
La fine della guerra a Gaza potrebbe innescare un cambiamento di leadership da entrambe le parti: la fine del governo Netaniahu, e quel che rimane di Hamas costretto a rinunciare a un ruolo nel governo di Gaza.
Sul piano internazionale le prospettive sono molto miglioriate, l’opinione pubblica è votata alla pace, come ampiamente dimostrato dalle manifestazioni di piazza in tutto il mondo, dall'Assemblea dell'ONU svuotata al momento del discorso di Netanyahu, dalle flottiglie in navigazione per rompere il blocco di Gaza e, non da ultimo, dalle numerosissime petizioni in difesa dei palestinesi, tra cui la nostra.
Il merito principale va obiettivamente dato a Trump che ora, dopo i deliri sul Gaza Resort, sull'onda dell'indiignazione internazionale ha convinto Netaniahu a piu miti consigli. Non da meno è stata la disponibilità degli Stati arabi del Golfo a finanziare la ricostruzione di Gaza, e a sostenere il processo di pace contribuendo alla sua sicurezza.
Gli USA e i paesi arabi avranno l'arduo compito di convincere Netanyahu — o il suo successore — a bloccare gli insediamenti ebraici in Cisgiordania, se non a ritirarli, e a non contrastare il rafforzamento delle istituzioni palestinesi. Al contempo, le forze di pace dovranno usare tutta la loro influenza per spingere i palestinesi a rifiutare la violenza, a riformare l’Autorità Palestinese e ad aiutarla a trovare nuovi leader.
Si apre la prospettiva di un nuovo ordine di sicurezza regionale sulla scia degli Accordi di Abramo del 2020 di cui il genero di Trump, Jared Kushner, vanta gran parte del merito avendo abilmente tessuto i rapporti con i Paesi arabi durante il primo mandato Trump.
Il mondo osserverà attentamente Israele, se asseconderà un governo tecnocratico della Striscia con il compito di smantellare l'organizzazione terroristica di Hamas e, non meno importante, di riformare le istituzioni palestinesi.
Niente sarà facile in una regione che, per decenni, ha conosciuto solo conflitti, e corre il rischio di una rinascita di Hamas, a questo punto la minaccia maggiore per la pace. Ma questo rimane un momento straordinario: una possibilità fragile, ma reale, di un nuovo inizio.