VOTARE A 16 ANNI SARÀ UN DIRITTO: CAMBIARE LA SCUOLA È UN DOVERE… URGENTE!

VOTARE A 16 ANNI SARÀ UN DIRITTO: CAMBIARE LA SCUOLA È UN DOVERE… URGENTE!

Il problema

I ragazzi italiani non hanno accolto la proposta di estendere il diritto di voto ai sedicenni. Dietro questo rifiuto, c’è la prova schiacciante del fallimento del nostro sistema scolastico che si limita solo a istruire – malamente! -  rinunciando in partenza alla formazione civile delle nuove generazioni. La Scuola Italiana è da molto tempo in agonia; al suo capezzale si sono avvicendati molti ministri che non hanno avuto il coraggio di dichiarare la gravità della situazione. Ognuno di loro si è solo limitato a ritoccare l’esame di Stato e/o ad effettuare qualche piccola inutile riforma, come la sciagurata “Alternanza Scuola Lavoro”. Chiediamo al ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi e al Governo Draghi di affrontare in maniera radicale la crisi della Scuola Italiana rinnovandola completamente e quindi modificando i cicli, e introducendo due nuove materie.

Per questa importantissima missione è necessario istituire uno straordinario Comitato Scientifico che possa lavorare con lo stesso spirito con il quale i componenti dell’Assemblea Costituente scrissero la nostra Costituzione.

Qui di seguito il testo che argomenta la petizione.

Sono un vecchio professore di filosofia in dirittura di pensione. Da grande vorrei diventare… il bambino della favola di Andersen: quello che in mezzo alla folla esclama: “il re è nudo!”. Nel frattempo, mi alleno guardando la vita con gli occhiali del Piccolo Principe. E così, tutte le volte che intravedo l’occasione di poter contribuire alla costruzione di un mondo migliore: l’Essenziale si manifesta miracolosamente davanti ai miei occhi. Solitamente, esso assume la forma dello scandalo, la “pietra d’inciampo”: questo è il significato etimologico di scandalo. Ci scandalizziamo quando inciampiamo in qualcosa che turba la nostra coscienza: e allora, siamo costretti a fermarci, e a riconsiderare il nostro cammino. Recentemente, io sono inciampato nella proposta di estendere il diritto di voto ai sedicenni. Enrico Letta ne ha parlato con entusiasmo nel suo discorso di insediamento alla segreteria del Partito Democratico. Non è la prima volta che si discute di abbassare il limite dì età del diritto al voto dai 18 ai 16 anni. E, naturalmente, non c’è niente di scandaloso in questo progetto. Lo scandalo, invece, risiede nel fatto che tutti i rappresentanti dei principali partiti politici siano favorevoli, e invece, la maggioranza dei diretti interessati non lo sia affatto. In un sondaggio accreditato, il 75% dei giovani sedicenni ha dichiarato di non sentirsi pronto per esercitare un diritto così complesso e delicato: è questa la pietra dello scandalo! Perché la condizione normale dovrebbe essere esattamente il contrario: i giovani che reclamano il diritto di voto e i rappresentanti dello Stato che glielo negano. La Storia insegna che la libertà non si dà, la libertà si conquista!

E quindi è chiaro che al momento, non è saggio estendere il diritto di voto agli attuali sedicenni, perché finora essi non hanno fatto nulla per rivendicarlo e vivono al riguardo in una condizione di totale impreparazione.

 I nostri giovani sono vittime del sistema scolastico che si limita solo a istruirli -  tra l’altro piuttosto malamente -  rinunciando in partenza alla loro formazione di cittadina e di cittadino. C’è, infatti, una profonda differenza tra istruzione ed educazione: la prima trasferisce nozioni e potenzia le menti; la seconda apre la dimensione emotiva e potenzia il cuore.  Il sentimento politico che incoraggia i ragazzi degli altri Paesi a recarsi nelle cabine elettorali per esprimere il proprio voto è quasi certamente il frutto di un’autentica educazione civile e democratica che in Italia manca. La nostra Scuola va dunque urgentemente rinnovata alla luce di questa gravissima lacuna. I nostri politici, se vogliono veramente estendere il voto ai giovani cittadini, dovrebbero sciogliere - una volta per tutte! -  i nodi che legano il sistema scolastico italiano ai principi della didattica ancora fermi al secolo scorso.   

