Decision Maker

Senato della Repubblica


Does Senato della Repubblica have the power to decide or influence something you want to change? Start a petition to this decision maker.Start a petition
Victory
Petitioning Roberto Fico

#INTIMITAVIOLATA - Chiediamo una legge contro il revenge porn

ll revenge porn è la pratica, sempre più diffusa nella Rete, che consiste nella pubblicazione – o nella minaccia di pubblicazione, anche a scopo di estorsione – di foto o video intimi senza il consenso della persona interessata, spesso in risposta alla chiusura di una relazione. Un fenomeno umiliante e lesivo della dignità, che può condizionare la vita delle vittime anche nella ricerca di un impiego e nei rapporti sociali, ma non solo. “Di quanto può essere esplosiva una tale miscela – scrive Matteo Grandi in “Far Web. Il lato oscuro dei social” – abbiamo già avuto un triste esempio con un caso di cronaca italiana che si è concluso con il suicidio della protagonista. La vicenda è quella di Tiziana Cantone, che si è tolta la vita il 13 settembre 2016, dopo che un suo video hard era diventato virale in Rete.”  Il revenge porn è riconosciuto come reato in Germania, Israele e Regno Unito, e in trentaquattro Stati degli Usa. In Italia, invece, non esiste alcuna legge specifica sul revenge porn.  L’unica possibilità riconosciuta alle vittime è fare riferimento alla normativa sui reati di diffamazione, estorsione, violazione della privacy e trattamento scorretto dei dati personali, che non recepisce, però, la gravità e la peculiarità del fenomeno. Per questo chiediamo anche nel nostro Paese l’introduzione di una legge ad hoc.Occorrono azioni di prevenzione della violenza di genere e di educazione civica digitale rivolte alla popolazione generale. Occorre responsabilizzare in modo tangibile i gestori delle piattaforme e delle applicazioni attraverso le quali si effettua il revenge porn.  Occorre punire gli autori di reato, occorre dotarsi degli strumenti per fermarli.Occorre tutelare e sostenere adeguatamente le vittime, fatte oggetto di una vera e propria violazione e persecuzione, per permettere loro di tornare alla condizione di tranquillità cui tutte e tutti abbiamo diritto.Insieme in ReteI SentinelliBossy

Insieme in Rete con I Sentinelli e Bossy
126,642 supporters
Petitioning Giuseppe Conte

#SgomberareCasapound

I militanti di Casapound si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio”. Dunque si pongono fuori dai principi e dai valori della Costituzione italiana. Nel periodo dal 2011 al 2016, si contano tra le loro fila 20 arresti e 359 denunce. Sono finiti in carcere per banda armata, detenzione illegale di armi, attentati incendiari e lesioni a pubblico ufficiale. Ciononostante, dal 2003, Casapound occupa abusivamente un palazzo di proprietà del demanio, a pochi passi dalla Stazione Termini, in pieno centro di Roma. E lo occupa per i propri capi e per amici e parenti dei propri capi. Un’ingiustizia per le tante famiglie che aspettano l’assegnazione regolare di un appartamento. Come rilevato infatti dalla Procura contabile:"Dal semplice incrocio dei dati anagrafici dei residenti nell’immobile in questione con le banche dati finanziarie è emerso che le condizioni reddituali che caratterizzano gli occupanti abusivi dell’edificio di proprietà pubblica, lungi dal presentare le connotazioni tipiche dell’emarginazione economica o sociale, non consentono di annoverare gli occupanti tra le famiglie in stato di emergenza abitativa".Secondo la Corte dei Conti, con la mancata riscossione dei canoni d’affitto e con l’omessa disponibilità dell’immobile, Casapound ha prodotto un danno erariale che si attesta attorno ai 4,6 milioni di euro. Chi rimborserà di questa somma i cittadini? Soldi pubblici che potevano essere utilizzati dalle Istituzioni per realizzare opere o servizi alle persone. Per questo chiediamo alle autorità competenti lo sgombero dello stabile di Via Napoleone III per restituire quanto prima l’immobile alla collettività.

