Decision Maker

Stefano Patuanelli

  • Ministro delle Politiche Agricole

Does Stefano Patuanelli have the power to decide or influence something you want to change? Start a petition to this decision maker.Start a petition
Petitioning Teresa Bellanova, Roberto Speranza

Chiudiamo gli allevamenti intensivi!

Chiediamo quanto prima la chiusura degli allevamenti intensivi presenti in Italia e di non importare carni e derivati da questo tipo di allevamento a favore di realtà più piccole e più rispettose del benessere animale insieme ad una promozione di diete a base vegetale che incoraggino il consumo di cibi vegetali e scoraggino l'eccessivo consumo di carne e derivati. Esistono gli allevamenti intensivi perché vi è una domanda sempre più alta di cibi animali e questo non è più sostenibile da parte dell'ambiente e dall'uomo. Moltissime e sempre più frequenti sono le malattie del benessere legate ad un'alimentazione ricca di carne e derivati e povera di frutta e verdura lontana anni luce dalla vera dieta mediterranea e cioè una dieta a base vegetale con un utilizzo sporadico di carne e derivati, tutto questo a discapito degli animali e del sistema sanitario sempre più provato dall'alto costo delle cure che paghiamo tutti noi contribuenti per diabete,obesità e malattie cardiovascolari, prevenibili il più delle volte attuando uno stile di vita sano e seguendo una dieta a base vegetale. Antibiotico resistenza e allevamenti: minaccia per la salute pubblica. Possono i batteri degli animali se resistenti trasferirsi a noi? La risposta è sì, possono. Il 70% degli antibiotici prodotti nel mondo finisce negli allevamenti intensivi. In quelli avicoli, per esempio, analisi commissionate dall’Unione Europea hanno trovato elevate percentuali di batteri resistenti. Batteri che ritroviamo nel piatto perché le linee di macellazione non proteggono integralmente dalla contaminazione. Animali portati al limite delle proprie possibilità in nome della produzione e del guadagno: per farlo è necessario usare grandi quantitativi di antibiotici. Le altissime densità a cui gli animali sono ammassati nei capannoni, le cattive condizioni ambientali e la selezione genetica, una violenza alla natura che crea animali destinati a soffrire fin dalla nascita, rendono necessario l’uso sistematico di antibiotici negli allevamenti intensivi. Diciamo basta a tutto questo. Firma la petizione!

Filippo Giacomo Coluccia
255,368 supporters
Petitioning Giuseppe Conte, Sergio Mattarella, Teresa Bellanova

Salviamo l'olio italiano, difendiamo i produttori e tuteliamo i consumatori

Chiediamo a tutti i produttori e i consumatori di firmare questa petizione per salvare l'olio extravergine d'oliva italiano da chi maldestramente punta a cancellarlo. Chiediamo attraverso questa petizone di dar forza all’azione di Governo improntata, in queste prime settimane, alla tutela del vero Made in Italy. Con questa petizione chiediamo che la difesa dell’olio extravergine d’oliva 100% Italiano non resti solo nelle intenzioni e nelle parole ma venga portata avanti con serietà ascoltando le istanze ed i progetti di chi, da sempre, prova a valorizzare l’extravergine d’oliva italiano vero, il lavoro giornaliero dei produttori nei campi, la salute dei consumatori, le radici della nostra terra, il patrimonio storico e valoriale rappresentato da questa eccellenza. L’olio extravergine d’oliva italiano è l’alimento principe della dieta Mediterranea, il più importante per le sue caratteristiche organolettiche che lo rendono una medicina naturale antitumorale, antiossidante, in grado di prevenire anche patologie cardiovascolari. Difendiamo tutti, insieme! Firmando questa petizione ci aiuterai a tutelare l'olio d'extravergine d'oliva 100% Italiano - produttori e consumatori - e a dire:NO a furbate commerciali o a bizzarre strategie futuristiche, in realtà “italian sounding” camuffati, come “Italico”, legittimazione di miscele di olio italiano con oli comunitari ed extracomunitari, perché il futuro dell’olio extravergine d’oliva italiano è nella valorizzazione delle singole peculiarità (monocultivar, Bio, Dop, Igp, etc.) e non nell’abbraccio della morte con prodotti di dubbia provenienza, qualità e tracciabilità; NO a chi spaccia falso olio italiano piazzandolo sugli scaffali a 3-4 € al litro; NO a chi non vuole riconoscere i costi minimi di produzione agli olivicoltori; NO a tutti coloro che operano nell’illegalità e che, attraverso frodi e contraffazioni di prodotto, rovinano l’immagine di un simbolo italiano nel mondo; NO a chi pensa all’olio extravergine d’oliva ancora come una commodity; NO alle invasioni indiscriminate di olio extracomunitario avallate dall’Europa; NO a qualsiasi revisione del panel test, l’analisi organolettica degli oli, unico strumento che consente di riconoscere un olio extravergine da uno di scarsa qualità; NO a chi mira a fare cartello per abbassare il prezzo dell’olio extravergine d’oliva italiano mettendo sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie che vivono di olivicoltura. #salviamololioitaliano #noallemiscele #difendiamoiproduttori #tuteliamoiconsumatori  