 Invece, fino ad oggi, i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno introdotto solo piccole riforme inutili e a volte anche dannose. Per esempio, l’Alternanza Scuola-Lavoro è stata una boiata che ha aggravato ancora di più i tanti problemi riguardanti l’organizzazione dell’orario delle lezioni. L’abolizione della “tesina” all’Esame di Stato? Inopportuna, visto che essa svolgeva benissimo il suo semplice, ma prezioso compito di alleviare la tensione provocata dalla tanta temuta prova finale. La recentissima Educazione Civica “interdisciplinare”? Un rattoppo troppo piccolo per riuscire a cucire l’enorme strappo che separa lo studente dalla società civile.

Che cosa hanno in comune queste pseudo riforme è subito detto: sono gratis, gratuite… senza oneri per lo Stato. Ed è questo il dramma: lo Stato italiano continua a voler risparmiare e a non prendere coscienza che la sua Scuola (strumento insostituibile per la formazione del cittadino) è gravemente ammalata e che necessita immediatamente di una serie importante di interventi chirurgici costosi.

 La scuola media inferiore è inferiore di nome e di fatto: assolutamente inadeguata rispetto alle enormi difficoltà che l’alunno deve già affrontare da un punto di vista psicologico. In questo periodo, le ragazze e i ragazzi vivono gli anni cruciali dell’età evolutiva, e la Scuola, invece di educarli a crescere, li imbottisce di fredde nozioni e li “licenzia” subito, costringendoli a scegliere in maniera frettolosa un indirizzo di studi superiore che molto spesso si rivelerà sbagliato. Se oggi, infatti, il 75% dei giovani sedicenni ha dichiarato di non sentirsi pronto per andare a votare, il 100% dei tredicenni - se potesse - chiederebbe di rinviare, almeno di un anno, la scelta della scuola media superiore. E sarebbe più che giusto, visto che siamo   l’unico Paese in Europa che rilascia il diploma di scuola media a ragazzini di appena 13 anni! Il percorso didattico durante questa prima e delicata fase dell’adolescenza è disastroso. Bisognerebbe, innanzitutto, motivare i docenti: non si capisce perché gli insegnanti di scuola media inferiore debbano percepire uno stipendio minore rispetto ai loro colleghi delle superiori che già, a loro volta, sono sottopagati rispetto allo stipendio medio dei docenti europei. E poi, è assolutamente necessario aggiornare il piano di studi: occorre introdurre subito e a tutti gli effetti - con tanto di classe di concorso e oneri per lo Stato! -  la materia “Educazione Politica, Civile e Democratica”. Sì, ci deve essere nel curriculum scolastico dei nostri studenti anche l’Educazione Politica! Istituendo questa nuova disciplina, lo Stato avvierebbe la nobile missione di recuperare la dignità e il valore inestimabile di questa parola. Oggi, della Politica, la gente dice che è “sporca!” e che è “brutta!”: ma ci rendiamo conto della bestemmia che siamo costretti sentire!? Abbiamo il dovere di denunciare l’atroce delitto che è stato perpetrato ai danni della “Basiliké téchne – Tecnica regia”: così, Platone chiamava la Politica. Infatti, “mentre le comuni tecniche sanno come si devono fare le cose: la Politica – la tecnica sovrana -  decide Se e Perché si devono fare le cose!”: Umberto Galimberti docet. E i nostri ragazzi hanno il diritto - ma anche il dovere! -  di essere istruiti ed educati alla Tecnica regia.

