TARI 2026: arrivata anche per un immobile che non produce rifiuti. Possiamo fare come a La Spezia?


Buongiorno a tutti e tutte,
mi è arrivata la TARI 2026 per un immobile che mio papà ha lasciato, situato in mezzo a un bosco e di fatto irraggiungibile. Da quell'immobile non è stato prodotto alcun rifiuto durante l'anno, anche perché attualmente non ci vivo, eppure la TARI è arrivata comunque.
Immagino che molti/e di noi si siano trovati nella situazione di pagare la TARI pur producendo quantità molto diverse di rifiuti.
Mi chiedo quindi se, oltre a discutere semplicemente di quanto paghiamo, non si possa ragionare anche su come trasformare i rifiuti in una risorsa per il territorio.
A La Spezia, per esempio, negli ultimi anni sono stati fatti passi interessanti:
- La raccolta differenziata è stata portata a livelli molto elevati: oltre l'80%, rispetto a circa il 62% nel 2017.
- Anche grazie alla maggiore differenziazione, a Saliceti, nel comune di Vezzano Ligure, è in funzione un impiantino leggero per il trattamento e la valorizzazione dei rifiuti, con produzione di combustibile solido secondario che viene esportato. Inoltre, entro la fine del 2026 è prevista l'immissione in rete di biometano prodotto dalla frazione organica dei rifiuti.
Non sarebbe interessante ragionare su qualcosa di simile anche per il territorio savonese, servendo i comuni di Savona, Albisola Superiore e piú in generale di tutti i 69 comuni dove SAT opera?
L'obiettivo potrebbe essere non solo ridurre i costi della gestione dei rifiuti, ma aumentare progressivamente il valore che rimane sul territorio attraverso il recupero di materiali, energia e biometano.
In altre parole: possiamo immaginare un passaggio dalla TARI – Tassa sui Rifiuti alla RIRI – Ricavo dai Rifiuti?
Forse è un'idea ambiziosa, ma secondo me vale la pena discuterne.