Diamo ai disabili i DPI per proteggersi dal covid-19, ora!

Il problema

Cari sostenitori

Sono la figlia di una "donna di 84 anni con patologie pregresse", con queste 7 parole verrebbe descritta mia mamma se dovesse rimanere vittima del covid-19.  Ma mia mamma si chiama Assunta, ha compiuto 84 anni, da tre anni a seguito di un ictus non è autosufficiente e vive in condizione di allettamento. Vive con due delle sue figlie di cui una anche non autosufficiente e dipende da qualcun altro da sé per tutti gli atti quotidiani della vita, anche per i più semplici come bere un sorso di acqua. Assunta non può scegliere il distanziamento sociale da chi si occupa di lei e prestandole tutte le cure alla persona necessarie per preservare la propria dignità. Può affidarsi al Signore chiedendo che ci sia ancora chi ha voglia di assisterla in modo da assicurarle una qualità della vita dignitosa fino alla fine e sperando che chi decide di prestarle tutte le cure necessarie non sia magari a sua insaputa portatore del COVID-19. Assunta  però ha degli obblighi in quanto datore di lavoro

  • deve fornire a chi l'assiste i cosiddetti DPI, dispositivi di sicurezza adeguati alla distanza "zero". Tra questi dispositivi in primo luogo le mascherine. Ma non solo loro, anche le soluzioni igienizzanti, i guanti e forse anche occhiali protettivi.

L'INAIL assegna al lavoro domestico in convivenza una classe di rischio medio-alta. Ma il codice ATECO 97 non è forse troppo generico? Sono tante le persone con disabilità gravissima (allettate e non collaboranti) assistite in famiglia con l'aiuto di lavoratori domestici. In questi casi ci sono diverse attività di assistenza (alimentazione, igiene viso, etc) durante le quali la distanza è notevolmente sotto il metro e  l'esposizione a droplets dell'assistente è molto probabile. L'OIL nella nota informativa sul lavoro domestico del 6 Aprile 2020 scrive: "Nella situazione attuale, la dotazione di dispositivi di protezione individuale per i lavoratori domestici e per coloro che ricevono la prestazione lavorativa assume un’importanza fondamentale, soprattutto per le mansioni che non possono essere espletate in ottemperanza a quanto previsto dalla legislazione d’emergenza in materia di distanziamento sociale e per le occupazioni a maggiore rischio di contagio, come ad esempio quelle equiparabili ai lavoro svolti dagli operatori socio-sanitari e/o addetti/e ai servizi di pulizia."

Le mascherine chirurgiche (prezzo calmierato a 0,50 Euro l'una) sono adeguate all'attività' di cura (igiene, alimentazione e idratazione) della persona allettata, e quante ne servono al mese?  Cosa dire dei guanti di difficile approvvigionamento e quindi costo elevato? E delle soluzioni igienizzanti per la sanificazione? Sono costi sostenibili da tutti i disabili? 

E il diritto alla salute di Assunta come viene tutelato? E' Assunta potenziale fonte di contagio o non è forse chi si occupa di lei che potrebbe essere inconsapevole portatore del covid-19? La nostra Costituzione riconosce la salute come un diritto fondamentale. Il diritto alla salute, come diritto sociale fondamentale, viene tutelato anche dall’art. 2 Cost.(“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”); essendo, inoltre, intimamente connesso al valore della dignità umana (diritto ad un’esistenza degna) rientra nella previsione dell’art 3 Cost. (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”).

Durante la fase 1 la discrezionalità lasciata a regioni/comuni in materia di distribuzione gratuita delle mascherine di emergenza e in materia di assistenza domiciliare ai disabili (educazione, sanitaria e socio-sanitarie) ha prodotto disomogeneità sul territorio nazionale e situazioni di abbandono ed emarginazione dei disabili. La fase 2, fase di convivenza con il virus, è cominciata e nulla è cambiato. Nel DPCM del 26 Aprile leggiamo:

RIATTIVAZIONE CENTRI SEMI-RESIDENZIALI 

L’articolo 8 del DPCM titola Ulteriori disposizioni specifiche per la disabilità, con queste disposizioni: 
1. Le attività sociali e socio-sanitarie erogate dietro autorizzazione o in convenzione, comprese quelle erogate all’interno o da parte di centri semi-residenziali per persone con disabilità, qualunque sia la loro denominazione, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario e socio-sanitario vengono riattivate secondo piani territoriali, adottati dalle Regioni, assicurando attraverso eventuali specifici protocolli il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori.