Consorzio Nazionale degli Olivicoltori
159,585 supporters
Petitioning Sergio Mattarella, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico, Giuseppe Conte, Sergio Costa, Teresa Bellanova

Foreste italiane: un patrimonio inestimabile sotto attacco

ITA / ENG In Italia non tutti sanno che la maggior parte del patrimonio forestale (quello pubblico, e non ricadente in parchi nazionali, altre riserve e aree circoscritte), dipende dal Ministero delle politiche agricole, altrimenti detto Mipaaf. Viene da chiedersi: cosa hanno in comune le foreste con i campi per la produzione agricola? Il motivo è presto detto: i boschi vengono valutati in primo luogo per i loro aspetti produttivi. Con questa petizione intendiamo chiedere una modifica del succitato paradigma, al fine di salvaguardare le foreste nella loro accezione di sistemi complessi, scrigno di preziosa biodiversità, nonché di speranza per il futuro delle prossime generazioni. Non stiamo parlando di luoghi qualunque, ma di spazi vitali che serbano la memoria e il legame con gli aspetti più reconditi della nostra essenza, depositari di valori intrinseci di natura etica, storica, spirituale e paesistica. Un patrimonio inestimabile che rischia di degradarsi ulteriormente da quando Alfonso Alessandrini definì l'Italia «Un Paese ricco di boschi poveri». Eppure, nonostante una sempre maggiore presa di coscienza dei problemi ambientali da parte dell'opinione pubblica, in Italia si continua a ossequiare una visione improntata al riduzionismo economico che degrada le foreste a materia inerte da sfruttare. Se gli interessi della filiera del legno sono ampiamente noti, cosa ben diversa accade per l'utilizzo dei boschi a fini energetici: occorre infatti rimarcare che la direttiva UE 2018/2001 sulle rinnovabili contempla anche l'uso di biomasse forestali. Ora, sebbene frutto delle migliori intenzioni, l'aumento del target 2030 sulle rinnovabili rischia di incrementare questa pratica, sconfessata da un documento sottoscritto da circa 800 scienziati, nonché dall'European Academies Science Advisory Council, come pure da un recente studio pubblicato su “Nature”. È importante sottolineare che gli effetti della gestione forestale sono rilevanti e possono alterare profondamente il bilancio del carbonio degli ecosistemi boschivi. Le foreste funzionano come serbatoi, diventando fonte o pozzo in riferimento alla direzione che assumono i flussi di scambio con l'atmosfera: una fonte aumenterà la quantità di carbonio nell'atmosfera (emissioni di CO2), mentre un pozzo la catturerà (sequestro di CO2). Da questo punto di vista, i boschi soggetti a taglio ceduo, da pozzo diventano sorgenti di CO2. Rispetto invece ai dati sempre più incoraggianti sull'aumento della superficie forestale diffusi dal Mipaaf, occorre rimarcare che il computo in oggetto non comprende le volumetrie delle biomasse forestali, che risultano molto ridotte a seguito dei tagli. D’altra parte, il terzo inventario forestale nazionale (INFC 2015) non si è ancora concluso poiché non sono stati completati i rilievi a terra: in assenza di questa informazione è impossibile calcolare la densità e il volume complessivo. Ogni stima è dunque provvisoria e non definitiva. E a riprova dello “stato dell'arte” vi è l'approvazione da parte del Governo Gentiloni del Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali (TUFF), che benché privo dei decreti attuativi, sancisce di fatto l'ingresso dell'interventismo gestionale all'interno del nostro patrimonio boschivo. Non che la situazione attuale sia più confortante: tutt'altro. Già perché nel silenzio generale dei media, e in un contesto di crisi ambientale che sta mobilitando le coscienze e i governi di tanti Paesi, l'Italia è oggetto di un vero e proprio sacco boschivo, a causa di pratiche di “gestione” che prevedono un massiccio ricorso al taglio (spesso eseguito nel peggiore dei modi: cosiddetto ceduo “stecchino”), passando poi per la pressione delle succitate centrali a biomasse – peraltro lautamente finanziate con contributi pubblici –, senza contare i tagli abusivi che si succedono senza sosta (persino nei parchi nazionali, con particolare riferimento a quelli calabresi), e che generalmente trovano nella mera contravvenzione la loro sanzione giuridica. Si aggiunga pure una nuova strategia adottata da molte amministrazioni comunali: la vendita di porzioni boschive - con conseguente abbattimento – al solo scopo di fare cassa. Emblematica la vicenda del Comune di Paola (CS): una superficie di 22 ettari di faggeta verrà tagliata