Insieme in Rete
108,812 supporters
Petitioning Camera dei deputati, Sergio Costa, Senato della Repubblica, Parlamento, Parlamento della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella

Politiche ambientali più severe a livello internazionale

Gli eventi di questi ultimi anni hanno posto tutti noi di fronte all'inevitabile realtà del cambiamento climatico: temperature oltre ogni record ed estrema siccità da una parte, bombe d'acqua, grandine, frane e smottamenti dall'altra. I danni all'agricoltura e alle strutture civili sono già incalcolabili, e il rischio di salute corso dai membri più fragili della società come bambini e anziani non è certo da trascurare. Perché tutto ciò? Perché i nostri stili di vita non sono mutati di fronte alla crescita esponenziale della popolazione mondiale. Cinquant'anni fa, la popolazione del mondo intero ammontava a circa 3 miliardi di persone. Oggi siamo più del doppio. Gli esperti sostengono che abbiamo a disposizione poco più di un decennio per agire, prima che il cambiamento climatico sia irreversibile. Non possiamo più permetterci di vivere senza cognizione di causa e senza esercitare uno sforzo collettivo. I seguenti dati serviranno a fare chiarezza. Sono studi comprovati dalla comunità scientifica e persino dalle Nazioni Unite, che vengono però sottovalutati - quando non tenuti nascosti - in quanto andrebbero a intaccare una larga fetta del commercio globale e degli interessi personali di milioni di persone. 1. L'allevamento di animali per il consumo umano è la prima causa del surriscaldamento globale. Il 50% delle emissioni di gas serra è causato dall'allevamento animale e dai suoi sottoprodotti. E' la prima causa della deforestazione a livello globale, dell'estinzione delle specie selvatiche, dell'inquinamento acquifero. Il 45% delle terre emerse è destinato all'allevamento, sia per il pascolo che per la coltivazione di foraggio. Una fattoria di 2500 mucche produce più scorie di una città di 400000 persone, scorie che poi hanno bisogno di essere smaltite e vanno a inquinare l'ambiente. Il 55% dell'acqua disponibile viene utilizzato per l'allevamento, mentre solo il 5% è destinato all'uso domestico. Per produrre un hamburger viene utilizzata la stessa quantità d'acqua che una persona usa per due mesi di docce. 1/3 della desertificazione del pianeta avviene a causa dell'allevamento. Pensiamo alla nostra Sicilia, e al Sud Italia in generale, in cui il processo di desertificazione è già in atto e non farà altro che peggiorare nel corso degli anni. 2. Ogni anno, 80 milioni di tonnellate di pesce vengono pescate dagli oceani. Per ogni chilogrammo di pesce catturato, vengono uccisi cinque chilogrammi di specie quali delfini, squali, tartarughe marine, ecc. Pesca e allevamento sono la prima causa delle zone morte negli oceani. Nel Golfo del Messico, le scorie provenienti dagli allevamenti e riversate nel fiume Mississippi hanno provocato la proliferazione incontrollata di alghe con il conseguente squilibrio ecologico e la formazione di una cosiddetta "dead zone" (zona morta). Senza andare troppo lontano, gli scienziati hanno individuato una zona morta nel nostro Mar Adriatico. 3. Il 13% delle emissioni di gas serra è dovuto ai mezzi di trasporto. Percentuale molto inferiore rispetto a quella delle emissioni provenienti dall'allevamento, tuttavia ancora molto alta. Le grosse fette rimanenti sono dovute al settore industriale (inclusa la "fast fashion", la moda a basso costo), al riscaldamento, all'agricoltura e alla produzione di energia. Nonostante l'evidenza che un cambiamento radicale degli stili di vita di tutti noi sia necessario, e non più soltanto auspicabile, le politiche ambientali a livello europeo e mondiale sono ancora fumose e ipotetiche. Una grande potenza come gli Stati Uniti d'America, nonché uno dei Paesi più inquinanti al mondo, si è rifiutata di abbracciare la causa del trattato di Parigi. Il presidente Donald Trump nega persino l'evidenza del cambiamento climatico. Come possiamo pretendere che i nostri figli e nipoti vivano la vita che meritano, quando noi stessi stiamo causando il loro futuro malessere? Con questa petizione, vogliamo chiedere alle alte cariche del nostro Paese una maggiore severità e una maggiore cura volta al rispetto dell'ambiente e alla creazione di leggi ad hoc per sensibilizzare i cittadini e orientarli verso uno stile di vita più etico ed eco-compatibile. Il che include politiche più severe per contrastare la deforestazione e la cementificazione, per ridurre il consumo di prodotti animali tramite campagne di sensibilizzazione ed etichettatura ambientale dei prodotti, per ridurre le emissioni di gas serra, per incoraggiare tecniche agricole naturali e compatibili con l'ambiente, il riciclo, e il consumo intelligente dell'acqua, il nostro bene più prezioso. In aggiunta, vogliamo spingere le nostre forze politiche verso un maggiore impegno a livello europeo e mondiale. L'Italia può insegnare molto al resto del mondo. La Terra è la casa di tutti noi e va difesa a ogni costo.

