Petition updateVogliamo la verità sulla morte di Stefano Cucchi, chi sa parliStefano Cucchi, il testimone imputato parla in aula: “Schiaffi, spinte e calci in faccia."
Fatto QuotidianoRoma, Italy
Apr 9, 2019

Iniziò tutto al fotosegnalamento perché Stefano Cucchi “si rifiutava di prendere le impronte”. La notte del 15 ottobre 2009, quella del presunto pestaggio del geometra romano, poi deceduto una settimana più tardi all’ospedale Pertini, partì così secondo la versione fornita in aula da Francesco Tedesco, il carabiniere imputato nel processo-bis insieme ai colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Un “battibecco”, lo chiama nel suo atto d’accusa davanti alla Corte d’Assise di Roma dopo aver chiesto scusa per i nove anni di silenzi alla famiglia Cucchi e agli agenti di polizia penitenziaria finiti sotto accusa nel primo processo. Ma il litigio non finisce lì: “prosegue” fuori dalla stanza e si trasforma in altro. Un vero e proprio pestaggio, secondo la versione del carabiniere brindisino che ha rotto il silenzio: uno schiaffo violento in pieno volto, un forte calcio con la punta del piede all’altezza dell’ano e ancora una spinta con “con violenza” che provocò “una caduta in terra sul bacino“. Così Cucchi “sbattè anche la testa” e poco dopo “D’Alessandro gli diede un violento calcio all’altezza del volto”. “Una deposizione sconvolgente“, la definisce il vicepremier Luigi Di Maio.

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