 L’esame di terza media dovrebbe essere spostato alla fine del biennio delle attuali superiori, e lo studente meritevole, oltre a conseguire il canonico diploma, acquisirebbe anche un lodevole attestato che al conseguimento del 16° anno di età, gli darebbe diritto ad essere iscritto nelle liste elettorali del proprio Comune. Questa “Patente di Voto” attiverebbe sicuramente un prezioso circolo virtuoso: ragazzi più responsabili e più coinvolti nel dibattito politico riguardante la propria città. L’iniziazione al voto potrebbe benissimo avvenire per le elezioni amministrative comunali. Del resto, uno dei capitoli più importanti del programma di “Educazione Politica” dovrebbe essere dedicato alla storia e ai beni architettonici ed ambientali della città in cui si vive; perché - come afferma sant’Agostino - “si difende ciò che si ama, e si ama ciò che si conosce”. E a proposito del filosofo d’Ippona, l’insegnamento della nuova materia dovrebbe anche contenere conoscenze di Filosofia: la disciplina che contribuisce in maniera determinante a formare un pensiero critico. È inaccettabile che nel 2021, ci sia ancora una forte traccia della “più fascista” delle riforme volute da Mussolini. Fu, infatti, il ministro Giovanni Gentile ad escludere - con un criterio palesemente razzista – gli studenti delle scuole tecniche e professionali dallo studio della Filosofia, la madre di tutte le scienze. E, sul versante di ciò che è inaccettabile - collegato ancora al periodo fascista –, si trova anche l’Insegnamento della Religione Cattolica. Oggi, la cosiddetta “ora di Religione”: non sta più né in cielo né in terra… è il caso di dire! Dobbiamo aspettare di celebrare il centenario dei “Patti Lateranensi” per dichiarare che l’imbarazzante concordato Stato-Chiesa – più volte riveduto e corretto – è di fatto scaduto da diversi decenni? In alcune regioni del centronord, quasi il  25% degli studenti non si avvale più dell’insegnamento della religione cattolica; e in tutte le regioni, più del 70% degli studenti se ne avvale solo per “quieto vivere”. E, in ogni caso, per il 100% degli studenti, la Religione rimane una disciplina che non si studia perché è una materia che incide quasi niente sulla media dei voti e niente affatto sulla promozione o bocciatura. E invece, se i docenti di religione avessero lo stesso statuto didattico dei loro colleghi delle altre discipline, potrebbero non solo incidere sul destino scolastico degli studenti, ma anche sul loro destino umano. La Religione, infatti, contribuisce in maniera determinante allo sviluppo della natura umana perché è intimamente legata al sentimento del sacro e alla dimensione etica. Ma è chiaro che per valorizzare veramente l’ora di religione, bisognerebbe innanzitutto raddoppiarla: un’ora settimanale è insufficiente per svolgere qualsiasi tipo di programma. E poi, naturalmente, è assolutamente necessario archiviare definitivamente il vecchio ed anacronistico concordato del 1929 e introdurre una nuova materia come per esempio “Antropologia delle religioni e/o Storia delle religioni”.  Lo Stato dovrebbe quindi inaugurare una classe di concorso per questo nuovo insegnamento e le Università italiane dovrebbero istituire dei corsi di laurea ad hoc. E la Chiesa? La Chiesa dovrebbe dedicarsi unicamente alla propria missione: testimoniare la fede e indicare la via della salvezza, ma in altri luoghi che non siano quelli dello Stato e con altri metodi, differenti da quelli scolastici.

E a proposito di luoghi e metodi scolastici, due importanti leggi del codice della strada dovrebbero transitare con urgenza anche nel mondo della scuola: la capienza degli alunni nelle aule deve essere assolutamente rispettata come quella dei passeggeri nelle automobili, e gli edifici scolastici - così come le autovetture - devono essere periodicamente sottoposti a certificate revisioni. Nelle classi pollaio, la didattica è compromessa in partenza e negli edifici pericolanti, è addirittura la vita stessa ad essere coinvolta.

Per concludere dunque, se vogliamo che i nostri sedicenni vadano a votare, la Scuola italiana deve assumersi la responsabilità di fornire ai propri studenti un’adeguata preparazione politica, civile e religiosa.

 L’attuale governo di unità nazionale, i miliardi di euro provenienti dall’Europa e l’obiettivo n. 4 dell’Agenda 230 per lo Sviluppo Sostenibile dedicato a fornire un’educazione di qualità, sono le condizioni ideali per investire veramente sulla Nostra Scuola e... cambiarla veramente. 

