Per il futuro dell'Università con Nicola Zingaretti

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L’Università italiana ha subito negli ultimi due decenni un processo di profonda trasformazione: un nuovo quadro legislativo, una discontinuità negli ordinamenti e nei contenuti dei percorsi di laurea. Questa riforma ha progressivamente modificato le funzioni svolte dal corpo docente, investito progressivamente di responsabilità e compiti di gestione e indirizzo, anche di tipo amministrativo. Nello stesso arco temporale è stato perfezionato un meccanismo di valutazione della qualità della ricerca che ha introdotto differenziazioni di contributi sulla base delle performance dei dipartimenti.

Se ne parla spesso con semplificazioni e slogan di comodo, ma il futuro dell’Università è strettamente connesso, dal nostro punto di vista, con il progresso del sistema paese nel futuro prossimo e in quello più lontano. In Italia il numero dei laureati è ancora troppo basso rispetto agli standard dei paesi più avanzati: tra le persone in età da lavoro, meno di una su sei è laureata, il secondo dato peggiore in Europa dopo la Romania. Ci sembra importante e urgente sottolineare la difficoltà di una fase non incidentale nella vita dei nostri atenei.

1.     I tagli ai trasferimenti sono stati una costante che ha segnato e condizionato gli anni che abbiamo alle spalle. Riforme impegnative e profonde sono avvenute nel quadro di un significativo indebolimento del sostegno alla formazione universitaria. Nonostante un incremento di quasi 350 milioni di euro nell’ultimo anno, l’importo del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) dell’Università nel 2018 (circa 7,3 miliardi di euro) è inferiore a quello del 2008 (oltre 7,4 miliardi di euro). Minori risorse finanziarie hanno prodotto organici più deboli, accresciuto l’incertezza sul futuro e, spesso, contribuito ad indebolire l’insieme del corpo docente.

2.     A fronte dei tagli, la qualità della nostra ricerca rimane a livelli qualificati e competitivi secondo gli standard internazionali di riferimento. Ciò che è troppo poco noto e che può sembrare un paradosso inspiegabile, rappresenta invece la cifra della nostra qualità: nonostante la riduzione dell’investimento nell’istruzione universitaria, manteniamo una produttività scientifica di prim’ordine, che potrebbe diventare una risorsa preziosa per le future generazioni. In base ai dati del Department of Business, Innovation and Skills della Gran Bretagna, nel periodo 2010-2014, l’Italia è prima al mondo per numero di articoli pubblicati e per citazioni per ricercatore. In rapporto alla spesa totale in ricerca e sviluppo, è terza, dopo UK e Canada, sia per numero di articoli scientifici pubblicati che per citazioni; è quarta, dopo Cina, Russia e UK, se si considerano gli articoli scientifici dei ricercatori universitari in rapporto alla spesa per ricerca universitaria (terza per citazioni, dopo UK e Canada). Un patrimonio che sarebbe un peccato dilapidare.

3.     Vogliamo sollevare il tema della conoscenza e della rilevanza della scienza nelle società contemporanee a fronte di chiusure pericolose, o di veri e propri ritorni di fantasmi che sembravano definitivamente sconfitti. Una società complessa non può prescindere dalle competenze, dal loro sviluppo e dalla circolarità di sapere critico e capacità scientifiche.

Spetta anche alla politica dare risposte, entrare in sintonia con un mondo che viene chiamato in causa senza che ci siano adeguate conoscenze e nella significativa assenza di politiche in grado di affrontare le difficoltà che viviamo ogni giorno. Al contempo, crediamo che il silenzio del mondo della cultura, dell’intellettualità più libera e plurale, rischia di essere un segno di debolezza o indifferenza. Se parliamo di Europa, dei percorsi di formazione delle giovani generazioni, del confronto di idee e progetti, l’Università può e deve essere un luogo centrale, un crocevia di saperi decisivi per delineare approdi e possibilità.

Per tutti questi motivi guardiamo con interesse al percorso della candidatura di Nicola Zingaretti, ai suoi contenuti, alla possibilità che la rigenerazione del centro sinistra all’interno di un ampio campo di forze politiche e associative possa trovare ragioni e contenuti nell’universo delle conoscenze, nella ricerca come asse strategico, nella libera circolazione delle idee, nel tessuto diffuso delle nostre università.