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Ecco un quadro aggiornato della situazione in Italia.
Quanti sono
Nel 2022 erano operativi in Italia 36 impianti di incenerimento, dislocati prevalentemente al Nord (25), con 5 al Centro e 6 al Sud. Includendo un impianto al Sud classificato formalmente come produttore di energia ma alimentato esclusivamente con rifiuti urbani, il totale sale a 37.
Su un totale di 54 impianti complessivi censiti, ne risultano attivi 40 (dato 2022), con la stragrande maggioranza situata nelle regioni del Nord e in Toscana. La differenza tra le due cifre dipende dal criterio usato: alcuni conteggi includono impianti che trattano anche rifiuti speciali industriali, altri si limitano a quelli che trattano rifiuti urbani.
Dove si concentrano
Il Nord brucia il 71,5% dei rifiuti inceneriti a livello nazionale, contro il 9,7% al Centro e il 18,8% al Sud. Al Sud, l'impianto di Acerra (NA) da solo tratta il 68,6% del totale incenerito nell'area.
I grandi impianti
Brescia è il primo impianto in Italia per volumi trattati (734.295 t nel 2021), seguito da Acerra (732.196 t), dall'impianto del Gerbido a Torino (oltre 560.000 t) e da quello di Milano.
Cosa trattano
Al loro interno sono state trattate 5,3 milioni di tonnellate di rifiuti, tra rifiuti urbani indifferenziati e rifiuti speciali derivanti dal trattamento meccanico-biologico.
Nuovi impianti previsti
Sono previsti due nuovi impianti in Sicilia, a Palermo e a Catania, come da Piano regionale di gestione dei rifiuti. In Calabria si discute del completamento del termovalorizzatore di Gioia Tauro, mentre in Puglia, tra Bari e Modugno, è in programma un impianto di ossicombustione. In Liguria!
In sintesi: circa 36–41 impianti attivi a seconda del criterio di classificazione, con una forte concentrazione al Nord e un deficit strutturale nel Sud del Paese.