Martina Garancini
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Petitioning Senato della Repubblica, Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, Sergio Mattarella

Un milione di Italiani senza diritti: approviamo subito la legge sulla cittadinanza

Un milione di Italiani senza cittadinanza: in attesa della riforma di civiltà Stimato Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Stimato Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni,  Stimati Senatori e Senatrici della Repubblica italiana, Siamo giovani nati e/o cresciuti nel territorio della Repubblica, oggi nel limbo della nostra società e  firmatari di questa petizione di civiltà. Un milione di “Italiani e Italiane senza cittadinanza”, di cui 800 mila minori, nati in Italia, o arrivati in tenera età, ma considerati dallo Stato, ostinatamente, stranieri. In questo Paese si consuma la nostra intera esistenza: impariamo a camminare e a parlare, cresciamo, studiamo, lavoriamo, proprio come tutti i nostri coetanei che la cittadinanza italiana l’hanno ereditata secondo la legge 91 del 1992, legge che però condanna noi a restare “estranei nella nostra nazione” perché chi ci ha messo al mondo è straniero. Una legge che la Camera dei deputati, nello storico voto del 13 ottobre 2015, aveva scelto di cambiare riconoscendo finalmente che “chi cresce in Italia è italiano”. Principio che invece voi, cari Senatori e Senatrici, non avete ritenuto altrettanto importante per il presente e futuro del Paese e così il testo di Riforma è rimasto ad ingrigire per un anno e mezzo nella Commissione Affari costituzionali, rimandando di fatto le nostre vite. Vite in cui abbiamo rinunciato alla serenità e ai sogni e sopportato ingiustizie e discriminazioni, restando spesso invisibili per lo Stato italiano nei momenti per noi  più difficili. Ma non vogliamo più essere invisibili. Per questo, cari Rappresentanti delle nostre istituzioni vi chiediamo con accorato appello di avere coraggio di dare voce a noi cittadini fantasma di questo Paese e che abbiate fiducia nel nostro futuro, approvando la Riforma della legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana, che ci riconosca finalmente come figli e figlie d’Italia. Una riforma che non farebbe altro che fotografare il presente e render giustizia alla nostra stessa meravigliosa Costituzione, che si erge sui valori di uguaglianza, giustizia e di libertà. Con la speranza che cogliate il nostro appello, perché auspichiamo un futuro più giusto, inclusivo e lontano dall'incubo dell'essere stranieri in casa nostra. Un milione di bambini e giovani, nati cresciuti ma non riconosciuti.

Ilham Mounssif
74,535 supporters
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Petitioning consiglio dei ministri, Camera dei deputati, Senato della Repubblica, Laura Boldrini, Pietro Grasso, Unar , Maria Elena Boschi

STOP ALLE TERAPIE RIPARATIVE PER GUARIRE DALL'OMOSESSUALITÁ

L'omosessualità non è una malattia! Eppure ancora oggi sacerdoti e alcuni medici( psichiatri, psicologi e analisti) considerano l'omosessualità una malattia e per questo mettono in atto, sopratutto nei confronti dei minori contro la loro volontà, tecniche per cercare di curare il "paziente" da quella che loro chiamano malattia: le cosi dette TERAPIE DI CONVERSIONE DELL'ORIENTAMENTO SESSUALE. Il tutto non solo è SCIENTIFICAMENTE INFONDATO  e causa di frustrazione per il minore o il soggetto coinvolto ma può causare pesanti effetti collaterali sulla persona sottoposta a queste tecniche soprattutto quando vengono utilizzati psicofarmaci non indicati a tale scopo. Centinaia di bambini sono sottoposti ancora oggi a queste tecniche operate da cialtroni e vedono rovinata la propria esistenza perché In tutti i casi l'esito di queste "cure" non è altro che aumento di ansia, depressione e problemi psichici. In alcuni casi in seguito o durante queste "cure" si sono verificati anche dei tentativi di suicidio e alcuni lo hanno realizzato. L'OMOSESSUALITA' NON E' UNA MALATTIA.  VOGLIAMO SUBITO UNA LEGGE CHE RENDA ILLEGALI LE TERAPIE DI CONVERSIONE PER GUARIRE DALL'OMOSESSUALITA' IN PARTICOLARE SUI MINORI. Non possiamo permettere che cialtroni rovinino l'esistenza di altri esseri umani. Alessandro Reda

