Petition updateTestimone di Giustizia in sciopero della fame: lo Stato intervenga per Angelo NicetaLo sciopero della fame di Angelo Niceta al 77° giorno. "MicroMega" riprende la vicenda.
Manfredo GennaroPadua, Italy
19 Jun 2023

Il portale online della rivista "MicroMega", unica testata nazionale finora ad aver dato spazio alla vicenda dello sciopero della fame di Angelo Niceta, giunto ormai al 77° giorno, pubblica un articolo di Manfredo Gennaro sulla vicenda che è possibile leggere al seguente link.

 

Ne riprendiamo un estratto, rimandando alla lettura integrale dell'articolo.

 

Dall'articolo di Manfredo Gennaro «Lo sciopero della fame di Angelo Niceta e lo svilimento del ruolo dei Testimoni di Giustizia».


Angelo Niceta, Testimone (troppo) scomodo degli “affari di famiglia” di un pezzo della borghesia palermitana: una storia che non possiamo permetterci di non conoscere

 

Angelo Niceta è un ex imprenditore palermitano la cui storia è sintomaticamente sconosciuta ai più, ma merita invece un ampio approfondimento pubblico.
L’attendibilità di Angelo Niceta è stata asseverata non solo dal fatto che più magistrati abbiano richiesto nel tempo il programma di protezione per Angelo (Di Matteo, Padova, Lo Voi, Scarpinato), ma anche dagli stessi giudici del settore Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo[1].
A partire dalla fine del 2013 Angelo Niceta ha svelato spontaneamente e senza trarne alcun vantaggio personale – è incensurato ed estraneo alla mafia – ai magistrati della Procura di Palermo, importanti fatti sulle collusioni tra mafia e imprenditoria. 

 
Una figura e luogo del limite anche per gran parte del mondo dell’antimafia, perché laddove si rappresenta l’organizzazione mafiosa, secondo un depistaggio culturale ormai imperante, come un corpo estraneo alla società e alle reti di potere, costituita da improbabili criminali che non sanno leggere e scrivere in italiano corretto, si può anche determinare un consenso dell’opinione pubblica. Laddove, invece, si denuncia, indicando con nomi e cognomi, il suo radicamento in una società civile, imprenditoriale e politica come quella palermitana che, dai tempi dei Salvo e anche prima, vive di collusioni e ibridi connubi, ciò appare come pretesa inaudita.
Angelo Niceta ha inoltre posto l’accento su un tema altrettanto scomodo: il progetto di delegittimazione della Legge Rognoni-La Torre in tema di sequestri e confische, particolarmente pregnante nel momento in cui, nell’ambito dell’economia finanziarizzata neoliberista, i flussi finanziari movimentati dalle mafie grazie ai proventi del narcotraffico rivestono un peso specifico sempre più decisivo.

 
Una “protezione” caratterizzata da troppe “anomalie”

 

Nel 2013 la Procura di Palermo chiese per Angelo Niceta e i suoi familiari, considerando a rischio la loro sicurezza personale a causa delle dichiarazioni di Angelo, l’inserimento nel programma di protezione del Ministero dell’Interno in qualità di Testimoni di Giustizia.
Subito dopo essere stato traferito in località riservata insieme alla famiglia, tuttavia, ad Angelo Niceta venne comunicato, senza che ad oggi sia mai stata fornita la motivazione, che egli era stato inserito nel programma di protezione in qualità di Collaboratore di Giustizia. Una qualifica del tutto impropria che Angelo non poteva accettare, essendo invece stato distrutto dalla mafia e non essendo un soggetto che collabora con la giustizia per trarne vantaggi processuali, come appunto i Collaboratori di Giustizia.
Angelo Niceta decise quindi di far ritorno a Palermo e rinunciare al programma come Collaboratore di Giustizia. Nel frattempo Angelo continuò a collaborare con la giustizia e il 13 maggio del 2016 depose al processo in corso a Palermo sulla Trattativa Stato-mafia.

Solo nel 2017, dopo uno sciopero della fame di 42 giorni e una nuova richiesta di ammissione nel programma di protezione riservato ai Testimoni di Giustizia firmata dall’allora Procuratore di Palermo Franco Lo Voi e dall’allora Procuratore Generale di Palermo Roberto Scarpinato, verrà asseverato definitivamente il suo ruolo di Testimone di Giustizia.
Il programma di protezione per i Testimoni di Giustizia è stato pensato per permettere a quei cittadini che per dovere civico collaborano con la giustizia e si trovano esposti a rischi per la propria sicurezza ma anche ad isolamento economico e sociale, di essere protetti dallo Stato e porre le basi per riprendere la propria vita.
Proprio quello che non è accaduto per Angelo Niceta e la sua famiglia che, trasferiti nuovamente nel 2017 in località protetta, sono rimasti per due anni in una condizione semiclandestina, senza che la Commissione Centrale del Ministero deliberasse, come prevede la legge entro il termine perentorio di 90 giorni, il “programma di protezione” definitivo.

Ma Angelo Niceta ha rilevato anche una serie di anomalie che sono accadute da quando è Testimone di Giustizia. A fronte della necessità di mantenere con l’assegno mensile passatogli dallo stato un nucleo familiare di 6 persone (oltre ad Angelo, la moglie Rosalba e 4 figli), Angelo Niceta denuncia di vivere insieme alla sua famiglia in condizioni al limite della soglia di povertà, impossibilitato perfino al proprio sostentamento e quello dei suoi familiari, in seguito alla mancata o gravemente ritardata erogazione di parte non irrilevante dei rimborsi previsti dalla legge (per le spese sanitarie e l’istruzione dei figli) e alla solo parziale e ritardata rivalutazione dell’assegno mensile secondo i parametri Istat, a differenza di quando prevede la legge.
Nella primavera del 2021 la moglie di Angelo Niceta, Rosalba, si è ammalata di una grave patologia cardiaca. Nell’agosto del 2021 dagli scarichi dell’abitazione concessa in uso ad Angelo Niceta ed alla sua famiglia, inizia a sgorgare liquame. Angelo Niceta non può chiamare direttamente un idraulico, secondo le regole di sicurezza imposte ai Testimoni di Giustizia, ma avvisa immediatamente il Servizio Centrale di Protezione perché provveda ad attivarsi per la riparazione. Ma l’intervento verrà effettuato solo a settembre del 2021, lasciando per quasi un mese una famiglia con una persona malata, cui era stato appena prescritto “riposo assoluto” e di evitare qualunque tipo stress, in un’abitazione inagibile dal punto di vista igienico. La patologia cardiaca di cui soffre la moglie di Angelo Niceta, forse anche a causa di questi eventi, si è in seguito cronicizzata.

Un altro fatto rilevante è accaduto nel 2023, quando alcuni soggetti si sono introdotti mediante effrazione nell’abitazione di Casteldaccia di proprietà del figlio di Angelo Niceta, in quel momento non abitata ed in cui già in precedenza si erano introdotti estranei per frugarla, asportando importanti ricordi come l’abito da sposa della moglie e alcune foto ricordo, spargendo escrementi per terra, vandalizzando e devastando completamente l’interno dell’abitazione. Ma il fatto non riceverà alcuna attenzione pubblica e tantomeno alcuno esprimerà solidarietà alla famiglia Niceta. A quanto è noto, nessuna misura di sicurezza è stata adottata per impedire che fatti simili si ripetano.

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