Petition updateSALVIAMO IL PARCO DEI COLLI DI BERGAMO DAL CEMENTO

Lettera di un cittadino che riporta parole che avremmo voluto non sentire!

Maria Carolina AgliardiItaly
Jul 25, 2026

Condividiamo una lettera aperta pubblicata sui giornali nei giorni scorsi sul tema del terzo lotto della Tangenziale sud di Bergamo, che ci ha fatto molto riflettere (e spaventare !)sulla mentalità dei nostri amministratori!! Motivo che ci deve spingere ad essere più attivi nelle decisioni importanti della politica.

"Da cittadino provo sincera preoccupazione nel leggere sui social le dichiarazioni di un consigliere regionale tra i principali sostenitori della Paladina-Sedrina, opera destinata a svilupparsi all’interno del Parco dei Colli e in prossimità della Valle del Giongo.
Riporto alcune sue parole, rivolte sui social ad alcuni dei numerosi cittadini contrari all’opera: “Vorrei tanto avere la fortuna di poter essere ricordato per essere quello che ha completato la Villa d’Almè Dalmine, sì di questo ne sarei veramente felice e onorato, anche se per farlo dovessimo spendere 100 milioni di euro di opere inutili per mitigare l’effetto sul Parco, sempre messo che un territorio fortemente antropizzato possa considerarsi parco come quello in questione”. E ancora: “Io continuo a trovare assurdo spendere 100 milioni di euro in più per mitigazioni ambientali che non servono a nulla”. Infine: “Gli studi del traffico ci dicono invece che funziona”.
In risposta a un altro post pubblicato su Instagram, il consigliere aggiunge: “Complimenti, per salvare che cosa poi, in un parco che di fatto è un cantiere unico, dove in questi giorni si stanno realizzando aree industriali, nuove costruzioni, tutte strutture private eppure nessuno dice niente, invece quando si parla di un’opera pubblica in buona parte in galleria, siete contrari”.
Colpisce che un rappresentante delle istituzioni, che per ruolo dovrebbe contribuire alla tutela e alla valorizzazione del territorio, si esprima con tanta leggerezza nei confronti di un’area protetta e delle mitigazioni ambientali previste per un’opera tanto impattante. Colpisce ancora di più il silenzio del Parco dei Colli e la scarsa reazione pubblica davanti a dichiarazioni di questo tipo.
È inevitabile interrogarsi sulla responsabilità politica affidata a chi sostiene con tale convinzione un progetto così delicato e invasivo. Se quest’opera dovesse rivelarsi inefficace sotto il profilo viabilistico oppure problematica sul piano progettuale e ambientale, le conseguenze rischierebbero di compromettere in modo pesante e irreversibile ecosistemi, paesaggio e qualità della vita di molti comuni e cittadini, incidendo direttamente anche sul futuro delle nuove generazioni. Se davvero il Parco dei Colli viene considerato “un cantiere unico”, allora ci si aspetterebbe da un consigliere regionale una presa di posizione in difesa della sua tutela, non parole che sembrano giustificarne un’ulteriore compromissione.
Sorprende questa superficialità. Sorprende la fiducia assoluta che ANAS, Regione e diversi Comuni sembrano continuare a riporre in una visione che appare sempre più datata, fondata su un modello infrastrutturale concepito decenni fa e mai realmente messo in discussione.
Vale la pena ricordare che il Parco dei Colli di Bergamo venne istituito proprio da una legge regionale nel 1977 (L.R. n. 36 del 18 agosto 1977), terzo parco della Lombardia dopo il Parco del Ticino e il Parco delle Groane, “per rispondere all’esigenza di salvaguardare e valorizzare un equilibrio tra la natura e la presenza umana nei colli che circondano la città”. Comprende oltre 5.000 ettari distribuiti tra numerosi comuni del territorio bergamasco e rappresenta uno dei principali patrimoni ambientali dell’area urbana e pedecollinare. Con la L.R. n. 15 del 25 luglio 2022 è entrato inoltre a far parte del Parco anche il Comune di Berbenno con il Monumento Naturale della Valle del Brunone.
Non serve nemmeno richiamare gli articoli 9 e 41 della Costituzione, che tutelano ambiente, biodiversità e paesaggio anche nell’interesse delle future generazioni.
Viene dunque da chiedersi se la vera visione ideologica non appartenga proprio a quei consiglieri regionali e amministratori che da trent’anni insistono su un unico progetto infrastrutturale, oggi percepito da molti cittadini come vecchio e lacunoso, senza avere mai investito seriamente in alternative credibili. Nel frattempo, chi solleva dubbi o contrarietà viene spesso accusato di ideologia, quando invece chiede semplicemente una discussione più moderna, trasparente e lungimirante sul futuro del territorio, sul potenziamento del trasporto pubblico — basti pensare alla T2, di cui non è ancora previsto un ampliamento fino a Zogno o San Pellegrino — e sulla necessità di intervenire prioritariamente sull’ampliamento e la manutenzione delle infrastrutture già esistenti."

 

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