USO DELLE MASCHERINE

Per evitare speculazioni è stato calmierato il prezzo delle chirurgiche, giungendo ad un costo che sarà di massimo 0,50 euro al pezzo. L'articolo 3 del DPCM, che contiene le disposizioni in materia di mascherine, specifica al comma 2 anche una deroga all'obbligo dell’uso di mascherine per bambini sotto i 3 anni e persone con alcune forme di disabilità: ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull'intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Non sono soggetti all'obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina OVVERO i soggetti che interagiscono con i predetti.

In conclusione nel DPCM

o  Senza aver definito uno specifico protocollo per la prevenzione del contagio (sorveglianza sanitaria) si DEROGA  dall'uso delle mascherine anche chi sta vicino ai disabili.

o  Si persevera con la totale discrezionalità alle regioni sui centri semi-residenziali (eventuali protocolli !!)

o  Nulla dice delle disabilità gravissime assistite in famiglia (con lavoro domestico o assistenza domiciliare integrata) e la prevenzione del contagio durante le attività ad alto rischio come igiene e nutrimento. 

Nulla in materia di erogazione dei dispositivi ai disabili nell'ordinanza del Commissario Arcuri e in quella del Ministro della Salute Speranza. Nulla in materia di tutela della salute dei soggetti fragili (sorveglianza sanitaria) nell'ordinanza del Ministro della Salute Speranza. Nessuna trattativa per la sicurezza del lavoro domestico avviata dal Ministro del Lavoro Catalfo.

E nel decreto Maggio (ex decreto Aprile) arriveranno misure di sostegno alla domiciliarità dei disabili? Da quanto riportano i media sembrerebbe di no. 

L'impressione è che si intende propagare nelle famiglie la strage perpetrata a danno delle persone fragili nelle RSA e case di riposo in fase 1. L'impressione è che la salute non è più un diritto Costituzionale per i soggetti fragili. 

Assindatcolf il sindacato dei datori di lavoro domestico ha già raccolto il nostro appello. Firmiamo in tanti per far arrivare con voce forte e chiara sul tavolo dei Decisori le seguenti richieste:

1.   della tutela della salute delle persone disabili assistite in famiglia e nei centri semi-residenziale (linee guida e protocolli chiari e omogenei a livello nazionale dell'assistenza domiciliare erogata dai Comuni laddove presente, linee guida e protocolli chiari e omogenei a livello nazionale dei centri semi-residenziali laddove presenti, continuità e rafforzamento dell'assistenza infermieristica e medica territoriale, sorveglianza sanitaria con tampone rivalutabile periodicamente alle persone con disabilità gravissima) 

2.  dispositivi di sicurezza (mascherine, guanti, igienizzante) per tutti i disabili erogati dal sistema sanitario pubblico. Adeguatezza e fabbisogno devono essere proporzionati alle esigenze specifiche e all'applicabilità della distanza sociale.

3.  tutela della salute del lavoratore domestico (badanti) con definizione di un protocollo condiviso tra le parti e sostegno ai datori di lavoro per la fornitura dei dispositivi di sicurezza adeguati

4.  equiparazione del lavoratore domestico (badanti) a persone non autosufficienti con disabilità gravissima (ovvero laddove le distanze non possono essere mantenute) agli operatori socio-sanitari che lavorano nelle strutture (con tampone rivalutabile periodicamente)

Tutti i disabili sono soggetti fragili non lasciamoli soli. Serve l'aiuto di tutti per dar voce a chi non riesce a far sentire la propria voce. 

Grazie!

