Tuteliamo i lavoratori della Normale e del Sant'Anna durante i cambi appalto!

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In quanto studenti e studentesse della Scuola Normale Superiore esprimiamo viva preoccupazione per la sorte professionale dei lavoratori e delle lavoratrici dei servizi esternalizzati, sottoposti anche quest'anno alla lotteria del cambio appalto.

Cos’è un cambio appalto? Il cambio appalto è la procedura di affidamento dei servizi universitari a terzi, cooperative o aziende private. Allo scadere del vecchio appalto, la stazione appaltante (la Scuola, nel nostro caso), emette un bando, nel quale fissa dei requisiti. Il soggetto che risponde meglio a quei requisiti ottiene l’appalto del servizio e ne diventa il nuovo gestore, fino al successivo cambio appalto.

In occasione di ogni cambio appalto, i lavoratori – quei lavoratori che vestono la divisa della Scuola, che hanno accolto generazioni di studenti – tremano. Chi ci garantisce infatti che la nuova azienda subentrante nell’appalto riassumerà gli stessi lavoratori di prima, che conoscono il posto di lavoro, hanno stretto legami di amicizia e solidarietà reciproca, hanno maturato esperienza, anzianità di servizio, diritti e scatti salariali? La risposta è semplice: nessuno.

O meglio, come spesso accade nei posti di lavoro, l’unico antidoto contro la disoccupazione è la stessa pressione dei lavoratori. Lo sciopero del 5 giugno,  al quale hanno partecipato la stragrande maggioranza dei dipendenti, aveva come obiettivo la stipula di un protocollo di intesa tra organizzazioni sindacali e Scuola, al fine di stabilire una serie di garanzie da inserire nei futuri bandi di gara. Purtroppo la Scuola non si è ancora seduta al tavolo di trattativa, nonostante la legittimità delle richieste dei lavoratori, confermata sia sul piano giuridico dalle direttive europee in materia di appalti (2014/24/UE, 2014/25/UE), sia, di fatto, da protocolli siglati recentemente da altri enti (Regione Toscana e Regione Piemonte).

Riteniamo che la questione sia di nostro specifico interesse per una serie di motivazioni. In primo luogo sentiamo l'esigenza di tutelare gli interessi dei lavoratori, perché essa risponde ad istanze di solidarietà umana nei confronti di coloro che sorreggono con il proprio lavoro la struttura nella quale viviamo ed operiamo. Inoltre, in quanto utenti di un servizio, desideriamo che questo sia fornito rispettando i migliori criteri qualitativi, i quali comprendono che esso venga svolto in condizioni di serenità, con un salario degno, con la garanzia dell'adeguata formazione del personale, evitando il più possibile i disagi derivanti da una condizione di precarietà.

Nello specifico, chiediamo:

1)      che contrariamente a quanto sta avvenendo in questo ultimo periodo, la Scuola si sieda ad un tavolo di trattativa con le organizzazioni dei lavoratori che hanno organizzato lo sciopero del 5 giugno;

2)      che la Scuola impegni le ditte esterne, in sede di cambio appalto: a) a non licenziare i lavoratori (cosiddetta clausola sociale); b) a non avvalersi di contratti nazionali peggiorativi, ma ad utilizzare il contratto di miglior favore, quello che garantisce cioè le maggiori tutele per i lavoratori; c) a mantenere gli stessi livelli salariali e le stesse condizioni in termini di diritti dell’appalto precedente, compresa dunque l’applicazione dell’articolo 18; d) ad applicare le stesse tutele ai dipendenti delle ditte sub-appaltatrici.

A nostro avviso questi sono i criteri minimi che garantirebbero il rispetto della dignità dei lavoratori durante i cambi appalto, persone che lavorano qui da prima che vi giungessimo e che vi rimarranno anche quando ce ne saremo andati, la cui vita non può essere una variabile dipendente da una gara di assegnazione a scadenza triennale.



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