

Segnalazioni 2021: 132 praticanti del Falun Gong muoiono a causa della persecuzione della loro fede
(Minghui.org) L’anno scorso sono state segnalate le morti di 132 praticanti del Falun Gong deceduti a causa della persecuzione della loro fede.
I nuovi decessi registrati includono 2 praticanti morti nel 2017, 3 nel 2018, 2 nel 2019, 24 nel 2020 e 101 l’anno scorso.
Il Falun Gong, noto anche come Falun Dafa, è una pratica per il benessere della mente e del corpo basata sui principi di Verità, Compassione e Tolleranza. Dal 1992, anno della sua diffusione al pubblico, innumerevoli persone sono state attratte dai suoi profondi principi e dai benefici per la salute. Temendone la crescente popolarità, il regime comunista cinese ha lanciato una campagna nazionale nel luglio 1999, cercando di reprimere la pratica.
Centinaia di migliaia di praticanti sono stati molestati, arrestati, detenuti, imprigionati e torturati. Il sito Minghui.org ha documentato, al 6 gennaio di quest’anno, un totale di 4.726 morti. Tuttavia, a causa della rigida censura delle informazioni che vige in Cina, il numero reale è probabilmente molto più alto.
I centouno decessi avvenuti nel 2021 hanno avuto luogo durante tutto l'anno, con sessanta incidenti occorsi da gennaio a giugno.
I praticanti deceduti provenivano da venticinque regioni, ed ottantacinque di loro erano donne. Le province dell’Heilongjiang (venticinque), del Liaoning (ventidue) e del Jilin (quindici) hanno registrato il maggior numero di casi; le restanti ventidue regioni hanno rilevato da uno ad otto casi.
Centododici praticanti avevano un’età compresa tra i trentanove e gli ottantacinque anni; il più giovane era Pu Zheng, torturato a morte nel 2017 nella prigione della provincia dello Yunnan, mentre le più anziane erano Li Jingxia e Ren Canru, entrambe insegnanti in pensione che, dopo essere state molestate dalle autorità, sono decedute.
Alcuni praticanti anziani, prima di morire tragicamente a causa della persecuzione, avevano subito il dolore di perdere i figli. Vent’anni prima Ren Canru, aveva perso il figlio Yuan Jiang, deceduto in seguito alle torture. Tan Fengming, un padre di ottantadue anni, non ha più visto il figlio dal 2004, quando era uscito per distribuire materiale informativo sul Falun Gong. La moglie settantasettenne di Tan, ora deceduto, ha una figlia che sta ancora scontando una pena di quattro anni per aver praticato il Falun Gong, e sta lottando per affrontare il dolore e per prendersi cura di se stessa.
Un uomo ottantenne, Liu Xiyong, dopo aver scontato una pena di tre anni per aver praticato il Falun Gong, è stato trattenuto in custodia e, pochi mesi dopo, gli è stata inflitta un'altra condanna a quattro anni. Nonostante le sue condizioni critiche, gli è stata negata la libertà condizionata, ed il 29 dicembre è deceduto.
Sono morti altri otto praticanti anch'essi ottantenni, così come ventotto settantenni, trentuno sessantenni, trentasei cinquantenni e quattro quarantenni provenienti da tutti i ceti sociali, compresi insegnanti, contabili, medici, ingegneri ed operai.
Venticinque praticanti sono deceduti durante la reclusione, di cui tredici in prigione e dieci nei centri di detenzione, una donna di quarantacinque anni è morta in una stazione di polizia ed un uomo in un ospedale, entrambi il giorno dopo l’arresto. Le autorità non hanno permesso ai loro parenti di vedere i corpi dei praticanti morti in prigione e li hanno costretti a farli cremare, mentre le famiglie che hanno potuto vedere i loro cari hanno spesso riferito che presentavano gravi ferite.
Molti di coloro che sono deceduti hanno sopportato, prima di morire, decenni di prigionia e torture. Una donna di settantadue anni è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico venti volte, un insegnante di storia di cinquantatré anni è stato imprigionato per quattordici anni ed una donna sessantottenne ha scontato un periodo in un campo di lavoro e tre in prigione, per un totale di diciassette anni.
