Montevarchi è antifascista

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Montevarchi è una città storicamente contraddistinta da un vibrante confronto democratico, nella quale le istanze più diverse da sempre trovano rappresentanza. Ne è un esempio recente l’elezione stessa dell’attuale amministrazione comunale, che nel 2016 anticipò di molto la spinta al cambiamento nella “Toscana rossa”.

 Una città plurale e fiera di esserlo, che ha appreso con sgomento la notizia dell’arrivo di una forza neofascista, razzista, xenofoba e omofoba, i cui militanti hanno raccolto decine di denunce per aggressione in tutta Italia.

 Inquieta poi che a livello locale una simile iniziativa si sia addensata intorno alla figura di un personaggio che, pubblicamente e sui social network, definisce la democrazia “un cancro”, invoca la dittatura, non fa mistero di battersi per il ritorno del fascismo, esibisce senza pudore fotografie in cui imbraccia le armi, afferma di ascoltare le registrazioni del gerarca nazista Goebbels che promette lo sterminio degli ebrei e di esserne esaltato.

 Gli inviti a lasciar perdere, a far finta che sia tutto folclore, resteranno inascoltati. Non è folclore il proselitismo di chi si schiera dalla parte dei peggiori crimini. Non c’è nulla di pittoresco in chi cerca spazio e riconoscimento pubblico, servendosi anche della stampa locale, per professare la soppressione dei diritti, promuovere la fine del principio di uguaglianza davanti alla legge, acclamare i più aberranti rifiuti che la storia del Novecento abbia prodotto. E che oggi vuole allestire nel nostro centro storico una passerella per il capo politico di questa formazione, un condannato per banda armata e associazione sovversiva.

 La presenza di un presidio illiberale, antidemocratico e fascista nel cuore della città è una gravissima minaccia alla sicurezza della nostra comunità.

 Esistono limiti legali, costituzionali ed etici di fronte ai quali chi rappresenta la Repubblica sul territorio non può soprassedere. Di certo non lo faremo noi.

 Siamo donne, uomini, famiglie, liberi cittadini, associazioni e gruppi informali. Persone di ogni età ed estrazione che a Montevarchi sono nate, hanno vissuto, tuttora vivono o lavorano.
Senza presunzione, Montevarchi siamo noi.

 Non abbiamo simboli di partito né ideologie o appartenenze politiche a dividerci, ma un solo valore che ci tiene insieme, il più grande di tutti: la libertà. Una libertà che oggi sentiamo minacciata da simili pulsioni marziali, criminali e – appunto – liberticide.

Quello che doveva essere un incontro informale tra amici è diventato un movimento spontaneo che cresce di ora in ora. Succede perché sentiamo che la sicurezza dei concittadini e la tenuta stessa della nostra comunità sono minacciate.

 Noi continueremo a testimoniare la voce della città plurale e democratica che onora i suoi principi fondativi sanciti dall’articolo 1 dello Statuto del Comune di Montevarchi: partecipazione, uguaglianza, solidarietà, sussidiarietà e universalità. Ma non basta.

 Chiediamo che tutti i nostri concittadini, soprattutto i più fragili siano messi al riparo da questo grave rischio.

Chiediamo una presa di posizione da parte dell’amministrazione comunale e della Sindaca Silvia Chiassai Martini nelle sue funzioni di autorità locale di pubblica sicurezza.

Chiediamo a Lei un gesto deciso, inequivocabile, per ricomporre una frattura sociale che si è fatta inquietante. È il momento di tracciare una linea e dire in modo chiaro che per chi vuole l’odio, la dittatura, per chi invoca il fascismo e il nazismo, non c’è posto nella nostra città.

Montevarchi è antifascista.