2/5 nel CdA delle non quotate (previsione in Statuto di società di capitali non quotate)

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Raggiungiamo 1000 firme!
Le petizioni con più di 1.000 sostenitori hanno 5 volte più possibilità di vincere!

Il problema

(Chiedo solo di leggere il testo. Poi se d'accordo, firmare e diffondere tramite passaparola e condividere tramite social media).

Vuoi intraprendere una strada come Consigliere di Amministrazione nel CdA di società di capitali non quotate? Vuoi iniziare a formarti ed acquisire esperienza per candidarti, un giorno, nei CdA di grandi società quotate o pubbliche? Vuoi consigliare a chi ti è vicino una delle professioni più complete e affascinanti del mondo delle aziende, che apre in futuro a ricoprire anche ruoli di vertice? Firmando questa petizione si può creare attenzione e consenso nell'opinione pubblica, sulla possibilità di creare alcune migliaia di nuove opportunità, sempre basate sul merito e sulla professionalità, nei CdA di società di capitali non quotate. Nonostante la Legge Golfo Mosca, del 2011, abbia permesso di raggiungere ottimi risultati di parità di genere negli organi di amministrazione e controllo delle società quotate in Borsa e di quelle controllate dallo Stato, la situazione rimane ancora molto critica nelle società non quotate e in quelle pubbliche. Alle  donne - anche se estremamente preparate, meritevoli e professionali - e soprattutto a quelle giovani o over 50, difficilmente vengono offerte opportunità di ricoprire un ruolo nei CdA, essendo un territorio tradizionalmente e culturalmente riservato e appannaggio di figure maschili, secondo stereotipi legati alla convinzione che solo gli uomini abbiano merito per accedere e possano risultare fidati alla proprietà. Per il bene della azienda e di tutti coloro che hanno interesse al suo successo nel tempo, è necessario invece un sano equilibrio tra intelligenza femminile e maschile e tra caratteri maschili e femminili. È importante che Uomini e Donne possano allearsi e risultare complementari. Proponiamo quindi di estendere l'obbligo di prevedere che in CdA siano presenti i 2/5 del genere meno rappresentato (oggi donne, ma un domani forse uomini) anche nelle società di capitali non quotate, con dimensioni superiori a soglie da studiare. Un'analisi dell'Osservatorio sulla Governance di CUOA Business School ha identificato più di 20mila aziende con un fatturato superiore ai 20 milioni di euro. Di queste ben il 48% hanno il CdA composto solo da uomini. Questa è una realtà che merita un riequilibrio.

Per coloro che sono contrari ad introdurre qualsiasi forma di obbligo, per lasciare spazio solo al talento, al merito e  alla fiducia personale, ricordiamo che l'azionista di controllo, che detiene la maggioranza delle azioni in Assemblea dei Soci, manterrà ancora il potere di nominare chi vuole e solo persone di sua fiducia. Si tratterà solo di allargare la sua prospettiva, selezionando le migliori e più fidate figure professionali di ambo i generi.

Inoltre, il valore sovrano del merito personale e professionale, porterebbe sia gli Uomini che le Donne a studiare sempre di più per essere più meritevoli e competitivi tra loro.

Con un beneficio per le aziende e per la creazione di una migliore classe dirigente del Paese.

La parità di genere ci parla di giustizia sociale, ma è anche una leva fondamentale per il progresso economico e per l'innovazione. Le aziende con consigli di amministrazione diversificati, per età, competenze e genere, che si avvalgono e fanno leva sia su caratteri maschili che femminili, adottano strategie più attente, più discusse e ragionate, e inclusive, e possono anche migliorare le loro performance finanziarie, e la sostenibilità delle aziende  nel medio lungo termine.

Le aziende,  nelle quali l'azionista di controllo si circonda solo di "yes men", rischiano invece di schiantarsi , in quanto il CdA, per non contraddire il CEO, tende ad appiattirsi su decisioni già assunte, perde lucidità, dialettica, capacità di confronto e di critica, e finisce per sottovalutare i rischi e i segnali di crisi di impresa. Tutte le aziende che falliscono o vanno in concordato hanno in comune queste dinamiche con un "padre padrone" che non ammette dissenso e critiche.

E noi sappiamo che, mentre i Consiglieri maschi tendono ad essere più "fideistici" e fare squadra, dietro al "capo", le Consigliere Donne mantengono invece sempre una vivace attitudine al confronto, alla critica e alla dialettica. Vogliono essere convinte di assumere la decisione giusta. Può essere più faticoso ma garantisce una maggiore discussione.

Aggiungiamo inoltre la necessità di formare e far crescere una nuova generazione di Consiglieri e Consigliere di Amministrazione a beneficio delle aziende e del sistema Paese.

Per coloro che sono ancora contrari all'obbligo, ricordiamo che nel 1962 in Italia fu introdotto l'obbligo di frequentare la scuola media fino alla terza classe, con tre anni di studio dopo la scuola elementare. Se allora avessimo lasciato la possibilità di studiare solo a coloro che dimostravano talento e merito, oggi il Paese sarebbe ancora pieno di ignoranti e ad un bassissimo livello di cultura. La cultura e la formazione della popolazione sono cresciute solo grazie alla introduzione dell'obbligo scolastico, prima fino alla terza media poi fino a 16 anni.

Altro esempio. Le cinture di sicurezza furono adottate e allacciate solo dopo che furono rese obbligatorie con la paura della decurtazione dei punti della patente.  Se le avessimo lasciate facoltative e solo per chi fosse stato capace di guidare con merito e talento, oggi molte vite non sarebbero state salvate.

L'obbligo è quindi necessario per educare la società e le aziende e far crescere la coscienza collettiva e generale.

Per questo motivo, proponiamo di introdurre obbligatoriamente negli statuti delle società non quotate la previsione del rispetto dei 2/5 del genere meno rappresentato nei board. Tale misura non solo faciliterebbe l'ingresso in questi contesti di nuovi talenti femminili, anche giovani, ma riequilibrerebbe le dinamiche decisionali, garantendo una più ampia prospettiva e un arricchimento delle idee.

Chiediamo quindi al legislatore di provvedere con ulteriori tutele normative rivolte a società non quotate; chiediamo altresì agli organi sociali di queste società di promuovere in autonomia una simile modifica nei rispettivi statuti: un passo essenziale per abbattere le barriere che ostacolano il pieno accesso delle donne ai ruoli di leadership. È un impegno verso l'uguaglianza, la crescita economica sostenibile e la giustizia.

Con il vostro aiuto possiamo fare la differenza. Firma questa petizione e sostieni la parità di genere nelle società non quotate. Aiutaci a creare un mondo professionale più equo e innovativo per tutti.

Per ulteriori informazioni e supporto, contatta il promotore ing. Carlo Paris via LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/carlo-paris-1408353/"

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Carlo ParisPromotore della petizioneIngegnere Umanista. Consigliere di Amministrazione Indipendente. Advisor per Governance e Sostenibilità. La mia missione è accompagnare Società quotate e non quotate in Cda o come Advisor.

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