Alessandro Reda
13,740 supporters
Petitioning Camera dei deputati, Senato della Repubblica, Roberto Fico, Maria Elisabetta Alberti Casellati

Appello #ScienzaInParlamento - La Scienza al servizio della Democrazia

All’attenzione dei Presidenti di Camera e Senato e di tutti i membri del Parlamento Italiano Dalla salute all’energia, dalla privacy online alla sicurezza internazionale, ogni giorno chi governa il Paese deve assumere decisioni che chiamano in causa la scienza e la tecnologia. È fondamentale quindi che anche il Parlamento italiano, come già avviene in molte altre democrazie, abbia una struttura che garantisca un servizio efficiente di documentazione e consulenza scientifica che aiuti a prendere decisioni più efficaci e informate. Se ci guardiamo intorno, molti Paesi hanno da tempo strutture simili. Le troviamo in Francia, Germania, Olanda, Austria, Norvegia, Svizzera, Danimarca, Gran Bretagna e molti altri. Anche il Parlamento europeo può contare su una struttura simile (STOA). Spagna, Messico e Cile stanno attualmente costituendo uffici di documentazione scientifica, mentre negli Stati Uniti il Congresso riavrà presto un servizio di consulenza scientifica dopo anni di inattività. Perché allora non avere anche in Italia una struttura che aiuti il Parlamento a essere più informato sulle grandi questioni scientifiche e tecnologiche contemporanee? Sono numerosissimi i casi che ci fanno dire che un ufficio parlamentare di consulenza scientifica sia necessario anche da noi. Si pensi a leggi su temi importantissimi come il clima, le scelte energetiche, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, dei big data e del l’ingegneria genetica, l’esplorazione dello spazio, la sanità e gli inevitabili risvolti bioetici. Pensiamo anche al problematico dibattito sulle vaccinazioni, a quello sulla sperimentazione animale e la lunga sequela di “cure del miracolo”, dal caso Di Bella alla “cura Vannoni”, che hanno sempre coinvolto le nostre istituzioni e le forze politiche in uno scontro in cui la scienza è stata messa da parte ai danni dei cittadini. Nel dibattito democratico, la disponibilità di informazioni scientifiche attendibili, coerenti e sistematiche è fondamentale come base per prendere decisioni equilibrate ed efficaci. Proprio per questa ragione, in molti Paesi democratici del mondo consulenti scientifici esperti interni o esterni ai Parlamenti preparano note informative o rapporti di studio, in modo da offrire ai rappresentanti dei cittadini un chiaro panorama sullo stato del dibattito e degli attuali confini della conoscenza scientifica, promuovendo quindi un dialogo virtuoso fra politica e ricerca scientifica. Per questo chiediamo che anche l’Italia, come in molti altri Paesi, si doti subito di un Ufficio di consulenza e documentazione scientifica permanente e indipendente al servizio della democrazia. Vogliamo che i nostri rappresentanti politici abbiano accesso a tutte le informazioni necessarie per poter far fronte alle grandi sfide che il futuro ci riserva. I Coordinatori dell’iniziativa “Scienza in Parlamento”Ruggero G. Bettinardi, Alessandro Allegra, Casimiro Vizzini, Chiara Sabelli, Luca Carra, Marco Cattaneo, Pietro Greco Tra i Firmatari: Roberto Cingolani, Direttore Istituto Italiano di Tecnologia, Genova Carlo Rovelli, Università di Aix-Marsiglia Silvio Garattini, Presidente Istituto Mario Negri Giuseppe Remuzzi, Direttore Istituto Mario Negri Marica Branchesi, Gran Sasso Science Institute Carlo Alberto Redi, Università di Pavia, Accademia dei Lincei Telmo Pievani, Università degli Studi di Padova Nicola Bellomo, Politecnico di Torino, presidente Gruppo 2003 per la ricerca Paolo Vineis, Imperial College, Londra, Consiglio Superiore di Sanità Giovanni Boniolo, Università degli Studi di Ferrara Maria Luisa Villa, già Università degli Studi di Milano, Accademia della Crusca Maria Pia Abbracchio, Prorettore vicario Università degli Studi di Milano Patrizia Caraveo, INAF, Milano Lucia Votano, Laboratori Nazionali di Frascati, INFN Roberto Burioni, Guido Silvestri e Andrea Grignolio a nome del “Patto Trasversale per la Scienza” Antonio Guarino, University College London Paolo Veronesi, Fondazione Umberto Veronesi Massimo Inguscio, Consiglio Nazionale delle Ricerche Gianfranco Pacchioni, Università Milano-Bicocca Daniela Perani, Università Vita-SaluteSan Raffaele, Milano Francesco Forastiere, World health organization, Ginevra Giovanni Apolone, Istituto nazionale dei Tumori, Milano Riccardo Pietrabissa, Rettore eletto IUSS di Pavia Andrea Ballabio, direttore Istituto Telethon di Genetica e Medicina Roberto Battiston, Università degli Studi di Trento Giorgio Vallortigara, Università degli studi di Trento Nicla Vassallo, università degli Studi di Genova Luigi Nicolais, Università degli studi di Napoli Fabrizio Bianchi, Istituto di Fisiologia clinica, CNR, Pisa Stefano Nespor, direttore della rivista Giuridica dell’Ambiente Carlo La Vecchia, Università degli studi di Milano – Gruppo 2003 Cesare Chiosi, Univerisità degli studi di Padova, Gruppo 2003 Sandro Fuzzi, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima, CNR, Bologna Pier Mannucci Mannucci, Università degli studi di Milano, Gruppo 2003 Alessandro Reali, Università degli Studi di Pavia – Gruppo 2003 Marco Ferraguti, Università degli Studi di Milano Giulio Cossu, Università di Manchester, UK Giacinto Scoles, Princeton US e Istituto di Nanotecnologia del CNR Per saperne di più visita il sito www.scienzainparlamento.org