Una donna di settantasei anni è morta tre giorni dopo essere stata portata a casa dalle guardie carcerarie in stato di incoscienza; aveva scontato una pena di sei anni e mancavano poche settimane al suo rilascio. Una donna è stata picchiata a morte due giorni prima del rilascio programmato, dopo aver scontato una pena di cinque anni. Ad un uomo è stata concessa la libertà condizionata per una grave ascite solo un giorno prima della morte.
In alcuni casi l'angoscia provocata dalle continue molestie si è rivelata mortale per i praticanti. Una donna di sessantasette anni dell’Heilongjiang, che era già in cattive condizioni di salute, è peggiorata ulteriormente dopo essere stata molestata. Le autorità, un mese dopo il suo decesso, hanno chiamato il marito e ordinato alla donna di presentarsi all'ufficio del comitato residenziale locale.
Di seguito una selezione delle morti avvenute lo scorso anno. La lista completa dei 132 praticanti deceduti può essere scaricata qui (PDF).
Morti in custodia
Ottantenne condannato a quattro anni muore in prigione dopo averne scontati tre
Donna di quarantacinque anni muore un giorno dopo essere stata arrestata
Hubei muore tredici giorni dopo essere stata ammessa in prigione
Henan: Uomo muore in custodia un mese dopo l'arresto
Mongolia interna: Uomo muore il giorno dopo essere stato processato per la sua fede
Jilin: Medico subisce un'emorragia cerebrale e muore due settimane dopo
Morti in circostanze sospette
Colonnello in pensione muore in prigione, la famiglia sospetta una scorrettezza
Insegnante muore dieci giorni prima di essere rilasciato, la famiglia sospetta il prelievo di organi
Donna di settantasei anni muore improvvisamente mentre sta scontando la pena
Morti qualche giorno prima o dopo il rilascio dalla prigione
Donna muore in prigione due giorni prima del rilascio previsto
Morti dopo una lunga persecuzione
Ex insegnante di storia muore dopo tre pene detentive che hanno distrutto la sua salute
Quando Lu Songming è tornato a casa nel 2018, dopo aver scontato il terzo periodo di reclusione per aver praticato il Falun Gong, era stato diverse volte in punto di morte, a causa delle torture subite durante la detenzione. Avendo perso la capacità di lavorare a causa di una grave patologia cardiaca, si affidava alla raccolta degli ortaggi avanzati al mercato degli agricoltori.Trasportando oggetti pesanti si stancava facilmente e doveva sdraiarsi spesso per riposare. Dopo aver lottato con una salute cagionevole per tre anniè deceduto la sera del 28 marzo dell’anno scorso, all’età di cinquantatré anni.
Lu ha perso la madre in giovane età ed è stato cresciuto dal padre. Nel 1990, dopo essersi laureato all’università della provincia dell’Hunan, è diventato insegnante di storia in una scuola media della città di Xiangtan, nella stessa provincia.
Quando il regime comunista cinese nel 1999 ha ordinato la persecuzione del Falun Gong, Lu lo praticava da tre anni. Per aver sostenuto la sua fede, è stato licenziato dalla scuola media e condannato tre volte, per un totale di quattordici anni. Mentre scontava la pena, è stato appeso per i polsi ammanettati, picchiato, percosso con manganelli elettrici e costretto a fare lunghe ore di lavoro intensivo. Le torture e gli abusi hanno completamente distrutto la sua salute: ha sviluppato una grave patologia cardiaca ed è stato sul punto di morire una dozzina di volte.
Quando Lu è stato rilasciato nel 2006, dopo il primo periodo di detenzione, sua moglie è stata costretta dalle autorità a divorziare da lui. Il tribunale ha concesso la sua casa e la custodia del figlio alla moglie, lasciandolo senza un tetto e senza soldi. Per guadagnarsi da vivere ha dovuto accettare lavori saltuari, tra cui riparare scarpe per strada e vendere noccioline.
Dopo il suo ultimo arresto, avvenuto il 31 agosto 2014, il padre di Lu, ottantenne, si è recato presso la stazione di polizia, la Procura, il tribunale, l'Ufficio 610 (un'agenzia extralegale creata appositamente per perseguitare il Falun Gong), il centro di detenzione ed il governo locale per chiedere il rilascio del figlio, ma senza successo. All'anziano non è stato nemmeno permesso di fargli visita.
Mentre stava scontando il suo terzo mandato nella prigione di Wangling, Lu è stato costretto a sedere su un piccolo sgabello senza muoversi fino a sedici ore ogni giorno; la tortura gli ha causato frequenti attacchi di cuore ed è stato spesso rianimato.
