Decision Maker

Gian Marco Centinaio

  • Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e del Turismo

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Petitioning Gian Marco Centinaio

Maiali uccisi a martellate: chiudere l'allevamento degli orrori

Un’indagine dell’associazione Essere Animali ha documentato gravissime violenze inflitte a maiali allevati per la produzione del Prosciutto di Parma. Le immagini, filmate da un infiltrato con una telecamera nascosta in un’azienda situata nelle Marche, in provincia di Ancona, hanno svelato continui maltrattamenti e violazioni delle minime norme di protezione degli animali. Il video mostra una scrofa uccisa a martellate, colpita per oltre 30 minuti durante i quali era ancora viva e sofferente; l’utilizzo del pungolo elettrico anche su scrofe gravide in evidente stato di malessere; maiali ripetutamente picchiati con tubi di ferro, presi a calci, lanciati e lavati con un’idropulitrice diretta sul muso; cumuli di cadaveri disseminati ovunque. Grazie alla nostra segnalazione alla Procura di Ancona i carabinieri del Corpo Forestale hanno effettuato una perquisizione che ha portato al sequestro di materiali e che ha in pratica confermato le nostre accuse. Vista la gravità delle condizioni documentate, nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso chiediamo alle autorità competenti di revocare da subito le autorizzazioni all’allevamento. Inoltre, per sopperire a quella che è una grave mancanza della normativa italiana, chiediamo l’istituzione del procedimento di interdizione dall’attività di allevamento per coloro che si rendono responsabili del reato di maltrattamento e/o uccisione degli animali. È necessario che le autorità competenti mandino un forte segnale contro queste vergognose crudeltà.

Essere Animali
267,614 supporters
Petitioning Giulia Grillo, Gian Marco Centinaio

Chiudiamo gli allevamenti intensivi

Chiediamo quanto prima la chiusura degli allevamenti intensivi presenti in Italia e di non importare carni e derivati da questo tipo di allevamento a favore di realtà più piccole e più rispettose del benessere animale insieme ad una promozione di diete a base vegetale che incoraggino il consumo di cibi vegetali e scoraggino l'eccessivo consumo di carne e derivati. Esistono gli allevamenti intensivi perché vi è una domanda sempre più alta di cibi animali e questo non è più sostenibile da parte dell'ambiente e dall'uomo. Moltissime e sempre più frequenti sono le malattie del benessere legate ad un'alimentazione ricca di carne e derivati e povera di frutta e verdura lontana anni luce dalla vera dieta mediterranea e cioè una dieta a base vegetale con un utilizzo sporadico di carne e derivati, tutto questo a discapito degli animali e del sistema sanitario sempre più provato dall'alto costo delle cure che paghiamo tutti noi contribuenti per diabete,obesità e malattie cardiovascolari, prevenibili il più delle volte attuando uno stile di vita sano e seguendo una dieta a base vegetale. Antibiotico resistenza e allevamenti: minaccia per la salute pubblica. Possono i batteri degli animali se resistenti trasferirsi a noi? La risposta è sì, possono. Il 70% degli antibiotici prodotti nel mondo finisce negli allevamenti intensivi. In quelli avicoli, per esempio, analisi commissionate dall’Unione Europea hanno trovato elevate percentuali di batteri resistenti. Batteri che ritroviamo nel piatto perché le linee di macellazione non proteggono integralmente dalla contaminazione. Animali portati al limite delle proprie possibilità in nome della produzione e del guadagno: per farlo è necessario usare grandi quantitativi di antibiotici. Le altissime densità a cui gli animali sono ammassati nei capannoni, le cattive condizioni ambientali e la selezione genetica, una violenza alla natura che crea animali destinati a soffrire fin dalla nascita, rendono necessario l’uso sistematico di antibiotici negli allevamenti intensivi. Diciamo basta a tutto questo. Firma la petizione!

