Decision Maker

Enrico Rossi

  • Presidente Regione Toscana

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Petitioning Sergio Costa, Luigi De Mossi, Enrico Rossi, Roberto Speranza

Basta Palio di Siena

Al Palio straordinario di Siena, per il centenario della Prima guerra mondiale, ieri il  cavallo Raol si è ferito gravemente, fratturandosi la zampa anteriore. Questa mattina è stato abbattuto. Con la sua morte, salgono a 8 i cavalli deceduti in questa manifestazione dal 2000. Bisogna dire basta allo svolgimento di manifestazioni che possono provocare danni e lesioni agli animali. Questi spettacoli sono un insulto alla vita e uno schiaffo all'immagine del Bel Paese. Dopo questa tragedia il minimo che si possa fare è abolire il Palio di Siena. È una delle gare più pericolose in assoluto. Circa 51 cavalli sono morti dal 1970 a oggi. È davvero un'indecenza che si tolleri questa crudeltà in nome di una esibizione che si fonda sullo sfruttamento degli animali a fini commerciali. Nel 2015 la cavalla Periclea si infortunò in questa medesima competizione e fu abbattuta a soli sette anni. Consideriamo inaccettabile che la vita di Raol sia cessata per colpa di un rito retrogrado. Siamo sinceramente stanchi di questa violenza e di questi maltrattamenti. La morte di animali è una costante, con una tragica media di un decesso ogni due anni. Il Palio non può essere considerato un patrimonio dell’umanità, perché non vi può essere nulla di culturale nello sfruttamento di una creatura vivente e nella sua morte. Le tradizioni si devono adeguare alla crescente sensibilità e favorire il rispetto della biodiversità. Rinaldo Sidolihttps://www.facebook.com/rinaldosidoli/

Rinaldo Sidoli
111,024 supporters
Petitioning Enrico Rossi

Salviamo i Pronto Soccorso!

Il Pronto Soccorso (PS) è da sempre un punto di riferimento per la tutela della salute del Cittadino. La carenza di personale medico ed infermieristico ha ormai raggiunto livelli critici. Nessuno vuole più lavorare in PS poichè è un ambiente stressante, complesso, sottopagato, con enormi responsabilità, aperto 365 giorni all'anno, 24 ore al giorno. Anziché cercare soluzioni strutturali le Regioni hanno proposto soluzioni emergenziali, quali ad esempio il reclutamento di medici stranieri convenzionati, di medici pensionati richiamati in servizio ed ora anche di medici neolaureati. Queste soluzioni sono svilenti per gli specialisti che lavorano in PS e pericolose per l'utenza, che rischia di essere curata da personale senza competenze specifiche. Chiediamo che vengano ascoltate le nostre proposte, che mirano a correggere le cause e non a tamponare le conseguenze. Sul lungo periodo chiediamo di: 1) aumentare le borse ministeriali e regionali per la formazione specialistica in  Medicina d’Emergenza-Urgenza fino al massimo consentito dalla rete formativa per raggiungere gli 800 contratti annuali;2) riconoscere al lavoro di Medico ed Infermiere d’Emergenza-Urgenza lo status di lavori usuranti;3) incrementare lo stipendio per il personale medico ed infermieristico dei Pronto Soccorso;4) incrementare l’efficienza del filtro territoriale ed aumentare i posti di degenza presso i reparti ospedalieri;5) elaborare una carriera universitaria specifica per la Medicina d’Emergenza Urgenza. Nell'immediato chiediamo di:  1) attivare i concorsi a tempo indeterminato per gli specialisti e per gli specializzandi dell’ultimo anno, recependo appieno i commi 547 e 548 recentemente approvati in Legge di Bilancio 2019;2) eliminare immediatamente la possibilità di un canale formativo parallelo non standardizzato che porterebbe alla creazione di un medico di Emergenza-Urgenza di serie B con le stesse responsabilità;3) permettere agli specializzandi dell'ultimo anno di Medicina d'Emergenza Urgenza, delle specialità equipollenti e delle specialità affini di fornire prestazioni limitate e adeguatamente retribuite extra orario formativo, con vincoli tali da non inficiare la qualità della formazione, in analogia a quanto avviene per le sostituzioni di guardia medica e dei medici di medicina generale.  

Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d'Emergenza-Urgenza (CoSMEU)
77,877 supporters
Victory
Petitioning Stefania Giannini

Pasta Rummo in tutte le scuole! #SaveRummo

Il Pastificio Rummo di Benevento produce pasta da oltre 160 anni, rappresentando in questo settore una delle eccellenze del made in Italy. La notte tra il 14 e il 15 ottobre questa storica azienda è stata duramente colpita dal nubifragio che si è abbattuto sul beneventano. Tutta la struttura produttiva è stata invasa da acqua e fango, alcuni macchinari e prodotti sono andati distrutti. Lo stabilimento sarà inagibile per parecchio tempo, mentre centinaia di dipendenti sono attualmente senza lavoro. In tanti si sono già mobilitati per dare una mano ad azienda e lavoratori, invitando quante più persone possibili a comprare pacchi di pasta Rummo. Sono un medico nutrizionista, mi piace scrivere di cibo e nel 2014 ho vinto la terza edizione di MasterChef Italia. Promuovo quotidianamente la gastronomia italiana di qualità, il cibo sano nelle scuole, la tutela dei mercati e la diffusione della cultura del cibo. In questi ultimi due anni ho girato le scuole d'Italia per parlare di gusto. E non sempre nella mensa della scuola ci sono grandi sorrisi. Malgrado gli sforzi di tutti. Sono le materie prime a fare la differenza e, tra i prodotti industriali, nella pasta Rummo la differenza si sente.  Mi piacerebbe che le mense di tutte le scuole italiane si impegnassero a utilizzare la pasta Rummo per la preparazione dei primi piatti, sostituendola per il momento a quella che utilizzano attualmente. Con un’azione del genere potremmo dare un grande aiuto al pastificio e allo stesso tempo nutrire i nostri bambini con un alimento eccellente, insegnando loro il valore dell'aiuto reciproco. Potremmo, insomma, farci del bene facendo del bene. Con gusto.  Per questo mi rivolgo al ministero dell’Istruzione e ai Presidenti di tutte le Regioni italiane, ai Presidi e a tutte le mamme, invitandoli a raccogliere il mio appello e ad adoperarsi perché i gestori di tutte le mense scolastiche italiane compiano questo gesto di grande solidarietà. A far del bene c'è più gusto! #SaveRummo

Federico Francesco Ferrero
66,965 supporters
Petitioning comuni toscani, Enrico Rossi, Dario Nardella