 

Salvatore Farina

 

Caltanissetta, 10 maggio 2021

 

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salvatore farinaPromotore della petizione

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I ragazzi italiani non hanno accolto la proposta di estendere il diritto di voto ai sedicenni. Dietro questo rifiuto, c’è la prova schiacciante del fallimento del nostro sistema scolastico che si limita solo a istruire – malamente! -  rinunciando in partenza alla formazione civile delle nuove generazioni. La Scuola Italiana è da molto tempo in agonia; al suo capezzale si sono avvicendati molti ministri che non hanno avuto il coraggio di dichiarare la gravità della situazione. Ognuno di loro si è solo limitato a ritoccare l’esame di Stato e/o ad effettuare qualche piccola inutile riforma, come la sciagurata “Alternanza Scuola Lavoro”. Chiediamo al ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi e al Governo Draghi di affrontare in maniera radicale la crisi della Scuola Italiana rinnovandola completamente e quindi modificando i cicli, e introducendo due nuove materie.

Per questa importantissima missione è necessario istituire uno straordinario Comitato Scientifico che possa lavorare con lo stesso spirito con il quale i componenti dell’Assemblea Costituente scrissero la nostra Costituzione.

Qui di seguito il testo che argomenta la petizione.

Sono un vecchio professore di filosofia in dirittura di pensione. Da grande vorrei diventare… il bambino della favola di Andersen: quello che in mezzo alla folla esclama: “il re è nudo!”. Nel frattempo, mi alleno guardando la vita con gli occhiali del Piccolo Principe. E così, tutte le volte che intravedo l’occasione di poter contribuire alla costruzione di un mondo migliore: l’Essenziale si manifesta miracolosamente davanti ai miei occhi. Solitamente, esso assume la forma dello scandalo, la “pietra d’inciampo”: questo è il significato etimologico di scandalo. Ci scandalizziamo quando inciampiamo in qualcosa che turba la nostra coscienza: e allora, siamo costretti a fermarci, e a riconsiderare il nostro cammino. Recentemente, io sono inciampato nella proposta di estendere il diritto di voto ai sedicenni. Enrico Letta ne ha parlato con entusiasmo nel suo discorso di insediamento alla segreteria del Partito Democratico. Non è la prima volta che si discute di abbassare il limite dì età del diritto al voto dai 18 ai 16 anni. E, naturalmente, non c’è niente di scandaloso in questo progetto. Lo scandalo, invece, risiede nel fatto che tutti i rappresentanti dei principali partiti politici siano favorevoli, e invece, la maggioranza dei diretti interessati non lo sia affatto. In un sondaggio accreditato, il 75% dei giovani sedicenni ha dichiarato di non sentirsi pronto per esercitare un diritto così complesso e delicato: è questa la pietra dello scandalo! Perché la condizione normale dovrebbe essere esattamente il contrario: i giovani che reclamano il diritto di voto e i rappresentanti dello Stato che glielo negano. La Storia insegna che la libertà non si dà, la libertà si conquista!

E quindi è chiaro che al momento, non è saggio estendere il diritto di voto agli attuali sedicenni, perché finora essi non hanno fatto nulla per rivendicarlo e vivono al riguardo in una condizione di totale impreparazione.

 I nostri giovani sono vittime del sistema scolastico che si limita solo a istruirli -  tra l’altro piuttosto malamente -  rinunciando in partenza alla loro formazione di cittadina e di cittadino. C’è, infatti, una profonda differenza tra istruzione ed educazione: la prima trasferisce nozioni e potenzia le menti; la seconda apre la dimensione emotiva e potenzia il cuore.  Il sentimento politico che incoraggia i ragazzi degli altri Paesi a recarsi nelle cabine elettorali per esprimere il proprio voto è quasi certamente il frutto di un’autentica educazione civile e democratica che in Italia manca. La nostra Scuola va dunque urgentemente rinnovata alla luce di questa gravissima lacuna. I nostri politici, se vogliono veramente estendere il voto ai giovani cittadini, dovrebbero sciogliere - una volta per tutte! -  i nodi che legano il sistema scolastico italiano ai principi della didattica ancora fermi al secolo scorso.   

