LE PROVE INVALSI NEL CURRICULUM? UN ERRORE SCIENTIFICO, EDUCATIVO E POLITICO

Il problema

LE  PROVE INVALSI NEL CURRICULUM?
METTIAMO IN DISCUSSIONE UNA SCELTA SBAGLIATA DAL PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO, EDUCATIVO E POLITICO

Esprimiamo la nostra contrarietà nei confronti della scelta di inserire il risultato delle prove INVALSI nel curriculum di studentesse e studenti.

Riteniamo che tale scelta sia frutto di gravissimi errori di natura scientifica, educativa e politica. Riteniamo che questi tre errori siano legati tra loro da una visione antiscientifica, antieducativa e antidemocratica dei rapporti tra scuola e società.

Il primo errore è di natura scientifica e consiste nel non aver considerato le indicazioni provenienti dalla ricerca educativa sui danni legati a un uso improprio di prove standardizzate. Tali prove possono fornire indicazioni preziose se finalizzate a gettare luce sui punti di forza e di debolezza del nostro sistema educativo ma tendono a compromettere la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento se vengono assunte come obiettivo e impiegate per rilevare lo sviluppo di competenze di singoli individui. 

A questo primo errore di natura scientifica se ne aggiunge un secondo di natura educativa. Esso consiste nella messa in discussione dell’autonomia e della libertà di scuole e docenti.  Sappiamo che la valutazione e la certificazione delle competenze sviluppate da studentesse e studenti sono operazioni complesse e dinamiche. Pertanto, esse non possono essere risolte con la somministrazione di una singola prova da parte di un ente esterno ma, al contrario, rappresentano una responsabilità che va affidata al corpo docente e alla comunità educante. 

Il terzo errore, infine, è di natura politica e consiste nella scelta di aver sottratto questa gravissima e deleteria decisione al dibattito parlamentare e alla discussione pubblica, senza aver prestato ascolto alle voci della scuola e, più in generale, della società civile.

Per questi motivi chiediamo di aprire una riflessione e un confronto sull’uso delle prove INVALSI prima di assumere decisioni che potrebbero rivelarsi deleterie.

Come evidenziato decenni fa da Aldo Visalberghi - uno dei padri dello sperimentalismo educativo italiano - pensare di affrontare il problema delle differenze territoriali nella valutazione intervenendo non sulle condizioni strutturali che determinano le disparità di opportunità educativa ma imponendo una valutazione standardizzata è una scelta che rischia di riprodurre, rafforzare e legittimare le differenze esistenti. 

Una scelta che, ancora una volta, deresponsabilizza la politica scaricando sulle spalle di scuole, docenti, studentesse e studenti tutto il peso di disuguaglianze e ingiustizie di natura sociale ed economica.

 

CRESPI (Centro Interuniversitario di Ricerca Educativa sulla Professionalità dell’Insegnante)
CVE (Coordinamento per la Valutazione Educativa)

 

avatar of the starter
cristiano corsiniPromotore della petizione

6632

Il problema

LE  PROVE INVALSI NEL CURRICULUM?
METTIAMO IN DISCUSSIONE UNA SCELTA SBAGLIATA DAL PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO, EDUCATIVO E POLITICO

Esprimiamo la nostra contrarietà nei confronti della scelta di inserire il risultato delle prove INVALSI nel curriculum di studentesse e studenti.

Riteniamo che tale scelta sia frutto di gravissimi errori di natura scientifica, educativa e politica. Riteniamo che questi tre errori siano legati tra loro da una visione antiscientifica, antieducativa e antidemocratica dei rapporti tra scuola e società.

Il primo errore è di natura scientifica e consiste nel non aver considerato le indicazioni provenienti dalla ricerca educativa sui danni legati a un uso improprio di prove standardizzate. Tali prove possono fornire indicazioni preziose se finalizzate a gettare luce sui punti di forza e di debolezza del nostro sistema educativo ma tendono a compromettere la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento se vengono assunte come obiettivo e impiegate per rilevare lo sviluppo di competenze di singoli individui. 

A questo primo errore di natura scientifica se ne aggiunge un secondo di natura educativa. Esso consiste nella messa in discussione dell’autonomia e della libertà di scuole e docenti.  Sappiamo che la valutazione e la certificazione delle competenze sviluppate da studentesse e studenti sono operazioni complesse e dinamiche. Pertanto, esse non possono essere risolte con la somministrazione di una singola prova da parte di un ente esterno ma, al contrario, rappresentano una responsabilità che va affidata al corpo docente e alla comunità educante. 

Il terzo errore, infine, è di natura politica e consiste nella scelta di aver sottratto questa gravissima e deleteria decisione al dibattito parlamentare e alla discussione pubblica, senza aver prestato ascolto alle voci della scuola e, più in generale, della società civile.

Per questi motivi chiediamo di aprire una riflessione e un confronto sull’uso delle prove INVALSI prima di assumere decisioni che potrebbero rivelarsi deleterie.

Come evidenziato decenni fa da Aldo Visalberghi - uno dei padri dello sperimentalismo educativo italiano - pensare di affrontare il problema delle differenze territoriali nella valutazione intervenendo non sulle condizioni strutturali che determinano le disparità di opportunità educativa ma imponendo una valutazione standardizzata è una scelta che rischia di riprodurre, rafforzare e legittimare le differenze esistenti. 

Una scelta che, ancora una volta, deresponsabilizza la politica scaricando sulle spalle di scuole, docenti, studentesse e studenti tutto il peso di disuguaglianze e ingiustizie di natura sociale ed economica.

 

CRESPI (Centro Interuniversitario di Ricerca Educativa sulla Professionalità dell’Insegnante)
CVE (Coordinamento per la Valutazione Educativa)

 

avatar of the starter
cristiano corsiniPromotore della petizione
Sostieni ora

6632


Aggiornamenti sulla petizione