Sostieni l'Agricoltura Contadina Toscana

Siamo le contadine e i contadini toscani.Veniamo da terre diverse e lontane tra loro. Ogni giorno, anche durante il regime di quarantena e nonostante il blocco immotivato delle nostre reti locali di distribuzione, assistiamo le nostre comunità garantendo cibo sano, genuino e libero da sfruttamento. Vorremmo essere precisi nell'identificare e distinguere coloro che praticano un'attività contadina da quelli che invece intendono la terra e l'agricoltura come una mera attività commerciale fine a massimizzare le rese ed i profitti.In primo luogo la figura contadina svolge attraverso la conoscenza del territorio e dei sistemi naturali locali un ruolo fondamentale di custodia, preservazione e miglioramento delle terre e dell'ambiente in cui vive e lavora. L'attività contadina agro ecologica si esercita da solo/a o in associazione con altri come comunità. Stiamo parlando di attività di piccola produzione agricola e di sussistenza, orientate in caso di eccedenze ad un mercato locale. Essa si affida prevalentemente al lavoro familiare e comunitario, o ad altri modi non monetizzati di organizzare il lavoro, come il mutuo aiuto. L'agricoltura contadina dipende intrinsecamente dalla terra e dalla comunità territoriale circostante.Il sistema prevalente di produzione e distribuzione del cibo in Italia e nei paesi dell’area OCSE è caratterizzato dal dominio delle grandi Catene Industriali e dal sistema della Grande Distribuzione Organizzata. Noi pensiamo che questo regime debba essere progressivamente sostituito dai sistemi locali delle reti alimentari contadine, reti che attualmente sono vitali ma, troppo spesso, residuali. Pensiamo che questa graduale sostituzione sia vantaggiosa ed urgente dal punto di vista agricolo, economico, sociale ed ecologico.L'alimentazione sana e locale costituisce la prima forma di tutela della salute e garantisce un corretto sviluppo delle difese immunitarie, dunque la produzione, circolazione e l'accesso ai prodotti agroecologici devono essere sostenuti ed incentivati dalle amministrazioni pubbliche.Il modello agroindustriale è un sistema di produzione e distribuzione del cibo che provoca morte e sfruttamento. Esso oltre a contribuire all'avvelenamento delle acque e alla sterilità dei suoli a causa dell'utilizzo massiccio della chimica è responsabile per 1/3 delle emissioni di Co2 nel pianeta. Il suo funzionamento è basato sulle condizioni di miseria e schiavitù alle quali i braccianti (nei campi, nella logistica e nell'industria alimentare) sono sottoposti.Le istituzioni europee, nazionali e locali ormai da alcuni anni esercitano una contraddittoria retorica ambientalista, promuovendo a parole lo sviluppo di attività rurali e biologiche. Questi proclami , spesso accompagnati da normative indecifrabili e prive di vincoli reali, favoriscono e promuovono quelle grandi aziende che attraverso i finanziamenti PAC ed altri incentivi possono così sviluppare il loro mercato alimentare destinato al consumo dei più abbienti. Inoltre queste aziende praticano la monocultura e gestioni agronomiche intensive parimenti alle aziende convenzionali. L'accesso alla terra per le piccole realtà contadine che favoriscono i processi partecipativi per l'Autodeterminazione alimentare è spesso ostacolato da un quadro burocratico e normativo che costringe il contadino a farsi imprenditore. Il cibo da risorsa essenziale alla vita diviene merce di consumo e non diritto inalienabile.SECONDO QUESTE CONSIDERAZIONI GENERALI ESIGIAMO DA PARTE DELLA REGIONE TOSCANA E DAI COMUNI CHE :1) Vengano riconosciute le comunità contadine diffuse che, se organizzate su base comunitaria ed assembleare, possano operare nel proprio territorio senza rispondere al quadro normativo agricolo vigente.2) Le pratiche contadine (come lo scambio e distribuzione dei prodotti agricoli, il mutuo aiuto lavorativo e la riproduzione e scambio delle sementi ) non siano considerate atti commerciali ma servizi alla comunità.3) La Garanzia Partecipata sia riconosciuta come forma di autocontrollo comunitario . Questo sistema garantisce, all'interno dei circuiti di economia locale, la trasparenza nella realizzazione e nella distribuzione del cibo, svincola i contadini e le contadine dall'agribusiness e dai sistemi ufficiali di certificazione. Inoltre la garanzia partecipata rende localmente visibili le responsabilità ambientali implicate nelle pratiche agricole e la costruzione dei prezzi dei prodotti.4) Nell'eventualità di altri episodi di emergenza i GAS, gli empori di comunità ed i mercati contadini continuino ad operare per garantire l'accesso a una alimentazione sana e genuina nel rispetto del principio dell'Autodeterminazione alimentare; essi dovranno essere tutelati e incentivati in quanto portatori all'interno delle città di cibo sano e genuino, indispensabile per la salute collettiva.5) I mercati contadini organizzati dalle stesse comunità debbano poter disporre del suolo pubblico gratuito e avere un accesso facilitato a piazze e spazi comunali. Questi mercati che svolgono un importante funzione di sensibilizzazione e aggregazione non devono essere equiparati alle attività commerciali che si svolgono nei mercati comunali.6) Le pratiche burocratiche legate alle attività contadine siano espletate da funzionari pubblici e non dalle organizzazioni di categoria (come ad esempio: Cia, Coldiretti, Confagricoltura), creando sportelli comunali ai quali i produttori delle comunità possano rivolgersi.7) Limitino fortemente l'uso dei pesticidi e al contempo istituiscano - con l’aiuto di contadine, contadini, ricercatrici, ricercatori e docenti - sportelli di consulenza, corsi di formazione, workshops e attività di tutoraggio al fine di favorire la conversione agroecologica dei propri territori. Sostenendo nuovi insediamenti e aiutando la transizione di aziende esistenti dal convenzionale a agricolture ecologiche le amministrazioni pubbliche possono svolgere un ruolo dentro alla transizione ecologica.Coordinamento delle Comunità Contadine Toscane

