamera interna del veicolo):
Alle ore 10:45 circa, presso l’ingresso B fornitori dell’Ospedale Niguarda di Milano, il personale addetto alla sbarra mi ha aggredito verbalmente e ha tentato un’aggressione fisica, bloccando il mio mezzo all’interno della struttura. Sono riuscito a uscire solo con un forte senso di stress emotivo e fisico.
Mi sono recato al Pronto Soccorso di Bollate, ma l’attesa era eccessiva. Mi sono quindi diretto al Pronto Soccorso di Carate Brianza. Entrato in triage mentre stavo inviando un audio al mio avvocato per raccontare l’accaduto, l’infermiere di turno mi ha buttato fuori in modo arrogante e scortese, nonostante fossi chiaramente sotto shock e in condizioni di malessere.
Ho avvertito le Forze dell’Ordine. Nonostante avessi spiegato con calma tutta la situazione, gli agenti mi hanno accusato, sostenendo che volevo “aiuto” ma rifiutavo le cure a mia scelta. Un carabiniere mi ha minacciato di denuncia per “mancanza di collaborazione”, affermando che dopo 4 ore di tentativi di farmi curare per lo stress dell’aggressione subita avrei dovuto accettare qualsiasi cosa.
Mentre mi dirigevo da un avvocato a Varese, ho accostato il mio veicolo (adibito al trasporto dialisi, nel quale lavoro) con le quattro frecce sulla carreggiata. Un passante sconosciuto, senza il mio consenso, ha chiamato il 112 segnalando che “stavo male”.
All’arrivo del 118 (Auromedica / AREU), nonostante dichiarassi apertamente di stare bene, di essere vigile, cosciente e di non aver chiamato io il soccorso:
Un operatore di colore (volontario) ha iniziato a simulare domande come “Signore mi sente? Signore riesce a sentirmi?” nonostante fosse evidente che ero perfettamente cosciente.
Quando l’ho avvertito della presenza di una telecamera interna al veicolo, si è immediatamente fermato e allontanato, consapevole di aver sbagliato.
Senza alcun motivo ha aperto violentemente la portiera e mi ha sequestrato le chiavi del mezzo da lavoro.
Ha poi avvisato le Forze dell’Ordine che “non collaboravo”, quando era esattamente il contrario.
Insieme alla sua collaboratrice ha più volte insinuato che non fossi cosciente o non collaborassi, cercando di mettermi nel torto.
All’arrivo delle Forze dell’Ordine e dei medici AREU:
Gli operatori si sono imposti con troppa vicinanza e mancanza di rispetto, nonostante avessi chiesto con calma di mantenere la distanza e di poter chiamare il mio avvocato (Avv. Corti di Giussano).
Nonostante le mie innumerevoli richieste di restituzione delle chiavi, sono stato ignorato e deriso con frasi del tipo “persone come lei non dovrebbero lavorare in certi ambiti”.
Sono stato bloccato con la forza, strattonato per gambe e braccia (dove già avevo dolori dall’aggressione precedente), e caricato sulla barella del 118 pur avendo detto chiaramente che stavo bene. Questo mi ha provocato ulteriore dolore al braccio e aggravato i dolori preesistenti.
La dottoressa intervenuta si è mostrata ostile e poco professionale: ha cercato di non essere ripresa in volto, ha tentato di togliermi il telefono (in luogo pubblico), è stata fermata dalla Polizia stessa che ha confermato il mio diritto di documentare. Infastidita, ha detto alla collega di preparare un sonnifero e mi ha minacciato esplicitamente: “O vieni con le buone o vieni con le cattive, a te la scelta!”.
Trasportato in ospedale, inizialmente un medico (di colore) si è mostrato ostile e poco collaborativo nonostante io stessi collaborando. Solo dopo circa 10 minuti è intervenuto un altro medico più attento. Sono stato trattenuto per circa 2 ore senza alcun motivo, per poi essere rilasciato senza problemi, vigile e stabile.