Filippo Coluccia
248,193 supporters
Petitioning Giuseppe Conte, Gian Marco Centinaio, Governo Italiano, Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Sergio Mattarella, Paolo De Castro

Salviamo l'olio italiano, difendiamo i produttori e tuteliamo i consumatori

Chiediamo a tutti i produttori e i consumatori di firmare questa petizione per salvare l'olio extravergine d'oliva italiano da chi maldestramente punta a cancellarlo. Chiediamo attraverso questa petizone di dar forza all’azione di Governo improntata, in queste prime settimane, alla tutela del vero Made in Italy. Con questa petizione chiediamo che la difesa dell’olio extravergine d’oliva 100% Italiano non resti solo nelle intenzioni e nelle parole ma venga portata avanti con serietà ascoltando le istanze ed i progetti di chi, da sempre, prova a valorizzare l’extravergine d’oliva italiano vero, il lavoro giornaliero dei produttori nei campi, la salute dei consumatori, le radici della nostra terra, il patrimonio storico e valoriale rappresentato da questa eccellenza. L’olio extravergine d’oliva italiano è l’alimento principe della dieta Mediterranea, il più importante per le sue caratteristiche organolettiche che lo rendono una medicina naturale antitumorale, antiossidante, in grado di prevenire anche patologie cardiovascolari. Difendiamo tutti, insieme! Firmando questa petizione ci aiuterai a tutelare l'olio d'extravergine d'oliva 100% Italiano - produttori e consumatori - e a dire:NO a furbate commerciali o a bizzarre strategie futuristiche, in realtà “italian sounding” camuffati, come “Italico”, legittimazione di miscele di olio italiano con oli comunitari ed extracomunitari, perché il futuro dell’olio extravergine d’oliva italiano è nella valorizzazione delle singole peculiarità (monocultivar, Bio, Dop, Igp, etc.) e non nell’abbraccio della morte con prodotti di dubbia provenienza, qualità e tracciabilità; NO a chi spaccia falso olio italiano piazzandolo sugli scaffali a 3-4 € al litro; NO a chi non vuole riconoscere i costi minimi di produzione agli olivicoltori; NO a tutti coloro che operano nell’illegalità e che, attraverso frodi e contraffazioni di prodotto, rovinano l’immagine di un simbolo italiano nel mondo; NO a chi pensa all’olio extravergine d’oliva ancora come una commodity; NO alle invasioni indiscriminate di olio extracomunitario avallate dall’Europa; NO a qualsiasi revisione del panel test, l’analisi organolettica degli oli, unico strumento che consente di riconoscere un olio extravergine da uno di scarsa qualità; NO a chi mira a fare cartello per abbassare il prezzo dell’olio extravergine d’oliva italiano mettendo sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie che vivono di olivicoltura. #salviamololioitaliano #noallemiscele #difendiamoiproduttori #tuteliamoiconsumatori  

Consorzio Nazionale degli Olivicoltori
158,801 supporters
Petitioning Giuseppe Conte, Sergio Costa, Gian Marco Centinaio, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico

Caccia: stop all'utilizzo dei richiami vivi

L’utilizzo degli uccelli come richiami vivi è una pratica particolarmente crudele legata alla caccia da "capanni" fissi o temporanei. E' permesso tenere animali rinchiusi tutta la vita in minuscole gabbie, della dimensione di un foglio A4, per fungere da richiamo verso i propri simili ed attirarli così verso lo sparo di un fucile durante il periodo venatorio. I richiami vivi sono detenuti in condizioni durissime, per molto tempo al buio in modo che perdano la percezione del tempo e scambino il periodo in cui verranno esposti al capanno per la primavera. Il loro canto così attirerà maggiormente, riempiendo il carniere del cacciatore. Vivono in gabbia in condizioni igieniche precarie, senza la possibilità di distendere le ali destinate così ad atrofizzarsi e di fare le quotidiane abluzioni e bagni di sabbia, che in natura  amano fare per proteggersi dai parassiti. Costretti ad una detenzione dove le zampe si ricoprono di piaghe e ulcere, nella quale il tasso di mortalità è impressionante. A queste migliaia di piccoli uccelli migratori come allodole, cesene, merli, tordi, colombacci e pavoncelle è negata la libertà quotidiana di volare e seguire il loro istinto che li porterebbe a volare per chilometri e chilometri durante le stagioni migratorie. Migliaia perché ogni anno il "capannista" deve procurarsi degli uccelli freschi, per ragioni di richiamo o per rimpiazzare quanti sono morti nel corso dell’anno precedente. Oltre a queste specie vengono utilizzate anche anatidi per la caccia da appostamenti acquatici. Per questa pratica crudele vengono utilizzati uccelli allevati appositamente, ma troppo spesso anche frutto di catture illegali. Ogni anno  i traffici illeciti di uccelli scoperti sono tantissimi e rappresentano solo la punta di un iceberg di un business incredibile che svuota i nostri cieli e condanna gli uccelli selvatici a un'insopportabile prigionia. Per l'utilizzo ai fini di richiamo, a queste specie verrà negata la possibilità di esplicare l'attività fisiologica, un maltrattamento che cesserà solo con la fine dei loro giorni. Ai cacciatori, in alternativa ai richiami vivi, la normativa già ora consente fischietti o altri strumenti a bocca o a mano, oltre a stampi in plastica raffiguranti specie cacciabili. Mentre è già vietato l'utilizzo di richiami elettroacustici, a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, perché ha una incontrollabile e forte attrattiva per l'avifauna, ne è però ammessa la vendita, cosa che oggigiorno ne porta ad un utilizzo illegale e diffuso. Per tutto quanto sopra esposto io sottoscritto chiedo, anche ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione : -di abolire la pratica e vietare severamente l'utilizzo di uccelli come richiami vivi. - di mantenere il divieto di utilizzo di richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, con o senza amplificazione del suono e di vietarne la vendita.

LAC
118,249 supporters
Petitioning Gian Marco Centinaio, Sergio Costa, Giuseppe Conte, Luca Zaia

Chiusura immediata CACCIA stagione venatoria 2018/19

Il Veneto è martoriato dal maltempo, è palese e ormai dichiarato che il danno ambientale è INCALCOLABILE, dovrebbe essere OVVIO prevedere la chiusura della caccia per quest'anno e invece non è cosi, dopo pochi giorni di chiusura Il governatore del Veneto Luca Zaia ritira il divieto di caccia e lo limita solo per alcune zone del Veneto. Sergio Berlato patron dei cacciatori facendo pressioni sul Governatore ha ottenuto la riapertura, senza tenere minimamente in conto il disastro ambientale. Sono le persone NORMALI che devono farsi sentire e PRETENDERE il buon senso e la tutela della natura e del patrimonio naturale che NON E' dei cacciatori, è DI TUTTI!  La stagione venatoria non ha ancora fatto abbastanza vittime?  La stagione venatoria (2018-19) appena iniziata sta producendo un escalation di incidenti, violazioni, e morte. Le persone comuni hanno paura, passeggiare per boschi, fare una gita, mangiare in un ristorante in campagna ormai è un rischio, E' stato ucciso Nathan un ragazzo ligure di 19 anni che passeggiava con il suo cane nei boschi della sua terra,Piovono pallini da caccia sui soccorritori di Iuschra tra Serle e Botticino (nonostante le ordinanze delle forze dell'ordine).A San Pietro di Feletto (TV) un cacciatore ferisce accidentalmente due cercatori di funghi.TUTTO QUESTO IN UN WEEK END.La gente non ne può più. Ci sono provincie in cui la sorverglianza venatoria è inesistente per cronica carenza di personale e mezzi Lo Stato deve tutelare i suoi cittadini DISARMATI non quelli ARMATI COMUNQUE E SEMPRE PERICOLOSI.VOGLIAMO LA CHIUSURA IMMEDIATA DELLA STAGIONE VENATORIA 2018-19Vogliamo la revisione della legge sulla caccia.Vogliamo una sorveglianza venatoria adeguata e proporzionale all'estensione del territorio e al numero di cacciatori, dove non sia possibile vogliamo che la caccia sia chiusa.Vogliamo poter impedire ai cacciatori di entrare nei fondi di nostra proprietàVogliamo il carcere per il bracconaggioVOGLIAMO VIVERE TRANQUILLI E NON NEL TERRORE per noi i nostri bambini, gli animali domestici e le nostre proprietà.

