
Carne coltivata creata in provetta: il mercato è pronto? In attesa di sperimentarlo sul campo, alcune startup si lanciano nel business. E i prezzi scendono gradualmente.
I prodotti ‘senza’, anche noti come free from, spopolano sempre di più. Si pensi ad esempio che nei supermercati sono circa 13.700, stando alle rilevazioni dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy. E visto che il cliente oggi è raramente un Dottor Jekyll al supermercato e un mister Hyde nel fuori casa, è chiaro che l’amore per il free from progressivamente non avrà più soluzione di continuità fra i vari canali di consumo: al ristorante come all’iper, dunque.
Il ‘senza’ affascina e macina utili, arrivando a 7 miliardi di euro, in crescita del 3,3% rispetto al 2019.
E nell’ambito del free from, oltre agli incassi, cresce anche il numero dei claim: ben 17 allo stato attuale: dal ‘senza’ zuccheri aggiunti, al ‘senza’ lieviti, dal ‘senza’ conservanti al ‘senza’ antibiotici, passando per il ‘senza’ glutine o il ‘senza’ lattosio, fino ad arrivare ai più drastici ‘senza’ latte o ‘senza’ uova.
Mai l’espressione di una privazione in un prodotto ha soddisfatto tanto i suoi fruitori, quanto accade oggi nell’epoca del rinascimento salutistico, dove il ‘meno’ è sempre più un segno di valore aggiunto.
Al punto che si profila all’orizzonte, benché si sia solo agli inizi, un free from sui generis: quello della carne ‘senza’ carne. O meglio della carne in vitro creata in provetta.