Anche dopo che il medico ha emesso diversi avvisi di condizioni critiche, le guardie non hanno smesso di costringerlo a sedersi sul piccolo sgabello. A volte Lu si rotolava per terra a causa del forte dolore al petto, che gli causava anche una pressione sanguigna pericolosamente alta, eppure le guardie non gli permettevano di riposare a letto, cosa che era altamente raccomandata dal medico.
Non potendo ottenere giustizia, Lu è stato costretto a fare uno sciopero della fame per protestare contro la persecuzione, il che ha peggiorato ulteriormente le sue condizioni di salute.
Nell'autunno del 2017 una guardia che aveva appena iniziato a lavorare nella prigione ha sottoposto di nuovo Lu alla tortura, da seduto ed in piedi, il che gli ha immediatamente provocato un dolore acuto al petto. Anche se il medico ha raccomandato il suo rilascio con la condizionale, la prigione ha insistitonel tenerlo in custodia e le guardie spesso gli hanno proibito di comprare i beni di prima necessità. Era spesso affamato e non aveva abbastanza vestiti, e nemmeno una coperta per stare al caldo. Lu è stato rilasciato il 31 agosto 2018, in gravi condizioni, ed è morto tre anni più tardi, dopo aver lottato contro una salute cagionevole e condizioni di vita scadenti.
Picchiata quotidianamente durante i cinque anni di carcere, donna muore un anno dopo il rilascio
Dopo aver sopportato numerosi arresti, intensi lavori forzati, imprigionamento e torture per la sua fede nel Falun Gong, Li Guiyue, residente nella contea di Yilan, nell’Heilongjiang, è morta il 6 agosto dell’anno scorso. Aveva cinquantadue anni.
Nel 2000 Li si è recata due volte a Pechino per appellarsi al diritto di libertà di credo, ma è stata arrestata, picchiata e le è stato dato un anno di lavori forzati.
Mentre scontava la pena nel famigerato campo di lavoro forzato di Wanjia, è stata sottoposta ad un intenso lavaggio del cervello, a lavori forzati, cella d’isolamento e percosse; è stata costretta a svolgere un lavoro intenso per fare stuzzicadenti e vari prodotti che venivano esportati in Paesi asiatici come il Giappone e la Corea, una pratica comune del sistema cinese di lavoro forzato, che è stata poi abolita nel 2013.
Le donne praticanti del Falun Gong nel campo di lavoro forzato di Wanjia che si rifiutavano di rinunciare al loro credo venivano mandate nei reparti maschili e picchiate dai detenuti. Li ha ricordato un incidente durante il quale le guardie hanno tentato di mandarla in un reparto maschile da sola, cosa che potenzialmente l'avrebbe sottoposta a uno stupro di gruppo. Questo non è stato un incidente isolato, poiché la pratica di mettere le praticanti in celle maschili per essere stuprate è stata perpetrata in altri centri di detenzione e campi di lavoro in Cina.
Per aver diffuso la verità sul Falun Gong e sulla persecuzione illegale, Li è stata presa di mira dalle autorità locali dal 2010 al 2015; è stata arrestata, detenuta e la sua casa è stata perquisita. Per evitare ulteriori molestie ha dovuto lasciare la sua città natale.
Dopo aver assistito alla perquisizione della sua abitazione da parte della polizia nel marzo 2012, all'anziano padre di Li è mancato il respiro ed è stato portato d’urgenza in ospedale il giorno dopo. Alla fine è deceduto mentre Li viveva lontano. La morte del padre a causa delle molestie per la sua fede ed il fatto di non poter essere presente nei suoi ultimi giorni, sono stati i due più grandi rimpianti che l’hanno perseguitata per il resto della sua vita.
Nel maggio 2015 Li è stata arrestata per aver distribuito volantini informativi sul Falun Gong e condannata a cinque anni di prigione da scontare nel carcere femminile dell’Heilongjiang, dov’è stata regolarmente picchiata, fatta sedere su un piccolo sgabello per lunghi periodi di tempo, insultata e maltrattata verbalmente ogni giorno.
Il 16 maggio 2020, quando è stata rilasciata, Li era emaciata e quasi irriconoscibile, soffriva di dolori,debolezza muscolare, sonnolenza e perdita di appetito.
