BANDI A RUOLO UNICO GRANDI FLOP

Medici di base, il bando è un flop: 349 candidati per 1.434 posti. «Copriremo con i tempi determinati»
Storia di Daniela Corneo
• 6giorno/i • 3 min di lettura
La «fuga» dei medici di base, fenomeno che riguarda tutto il Paese, è ormai un dato di fatto anche in Emilia-Romagna. A fine marzo viale Aldo Moro aveva pubblicato il bando per coprire gli incarichi vacanti in tutta la regione con il dettaglio territorio per territorio, bando da cui era emerso il «buco» di 1.441 (poi limato a 1.434) medici di medicina generale e del 118.
A quella chiamata, però, a domanda ormai chiusa da un mese, hanno risposto solo 349 medici che hanno già titolo per esercitare. Un numero che non copre nemmeno lontanamente il fabbisogno di medici di famiglia che contraddistingue anche l’Emilia-Romagna, visto che quei 349 che hanno fatto domanda rappresentano solo il 24,34% di quel 1.434.
Ma non solo: gli addetti ai lavori spiegano che non tutte quelle 349 domande andranno a buon fine, nel senso che sono molti i professionisti che generalmente partecipano comunque al bando per gli incarichi vacanti, ma non tutti alla fine accettano il posto, quando ricevono la chiamata. C’è chi quantifica che, a essere ottimisti, saranno circa 200 i medici di base che inizieranno davvero a esercitare nelle zone carenti.
Poi, chiaramente, le Ausl colmeranno i vuoti lasciati da pensionamenti, abbandoni, trasferimenti con incarichi a tempo determinato. Nessuno resterà senza il medico di famiglia, quindi, è di fatto il messaggio che arriva da viale Aldo Moro. «Il nuovo accordo nazionale entrato in vigore nel 2024 — spiega l’assessore regionale alla Sanità Massimo Fabi — stabilisce un nuovo criterio di determinazione del rapporto tra il numero dei medici operanti sul territorio e gli abitanti residenti, ovvero un medico ogni 1.200 residenti con un correttivo aggiuntivo di un medico ogni 5mila residenti. Per esempio, in un ambito di 12mila residenti, il numero di medici dovrebbe essere di 12.
Per effetto di questo criterio innovativo, adottato da tutte le Regioni, in Emilia-Romagna sono state pubblicate 1.434 zone carenti, per le quali la Regione ha ricevuto a oggi 349 domande per incarichi di ruolo unico a tempo indeterminato.
Tali posti saranno assegnati a metà giugno; dopo tale assegnazione, le zone non coperte saranno attribuite a medici con incarico a tempo determinato secondo le necessità delle aziende sanitarie, per consentire a tutta la popolazione l’accesso alle cure primarie. Pertanto non è corretto considerare questi numeri come esito definitivo della copertura delle zone carenti, ma come una fase della procedura di assegnazione».
Per sapere dove effettivamente i medici hanno fatto domanda bisognerà aspettare fino al 30 maggio, quando uscirà il dettaglio degli incarichi vacanti provincia per provincia. In ogni caso, in base al bando pubblicato a fine marzo, la provincia dove risultavano più incarichi vacanti era quella di Modena, dove c’era un «buco» di 267 medici, seguita da Bologna per cui la Regione aveva dettagliato un fabbisogno di 247 medici di base, molti dei quali nelle località appenniniche oltre che nei quartieri del capoluogo emiliano.
Seguivano poi Reggio Emilia con 209 incarichi vacanti, Parma con 145, Piacenza con 113 e a seguire le altre province emiliano-romagnole in misura minore. Per quanto riguarda i medici del 118 la situazione più critica era quella della Romagna con una carenza di 51 medici, la maggior parte dei quali a Cesena.
Per sanare le carenze anche in Emilia-Romagna sarebbero fondamentali, da qui ai prossimi anni, le nuove leve della medicina di base, ma l’introduzione del nuovo ruolo unico sta scatenando la rivolta soprattutto dei giovani medici. Basti pensare che la petizione avviata a metà aprile attraverso lo Snami, in cui le nuove leve di fatto minacciano la fuga verso il settore privato o altre attività specialistiche, in un mese ha raggiunto più di 29mila firme.