Scienza in Parlamento
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Petitioning Camera dei deputati, Senato della Repubblica

Reintroduzione delle tariffe professionali e dei minimi tariffari

Alla Spett.le  CAMERA DEI DEPUTATI. Al Spett.le  SENATO DELLA REPUBBLICA. I firmatari del documento, i cui dati vengono comunicati in allegato, con la presente inoltrano la seguente PETIZIONE AI SENSI DELL’ART. 50 COST. Si chiede che la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica vogliano procedere all’abrogazione delle seguente normativa: 1) Art. 2, lettera a) della Legge 4 agosto 2006 n. 248, di conversione del Decreto Legge 4 luglio 2006 n. 223 2) Art. 2, lettera b) della Legge 4 agosto 2006 n. 248, di conversione del Decreto Legge 4 luglio 2006 n. 223 3) Art. 9 comma primo del Decreto Legge 24 gennaio 2012 n. 1, convertito dalla Legge del 24 marzo 2012 n. 27 4) Art. 9 comma quinto del Decreto Legge 24 gennaio 2012 n. 1, convertito dalla Legge del 24 marzo 2012 n. 27 E quindi, in complesso ed in sintesi, si chiede l’abrogazione delle disposizioni normative che avevano eliminato dal panorama italiano delle libere professioni il cosiddetti “minimi tariffari” per le seguenti ragioni: Questa petizione riguarda tutte le professioni ordinistiche e si pone a tutela della la dignità delle professioni, dei professionisti, e più in generale della persona. Relativamente alla professione di Architetto, nel rapporto nazionale sullo stato della professione elaborato dal CRESME nel 2014, le tariffe al ribasso e gli stipendi troppo bassi vengono indicati come primo punto della scala delle criticità per gli architetti italiani, mentre la burocrazia è indicata come secondo fattore di criticità. Lo stesso rapporto indica un significativo calo del reddito mensile netto medio a cinque anni dalla laurea del titolo di secondo livello, reddito che è passato dai 1.443 euro nel 2008 ai 1.169 euro nel 2013. Il reddito annuo medio è indicato in calo dai 26.325 euro del 2008 ai 20.505  euro del 2012. Il CRESME evidenzia che le imprese italiane nel campo della progettazione sono nella maggior parte costituite da un unico dipendente; ne risulta che la media di impiegati per impresa è la più bassa in Europa dopo la Grecia. Si ritiene che queste condizioni retributive contribuiscano al calo delle nascite, al calo della domanda interna ed al fenomeno dell’emigrazione dei progettisti italiani, fenomeno che negli anni porta a gravi ripercussioni sul piano sociale. Si ritiene pertanto urgente la reintroduzione delle tariffe professionali e dei minimi tariffari. Dai commenti ricevuti emerge la reale tragicità della situazione attuale in Italia, e la richiesta di ridare dignità alla professione. Molti firmatari segnalano gravi, intollerabili disagi economici, dovuti anche alla mancanza di limiti ai ribassi, che genera sistematicamente situazioni forse incompatibili con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. (La diffusione della petizione da parte dei firmatari, tramite Facebook ed Email, è il principale canale di diffusione della petizione)