per ricavare 54000 euro (N.B. A seguito di proteste e petizioni, il Sindaco ha poi deciso di fare marcia indietro). Per tutte queste ragioni chiediamo a gran voce l'abbandono di una anacronistica gestione boschiva tarata sul produttivismo, a vantaggio di una improntata a criteri prettamente conservativi. Troppo alta la posta in gioco: le foreste sono ecosistemi complessi adattativi e come tali richiedono una pianificazione e gestione adeguate, sia per garantire la conservazione dei boschi cosiddetti “funzionali”, sia per quanto concerne il restauro di quelli degradati. Per far ciò, occorre innanzitutto che la delega sulle foreste passi dal Mipaaf al dicastero dell'Ambiente, e allo stesso tempo che quest'ultimo riceva in dote le giuste professionalità nonché gli strumenti adeguati per poter operare al meglio. Ciò non vuol dire farsi promotori di richieste che hanno il sapore dell'utopia romantica: riteniamo infatti che la silvicoltura, mediante un processo di graduale transizione, debba essere sostituita dall'arboricoltura, cosicché una buona parte del fabbisogno di materia legnosa potrà provenire da foreste messe a dimora in spazi agricoli non utilizzati (come del resto già accade con la pioppicoltura). Altresì pensiamo che il Ministero dell'Ambiente, in virtù delle nuove competenze, potrà acquisire al demanio dello Stato i cosiddetti “boschi di protezione”, ovverosia quelle formazioni forestali che difendono il territorio da valanghe e dissesto idrogeologico, in modo da sottrarli a qualsiasi ipotesi di taglio. Infine, riteniamo prioritario riportare la competenza sui boschi pubblici e privati da regioni, province e comuni allo Stato centrale: dal momento che il patrimonio arboreo rappresenta un interesse strategico nazionale, esso va sottratto ai meccanismi di riduzione al criterio dell'utile. Prima che sia troppo tardi. Liberi pensatori a difesa della natura  ENGLISH VERSION In Italy, not everybody knows that most state-owned forests depend on the Ministry for Agriculture. You might wonder what have forests in common with arable land. And the answer is very simple: woods and forests, as well as arable fields, are primarily valued as economic assets. Hereby, we ask a radical paradigm shift to protect our forests as complex natural systems with all their invaluable biodiversity and as an indispensable source of hope for future generations. Forests are vital spaces that conserve our memory, and links with the most deep aspects of our essence—places that carry intrinsic ethical, historical, spiritual, and aesthetic values. An invaluable heritage constantly degrading ever since Alfonso Alessandrini defined Italy “A rich country with degraded woods.” Yet, although the general public is becoming aware of environmental issues, in Italy, the economical system keeps being focused on exploitation of woods and forests, which are seen as mere inert matter. The interests of logging companies are well known, but our woods are also used in order to produce energy. We need to highlight that the EU 2018/2001 directive on renewable energy includes the use of biomass as a possible source. So, even though the target for renewable energies within 2030 was raised, it actually implies the risk of also increasing the amount of energy produced by using biomass, to the detriment of our woods and forests. A document signed by about 800 scientists, as well as the European Academies Science Advisory Council, and even a recent study published on “Nature” state that the use of biomass to produce energy is not, in fact, environmentally sustainable. It is also important to highlight how the management and exploitation of our forests can considerably alter their balance of carbon. Forests work as carbon tanks, becoming either sources or wells, according to their relation to the atmosphere: a source will increase the amount of carbon in the atmosphere (CO2 emissions), whilst a well will catch it (CO2 sequestration). In light of the above, woods subject to coppicing become sources of CO2. With regard to the encouraging data broadcast by Mipaaf about the widening surface of our forests, it’s worth pointing out that the computation doesn’t include the volume of biomass, which are considerably reduced as a direct result of coppicing. On the other hand, the third national inventory of forests (INFC 2015) has not been concluded yet, due to the lack of complete measurements on the ground. Without those data it is impossible to calculate the actual density and volume of our forests. In light of the