iliana comina
114,438 supporters
Petitioning Luigi Di Maio, Sergio Costa, Gian Marco Centinaio

Fermiamo i fanghi tossici che ci avvelenano e danneggiano il made in Italy

“Abbiamo appena dato il via libera a 1000 Terre dei Fuochi”. La dottoressa Fiorella Belpoggi è direttrice del centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” dell’istituto Ramazzini ed è più che preoccupata per le nuove norme sui fanghi da depurazione inserite nel decreto Genova con cui il governo ha innalzato i limiti di concentrazione di sostanze pericolosissime come idrocarburi, diossine e Pcb negli scarti di lavorazione del processo di epurazione riutilizzabili poi in agricoltura come concimi. “Parliamo di sostanze che sono riconosciute come cancerogene. L’esposizione a queste sostanze di una donna in stato di gravidanza può provocare gravissime malformazioni del feto mentre in un bambino possono essere causa di gravi problemi di riproduzione di sviluppo. Fareste mangiare a neonati e bambini piccoli carote e verdure cresciute su una terra avvelenata con queste sostanze?” LA NUOVA NORMA L’articolo 41 del decreto Genova approvato per affrontare l’emergenza causata dal crollo del viadotto Morandi inserisce “Disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione”. “Al fine di superare situazioni di criticità nella gestione dei fanghi di depurazione”, il governo fissa a 1.000 milligrammi per chilo di sostanza tal quale il limite per gli idrocarburi pesanti C10-C40. È una modifica sostanziale che cambia decisamente le carte in tavola rispetto a quanto stabilito dal tribunale amministrativo che, sulla base delle sentenze della Cassazione, aveva stabilito i limiti di concentrazione di sostanze nei terreni previsti dalla legge 152 del 2006 a venti volte meno di quanto previsto nel decreto Genova. La legge, grazie agli emendamenti che ha recepito, per il toluene alza il limite di 200 volte, per il selenio il limite è alzato di 3 volte, per i Pcb viene alzato di 13,3 volte, per i Pcdd/Pcdf (diossine) il limite diventa ben 2,5 volte maggiore. Si autorizza in questo modo ad accumulare sui terreni destinati all’agricoltura diossine, Pcb e microinquinanti tossici trasformando nel tempo quei terreni in aree da sottoporre a bonifica e contaminando le matrici ambientali e la catena alimentare. Le colture più a rischio potrebbero essere quelle di zucchine, melanzane e cavoli. SCARTI INDUSTRIALI NELLE ACQUE REFLUE Si è assicurato, nei giorni precedenti all’approvazione della legge che: non si sarebbero ammessi fanghi industriali ma esclusivamente di fanghi provenienti dalla depurazione delle acque reflue derivanti da scarichi civili e da insediamenti produttivi dell’agroalimentare. La realtà, però, non è affatto questa. Innanzitutto perché negli scarichi civili degli insediamenti urbani finiscono anche le acque reflue usate da impianti industriali, e poi perché le norme regionali possono concedere ampie deroghe alla normativa. È il caso di quella lombarda che autorizza in ingresso dei depuratori civili per l’utilizzo in agricoltura anche molte tipologie di rifiuti: da quelli della lavorazione del legno, della produzione di carta, polpa cartone pannelli e mobili a quelli della lavorazione di pelli e pellicce dell’industria tessile passando per i rifiuti da produzione, formulazione, fornitura e uso di prodotti chimici organici di base e plastiche, gomme sintetiche e fibre artificiali. E poi quelli