Massimo Torre
6,030 supporters
Petitioning Sergio Mattarella, Roberto Fico, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Camera dei deputati, Senato della Repubblica, Giuseppe Conte

FERMIAMO IL DECRETO SICUREZZA!

«Quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere.» -Bertolt Brecht- Lanciamo questa petizione per fare appello alla sensibilità di tutti i cittadini che ritengono ingiusto moralmente, ancor prima che politicamente, il decreto sicurezza bis in discussione in parlamento. Facciamo appello a tutti i parlamentari e alle più alte istituzioni della Repubblica italiana perché fermino l’iter di approvazione di un decreto liberticida e lesivo dei diritti sanciti dalla Costituzione. In questo lento progredire del Paese verso forme sempre più repressive delle libertà dei cittadini, in questo lento e progressivo indottrinamento alla violenza e al terrore poliziesco, in questo clima di odio, di sopraffazione la società civile è chiamata a ribellarsi. Il decreto sicurezza è il frutto delle politiche scellerate di questo governo, ma è un provvedimento che prende avvio già dalle politiche repressive avviate dal ministro Minniti. Questo decreto oltre a rendere un crimine l’atto di umanità costituito dal semplice salvataggio di esseri umani in balìa delle onde, criminalizza qualsiasi forma di dissenso, qualsiasi manifestazione di disaccordo nei confronti del governo e di qualsiasi governo. Questo decreto comporterà la restrizione dei permessi umanitari, quindi l’abolizione della protezione umanitaria, la revoca o il diniego della protezione internazionale, dello status di rifugiato e la restrizione del sistema di accoglienza.  Con le modifiche apportate dal Dl Sicurezza al sistema Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) si metterà in seria difficoltà la rete di accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo diffusa in tutto il territorio italiano e i migranti ospiti si ritroveranno in strada, più vulnerabili alla microcriminalità e al lavoro nero. Le politiche di inasprimento delle pene attuate per questi reati di umanità e di dissenso politico e civile non possono essere l’antidoto ad episodi ormai troppo diffusi di precarietà lavorativa, abitativa e familiare. Ci troviamo in un Paese nel quale non viene posto freno alle disuguaglianze ma si pensa a reprimere e a costringere al pensiero unico del governo di turno i cittadini attraverso tutti i mezzi disponibili persino quelli violenti e coercitivi della forza pubblica. Crediamo fermamente nella necessità di informare le nostre forze sui principi della Costituzione repubblicana la quale recita: Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 10 L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici. È in virtù di questi articoli che l’Italia deve attenersi ai trattati internazionali riconosciuti dall’Italia stessa. In base all’art. 33 della Convenzione di Ginevra, ad esempio, «Nessuno Stato contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche». Non è multando chi salva esseri umani che possiamo sentirci più sicuri. Non è punendo più severamente chi utilizzerà caschi protettivi durante una manifestazione che miglioreranno le condizioni del Paese e non è decidendo che chi lancerà oggetti contro gli agenti rischierà la reclusione fino a quattro anni che gli italiani torneranno a vivere meglio. Per finire non è nemmeno aggravando le condizioni del Daspo urbano per nascondere la marginalità o reprimere l’opposizione sociale che la sicurezza sarà ristabilita nelle nostre città.  NOI NON CI SENTIAMO PIÙ SICURI! FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE!  

Daniele Messa
4,881 supporters