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Ida BellucciPromotore della petizione
Questa petizione aveva 272 sostenitori

Il problema

Cari sostenitori

Sono la figlia di una "donna di 84 anni con patologie pregresse", con queste 7 parole verrebbe descritta mia mamma se dovesse rimanere vittima del covid-19.  Ma mia mamma si chiama Assunta, ha compiuto 84 anni, da tre anni a seguito di un ictus non è autosufficiente e vive in condizione di allettamento. Vive con due delle sue figlie di cui una anche non autosufficiente e dipende da qualcun altro da sé per tutti gli atti quotidiani della vita, anche per i più semplici come bere un sorso di acqua. Assunta non può scegliere il distanziamento sociale da chi si occupa di lei e prestandole tutte le cure alla persona necessarie per preservare la propria dignità. Può affidarsi al Signore chiedendo che ci sia ancora chi ha voglia di assisterla in modo da assicurarle una qualità della vita dignitosa fino alla fine e sperando che chi decide di prestarle tutte le cure necessarie non sia magari a sua insaputa portatore del COVID-19. Assunta  però ha degli obblighi in quanto datore di lavoro

  • deve fornire a chi l'assiste i cosiddetti DPI, dispositivi di sicurezza adeguati alla distanza "zero". Tra questi dispositivi in primo luogo le mascherine. Ma non solo loro, anche le soluzioni igienizzanti, i guanti e forse anche occhiali protettivi.

L'INAIL assegna al lavoro domestico in convivenza una classe di rischio medio-alta. Ma il codice ATECO 97 non è forse troppo generico? Sono tante le persone con disabilità gravissima (allettate e non collaboranti) assistite in famiglia con l'aiuto di lavoratori domestici. In questi casi ci sono diverse attività di assistenza (alimentazione, igiene viso, etc) durante le quali la distanza è notevolmente sotto il metro e  l'esposizione a droplets dell'assistente è molto probabile. L'OIL nella nota informativa sul lavoro domestico del 6 Aprile 2020 scrive: "Nella situazione attuale, la dotazione di dispositivi di protezione individuale per i lavoratori domestici e per coloro che ricevono la prestazione lavorativa assume un’importanza fondamentale, soprattutto per le mansioni che non possono essere espletate in ottemperanza a quanto previsto dalla legislazione d’emergenza in materia di distanziamento sociale e per le occupazioni a maggiore rischio di contagio, come ad esempio quelle equiparabili ai lavoro svolti dagli operatori socio-sanitari e/o addetti/e ai servizi di pulizia."

Le mascherine chirurgiche (prezzo calmierato a 0,50 Euro l'una) sono adeguate all'attività' di cura (igiene, alimentazione e idratazione) della persona allettata, e quante ne servono al mese?  Cosa dire dei guanti di difficile approvvigionamento e quindi costo elevato? E delle soluzioni igienizzanti per la sanificazione? Sono costi sostenibili da tutti i disabili? 

E il diritto alla salute di Assunta come viene tutelato? E' Assunta potenziale fonte di contagio o non è forse chi si occupa di lei che potrebbe essere inconsapevole portatore del covid-19? La nostra Costituzione riconosce la salute come un diritto fondamentale. Il diritto alla salute, come diritto sociale fondamentale, viene tutelato anche dall’art. 2 Cost.(“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”); essendo, inoltre, intimamente connesso al valore della dignità umana (diritto ad un’esistenza degna) rientra nella previsione dell’art 3 Cost. (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”).

Durante la fase 1 la discrezionalità lasciata a regioni/comuni in materia di distribuzione gratuita delle mascherine di emergenza e in materia di assistenza domiciliare ai disabili (educazione, sanitaria e socio-sanitarie) ha prodotto disomogeneità sul territorio nazionale e situazioni di abbandono ed emarginazione dei disabili. La fase 2, fase di convivenza con il virus, è cominciata e nulla è cambiato. Nel DPCM del 26 Aprile leggiamo:

RIATTIVAZIONE CENTRI SEMI-RESIDENZIALI 

L’articolo 8 del DPCM titola Ulteriori disposizioni specifiche per la disabilità, con queste disposizioni: 
1. Le attività sociali e socio-sanitarie erogate dietro autorizzazione o in convenzione, comprese quelle erogate all’interno o da parte di centri semi-residenziali per persone con disabilità, qualunque sia la loro denominazione, a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario e socio-sanitario vengono riattivate secondo piani territoriali, adottati dalle Regioni, assicurando attraverso eventuali specifici protocolli il rispetto delle disposizioni per la prevenzione dal contagio e la tutela della salute degli utenti e degli operatori.

