Fermiamo il caporalato e lo schiavismo con la nazionalizzazione dell'Agricoltura

Il problema

Diciamo la verità: senza lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, la maggior parte delle attività agricole non potrebbe effettuare il raccolto. Per quale motivo? Perché agli attuali prezzi di mercato, ai quali le industrie e le catene dei supermercati comprano le materie prime, converrebbe (come a volte succede) lasciar marcire i prodotti sulle piante.

Dobbiamo pensare che noi consumatori, scegliendo tutti i giorni i prodotti al supermercato, siamo in un certo senso coinvolti in questo sistema di sfruttamento. Un sistema esasperato dalla logica del mercato turbo-liberista, che porta grandi profitti a chi commercializza e fa finanza, col sudore di chi sta in basso nella filiera, di chi lavora e campa a malapena per pochi centesimi. Questo sistema va ribaltato con la mano dello Stato. Ecco perché chiedo il vostro aiuto e quello dei rappresentanti di governo, della Commissione Agricoltura in Parlamento, di enti non governativi come Slow Food e GreenPeace, di associazioni come Coldiretti. Oltre alla filiera corta e alle etichette trasparenti, proponiamo di riunire gli agricoltori delle varie filiere in una sorta di Consorzio Governativo in grado di tutelare e difendere tutti gli agricoltori, per avere un unico grande interlocutore nel mercato degli squali delle grandi industrie e multinazionali della Distribuzione.

Perché il Caporalato e lo schiavismo nei campi esistono ancora nel XXI Secolo?
Perché le fette di torta della filiera agricola se le mangiano quasi tutte gli intermediari della filiera e la Grande Distribuzione, lasciando meno del 10% agli agricoltori. E insieme agli agricoltori, il prezzo lo paghiamo anche noi consumatori, perché dal campo alla tavola il prezzo aumenta di 10 volte e anche più.
I discount e la grande distribuzione incassano almeno il 50% del valore dei prodotti venduti sugli scaffali, senza produrre niente. Acquistano e vendono. Come fanno ad abbassare i prezzi e fare sconti del 30% o i 3x2?

Mettono all'asta l'agricoltura italiana. Forti dei loro volumi di vendita, a inizio anno o inizio campagna, riuniscono i fornitori e fanno aste al ribasso, per comprare i prodotti al prezzo minimo e poter fare le offerte. Tanto poi gli intermedi della filiera (industrie e grossisti) si rifanno sulle aziende agricole. In questo contesto, pagare salari decenti in agricoltura e' impossibile. Questo non giustifica schiavismo e caporalato. Ne sono la causa primaria e va fermata all'origine.
Vanno corrette queste sproporzioni di filiera. Abbiamo 5 grandi catene della GDO che controllano il 50% dell'intero mercato nazionale. Ci sono poche migliaia di industrie di produzione e grossisti. Mentre alla base della filiera ci sono tante migliaia di aziende agricole che lavorano per quegli altri in alto sulla piramide.

Se e' vero che l'unione fa la forza, dovrebbero essere i tantissimi agricoltori a controllare il mercato. Invece quei pochi Commercianti, essendo enormi,  spesso multinazionali, fanno il bello e il cattivo tempo.

Quel'e' la soluzione?
Il modello canadese come esempio di nazionalizzazione del settore agricolo?

Basterebbe studiare cosa hanno fatto in Canada negli anni passati per tutelare la filiera del grano duro canadese. Hanno creato un Consorzio Nazionale Statale, il CWB, controllato dagli agricoltori aderenti, gestito come una SPA con uffici marketing e tecnici. Il Consorzio acquista il grano dagli agricoltori a un prezzo di mercato prestabilito, lo stocca presso Centri di stoccaggio privati pagando un compenso. I manager del CWB vanno poi sul mercato come unico interlocutore a contrattare con le industrie e i grandi commercianti, redistribuendo gli utili alle aziende agricole. Un modello equo, solidale e soprattutto che tutela un settore, quello agricolo, strategico per una nazione. Da qualche anno il CWB, scomodo alle multinazionali americane, e' stato privatizzato ma continua a stare sul mercato. 

Solo lo Stato può fare questo, sempre nel rispetto delle leggi del mercato e senza sconfinare nella concorrenza sleale o nel monopolio. 

Si parla ormai di ri-nazionalizzare le banche, le autostrade, di non privatizzare la sanità e la scuola. 

Perché allora un settore strategico e delicato come l'Agricoltura, che riguarda il nostro territorio, deve essere lasciato alla merce' del libero mercato e degli squali della finanza?

Nazionalizziamo l'agricoltura italiana!  Non so come si possa fare concretamente. Lancio l'idea attraverso questa storia che potete approfondire sul mio blog Foodopolitan, ma lascio il progetto a chi ha competenze, conoscenza delle dinamiche del settore, e voglia di provare a fare il cambiamento.

Nazionalizziamo l'Agricoltura italiana!

