È meglio così, o 'intubato' per far posto a una centralina idroelettrica (privata)?

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Il problema

«INTUBARE» IL TORRENTE DEZZO, A SCHILPARIO, VI PARE UNA BUONA IDEA?

Di cosa stiamo parlando? Della richiesta, avanzata da un Privato, di realizzare una nuova centralina idroelettrica, sfruttando il tratto di torrente che attraversa il paese di Schilpario.  Sì, avete capito bene.

Parliamone, del fiume Dezzo, o Dècc, come lo chiamiamo in confidenza.

Data di nascita: Circa 12 mila anni fa, in coda all’ultima glaciazione.

Luogo di nascita - Nei pressi del passo dei Campelli, al confine fra la Val di Scalve e la Valle Camonica. 

Caratteristiche morfologiche - Dopo il tratto in quota alpina, dove raccoglie acque dal bacino del Vivione e in parte dei Campelli, scorre lungo una piana alluvionale, fino a Schilpario, creando un ambiente di grande valore paesaggistico e naturalistico.

I fianchi montani, sono cosparsi di enormi quantità di materiali alluvionali che formano dei grandi coni o conoidi. Il letto è ciottoloso, con grandi massi e forma, a tratti, forre suggestive e ripide scarpate, con evidenti fenomeni di instabiità e dissesto idrogeologico.

La portata - La portata del Dezzo è molto variabile, (da <200 l/s (nelle secche), a 6000 l/s (nelle piene eccezionali), dipendendo sia dalla stagionalità che, sempre di più, dalla imprevedibilità e irregolarità  delle precipitazioni.

Percorso - Dopo aver percorso tutta la valle dei Campelli, il fiume attraversa il cuore del paese di Schilpario, dove alimenta (da almeno 8 secoli!), un Mulino; poi raccoglie le acque del torrente Vò, sotto Barzesto; sfiora le frazioni di S. Andrea, in Comune di Vilminore, dove riceve le acque del Tino; poi quelle del Povo e del Gleno. Poco più giù, attraversa il paese di Dezzo, percorre le forre della via Mala, lasciando la Val di Scalve per entrare in territorio Camuno ad Angolo. Infine confluisce nel fiume Oglio, a Corna di Darfo, avendo percorso, in totale, «appena» 35 chilometri. 

La memoria - Serve ricordarlo? I nomi Gleno, Bueggio, Dezzo, Angolo e Corna, - per noi che qui siamo nati, - sono le stazioni di una via ferita chiamata «il Disastro del Gleno», provocato, un secolo fa, da insensatezza, avidità e superficialità. Non l’abbiamo dimenticato e ogni volta che si tocca il tema dell’acqua, si risvegliano i nostri incubi.

Lo stato di salute - Il corso del Dezzo sarebbe ancora un viaggio incantevole, se non fosse, purtroppo, un percorso a singhiozzo. Nei circa 25 chilometri da Schilpario a Mazzunno, si contano ben 7 impianti idroelettrici in funzione; e altri 3 hanno procedure di valutazione in corso. Il Dezzo quindi è un «malato intubato». È una brutta metafora, ma è purtoppo la verità! Con le conseguenze che chiunque può immaginare sulla vita del fiume.

Oggi la Val di Scalve (il Dezzo e i suoi affuenti), è la Valle a maggior densità di impianti idroelettrici in Lombardia (ben oltre 20), e la situazione rappresenta già un’infrazione alle direttive europee in merito. 

Questo progetto, sarebbe il colpo di grazia. Di sicuro sarebbe, per Schilpario, un suicidio ambientale, paesaggistico e turistico. Quindi anche economico.

Cos’è una centralina idroelettrica? - Non è un «cartello» lungo il corso del fiume. È un sistema compesso che consiste in: 

— una stazione di captazione o derivazione dell’acqua; 

— un grande serbatoio di accumulo e filtraggio (la vasca di carico);

— un lungo tratto - mediamente di 900/1000 metri - di condotta «intubata»

— una centralina di produzione (locale delle turbine)

— un sistema di rilascio dell’acqua nel fiume. 

 


Ecco cosa significa «produrre energia pulita»: scavi profondi sulle ripe e nell’alveo del torrente (profondità fino a 4/6 metri); un attraversamento del torrente in-alveo; strade di accesso e cantiere; opere in cemento o pietra… Un’opera con  gravi impatti ambientali irreversibili. Che, come sempre avviene, fra 30 anni sarà abbandonata perché obsoleta e verrà restituita alla comunità (per fine contratto), come inutile relitto, con danni ambientali irreversibili.