USO DELLE MASCHERINE

Per evitare speculazioni è stato calmierato il prezzo delle chirurgiche, giungendo ad un costo che sarà di massimo 0,50 euro al pezzo. L'articolo 3 del DPCM, che contiene le disposizioni in materia di mascherine, specifica al comma 2 anche una deroga all'obbligo dell’uso di mascherine per bambini sotto i 3 anni e persone con alcune forme di disabilità: ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull'intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Non sono soggetti all'obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina OVVERO i soggetti che interagiscono con i predetti.

In conclusione nel DPCM

o  Senza aver definito uno specifico protocollo per la prevenzione del contagio (sorveglianza sanitaria) si DEROGA  dall'uso delle mascherine anche chi sta vicino ai disabili.

o  Si persevera con la totale discrezionalità alle regioni sui centri semi-residenziali (eventuali protocolli !!)

o  Nulla dice delle disabilità gravissime assistite in famiglia (con lavoro domestico o assistenza domiciliare integrata) e la prevenzione del contagio durante le attività ad alto rischio come igiene e nutrimento. 

Nulla in materia di erogazione dei dispositivi ai disabili nell'ordinanza del Commissario Arcuri e in quella del Ministro della Salute Speranza. Nulla in materia di tutela della salute dei soggetti fragili (sorveglianza sanitaria) nell'ordinanza del Ministro della Salute Speranza. Nessuna trattativa per la sicurezza del lavoro domestico avviata dal Ministro del Lavoro Catalfo.

E nel decreto Maggio (ex decreto Aprile) arriveranno misure di sostegno alla domiciliarità dei disabili? Da quanto riportano i media sembrerebbe di no. 

L'impressione è che si intende propagare nelle famiglie la strage perpetrata a danno delle persone fragili nelle RSA e case di riposo in fase 1. L'impressione è che la salute non è più un diritto Costituzionale per i soggetti fragili. 

Assindatcolf il sindacato dei datori di lavoro domestico ha già raccolto il nostro appello. Firmiamo in tanti per far arrivare con voce forte e chiara sul tavolo dei Decisori le seguenti richieste:

1.   della tutela della salute delle persone disabili assistite in famiglia e nei centri semi-residenziale (linee guida e protocolli chiari e omogenei a livello nazionale dell'assistenza domiciliare erogata dai Comuni laddove presente, linee guida e protocolli chiari e omogenei a livello nazionale dei centri semi-residenziali laddove presenti, continuità e rafforzamento dell'assistenza infermieristica e medica territoriale, sorveglianza sanitaria con tampone rivalutabile periodicamente alle persone con disabilità gravissima) 

2.  dispositivi di sicurezza (mascherine, guanti, igienizzante) per tutti i disabili erogati dal sistema sanitario pubblico. Adeguatezza e fabbisogno devono essere proporzionati alle esigenze specifiche e all'applicabilità della distanza sociale.

3.  tutela della salute del lavoratore domestico (badanti) con definizione di un protocollo condiviso tra le parti e sostegno ai datori di lavoro per la fornitura dei dispositivi di sicurezza adeguati

4.  equiparazione del lavoratore domestico (badanti) a persone non autosufficienti con disabilità gravissima (ovvero laddove le distanze non possono essere mantenute) agli operatori socio-sanitari che lavorano nelle strutture (con tampone rivalutabile periodicamente)

Tutti i disabili sono soggetti fragili non lasciamoli soli. Serve l'aiuto di tutti per dar voce a chi non riesce a far sentire la propria voce. 

Grazie!

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Ida BellucciPromotore della petizione

I decisori

Roberto Speranza
Ministro della Salute
Sergio Mattarella
Presidente della Repubblica Italiana
Andrea Orlando
Andrea Orlando
Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Mario Draghi
Mario Draghi
Presidente del Consiglio dei Ministri

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Petizione creata in data 18 aprile 2020