 Invece, fino ad oggi, i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno introdotto solo piccole riforme inutili e a volte anche dannose. Per esempio, l’Alternanza Scuola-Lavoro è stata una boiata che ha aggravato ancora di più i tanti problemi riguardanti l’organizzazione dell’orario delle lezioni. L’abolizione della “tesina” all’Esame di Stato? Inopportuna, visto che essa svolgeva benissimo il suo semplice, ma prezioso compito di alleviare la tensione provocata dalla tanta temuta prova finale. La recentissima Educazione Civica “interdisciplinare”? Un rattoppo troppo piccolo per riuscire a cucire l’enorme strappo che separa lo studente dalla società civile.

Che cosa hanno in comune queste pseudo riforme è subito detto: sono gratis, gratuite… senza oneri per lo Stato. Ed è questo il dramma: lo Stato italiano continua a voler risparmiare e a non prendere coscienza che la sua Scuola (strumento insostituibile per la formazione del cittadino) è gravemente ammalata e che necessita immediatamente di una serie importante di interventi chirurgici costosi.

 La scuola media inferiore è inferiore di nome e di fatto: assolutamente inadeguata rispetto alle enormi difficoltà che l’alunno deve già affrontare da un punto di vista psicologico. In questo periodo, le ragazze e i ragazzi vivono gli anni cruciali dell’età evolutiva, e la Scuola, invece di educarli a crescere, li imbottisce di fredde nozioni e li “licenzia” subito, costringendoli a scegliere in maniera frettolosa un indirizzo di studi superiore che molto spesso si rivelerà sbagliato. Se oggi, infatti, il 75% dei giovani sedicenni ha dichiarato di non sentirsi pronto per andare a votare, il 100% dei tredicenni - se potesse - chiederebbe di rinviare, almeno di un anno, la scelta della scuola media superiore. E sarebbe più che giusto, visto che siamo   l’unico Paese in Europa che rilascia il diploma di scuola media a ragazzini di appena 13 anni! Il percorso didattico durante questa prima e delicata fase dell’adolescenza è disastroso. Bisognerebbe, innanzitutto, motivare i docenti: non si capisce perché gli insegnanti di scuola media inferiore debbano percepire uno stipendio minore rispetto ai loro colleghi delle superiori che già, a loro volta, sono sottopagati rispetto allo stipendio medio dei docenti europei. E poi, è assolutamente necessario aggiornare il piano di studi: occorre introdurre subito e a tutti gli effetti - con tanto di classe di concorso e oneri per lo Stato! -  la materia “Educazione Politica, Civile e Democratica”. Sì, ci deve essere nel curriculum scolastico dei nostri studenti anche l’Educazione Politica! Istituendo questa nuova disciplina, lo Stato avvierebbe la nobile missione di recuperare la dignità e il valore inestimabile di questa parola. Oggi, della Politica, la gente dice che è “sporca!” e che è “brutta!”: ma ci rendiamo conto della bestemmia che siamo costretti sentire!? Abbiamo il dovere di denunciare l’atroce delitto che è stato perpetrato ai danni della “Basiliké téchne – Tecnica regia”: così, Platone chiamava la Politica. Infatti, “mentre le comuni tecniche sanno come si devono fare le cose: la Politica – la tecnica sovrana -  decide Se e Perché si devono fare le cose!”: Umberto Galimberti docet. E i nostri ragazzi hanno il diritto - ma anche il dovere! -  di essere istruiti ed educati alla Tecnica regia.

