Petition updateScuola sicura per tutti!

Repetita iuvant

Giovanna, Lourdes, Daniela, Magrini, Ledda, Marras.Sardegna, Italy
Jun 8, 2020

Ben prima che l’acronimo DaD facesse la sua comparsa nella lingua italiana, ben prima che i decreti ministeriali ne facessero menzione, gli insegnanti, in modi differenti, avevano già escogitato strategie didattiche che consentissero di tener viva la relazione pedagogica con i propri alunni; il loro zelo e i loro sforzi non han potuto, tuttavia, rimpiazzare la Scuola vera, luogo concreto in cui avviene l’elaborazione concettuale della realtà e dove, tramite legami affettivi e cognitivi che si vengono a creare, si matura insieme nel rispetto dei ritmi e delle specificità di ciascuno .

La variante online della scuola, nonostante l’impegno profuso da chi l’ha sperimentata in toto, ha assunto per lo più le fattezze di video-conferenze popolate da volti sfocati e da discorsi intermittenti che, per giunta, hanno tagliato fuori proprio chi, per svariati motivi, aveva più bisogno di essere incluso; le varie piattaforme fornite dalla rete (e utilizzate su base volontaria dalle istituzioni scolastiche o dai singoli docenti) si sono inoltre dimostrate vulnerabili e non adatte a gestire i dati sensibili di minori e non ... E mentre maestri, maestre, professori, professoresse, genitori e associazioni segnalavano queste criticità sin dai primi giorni, c’è stato l’assordante silenzio della politica, dei sindacati e di buona parte della stampa. Poche testate giornalistiche, pochi programmi televisivi ‘di nicchia’ e pochissimi sindacati (quelli con scarso potere contrattuale) hanno, infatti, sollevato il problema dell’emergenza scolastica.

È stato invece più semplice imbonire l’opinione pubblica convincendola che la scuola digitale fosse la panacea di tutti i mali o, se non altro, il mane minore: è stato meno dispendioso (o forse no) dare a vedere, a suon di hashtags, che la scuola non si è mai fermata.

Più onesto, ma difficile da ammettere, sarebbe stato e sarebbe tutt’ora dire la verità all’Italia: mai si è speso abbastanza per le esigenze strutturali della SCUOLA PUBBLICA; quest’ultima, come la Sanità, non producendo beni di consumo tangibili, ha incessantemente subìto, al contrario, drastiche misure di depotenziamento, il cui risultato è sotto gli occhi di tutti: precarietà dei caseggiati scolastici, precarietà del personale docente ed ATA … precarietà del servizio.

In questi giorni, proprio mentre stiamo affidando a voi le nostre riflessioni, alcuni sindacati si son destati dal letargo invernale e hanno invitato i loro iscritti e simpatizzanti a scioperare l’8 Giugno 2020, cioè SOLO DOPO essersi già seduti al tavolo della contrattazione, ancora una volta senza aver consultato gli “operai” dell’istruzione.  Forse è troppo auspicare che, preso atto delle crescenti proteste, ultimamente anche di piazza, chiedano finalmente a gran voce quanto da vent’anni serve alla SCUOLA PUBBLICA per essere davvero definita BUONA. Cosa serve? Anche se la risposta è ormai nota non solo agli addetti ai lavori, ma anche ai meno addetti, è sempre vero che repetita iuvant:

-         servono più docenti: occorre stabilizzare i PRECARI che, con tutte le carte in regola, lavorano da anni ed hanno già dimostrato il loro valore sul campo, pur non avendo mai compilato test a crocette;

-         occorre più personale ATA: l’assenza di una vigilanza quantitativamente sufficiente ha prodotto le conseguenze che si son potute leggere sulle prime pagine dei quotidiani di nemmeno un anno fa;

-         servono Dirigenti Scolastici che conservino la memoria di quand’erano a loro volta insegnanti (e magari reclamavano le stesse cose che chiediamo noi ora e non venivano ascoltati). Magnifico sarebbe poi se i D.S. fossero l’espressione diretta della volontà collegiale e non una sorta di casta con tanto di staff asservito al seguito;

-         servono più classi e meno ‘pollai’ per una maggior efficacia del processo d’insegnamento/apprendimento, oltre che per il distanziamento preventivo;

-         servono più edifici, più spazi sicuri, più carta ed anche carta igienica;

-         non occorre INVALSI, perché gli insegnanti preferiscono, piaccia o no, formare menti pensanti (che sappiano dire NO oppure Sì con preparazione e rispetto) piuttosto che addestrare meccanicamente dei burattini;

-         non occorrono ulteriori investimenti nella DaD: lede diritti, viola privacy e non piace nemmeno ai ragazzi/bambini stessi!

Se il sistema educativo nazionale regge ancora, il merito va alla professionalità di un qualificato corpo docente che lavora con abnegazione, non certo a leggi, leggine e decreti vari.

Gli insegnanti italiani di ogni ordine e grado invitano, pertanto, quelli che si dilettano a screditare la loro categoria, a visitare più spesso le scuole del territorio per toccare con mano come e in quali condizioni si lavora, si apprende, si cresce lì dentro.

Torpè, Borore, Siniscola,

08/06/2020

Giovanna, Daniela , Lourdes;

maestre.

Copy link
WhatsApp
Facebook
Nextdoor
Email
X