above, every estimate happens to be provisional and far from definitive. The approval for the still incomplete so called “Testo Unico in Materia di Filiere Forestali” (TUFF) from the Gentiloni government, establishes, in fact, the right to exploit our woods and forests. The situation is far from comforting. In the current global environmental crisis, which is mobilizing people and governments from all over the world, Italy, is subject to an actual looting, perpetrated by those who claim to properly manage our woods and forests. And that’s happening with the complicity of mass media, which avoid talking about the subject. The so called “management” of our forests includes practices such as coppicing, the use of biomass to generate electricity (hugely funded with public money), and relentless illegal logging (even in national parks, especially in Reggio Calabria). In particular, the illegal logging is generally punished with a simple fine. A new strategy adopted by many municipalities in order to get money fast, includes selling extensive portions of forests to logging companies. What happened in the municipality of Paola (CS) is iconic: the mayor wanted to log a 22-hectare beech forest in order to get 54000 euros. After the backlash of residents followed by protests and petitions, the mayor changed his mind. In light of the above, hereby we ask to quit exploiting our woods and forests in favour of a policy aimed to protect wildlife. It isn’t worth it: forests are complex ecosystems, thus they require an adequate treatment to both protect and restore them. In order to do so, it is necessary that the responsibility for those areas pass from the Ministry for Agriculture (Mipaaff) to the Ministry for Environment. That’s not just some sort of romantic utopia. We want to gradually stop cutting trees from woods and forests and start planting them in unused agricultural areas, so that most wood comes from those already exploited areas instead of coming from natural wild forests. The Ministry for Environment with its new powers will also be responsible for those woods that protect us from landslides, preventing logging companies from cutting them. Last but not least, we see it as a priority that woods and forests, currently under the control of regional administrations, get under the control of the national Government because we firmly believe that wild areas are national strategic assets, not local economic ones. And by doing so we hope to free our woods and forests from a relentless mechanism of exploitation that sees revenue as the only target. Before it’s too late. Freethinkers in defense of nature Promotori/Promoters: Fiorenza Adriano, Alessandro Ammann, Flavio Angelini, Assisi Nature Council, Eliana Baldo, Evelyn Baleani, Fabio Balocco, Giuseppe Barbiero, Ugo Bardi, Andrea "Goaskim" Barghi, Corrado Battisti, Chiara Bertogalli, Maurizio Biancarelli, Pietro Massimiliano Bianco, Ferdinando Bonessio, Alessandro Bottacci, Bruno Bozzetto, Gabriele Buratti, Francesca Canino, Guido Ceccolini, Davide Celli, Gianluigi Ciamarra, Giandomenico Cifani, Fabio Clauser, Marco Clericuzio, Maria Luisa Cohen, Elisabetta Corrà, Ugo Corrieri, Fabrizio Cortesi, Aldo Loris Cucchiarini, Ferruccio Cucchiarini, Guido Dalla Casa, Stefano Deliperi, Sergio Ferraris, Lucio Filippucci, comitato “Foresta Foresta”, Roberto Gabbrielli, Andrea Gennai, Gloria Germani, Antonella Giordanelli, Vincenzo Giordano, Stefano Gotti, Chiara Grasso, Federico Grazzini, Gruppo d'Intervento Giuridico ONLUS, Corradino Guacci, Andrea Gulminelli, Diego Infante, ISDE Italia (Associazione Italiana Medici per l’Ambiente), Italia Che Cambia, Massimo Livadiotti, Osvaldo Locasciulli, Emanuele Lombardi, Mara Loreti, La Lupus in Fabula ONLUS, Luca Malgioglio, Cristiano Manni, Francesca Manzia, Patrizia Marani, Pietro Maroè, Adriano Martinoli, Renato Massa, Franco Mazza, Claudia Melica, Marco Menghini, Edgar Meyer, Fabio Modesti, Donatella Morelli, Walter Moretti, Stefano Orlandini, Carlo Papalini, Luca Pardi, Leonora Pigliucci, Cristiana Pristy, RAMI (Registro degli Alberi Monumentali Italiani), Giuseppina Ranalli, Respiro Verde Legalberi, Silvia Ricci, Alessandro Rossetti, Enrico Rovelli, Giuliano Russini, Salviamo l'Orso ONLUS, Salviamo la Valle del Sabato, Fabio Sani, Jacopo Simonetta, Roberto Sinibaldi, Società Italiana per la Storia della Fauna “Giuseppe Altobello” ONLUS, Lena Stamati, Franco Tassi, Terra Nuova Edizioni, Valeria Turra, Eleonora Vecchi, Susanna Vecchioni, Stefano Zago, Franca Zanichelli, Eduardo Zarelli.