Questi non sono episodi isolati. Non è la prima volta che subisco abusi di potere e negligenza da parte delle Forze dell’Ordine, del personale 118 e degli ospedali. Troppo spesso si basa l’intervento su regole inappropriate, su preconcetti e su un esercizio sproporzionato della propria autorità, trattando i cittadini come potenziali ostili invece che come persone da aiutare e rispettare.
Contestazione alla norma processuale
Si contesta fermamente l’art. 100 del Codice di Procedura Penale, che impone alla parte civile l’obbligo del “ministero di un difensore” (avvocato munito di procura speciale). Come vittima diretta e unico testimone oculare di tutti gli eventi, ho il pieno diritto di rappresentare attivamente la mia accusa in tribunale. Sono io l’unico ad aver assistito a ogni singolo momento, a conoscere perfettamente la sequenza dei fatti, a possedere i video che documentano integralmente gli abusi, le forzature, le minacce e le violenze subite. Nessuno meglio di me può dimostrare gli errori commessi e difendere con piena consapevolezza i miei diritti. Negarmi la possibilità di stare in giudizio attivamente, senza dover necessariamente delegare un avvocato, viola il principio di effettività della tutela giudiziaria e il diritto di difesa in senso sostanziale. Chiedo pertanto una modifica immediata di questa norma per consentire alla persona offesa, soprattutto quando dotata di prove dirette e complete come in questo caso, di esercitare personalmente e attivamente la propria azione nel processo penale.
Richieste
Chiedo con forza e urgenza:
L’apertura immediata di un’indagine approfondita su tutti i soggetti coinvolti (personale sicurezza Niguarda, infermiere triage Carate Brianza, operatori 118/Auromedica/AREU identificabili, Forze dell’Ordine intervenute e medici ospedalieri) per i reati di violenza privata, lesioni, sequestro di persona/arbitraria privazione della libertà, minacce, abuso d’ufficio e ogni altro reato configurabile.
L’obbligo generalizzato di bodycam per tutto il personale 118, AREU e forze dell’ordine durante gli interventi su strada e in ospedale, con registrazione obbligatoria e accessibile alle persone coinvolte.
Formazione obbligatoria e periodica sul rispetto dei diritti dei cittadini, sul consenso informato, sulla gestione di situazioni di stress e sul divieto di forzature non necessarie.
Protocolli chiari che vietino il sequestro di chiavi o mezzi senza motivazione fondata e documentata, e che obblighino a rispettare la volontà di chi dichiara di stare bene e di non aver chiesto soccorso.
Maggiori controlli e sanzioni effettive contro chi abusa del proprio ruolo pubblico, inclusi medici, infermieri e operatori del soccorso.
Trasparenza totale: pubblicazione dei dati su aggressioni, abusi e denunce contro operatori sanitari e forze dell’ordine, con esiti delle indagini.
La modifica dell’art. 100 c.p.p. per riconoscere il diritto alla rappresentanza attiva della vittima diretta nel processo penale.
Questa petizione vuole essere la voce di tutti coloro che hanno subito o temono di subire trattamenti umilianti, violenti o arbitrari da chi dovrebbe proteggere e curare.
Non è accettabile che un cittadino che ha appena subito un’aggressione venga trattato come un pericoloso non-collaborante solo perché chiede rispetto e spazio, né che gli venga impedito di difendersi personalmente in tribunale quando possiede tutte le prove dirette.
Firmiamo per far finire questo abuso sistematico di potere e per ottenere una giustizia più accessibile e effettiva.
Chiedo alle Istituzioni di intervenire con urgenza e di garantire che fatti come questi non restino impuniti e non si ripetano più.
Promotore:
Cleverton Biancardi, cittadino italiano, 28 anni
Firma:
Cleverton Biancardi
Data: 18 aprile 2026

I decisori


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Petizione creata in data 4 febbraio 2026
