

Il 9 gennaio scorso, presso il circolo “La Fenice” di Final di Rero c’è stata la riunione organizzata dal Sindaco di Tresignana Perelli con la cittadinanza sull’idrovia in relazione al tratto di lavori che va dal ponte di Valpagliaro al ponte di Final di Rero, più o meno.
Il fulcro della riunione però verteva sull’isola di risulta dei lavori di scavo, che dovrebbe occupare una superficie di circa 20.000 metri quadrati e sulla quale verranno piantate circa 1700 “essenze”. Attenzione, solo PIANTATE e poi abbandonate a loro destino, di qualsiasi essenza si tratti, senza alcun tipo di irrigazione o manutenzione successiva.
Se anche sopravvivessero, sfido chiunque a sostenere che queste 1700 “essenze” possano compensare la perdita ambientale di un intero Argine popolato attualmente da alberi d’alto fusto che arrivano ad avere anche 60 anni (per quanto sono stata in grado di ricostruire attingendo alla memoria degli abitanti più anziani).
Non era presente alcun rappresentante delle amministrazioni precedenti, che per anni ci hanno sottoposto un progetto ben diverso dallo scempio che si sta realizzando attualmente.
Non erano presenti neanche rappresentanti di Provincia, Regione, idrovia o qualsiasi altro ente pubblico, che, a quanto pare, non stanno nemmeno rispondendo alle richieste di informazione della giunta comunale.
La riunione è terminata con la promessa di un nuovo incontro da qui a circa 20 giorni, questa volta in presenza di Regione e Provincia e quant’altro.
Inoltre, è stato reso noto che distruggeranno qualsiasi cosa nel raggio di 5 metri dall’Argine, appellandosi ad una legge sulla sicurezza (art.96 del Regio Decreto 523 del 1904?) che però, evidentemente, vale solo qui, visto che il territorio italiano è disseminato di corsi d’acqua dove chiunque può vedere la vegetazione fino a ridosso dell’acqua.
Quindi anche le ultime indicazioni circa la distruzione dell’ecosistema limitatamente al settore “obliquo” dell’Argine erano vuote di significato, se riguarderà invece i cinque metri demaniali dall’Argine, che non solo si trovano in piano, ma ospitano in sostanza il 100% della vegetazione appena più alta dell’erba, e di conseguenza il 100% della fauna che abita aria, alberi, arbusti, suolo e sottosuolo, comprese le querce da me già segnalate all’ente preposto in Regione per la salvaguardia degli alberi monumentali, senza peraltro aver mai ricevuto il minimo riscontro in merito.
Gli argini vengono ormai dati assolutamente per persi, senza alcuna speranza non solo di salvaguardia, ma nemmeno di ricostituzione futura dell’ecosistema, dal momento che vengono invocati i cinque metri dall’Argine previsti dalla legge e a tale distanza incomincia poi l’asfalto della via, rendendo di fatto apparentemente impossibile qualsiasi piantumazione.
Anche la darsena (il bellissimo parco dove avevo organizzato il sit-in nel settembre 2024) sarà (è, ormai, nel momento in cui pubblico questo aggiornamento) vittima di questa distruzione, essendo previsto un punto di attracco/ alaggio per le navi classe 5 e uno scivolo per i mezzi di soccorso. Anche in questo caso pare che nessun ente stia rispondendo alla richiesta di ulteriori informazioni inviata dall’amministrazione.
Va rimarcata la completa e totale assurdità di quanto si sta perpetrando sull’argine del Volano. Se le piante avessero un nome e un cognome (e magari pagassero le tasse e votassero alle prossime elezioni) non solo si parlerebbe di STRAGE ma probabilmente si decuplicherebbero gli sforzi per la loro preservazione.
Penso sia giunto il momento di mobilitare tutte le forze possibili per tentare di salvare il salvabile evitando che prosegua la distruzione di questo territorio in nome di un progetto, l’idrovia Ferrarese da Pontelagoscuro a Porto Garibaldi, ormai anacronistico soprattutto se si pensa alla sua attuazione nella città di Ferrara.