Diego Infante
87,686 supporters
Petitioning Giuseppe Conte, Sergio Costa, Teresa Bellanova

Fermiamo i fanghi tossici che ci avvelenano e danneggiano il made in Italy

“Abbiamo appena dato il via libera a 1000 Terre dei Fuochi”. La dottoressa Fiorella Belpoggi è direttrice del centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” dell’istituto Ramazzini ed è più che preoccupata per le nuove norme sui fanghi da depurazione inserite nel decreto Genova con cui il governo ha innalzato i limiti di concentrazione di sostanze pericolosissime come idrocarburi, diossine e Pcb negli scarti di lavorazione del processo di epurazione riutilizzabili poi in agricoltura come concimi. “Parliamo di sostanze che sono riconosciute come cancerogene. L’esposizione a queste sostanze di una donna in stato di gravidanza può provocare gravissime malformazioni del feto mentre in un bambino possono essere causa di gravi problemi di riproduzione di sviluppo. Fareste mangiare a neonati e bambini piccoli carote e verdure cresciute su una terra avvelenata con queste sostanze?” LA NUOVA NORMA L’articolo 41 del decreto Genova approvato per affrontare l’emergenza causata dal crollo del viadotto Morandi inserisce “Disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione”. “Al fine di superare situazioni di criticità nella gestione dei fanghi di depurazione”, il governo fissa a 1.000 milligrammi per chilo di sostanza tal quale il limite per gli idrocarburi pesanti C10-C40. È una modifica sostanziale che cambia decisamente le carte in tavola rispetto a quanto stabilito dal tribunale amministrativo che, sulla base delle sentenze della Cassazione, aveva stabilito i limiti di concentrazione di sostanze nei terreni previsti dalla legge 152 del 2006 a venti volte meno di quanto previsto nel decreto Genova. La legge, grazie agli emendamenti che ha recepito, per il toluene alza il limite di 200 volte, per il selenio il limite è alzato di 3 volte, per i Pcb viene alzato di 13,3 volte, per i Pcdd/Pcdf (diossine) il limite diventa ben 2,5 volte maggiore. Si autorizza in questo modo ad accumulare sui terreni destinati all’agricoltura diossine, Pcb e microinquinanti tossici trasformando nel tempo quei terreni in aree da sottoporre a bonifica e contaminando le matrici ambientali e la catena alimentare. Le colture più a rischio potrebbero essere quelle di zucchine, melanzane e cavoli. SCARTI INDUSTRIALI NELLE ACQUE REFLUE Si è assicurato, nei giorni precedenti all’approvazione della legge che: non si sarebbero ammessi fanghi industriali ma esclusivamente di fanghi provenienti dalla depurazione delle acque reflue derivanti da scarichi civili e da insediamenti produttivi dell’agroalimentare. La realtà, però, non è affatto questa. Innanzitutto perché negli scarichi civili degli insediamenti urbani finiscono anche le acque reflue usate da impianti industriali, e poi perché le norme regionali possono concedere ampie deroghe alla normativa. È il caso di quella lombarda che autorizza in ingresso dei depuratori civili per l’utilizzo in agricoltura anche molte tipologie di rifiuti: da quelli della lavorazione del legno, della produzione di carta, polpa cartone pannelli e mobili a quelli della lavorazione di pelli e pellicce dell’industria tessile passando per i rifiuti da produzione, formulazione, fornitura e uso di prodotti chimici organici di base e plastiche, gomme sintetiche e fibre artificiali. E poi quelli derivati dalla produzione di prodotti farmaceutici, grassi, lubrificanti, saponi, detergenti, disinfettanti e cosmetici e prodotti della chimica fine e di prodotti chimici “non specificati altrimenti”. Tutti rifiuti che finiscono nei fanghi che poi vengono sparsi nei campi nonostante la legge del 1992 prescriva espressamente che non possano contenere “sostanze tossiche e nocive e/o persistenti, e/o bioaccumulabili in concentrazioni dannose per il terreno, per le colture, per gli animali, per l’uomo e per l’ambiente in generale”. I PERICOLI PER LA SALUTE E PER IL PIATTO: “l’impressione è che sia proprio un’autorizzazione a inquinare per legge” Secondo Patrizia Gentilini, oncologo ed ematologo membro della società Internazionale dei medici per l’ambiente (Isde) “si sono messi dei limiti per cromo e arsenico, addirittura per il cromo esavalente che è una sostanza nota da trenta anni per la sua pericolosità e cancerogenicità. Ma per queste sostanze l’unico limite accettabile sarebbe l’essere al di sotto della soglia di rilevabilità in laboratorio. Queste sostanze finiscono nelle falde acquifere e non potendo essere degradate sono diffuse e arrivano anche negli alimenti. Sul problema della contaminazione da metalli pesanti l’Efsa ha regolamentato abbassando i limiti del cromo esavalente negli alimenti perché è riconosciuto come sostanza molto pericolosa”. E sui pericoli la dottoressa Gentilini aggiunge: “Parliamo di sostanze molto persistenti. Prendiamo i policlorobifenili: ne esistono 209 congeneri e sono stati vietati già negli anni 80 perché si è scoperto che non si degradano in nessun modo. La Iarc, l’Agenzia per la ricerca sul cancro con sede a Lione li ha classificati cancerogeni per l’uomo di livello 1. Di questi 209 fino a poco tempo fa si conosceva l’attività di soli 12 congeneri che hanno comportamenti del tutto simili alla diossina, poi s’è scoperta l’azione anche degli altri e tutti sono cancerogeni. Questo genere di sostanze inoltre, agisce come interferenti endocrini: alterano l’equilibrio ormonale andando a impattare sulle funzioni del sistema riproduttivo, sull’attività della tiroide e sullo sviluppo cognitivo. Queste sostanze agiscono su organismi in via di sviluppo anche a dosi minimali. In definitiva, non esiste alcuna soglia di sicurezza. Poi i metalli pesanti: parliamo di cromo, piombo, arsenico, la loro tossicità e pericolosità è accertata come il nesso con problemi di insufficienza renale, problemi alle ossa e all’apparato riproduttivo. Il cromo esavalente è un cancerogeno certo. Diossine e Pcb sono sostanze lipofile, significa cioè che si accumulano in particolare negli animali, nella carne e nel latte. Invece di licenziare norme più rigorose a tutela della salute umana si permette lo spargimento di fanghi con questi livelli di sostanze. Così si compromette la qualità delle colture e si aumenta il rischio per la nostra salute”. FATE UN PASSO INDIETRO Quello che Il Salvagente vi chiede a nome dei consumatori e dei produttori che domani potrebbero trovarsi a pagare l’inevitabile inquinamento dei prodotti della terra, è un passo indietro tornando al limite precauzionale di concentrazione di sostanze nei terreni previsti dalla legge 152 del 2006 con una soglia di 50 mg/kg di sostanza secca. Un gesto di sana politica e di rispetto tanto di uno dei gioielli italiani, il tanto proclamato made in Italy alimentare che di precauzione nei confronti dei consumatori.