derivati dalla produzione di prodotti farmaceutici, grassi, lubrificanti, saponi, detergenti, disinfettanti e cosmetici e prodotti della chimica fine e di prodotti chimici “non specificati altrimenti”. Tutti rifiuti che finiscono nei fanghi che poi vengono sparsi nei campi nonostante la legge del 1992 prescriva espressamente che non possano contenere “sostanze tossiche e nocive e/o persistenti, e/o bioaccumulabili in concentrazioni dannose per il terreno, per le colture, per gli animali, per l’uomo e per l’ambiente in generale”. I PERICOLI PER LA SALUTE E PER IL PIATTO: “l’impressione è che sia proprio un’autorizzazione a inquinare per legge” Secondo Patrizia Gentilini, oncologo ed ematologo membro della società Internazionale dei medici per l’ambiente (Isde) “si sono messi dei limiti per cromo e arsenico, addirittura per il cromo esavalente che è una sostanza nota da trenta anni per la sua pericolosità e cancerogenicità. Ma per queste sostanze l’unico limite accettabile sarebbe l’essere al di sotto della soglia di rilevabilità in laboratorio. Queste sostanze finiscono nelle falde acquifere e non potendo essere degradate sono diffuse e arrivano anche negli alimenti. Sul problema della contaminazione da metalli pesanti l’Efsa ha regolamentato abbassando i limiti del cromo esavalente negli alimenti perché è riconosciuto come sostanza molto pericolosa”. E sui pericoli la dottoressa Gentilini aggiunge: “Parliamo di sostanze molto persistenti. Prendiamo i policlorobifenili: ne esistono 209 congeneri e sono stati vietati già negli anni 80 perché si è scoperto che non si degradano in nessun modo. La Iarc, l’Agenzia per la ricerca sul cancro con sede a Lione li ha classificati cancerogeni per l’uomo di livello 1. Di questi 209 fino a poco tempo fa si conosceva l’attività di soli 12 congeneri che hanno comportamenti del tutto simili alla diossina, poi s’è scoperta l’azione anche degli altri e tutti sono cancerogeni. Questo genere di sostanze inoltre, agisce come interferenti endocrini: alterano l’equilibrio ormonale andando a impattare sulle funzioni del sistema riproduttivo, sull’attività della tiroide e sullo sviluppo cognitivo. Queste sostanze agiscono su organismi in via di sviluppo anche a dosi minimali. In definitiva, non esiste alcuna soglia di sicurezza. Poi i metalli pesanti: parliamo di cromo, piombo, arsenico, la loro tossicità e pericolosità è accertata come il nesso con problemi di insufficienza renale, problemi alle ossa e all’apparato riproduttivo. Il cromo esavalente è un cancerogeno certo. Diossine e Pcb sono sostanze lipofile, significa cioè che si accumulano in particolare negli animali, nella carne e nel latte. Invece di licenziare norme più rigorose a tutela della salute umana si permette lo spargimento di fanghi con questi livelli di sostanze. Così si compromette la qualità delle colture e si aumenta il rischio per la nostra salute”. FATE UN PASSO INDIETRO Quello che Il Salvagente vi chiede a nome dei consumatori e dei produttori che domani potrebbero trovarsi a pagare l’inevitabile inquinamento dei prodotti della terra, è un passo indietro tornando al limite precauzionale di concentrazione di sostanze nei terreni previsti dalla legge 152 del 2006 con una soglia di 50 mg/kg di sostanza secca. Un gesto di sana politica e di rispetto tanto di uno dei gioielli italiani, il tanto proclamato made in Italy alimentare che di precauzione nei confronti dei consumatori.