Coordinamento delle Comunità Contadine Toscane
51,137 supporters
Petitioning Enrico Rossi

Campagna per esecuzione tamponi in Regione Toscana

AL GOVERNATORE DELLA REGIONE TOSCANA ENRICO ROSSIALL'ASSESSORE ALLA SALUTE STEFANIA SACCARDI ALL'ORDINE DEI MEDICI DI FIRENZE Vogliamo mettere in evidenza recenti importanti evidenze clinico-epidemiologiche relative all’infezione da Covid19:1.in ITALIA a Vò Euganeo in Veneto è stato condotto uno studio clinico-epidemiologico, sotto la direzione del prof. Crisanti, in cui tutta la popolazione è stata sottoposta a tampone in due tempi, a distanza di tre giorni. Tale studio ha permesso di identificare fin dall’inizio sia le persone asintomatiche che le sintomatiche. Degli infetti tra il 50 ed il 75% era completamente asintomatico. Tutti sono stati isolati con il risultato di un calo del tasso di infezione di circa 12 volte: nella prima analisi c’era un tasso di infezione del 3%, nella seconda era calato al 2,5 per mille 2.in VIETNAM grazie a ferrei protocolli di contenimento e alla realizzazione di un tampone in grado di verificare la positività entro un’ora, si registrano ad oggi soli 44 casi di cui solo 2 autoctoni e nessun decesso 3.   in COREA DEL SUD, dove è stato attuato uno screening con tampone a tappeto, con cui vengono testate ventimila persone al giorno e chi è risultato positivo viene messo in auto-quarantena e monitorato attraverso app sanitarie, ad oggi sono contagiate poco più di 8000 persone con soli 72 decessi. In Italia ad oggi siamo a 23073 contagi e 2158 decessi.  Uno studio pubblicato sulla rivista "'Lancet' dice che se non si riesce a mettere in quarantena almeno il 70% dei contatti di un positivo non si può riuscire a fermare la malattia in tre mesi e che la probabilità di controllare l’espansione dell’epidemia diminuisce all’aumentare dei tempi di identificazione dei casi positivi anche asintomatici e di attivazione dell’ isolamento. Come ha chiaramente scritto il Prof.Sergio Romagnani da tali dati emergono due fondamentali evidenze: ·La percentuale delle persone infette nella popolazione è altissima e la maggioranza dei casi è asintomatica ·L’isolamento delle persone positive asintomatiche è essenziale per riuscire a controllare sia la diffusione che la gravità della malattia Diventa indispensabile pertanto identificare il più alto numero possibile di persone infette asintomatiche che sono la principale fonte di infezione ed occorre farlo il più presto possibile, cominciando dai lavoratori più esposti al contagio tra cui in particolare il personale sanitario che più facilmente può sviluppare un’infezione asintomatica e diventare fonte di diffusione del contagio. In sostanza il rischio che ospedali, ambulatori e presidi sanitari diventino delle comunità ad alto potenziale infettante, non solo è reale e molto alto ma condiziona anche la gravità ed il rischio di malattia. RITENIAMO CHE SIA ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE 1.estendere l’esecuzione dei tamponi a tutte le persone che hanno elevata probabilità di contrarre e di trasmettere il virus 2.dotare le persone a più alto rischio di essere contagiati e di contagiare degli adeguati presidi previsti ai fini di proteggere gli altri da se stessi Noi medici, infermieri, operatori sanitari tutti, vogliamo essere messi nella condizione di poter eseguire il nostro lavoro con la sicurezza di non essere noi fonte di contagio e, attraverso l’estensione dello screening con il tampone, che si arrivi all’isolamento di un numero sempre maggiore di soggetti infetti in modo da circoscrivere sempre più l’infezione ed accelerare la fine del contagio. In questo momento ciò che è importante è fare un punto zero: - chi adesso è portatore di questo virus e quindi infettante e chi no e quindi separare le persone per non aumentare i contagi- ripetere il test dopo due/tre settimane in modo da stabilire chi si è negativizzato e quindi non è più contagiante. Siamo consapevoli che chiediamo uno sforzo economico importante, ma siamo anche convinti che questo prezzo sarà molto inferiore a quello che già stiamo pagando, oltre che in termini di perdite umane, anche con i costi per la cura di coloro che si sono già ammalati, con quelli a venire che con quelli che sicuramente aumenteranno per i pazienti che non possono accedere ad interventi di screening preventivi e con la chiusura forzata di tutte le attività produttive del paese. Vogliamo essere messi in sicurezza per non ammalarci e non fare ammalare e per poter continuare a curare chi si ammala Dr.ssa Susanna OngariMedicina Generale - USL Toscana Centro – AFT Statuto/VittoriaSpec. in Allergologia ed Immunologia Clinica Dott. Marco Bernini,Specialista in Chirurgia Generale, Dottore di Ricerca in Chirurgia, Chirurgia della Mammella,  Breast Unit, Dipartimento di Oncologia, AOU-Careggi, FIRENZE Firenze, 17 marzo 2020