IL SALVAGENTE
81,366 supporters
Petitioning Teresa Bellanova, Janus Wojciechowski, David Sassoli, Paolo Gentiloni, Luigi Di Maio, Filippo Gallinella, Phil Hogan, Norbert Lins, Bernd Lange

Aiutaci a difendere il vino e chi ci lavora! Help us defending the wine industry!

[ENGLISH TEXT BELOW] Siamo 200 vignaioli di tutta Italia e abbiamo scritto e firmato un grido di aiuto: l'aumento dei dazi americani sul vino proveniente dall'UE sarà una catastrofe senza precedenti.Il mondo del vino sarà sconvolto: dalle vigne ai ristoranti dove i vini vengono distribuiti e serviti da centinaia di piccole e medie imprese. Questo non è giusto, perchè le dispute tra UE e USA nulla hanno a che vedere con il mondo del vino e sopratutto perché mai, nella storia, guerre commerciali a colpi di dazi hanno portato progresso, prosperità e pace. Sostieni la nostra richiesta al Ministro dell'Agricoltura della Repubblica Italiana e al Commissario all'Agricoltura dell'Unione Europea di farsi carico del problema che non ha precedenti ed è senza eguali, per pericolosità e conseguenze negative. Cliccando sul link in rosso QUI SOTTO trovi il testo della nostra petizione, in continuo aggiornamento con i nomi dei vignaioli che via via la firmano. Sostienici, aiutaci, diffondi, firma e fai firmare i tuoi amici! CLICK ON THE FOLLOWING LINK IN ORDER TO READ THE PETITION. Please, support, help, share, sign and ask your friends to sign! Picture by JCSTUDIO (<a href="https://www.freepik.com/free-photos-vectors/green">Green photo created by jcstudio - www.freepik.com</a>