IL SALVAGENTE
78,906 supporters
Petitioning Gian Marco Centinaio, Sergio Costa, Stephane Coum, Francesco Pugliese, Paul Staudinger, marco pedroni, Marco Brunelli, Sami Kahale, Luca Boselli, Philippe Baroukh, Arturo Bastianello, Michele Ratti...

Stop plastica e sprechi: introduciamo il reparto sfuso nei supermercati!

Nel 2017 nella sola Italia sono stati prodotti 2.27 milioni di tonnellate (2,27 miliardi di chili!) di plastica unicamente per imballaggi, di cui ben il 60% (1,28 mln di tonnellate all’anno) finisce in discarica, negli inceneritori o disperso. Il problema però è globale: per ogni chilo di plastica riciclata (nel mondo solo il 15%!) se ne producono otto, con danni immensi per il pianeta sia nel momento della produzione (per 1 kg di plastica PEC servono 2 kg di petrolio – con annesse emissioni - e 17 lt di acqua) che in quello del (fallimentare) smaltimento. I nostri oceani stanno infatti soffocando: mentre nel Pacifico si è creata un'isola di rifiuti grande quanto gli Stati Uniti, 700 kg di plastica finiscono in mare ogni secondo. Ancora prima del riciclo quindi, la vera priorità è la riduzione della produzione di materiale plastico. Il principale responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio (2/3 del totale) è il settore agroalimentare ed insieme, come consumatori, possiamo fare in modo che la situazione cambi. In quest’ottica una soluzione semplice ed economica esiste: dobbiamo cambiare radicalmente il modo in cui facciamo la spesa. Sostituire la busta di plastica con quella di cotone quando tutto ciò che la contiene è imbustato e impacchettato non può essere sufficiente. Chiediamo quindi a tutte le catene di grande distribuzione di introdurre nei propri punti vendita sezioni dedicate allo sfuso: pasta, riso, biscotti, cereali, legumi, insalata, caffè, uova, latte, vino, detersivi e chi più ne ha più ne metta. Se è normale per frutta e verdura, perché non può esserlo per (quasi) ogni altra cosa che consumiamo? In Italia ci sono già molte realtà che propongono lo sfuso (https://goo.gl/WB9epH): si può fare, facciamolo! I vantaggi dello sfuso:- Più Ambiente: introdurre lo sfuso permetterebbe di eliminare gran parte degli imballaggi, che da soli rappresentano ben il 40% della produzione di plastica in Europa. In sintesi, meno CO2 emessa e meno plastica da smaltire.- Più Risparmio: l’imballaggio rappresenta un costo nascosto consistente, che incide in modo significativo sul prezzo del prodotto. Esso contribuisce addirittura fino al 30% del prezzo finale e spesso, al netto del margine di profitto, costa più del prodotto stesso. - Meno Sprechi: la scelta dello sfuso permetterebbe poi di acquistare esattamente la quantità di cibo di cui si ha bisogno. Lo spreco alimentare domestico è infatti un problema immenso dal punto di vista economico, sociale ed ambientale (per citarne alcuni, vengono buttati il 28% di pasta e pane, 29% di uova, 30% di carne e 32% di latticini acquistati) e l’acquisto di cibo sfuso contribuirebbe a ridurlo significativamente. Contribuire in modo significativo alla riduzione dei rifiuti è possibile e pretendiamo che le grandi catene di distribuzione ci mettano nelle condizioni di poterlo fare nel modo più efficace possibile. L’introduzione di un consistente reparto di prodotti sfusi nei supermercati è un passo importante per una cospicua e immediata riduzione di imballaggi superflui che gravano sull’ambiente e sul nostro futuro. In un momento così delicato la questione deve essere anteposta ad ogni altro interesse e devono essere messe in atto dagli attori coinvolti tutte le misure possibili per arginare il problema. E’ tempo di rivoluzionare le nostre abitudini, sei disposto a farlo? La petizione gode del patrocinio della Federazione Nazionale Pro Natura   Questa petizione sarà consegnata a: Gian Marco Centinaio, Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Sami Kahale, dg Esselunga Stephane Coum, Direttore Operations Carrefour Marco Pedroni Presidente Coop Italia Francesco Pugliese AD Conad Philippe Baroukh, presidente esecutivo Auchan Retail Italia Arturo Bastianello, presidente Pam Ivan Odorizzi, presidente Eurospin Paul Staudinger Presidente AD Despar Luca Boselli, ad Lidl Italia Marco Brunelli, Proprietario Iper Maniele Tasca, dg Selex Francesco Del Prete, presidente Sigma Roberto Fagnani CFO Penny Market Michele Ratti, ad Bennet

Pietro Furbatto
58,771 supporters