 


Come si arriverà a una decisione? E quando? - Il progetto preliminare è stato sottoposto al parere di diversi Enti di governo e gestione del Territorio, fra cui ARPA, Commissione Ambiente, Protezione Civie e Amministrazioni Locali.

— La decisione finale spetta all’Ente Provinciale che deve far rispettare le normative italiane ed europee, tenendo conto anche dei pareri e delle osservazioni pervenute da altre voci: Associazioni, Enti o anche privati cittadini.

— Il CAI Val di Scalve, l’Ass.ne Pescatori di Scalve, le varie Associazioni per l’Ambiente, hanno già espresso pareri fermamente contrari. Così come questo Gruppo.

— L’Amministrazione Locale (Schilpario), pare orientata a dare parere positivo. (comunicazione del Sindaco in pubblica assemblea). Si tratta di un parere che, pur non essendo vincolante, potrebbe essere molto influente sulle decisioni finali. 

Il Sindaco parla di «un’opportunità per i paese», e stima che, - mettendo insieme le «opere compensative» vere e proprie proposte dalla Società, e altri «lavori di manutenzione a titolo gratuito», il guadagno ipotetico per Schilpario, si aggirerebbe sui 570 mila euro.  «Per un piccolo Comune come il nostro, non è poco!», ha detto. 

Peccato che questa somma (del tutto ipotetica) vada suddivisa per 30, cioè gli anni di durata della concessione. Risultato? Meno di 20 mila euro l’anno, più o meno ciò che si ricava dalle multe di divieto di sosta o circa la metà dell’introito dei parcheggi. Una mancia!

E i danni all’ambiente? E i danni all’immagine? E l’opinione dei turisti tanto invocati? «Abbiamo chiesto garanzie!», dice il SIndaco. Di quali garanzie parli, non si sa. Non basta mostrare un «rendering» frutto di AI, che mostra che «tutto sarà come prima, anzi, meglio». Un rilascio di 250 litri al secondo, è poco più che un rigagnolo, non un fiume. 

E la distruzione di tutto il tratto di fiume dove da 20 anni si cura il ripopolamento del pesce locale? Tratto sul quale, proprio per questa ragione, vige un divieto assoluto di pesca. 

 


Ma c’è un’ulteriore «grande rogna», come la definisce il Sindaco: buona parte del paese, inclusa l’area dove sarebbe fatta la centralina, è classificata come zona a rischio idrogeologico e valanghe. Il che significa: edificabiità, zero. La causa sono proprio quei «conoidi» alluvionali che incombono sul paese. Questo fatto ce lo ricordano, otre alle mappe del PGT, anche le cronache di eventi alluvionali in epoche storiche anche recenti. Vedi le cronache dello schilpariese G.B. Grassi e altri.

Ma l’Amministrazione sembra più preoccupata della impossibilità di edificare, che dei rischi imprevedibili ma reali che incombono sul territorio.

I loro obiettivo dichiarato è di «recuperare all’uso edificabile» circa l’80% dell’area attualmente bloccata. Come? Con mirabili opere di sistemazione del territorio? No, no: facendo rifare le mappe di rischio. Non c’è da ridere, purtroppo. È già stato fatto, purtroppo, altrove in altri tempi… con conseguenze drammatiche.

 


A edulcorare la pillola (e introdurre un po’ di umorismo), gii Amministratori aggiungono anche che la Società provvederà a sue spese a «mettere a norma» Mulino che, secondo loro sarebbe… «abusivo»… Come dire che l‘Acquedotto Appio (312 a.C.), necessita di una sanatoria, perché non rispetta le normative edilizie attuali.

Come detto, la Maggioranza del Comune pare favorevole, sia pure con qualche divergenza. 

E la Minoranza? La loro recente comunicazione ai cittadini, sembra esprimere un parere contrario, anche se con sfumature e diverse. Siamo fiduciosi nella loro coerenza.

E voi, cittadini, turisti, amanti di Schilpario, della Valle, della Natura, che ne pensate?

Con questo link potete esprimere un parere molto importante. Abbiamo tempo fino a giugno per mutare il destino del progetto, piuttosto che quello del Dezzo.

Grazie

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Lucio Mario ToninelliPromotore della petizione

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