Michele Antonio Fino
29,719 supporters
Petitioning Giuseppe Conte

RICHIESTA RIAPERTURA PESCA RICREATIVA E DELLE ATTIVITA’ IMPRENDITORIALI CONNESSE

RICHIESTA RIAPERTURA DELLA PESCA RICREATIVA E DELLE ATTIVITA’ IMPRENDITORIALI DI PRODUZIONE E VENDITA DI ARTICOLI PER LA STESSA CON L’AVVIO DELLA COSIDDETTA FASE DUE POST EMERGENZA COVID-19 L’emergenza sanitaria legata al coronavirus ha segnato profondamente il nostro tessuto sociale economico e produttivo. Dopo la fase acuta di tale emergenza ci stiamo lentamente avvicinando alla tanta auspicata fase due che dovrà, gradualmente far ripartire il paese, le sue attività produttive ed in generale la vita civile, sociale ed economica del paese, seppure con una serie di accortezze necessarie. Il motore produttivo e industriale del paese deve gradualmente ripartire, ma dobbiamo tenere in considerazione che il cuore dell’ossatura economica italiana è caratterizzato, in particolare, da milioni di piccole e medie imprese presenti su tutto il territorio nazionale. Tra queste vi sono anche le aziende e i negozi che producono e vendono articoli per la pesca sportiva e ricreativa. Numeri, quelli del settore della pesca che sono - più di ogni altra cosa - esaustivi.Nel nostro paese, infatti, i pescatori sportivi e ricreativi sono circa 2,5 milioni ed oltre 100.000 di questi praticano ogni anno attività agonistiche legate al settore della pesca sportiva. Sono presenti, inoltre, circa 1500 punti vendita specializzati nella pesca sportiva e ricreativa e 1000 punti vendita generici che trattano anche articoli per la pesca sportiva, con una manodopera impegnata nella produzione, importazione e distribuzione all’ingrosso, commercio al dettaglio e servizi in genere, di oltre 15.000 unità. A questo si aggiungono i dati della nautica da diporto fino a 9 mt venduta ogni anno in Italia; il 30 per cento è venduta per la pratica della pesca sportiva così come il 50 per cento delle strumentazioni elettroniche. Al giro d’affari del settore, per un volume di circa 400 milioni di euro (solo accessori), deve essere aggiunto il giro di affari dell’indotto che è stimabile in circa 2,8/3 miliardi di euro e comprende le spese sostenute da ogni pescatore per spostamenti, pasti, pernottamenti, barche, motori, carburanti, permessi, manutenzioni, etc. Tutto questo mondo è in crisi e rischia di morire sotto gli effetti dell’attuale situazione di emergenza. La fase due prevederà sicuramente anche la ripresa di una serie di attività sportive e ricreative che non creino assembramenti e che potranno essere svolte rispettando il distanziamento sociale e l’utilizzo di appositi strumenti di prevenzione come le mascherine. La pratica della pesca ricreativa rientra perfettamente in questo genere di attività, perché al pari di una passeggiata in solitaria può essere praticata da soli e in totale sicurezza e per normativa - anche prima del covid-19 - prevede il rispetto di una distanza obbligatoria tra pescatore e pescatore di circa 10 m. La pesca ricreativa comporta, infatti, necessariamente una distanza tra un pescatore e l’altro in quanto l’azione di pesca deve essere esercitata in maniera distanziata per il rispetto dell’autonomia e dell’azione di pesca di ciascun pescatore.Possiamo quindi affermare con certezza che la pratica della pesca sportiva e ricreativa può evitare qualsiasi forma di assembramento. Anche gli spostamenti tra la propria abitazione e lo spot di pesca (fiume-lago-mare) possono essere effettuati individualmente e con propri mezzi.Se un pescatore dovesse essere fermato per un controllo dalle forze dell’ordine potrebbe tranquillamente produrre un’autocertificazione allegando la propria licenza di pesca nelle acque interne oppure la comunicazione obbligatoria per la pratica della pesca ricreativa in mare che deve essere fatta al M.I.P.A.A.F. . Ragionamento analogo può essere svolto per quanto riguarda i negozi e le aziende che producono e vendono articoli per la pesca ricreativa. 2 Attraverso le regole del distanziamento sociale e dell’ingresso contingentato dei clienti può essere garantito l’afflusso in totale sicurezza ai negozi di pesca dove i pescatori si riforniscono di esche e di attrezzature nonché la sicurezza dei lavoratori.Ragionamento analogo per le aziende produttrici che possono rifornire tali negozi. Il distanziamento sociale, l’ingresso contingentato nei negozi e l’utilizzo dei dispositivi per la sicurezza personale diverranno, peraltro, sicuramente obbligatorie nell’esercizio di qualsiasi tipo di attività nelle prossime settimane. Riteniamo che non si possa penalizzare ulteriormente un settore ricreativo ma anche economico che coinvolge milioni di persone nel nostro paese e che muove un indotto così rilevante. Per tutto quanto detto sopra la FIOPS, in rappresentanza di un gran numero di pescatori sportivi e ricreativi italiani e di produttori e venditori di articoli per la pesca chiedono che l’esercizio della pesca sportiva e ricreativa e lo svolgimento dell’attività di produzione e vendita di articoli ed essa destinati siano tra quelle attività che possano ripartire nella fase due post emergenza covid 19. La Fiops rimane a disposizione delle istituzioni per qualsiasi ulteriore supporto di carattere tecnico che si renda utile nell’affrontare l’attuale situazione.

FIOPS
24,964 supporters
Petitioning Mario Draghi, Roberto Cingolani, Enrico Giovannini, Stefano Patuanelli, Giancarlo Giorgetti

DILLO A DRAGHI: I MILIARDI DELL’EUROPA ALLE CITTÀ FERITE E NON ALLE LOBBY INQUINANTI!

