2/5 in CdA nello Statuto delle societa di capitali non quotate

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Il problema

La Legge Golfo Mosca, del 2011, ha permesso di raggiungere ottimi risultati di parità di genere negli organi di amministrazione e controllo delle società quotate in Borsa e di quelle controllate dallo Stato. Mentre ad oggi l'esperienza maturata nelle quotate è ottima, la situazione rimane ancora molto critica nelle società non quotate e in quelle pubbliche, dove le donne - soprattutto quelle giovani o over 50 - non trovano spazio adeguato nei CdA, essendo un territorio tradizionalmente e culturalmente riservato e appannaggio di figure maschili. Proponiamo quindi di estendere l'obbligo di prevedere in CdA i 2/5 del genere meno rappresentato anche nelle società di capitali non quotate.

Per coloro che sono contrari ad introdurre qualsiasi forma di obbligo, per lasciare spazio solo al talento, al merito e  alla fiducia personale, ricordiamo che l'azionista di controllo, che detiene la maggioranza delle azioni in Assemblea dei Soci, manterrà ancora il potere di nominare chi vuole e solo persone di sua fiducia. Si tratterà solo di allargare la sua prospettiva, selezionando le migliori e piu fidate figure professionali di ambo i generi.

La parità di genere ci parla di giustizia sociale, ma è anche una leva fondamentale per il progresso economico e per l'innovazione. Le aziende con consigli di amministrazione diversificati, come eta', competenze e genere, che si avvalgono e fanno leva sia su caratteri maschili che femminili, adottano strategie più attente, piu discusse e ragionate, e inclusive, e possono anche migliorare le loro performance finanziarie, e la sostenibilità delle aziende  nel medio lungo termine.

Le aziende,  nelle quali l'azionista di controllo si circonda solo di "yes men", rischiano invece di schiantarsi , in quanto il CdA, per non contraddire il CEO, tende ad appiattirsi su decisioni già assunte, perde lucidità, dialettica, capacità di confronto e di critica, e finisce per sottovalutare i rischi e i segnali di crisi di impresa. Tutte le aziende che falliscono o vanno in concordato presentano queste dinamiche con un "padre padrone" che non ammette dissenso e critiche.

E noi sappiamo che, mentre i Consiglieri maschi tendono ad essere piu "fideistici" e fare squadra, dietro al "capo", le Consigliere Donne mantengono sempre una vivace attitudine al confronto, alla critica e alla dialettica. Vogliono essere convinte di assumere la decisione giusta. Può essere piu faticoso ma garantisce una maggiore discussione.

Aggiungiamo inoltre la necessità di formare e far crescere una nuova generazione di Consiglieri e Consigliere di Amministrazione a beneficio delle aziende e del sistema Paese.

Per coloro che sono ancora contrari all'obbligo, ricordiamo che nel 1962 in Italia fu introdotto l'obbligo di frequentare la scuola media fino alla terza classe, con tre anni di studio dopo la scuola elementare. Se allora avessimo lasciato la possibilità di studiare solo a coloro che dimostravano talento e merito, oggi il Paese sarebbe ancora pieno di ignoranti e ad un bassissimo livello di cultura. La cultura e la formazione della popolazione sono cresciute solo grazie alla introduzione dell obbligo scolastico, prima fino alla terza media poi fino a 16 anni.

Altro esempio. Le cinture di sicurezza furono adottate e allacciate solo dopo che furono rese obbligatorie con la paura della decurtazione dei punti della patente.  Se le avessimo lasciate facoltative e solo per chi fosse stato capace di guidare con merito e talento, oggi molte vite non sarebbero state salvate.

L'obbligo è quindi necessario per educare la società e le aziende e far crescere la coscienza collettiva e generale.

Per questo motivo, proponiamo di introdurre obbligatoriamente negli statuti delle società non quotate la clausola del rispetto dei 2/5 del genere meno rappresentato nei board. Tale misura non solo faciliterebbe l'ingresso in questi contesti di nuovi talenti femminili, anche giovani, ma riequilibrerebbe le dinamiche decisionali, garantendo una più ampia prospettiva e un arricchimento delle idee.

Chiediamo quindi al legislatore di provvedere con ulteriori tutele normative rivolte a società non quotate; chiediamo altresì agli organi sociali di queste società di promuovere in autonomia una simile modifica nei rispettivi statuti: un passo essenziale per abbattere le barriere che ostacolano il pieno accesso delle donne ai ruoli di leadership. È un impegno verso l'uguaglianza, la crescita economica sostenibile e la giustizia.

Con il vostro aiuto possiamo fare la differenza. Firma questa petizione e sostieni la parità di genere nelle società non quotate. Aiutaci a creare un mondo professionale più equo e innovativo per tutti.

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Carlo ParisPromotore della petizioneIngegnere Umanista. Consigliere di Amministrazione Indipendente. Advisor per Governance e Sostenibilità. La mia missione è accompagnare Società quotate e PMI in un percorso di sviluppo sostenibile.

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