Marco Bernini
11,638 supporters
Petitioning Roberto Speranza

Urgente! Troppo poche le reti territoriali per le cure palliative pediatriche

In Italia sono 30.000 i bambini affetti da patologia inguaribile che hanno diritto a ricevere cure palliative pediatriche. Si tratta di minori con patologie complesse, che richiedono assistenza specifica e multi specialistica finalizzata a migliorare la qualità della loro vita e quella delle loro famiglie. Ad oggi, sebbene la legge 38/2010 sulle cure palliative sancisca il diritto di questi bambini a ricevere assistenza sanitaria anche presso il loro domicilio, molte Regioni non hanno ancora sviluppato la rete necessaria ad attivarne la presa in carico. Esistono diversi studi internazionali[1] che mostrano come, a parità di servizio di assistenza, i costi sanitari dei minori con patologie inguaribili curati in ospedale siano maggiori di quelli in trattamento domiciliare. Senza parlare delle ricadute sulla qualità della loro vita che ha bisogno, il più possibile, di “normalità” e di tutte le attenzioni e attività necessarie allo sviluppo del minore. Bisogni che, a casa, possono essere maggiormente soddisfatti. Un bambino, anche se malato, è prima di tutto un bambino. L’emergenza COVID-19 ci ha insegnato che una rete territoriale per il trattamento dei malati è necessaria per tutelare al meglio la salute dei pazienti e dei cittadini. Se questo modello fosse già stato implementato ed in essere, avrebbe diminuito la pressione sulle strutture ospedaliere e, di conseguenza, contenuto i disagi per la popolazione. Per i minori malati e per le loro famiglie, questo è ancora più vero. La Rete di Cure Palliative Pediatriche consente infatti di gestire a casa moltissimi dei problemi/criticità che questi bambini e queste famiglie presentano: permette loro di "vivere con qualità" insiema ai loro cari, ai loro affetti, alle cose che amano e desiderano, seppur in malattia e difficoltà. Il tutto in sicurezza e in continuità di riferimenti e di obiettivi. Chiediamo quindi al Ministro Speranza di vigilare sull’andamento dell’applicazione della legge 38/2010 nelle singole regioni e a tutti i Presidenti di Regione di realizzare la rete di cure palliative pediatriche, soprattutto attraverso l'implementazione dei servizi di assistenza domiciliare, basati sulle specifiche necessità individuali dei piccoli pazienti. Era un loro diritto prima, lo è oggi ancora di più. Sostieni questa battaglia con la tua firma e aiutaci a dare risposte e sostegno a tutti i familiari di bambini affetti da patologia inguaribile. #acasaèpiùmeglio [1] “Cost Analysis and Policy Implications of a Pediatric Palliative Care Program” Journal of Pain and Symptoms Management 2016  

Fondazione Maruzza Onlus
5,824 supporters
Petitioning Sergio Mattarella, Giuseppe Conte, Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano, Roberto Speranza, Spadafora , federazione italiana tennis, Enrico Rossi, Sindaco di Siena, Prefettura di ...