Vogliamo città verdi, sane, senza smog e sostenibili. Chiedi anche tu al governo Draghi di spendere meglio i 200 miliardi del Recovery Plan: la ripresa italiana deve partire dalle città.  Negozi, bar e ristoranti chiusi, trasporto pubblico e molte categorie di lavoratori sull’orlo del fallimento, alto contagio e mortalità da Covid: le città italiane stanno pagando un conto terribile a causa della pandemia, ed è solo l’inizio.  I centri urbani ospitano la maggioranza della popolazione, sono i centri dell’innovazione culturale, sociale, economica e tecnologica del Paese. Ormai lo sappiamo, la sfida per un futuro sostenibile si vince, o si perde, in città. Nonostante rappresentino il cuore pulsante dell’Italia, ad oggi le città sono largamente ignorate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).  FIRMA L’APPELLO PER DESTINARE I FONDI DEL PIANO DI RILANCIO ALLA SOSTENIBILITÀ DELLE  CITTÀ ITALIANE. La città sostenibile, alimentata dalle energie rinnovabili, dai prodotti del territorio e dall’ossigeno degli spazi verdi, dove è possibile spostarsi grazie a mezzi di trasporto a zero emissioni, dove è naturale muoversi in bici, a piedi o in carrozzina, può diventare realtà, con i fondi del Recovery Plan. Ad oggi sono 20 le organizzazioni della società civile, impegnate nella giustizia ambientale, nella difesa e promozione del territorio e nello sviluppo di modelli sostenibili che hanno firmato l’appello al Primo Ministro Draghi. L’obiettivo è assicurarsi che i fondi europei vadano anche a beneficio della vita quotidiana e dei territori dei cittadini, dove la vita di tutti i giorni è stata sconvolta dalla pandemia di covid-19. FIRMA L’APPELLO PER SUPPORTARE LA RINASCITA SOSTENIBILE DEI NOSTRI TERRITORI URBANI. *** Le organizzazioni: Fridays For Future ItalyTransport & Environment ItaliaKyoto ClubLegambienteCittadini per l’AriaGreenpeace ItaliaWWF ItaliaLega Anti VivisezioneFIAB - Federazione Italiana Ambiente e BiciclettaRinascimento GreenBike ItaliaSbilanciamociAssociazione Comuni VirtuosiCittàslowTouring Club ItaliaAssociazione Italiana di Architettura del PaesaggioSindaci della BiciOsservatorio BikeconomyRete dei Comuni SostenibiliUrban@it L'APPELLO:  Spett.liPresidente del Consiglio dei Ministri, Mario DraghiMinistro della Transizione Ecologica, Roberto CingolaniMinistro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Enrico GiovanniniMinistro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Stefano PatuanelliMinistro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti La ripresa italiana parte dalle città sostenibili.Negozi, bar e ristoranti chiusi, trasporto pubblico e molte categorie di lavoratori sull’orlo del fallimento, alto contagio e mortalità da Covid: le città italiane stanno pagando un conto terribile a causa della pandemia, ed è solo l’inizio. Le città ospitano la maggioranza della popolazione, sono i centri dell’innovazione culturale, sociale, economica e tecnologica del Paese. Ormai lo sappiamo, la sfida per un futuro sostenibile si vince, o si perde, in città.Nonostante rappresentino il cuore pulsante dell’Italia, ad oggi le città sonolargamente ignorate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). In concreto, chiediamo che il PNRR preveda: 1. Mobilità sostenibileI fondi del PNRR devono finanziare (direttamente o indirettamente): infrastrutture ciclabili sicure, urbane ed extraurbane, interventi per l’intermodalità bici-TPL, la riqualificazione dello spazio pubblico a favore di spazi pedonali, ciclabili e verde urbano e a beneficio dell'uso pubblico (giardini, piazze, aree giochi, bar e ristoranti sicuri e all’aperto), realizzando infrastrutture per la mobilità dolce intese anche come come corridoi drenanti, ecologici e di mitigazione ambientale; il potenziamento del TPL, del trasporto rapido di massa (bus elettrici, tram, metro) e dei treni metropolitani, extraurbani e regionali. Puntiamo a un pendolarismo efficace econfortevole, e che incentivi un turismo sostenibile a valorizzazione di tutte le città italiane. Chiediamo incentivi per la riduzione delle auto private e che la flotta passeggeri e merci (pubblica e privata) sia sostituita con mezzi elettrici silenziosi e confortevoli, rispettosi della città e dei suoi abitanti. Inoltre, vogliamo che venga realizzata l'infrastruttura nazionale di ricarica elettrica. 2. Fonti rinnovabiliIl PNRR deve finanziare le rinnovabili elettriche, con interventi atti a minimizzare consumo del suolo; il PNRR dovrà essere in grado, partendo dalla riforma delle autorizzazioni, di installare almeno 6.000 MW di rinnovabili elettriche l’anno, con interventi per potenziare la rete di distribuzione e il sistema degli accumuli (batterie). 3. Efficienza energeticaIl PNRR deve lanciare programmi significativi di efficientamento degli edifici pubblici a partire dalle scuole e nell’edilizia residenziale. In riferimento all’edilizia privata, i piani di spesa devono essere vincolati ad obiettivi minimi di efficienza. 4. Rafforzare il modello agroecologicoIncentivare la transizione ad un modello agricolo che non alteri il clima, che valorizzi le risorse locali e biologiche e il capitale naturale, proteggendo la biodiversità. Inoltre, chiediamo la promozione di stili alimentari a base vegetale e di disincentivare invece l'importazione di prodotti responsabili di deforestazione. L'Italia deve quindi porsi obiettivi più ambiziosi di quelli della Politica Agricola Comune Europea. Il nostro Paese deve ripartire e l’Europa ci offre questa opportunità.È ora di costruire, con i fondi europei, l’Italia per la prossima generazione. *** Gli allegati:● La decarbonizzazione nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, T&E, KyotoClub, WWF, Greenpeace, Legambiente;● Un PNRR per una mobilità sostenibile, T&E - Kyoto Club;

Ripresa Verde - Coalizione
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