Foodopolitan

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francesco ferriPromotore della petizioneblogger e professionista del settore food e nutrizione
Questa petizione aveva 3 sostenitori

Il problema

Diciamo la verità: senza lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, la maggior parte delle attività agricole non potrebbe effettuare il raccolto. Per quale motivo? Perché agli attuali prezzi di mercato, ai quali le industrie e le catene dei supermercati comprano le materie prime, converrebbe (come a volte succede) lasciar marcire i prodotti sulle piante.

Dobbiamo pensare che noi consumatori, scegliendo tutti i giorni i prodotti al supermercato, siamo in un certo senso coinvolti in questo sistema di sfruttamento. Un sistema esasperato dalla logica del mercato turbo-liberista, che porta grandi profitti a chi commercializza e fa finanza, col sudore di chi sta in basso nella filiera, di chi lavora e campa a malapena per pochi centesimi. Questo sistema va ribaltato con la mano dello Stato. Ecco perché chiedo il vostro aiuto e quello dei rappresentanti di governo, della Commissione Agricoltura in Parlamento, di enti non governativi come Slow Food e GreenPeace, di associazioni come Coldiretti. Oltre alla filiera corta e alle etichette trasparenti, proponiamo di riunire gli agricoltori delle varie filiere in una sorta di Consorzio Governativo in grado di tutelare e difendere tutti gli agricoltori, per avere un unico grande interlocutore nel mercato degli squali delle grandi industrie e multinazionali della Distribuzione.

Perché il Caporalato e lo schiavismo nei campi esistono ancora nel XXI Secolo?
Perché le fette di torta della filiera agricola se le mangiano quasi tutte gli intermediari della filiera e la Grande Distribuzione, lasciando meno del 10% agli agricoltori. E insieme agli agricoltori, il prezzo lo paghiamo anche noi consumatori, perché dal campo alla tavola il prezzo aumenta di 10 volte e anche più.
I discount e la grande distribuzione incassano almeno il 50% del valore dei prodotti venduti sugli scaffali, senza produrre niente. Acquistano e vendono. Come fanno ad abbassare i prezzi e fare sconti del 30% o i 3x2?

Mettono all'asta l'agricoltura italiana. Forti dei loro volumi di vendita, a inizio anno o inizio campagna, riuniscono i fornitori e fanno aste al ribasso, per comprare i prodotti al prezzo minimo e poter fare le offerte. Tanto poi gli intermedi della filiera (industrie e grossisti) si rifanno sulle aziende agricole. In questo contesto, pagare salari decenti in agricoltura e' impossibile. Questo non giustifica schiavismo e caporalato. Ne sono la causa primaria e va fermata all'origine.
Vanno corrette queste sproporzioni di filiera. Abbiamo 5 grandi catene della GDO che controllano il 50% dell'intero mercato nazionale. Ci sono poche migliaia di industrie di produzione e grossisti. Mentre alla base della filiera ci sono tante migliaia di aziende agricole che lavorano per quegli altri in alto sulla piramide.

Se e' vero che l'unione fa la forza, dovrebbero essere i tantissimi agricoltori a controllare il mercato. Invece quei pochi Commercianti, essendo enormi,  spesso multinazionali, fanno il bello e il cattivo tempo.

Quel'e' la soluzione?
Il modello canadese come esempio di nazionalizzazione del settore agricolo?

Basterebbe studiare cosa hanno fatto in Canada negli anni passati per tutelare la filiera del grano duro canadese. Hanno creato un Consorzio Nazionale Statale, il CWB, controllato dagli agricoltori aderenti, gestito come una SPA con uffici marketing e tecnici. Il Consorzio acquista il grano dagli agricoltori a un prezzo di mercato prestabilito, lo stocca presso Centri di stoccaggio privati pagando un compenso. I manager del CWB vanno poi sul mercato come unico interlocutore a contrattare con le industrie e i grandi commercianti, redistribuendo gli utili alle aziende agricole. Un modello equo, solidale e soprattutto che tutela un settore, quello agricolo, strategico per una nazione. Da qualche anno il CWB, scomodo alle multinazionali americane, e' stato privatizzato ma continua a stare sul mercato. 

Solo lo Stato può fare questo, sempre nel rispetto delle leggi del mercato e senza sconfinare nella concorrenza sleale o nel monopolio. 

Si parla ormai di ri-nazionalizzare le banche, le autostrade, di non privatizzare la sanità e la scuola. 

Perché allora un settore strategico e delicato come l'Agricoltura, che riguarda il nostro territorio, deve essere lasciato alla merce' del libero mercato e degli squali della finanza?

Nazionalizziamo l'agricoltura italiana!  Non so come si possa fare concretamente. Lancio l'idea attraverso questa storia che potete approfondire sul mio blog Foodopolitan, ma lascio il progetto a chi ha competenze, conoscenza delle dinamiche del settore, e voglia di provare a fare il cambiamento.

Nazionalizziamo l'Agricoltura italiana!

Foodopolitan

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francesco ferriPromotore della petizioneblogger e professionista del settore food e nutrizione

I decisori

@SlowFoodItaly
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Petizione creata in data 18 agosto 2018