Riapertura Circoli Tennis in sicurezza il 4 maggio

Egr. Presidente della Repubblica, Egr. Presidente del Consiglio, egr. Ministro della Salute, egr. Ministro politiche giovanili e Sport, egr. Presidente regione Toscana, egr. Sindaco di Siena, egr. Prefetto di Siena, alla federazione italiana Tennis.   Comprendendo l'assoluta necessità di cautela nel prevedere possibili riaperture, ma considerando anche necessaria un'adeguata programmazione nel prevedere tali riaperture; in virtù del possibile ritorno a svolgere attività motorie/sportive in assoluta sicurezza ed in particolare di attività sportive all'aperto, in vista del prossimo 4 maggio; considerando il tennis (come dichiarato da virologi e esperti nel settore) attività che consente, anzi necessita di misure naturali di distanziamento sociale; inserendo nell'eventuale autorizzazione tutte le misure di sanificazione, controllo e sicurezza, necessarie per procedere progressivamente alle  riaperture previste; CHIEDIAMO  di poter riaprire i circoli tennis dal 4 maggio, sottolineando più la necessità di salute, il bisogno psicofisico, ed il diritto naturale dei singoli cittadini di tornare a svolgere attività motorie (in assoluta sicurezza), che non la necessità personale ed economica dei singoli circoli, associazioni o società sportive, che probabilmente dovendo operare a regimi ridotti avranno più costi che benefici. Facciamo altresi notare, che una riapertura di strutture sportive come i circoli tennis (per la sola attività sportiva) potrebbe essere una forma di progetto pilota da poter studiare ed estendere ad altre attività sportive, economiche e sociali in tutta sicurezza. Lo SPORT è SALUTE!  Certi della vostra sensibilità, in materia di Salute pubblica, benessere collettivo e sociale, Porgiamo Distinti saluti ASD La Racchetta (Siena) Davide Patrone     

Davide Patrone
4,058 supporters
Petitioning Presidente del Consiglio, Sergio Costa, Enrico Rossi, Alberto Bonisoli, Gian Marco Centinaio, antonfrancesco vivarelli, gianfranco farnetani