 L’esame di terza media dovrebbe essere spostato alla fine del biennio delle attuali superiori, e lo studente meritevole, oltre a conseguire il canonico diploma, acquisirebbe anche un lodevole attestato che al conseguimento del 16° anno di età, gli darebbe diritto ad essere iscritto nelle liste elettorali del proprio Comune. Questa “Patente di Voto” attiverebbe sicuramente un prezioso circolo virtuoso: ragazzi più responsabili e più coinvolti nel dibattito politico riguardante la propria città. L’iniziazione al voto potrebbe benissimo avvenire per le elezioni amministrative comunali. Del resto, uno dei capitoli più importanti del programma di “Educazione Politica” dovrebbe essere dedicato alla storia e ai beni architettonici ed ambientali della città in cui si vive; perché - come afferma sant’Agostino - “si difende ciò che si ama, e si ama ciò che si conosce”. E a proposito del filosofo d’Ippona, l’insegnamento della nuova materia dovrebbe anche contenere conoscenze di Filosofia: la disciplina che contribuisce in maniera determinante a formare un pensiero critico. È inaccettabile che nel 2021, ci sia ancora una forte traccia della “più fascista” delle riforme volute da Mussolini. Fu, infatti, il ministro Giovanni Gentile ad escludere - con un criterio palesemente razzista – gli studenti delle scuole tecniche e professionali dallo studio della Filosofia, la madre di tutte le scienze. E, sul versante di ciò che è inaccettabile - collegato ancora al periodo fascista –, si trova anche l’Insegnamento della Religione Cattolica. Oggi, la cosiddetta “ora di Religione”: non sta più né in cielo né in terra… è il caso di dire! Dobbiamo aspettare di celebrare il centenario dei “Patti Lateranensi” per dichiarare che l’imbarazzante concordato Stato-Chiesa – più volte riveduto e corretto – è di fatto scaduto da diversi decenni? In alcune regioni del centronord, quasi il  25% degli studenti non si avvale più dell’insegnamento della religione cattolica; e in tutte le regioni, più del 70% degli studenti se ne avvale solo per “quieto vivere”. E, in ogni caso, per il 100% degli studenti, la Religione rimane una disciplina che non si studia perché è una materia che incide quasi niente sulla media dei voti e niente affatto sulla promozione o bocciatura. E invece, se i docenti di religione avessero lo stesso statuto didattico dei loro colleghi delle altre discipline, potrebbero non solo incidere sul destino scolastico degli studenti, ma anche sul loro destino umano. La Religione, infatti, contribuisce in maniera determinante allo sviluppo della natura umana perché è intimamente legata al sentimento del sacro e alla dimensione etica. Ma è chiaro che per valorizzare veramente l’ora di religione, bisognerebbe innanzitutto raddoppiarla: un’ora settimanale è insufficiente per svolgere qualsiasi tipo di programma. E poi, naturalmente, è assolutamente necessario archiviare definitivamente il vecchio ed anacronistico concordato del 1929 e introdurre una nuova materia come per esempio “Antropologia delle religioni e/o Storia delle religioni”.  Lo Stato dovrebbe quindi inaugurare una classe di concorso per questo nuovo insegnamento e le Università italiane dovrebbero istituire dei corsi di laurea ad hoc. E la Chiesa? La Chiesa dovrebbe dedicarsi unicamente alla propria missione: testimoniare la fede e indicare la via della salvezza, ma in altri luoghi che non siano quelli dello Stato e con altri metodi, differenti da quelli scolastici.

E a proposito di luoghi e metodi scolastici, due importanti leggi del codice della strada dovrebbero transitare con urgenza anche nel mondo della scuola: la capienza degli alunni nelle aule deve essere assolutamente rispettata come quella dei passeggeri nelle automobili, e gli edifici scolastici - così come le autovetture - devono essere periodicamente sottoposti a certificate revisioni. Nelle classi pollaio, la didattica è compromessa in partenza e negli edifici pericolanti, è addirittura la vita stessa ad essere coinvolta.

Per concludere dunque, se vogliamo che i nostri sedicenni vadano a votare, la Scuola italiana deve assumersi la responsabilità di fornire ai propri studenti un’adeguata preparazione politica, civile e religiosa.

 L’attuale governo di unità nazionale, i miliardi di euro provenienti dall’Europa e l’obiettivo n. 4 dell’Agenda 230 per lo Sviluppo Sostenibile dedicato a fornire un’educazione di qualità, sono le condizioni ideali per investire veramente sulla Nostra Scuola e... cambiarla veramente. 

 

Salvatore Farina

 

Caltanissetta, 10 maggio 2021

 

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I decisori

Patrizio Bianchi
Patrizio Bianchi
Ministro dell'Istruzione

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