Per un anno dopo il suo rilascio dalla prigione, a volte si svegliava improvvisamente nel cuore della notte, tremando di paura borbottanso tra sé e sé. A volte si rifiutava di mangiare con la sua famiglia, portava la sua ciotola in disparte, si accovacciava a terra e mangiava in silenzio a testa bassa. Spesso diceva a se stessa: "Mi hanno picchiato ogni giorno! Mi picchiano tutti i giorni!". Spaventata e nervosa, si guardava continuamente intorno ed i suoi occhi erano pieni di paura e tristezza. La sua famiglia sospettava che, durante la detenzione, le fossero state somministrate droghe sconosciute, causando danni irreparabili alla sua salute fisica e mentale. Dopo aver lottato con una salute cagionevole per un anno, Li è morta il 6 agosto dell’anno scorso all’età di cinquantadue anni.
Liaoning: Donna muore tre anni dopo aver sopportato dieci anni di reclusione e torture costanti
Quando Wang Sumei è stata rilasciata il 21 luglio 2018, dopo aver scontato una pena di dieci anni per aver praticato il Falun Gong, i suoi capelli erano diventati grigi, quattro dei suoi denti erano caduti, sette si erano allentati, e la sua vista era diventata sfocata.
Nonostante le sue condizioni, la polizia continuava a molestarla e le ordinava di scrivere dichiarazioni di rinuncia al Falun Gong. Suo marito aveva avuto una relazione e l'aveva abbandonata, lasciandola in una profonda disperazione. Era rimasta con sua sorella, che si era presa cura di lei. Dopo aver lottato con una salute cagionevole per quasi tre anni, la donna di Shenyang, nel Liaoning, è morta il 12 marzo dell’anno scorso, un giorno dopo che suo figlio l'aveva portata a casa. Aveva cinquantanove anni.
Wang è stata arrestata il 21 luglio 2008 durante una retata della polizia, e successivamente condannata a dieci anni da scontare nella prigione femminile del Liaoning, dov’era costretta a lavorare almeno dodici ore al giorno per fare maglioni e la sera era costretta a stare ferma fino all'una di notte prima di poter andare a letto.
Poiché Wang è rimasta ferma nella sua fede, le guardie hanno istigato le detenute a controllarla e torturarla; alcune di loro l'hanno appesa così in alto che i suoi piedi non toccavano il pavimento. Di tanto in tanto le tiravano i capelli e le spingevano la testa in un secchio d'acqua, quasi annegandola. Altre la schiaffeggiavano e le pizzicavano le cosce ogni giorno, anche quando Wang faceva i lavori forzati e, a volte, la picchiavano senza motivo.
Una detenuta imprigionata per omicidio ha torturato Wang costringendola ad aprire la bocca e premendo sui suoi denti. Anche se non c'erano ferite visibili, i denti di Wang si sono allentati e hanno iniziato a farle male.
Per impedirle di fare gli esercizi del Falun Gong, le detenute spesso la ammanettavano dietro la schiena anche mentre dormiva, a volte le strappavano le lenzuola e la legavano al letto. Una volta l’hanno legata così strettamente da ferirle i polsi e, poiché aveva gridato: "la Falun Dafa è buona" per protestare contro la persecuzione, le avevano sigillato la bocca con del nastro adesivo.
Dato l'incessante abuso fisico e mentale, più dodici ore di lavoro forzato ogni giorno, ed una dieta povera, a Wang è stato diagnosticato un calo di zuccheri nel sangue, di conseguenza il 25 gennaio 2012, è stata trasferita all'Unità Anziani e Disabili della Divisione 11. Le guardie hanno continuato a costringerla a fare lavori non pagati, questa volta confezionando tamponi di cotone.
Durante la sua permanenza in prigione, i familiari di Wang hanno fatto ripetutamente richiesta di farle visita, ma le guardie l'hanno respinta ogni volta. Quando la sorella è andata a prenderla fuori dalla prigione, è riuscita a riconoscere a malapena la donna che le stava di fronte.
Ningxia: Donna di sessantatré anni muore cinque mesi dopo l'ultimo arresto per la sua fede
Morti indotte da continue molestie
Uomo del Ningxia in libertà vigilata muore dopo frequenti molestie
Donna di settantasei anni muore due settimane dopo aver subito ripetute molestie