Prima di tutto una domanda.
Molte delle spiagge più belle e incontaminate della Sardegna sono rimaste tali per decenni senza stabilimenti, senza strutture permanenti e senza servizi invasivi. A proteggerle era spesso la loro stessa natura: sentieri, strade difficili, percorsi che richiedevano tempo e impegno. Chi le raggiungeva lo faceva con rispetto e senza trasformarle in mete di massa.
Oggi, invece, assistiamo a un paradosso. Più una spiaggia viene attrezzata con parcheggi, chioschi, bagni, noleggi e servizi a pagamento, più diventa una destinazione affollata. Eppure a pagare il prezzo più alto sembrano essere proprio i cittadini che vogliono semplicemente stendere un asciugamano e godersi il mare della propria terra.
Se il problema è la tutela ambientale, perché il peso delle limitazioni ricade sempre di più sui residenti? Perché il nostro ombrellone viene considerato un problema mentre cresce la presenza di strutture, concessioni e attività commerciali?
Noi non siamo contro la tutela del territorio.
Siamo contro l’idea che per vivere il nostro mare si debba pagare sempre di più.
Oggi è il parcheggio. Domani il ticket d’ingresso. Dopodomani cos’altro?
Quando abbiamo lanciato la petizione Pass Mare per i Sardi, volevamo accendere una riflessione. Oggi quella riflessione sta diventando una voce collettiva.
Non chiediamo privilegi. Non chiediamo corsie preferenziali. Chiediamo che chi vive, lavora e paga le tasse in Sardegna tutto l’anno possa continuare ad accedere al proprio mare senza sentirsi un ospite. Il mare della Sardegna è un patrimonio del mondo, ma è anche la casa dei sardi.
Per questo vi chiediamo un ultimo sforzo: condividete la petizione, parlatene con amici e familiari, fate sentire la vostra voce.
Perché i diritti si perdono poco alla volta, una tariffa alla volta, una limitazione alla volta. E perché non vogliamo arrivare al giorno in cui dovremo pagare anche per respirare l’aria della nostra isola.
Pass Mare per i Sardi.
Perché il mare non è un lusso. È parte di ciò che siamo!