Salviamo le Pinete grossetane

SALVIAMO LE PINETE GROSSETANE Il GUFI – Gruppo Unitario per le Foreste Italiane, Onlus che riunisce cittadini e associazioni che si battono in difesa del nostro patrimonio boschivo, chiede che il Piano AIB previsto dalla Regione Toscana per le Pinete litoranee grossetane venga bloccato con effetto immediato e non riproposto prima di una radicale revisione, e chiede ai cittadini di inviare una mail di protesta agli indirizzi sotto riportati per fermare l’imminente devastazione delle Pinete. Il Pinete grossetane sono un patrimonio naturale e culturale importantissimo, riconosciuto dalla UE che le ha dichiarate Sito di interesse comunitario, e la loro devastazione mediante un Piano AIB che prevede - come se fossimo nell’Ottocento - il taglio esteso dei pini e di quasi tutto il sottobosco è inaccettabile, tanto più se avviene con i fondi pubblici destinati alla protezione del nostro patrimonio boschivo. Chiediamo inoltre quale sarebbe il destino previsto per il legname che risulterebbe dagli estesi tagli previsti, nella speranza che non vi sia alcun collegamento con la vertiginosa crescita della domanda di legname per alimentare le centrali a biomasse: una forma di produzione energetica altamente inquinante. Le foreste sono un bene comune, fondamentale per la salute umana, sia fisica che psicologica, e per la sicurezza idrogeologica del territorio italiano. Foreste come le Pinete grossetane, in particolare, sono ancora più preziose perché costituiscono un ecosistema ricco di biodiversità, protetto da leggi europee, italiane e regionali e sono habitat di diverse specie vegetali e animali, alcune delle quali parimenti protette. Questo patrimonio appartiene di diritto a tutti i cittadini italiani e del mondo e in particolare alle giovani generazioni, il cui futuro è già stato messo sufficientemente a repentaglio. Protestiamo quindi a nome di quelli che non hanno voce: gli alberi e gli arbusti, i cuculi e le ghiandaie; e in particolare a nome dei nostri giovani, che invadono le piazze chiedendoci di cambiare direzione, inascoltati da chi come voi avrebbe il potere di cambiare le cose. Vi chiediamo quindi di ascoltarli, e di fermare immediatamente il Piano AIB, che in ogni caso non può essere messo in atto ora perché la legge vieta nei periodi primaverili ed estivi qualunque intervento che possa disturbare la riproduzione dell’avifauna selvatica. Chiediamo che il piano venga rivisto radicalmente e che i fondi pubblici disponibili vengano utilizzati per la protezione e la sorveglianza attiva, con dispiego di mezzi e uomini, formando e pagando migliaia di giovani disoccupati, così come usando telecamere, droni e quant’altro permette la moderna tecnologia, e analizzando a fondo le cause reali degli incendi, al 99% di origine antropica, la maggioranza dei quali dolosi; un piano che prevenga gli atti criminali di innesco; un piano che tenga conto dell’attuale destinazione d’uso delle Pinete, cioè quella turistica, e crei lavoro valorizzando davvero il nostro straordinario patrimonio naturale, e cioè proteggendolo, e non devastandolo. Chiediamo che Piano AIB venga rivisto basandosi sulla moderna letteratura scientifica e sui più moderni metodi di lotta agli incendi, abbandonando tecniche del passato che non sono più appropriate sia perché la destinazione d’uso delle Pinete è cambiata, passando dalla produzione al turismo, sia perché storicamente non si è rivelata efficace in chiave di protezione antincendio. Auspichiamo che nel fare questo venga coinvolta la società civile, perché piani di questa natura vanno costruiti attraverso modalità volte a garantire il più ampio coinvolgimento possibile, con strumenti di democrazia partecipativa e diretta. GUFI – Gruppo Unitario per le Foreste Italiane MAIL DI PROTESTAPreghiamo i cittadini di far sentire la propria voce mandando una mail di protesta (se desiderate potete utilizzare il testo di questa petizione, sottoscrivendolo con il vostro nome) ai seguenti indirizzi mail istituzionali, con oggetto No alla devastazione delle Pinete. enrico.rossi@regione.toscana.it; vittorio.bugli@regione.toscana.it; alberto.fluvi@regione.toscana.it; marco.remaschi@regione.toscana.it; stefania.saccardi@regione.toscana.it; vincenzo.ceccarelli@regione.toscana.it; federica.fratoni@regione.toscana.it; giani@consiglio.regione.toscana.it; consiglioregionale@postacert.toscana.it; presidente@pec.governo.it; procedimenti@beniculturali.it; ministro@politicheagricole.it; urp@minambiente.iturp@minambiente.it; dva@minambiente.it; m.ramazzotti@comune.castiglionedellapescaia.gr.it; v.tamburini@comune.castiglionedellapescaia.gr.it; mc.monaca@comune.castiglionedellapescaia.gr.it; m.fanti@comune.castiglionedellapescaia.gr.it; comune.grosseto@postacert.toscana.it; sindaco@comune.grosseto.it; luca.agresti@comune.grosseto.it; riccardo.megale@comune.grosseto.it; simona.petrucci@comune.grosseto.it; fabrizio.rossi@comune.grosseto.it; fausto.turbanti@comune.grosseto.it; info@unionecomunicollinemetallifere.it; fgr43516@pec.carabinieri.it  

GUFI - Gruppo Unitario per le Foreste Italiane
3,812 supporters