
20 lug 2025
Il 18 luglio Netanyahu ha telefonato al Papa, il 19 luglio l’Esercito Israeliano ha ucciso 32 persone vicino a un sito di distribuzione aiuti e il giorno dopo altri 100 civili sono stati massacrati.
Dopo la telefonata di Netanyahu a Papa Leone, per scusarsi dell'attacco alla chiesa cattolica di Gaza, sono ripresi subito gli eccidi nei luoghi di distribuzione di aiuti della Gaza Humanitarian Foundation (GHF). Secondo il New York Times, le ultime vittime si aggiungono alla lunga lista compilata dalle Nazioni Unite da cui risulta che più di 700 palestinesi sono stati uccisi da maggio nei pressi dei punti di distribuzione alimentare (GHF).
Secondo Wikipedia, la GHF è una fondazione statunitense con sede nel Delaware (paradiso fiscale USA), costituita nel febbraio 2025 per distribuire aiuti umanitari a Gaza perché, secondo gli israeliani, gli aiuti venivano sottratti e gestiti da Hamas.
Sostenuta dai governi israeliano e statunitense, la GHF ha iniziato le operazioni nel maggio 2025 ed è stata subito criticata dalle Nazioni Unite e da diverse organizzazioni umanitarie per la sua militarizzazione della distribuzione di aiuti. Organizzazioni umanitarie affermate sostengono che la GHF stia offrendo una copertura umanitaria a Israele per portare avanti i suoi obiettivi di pulizia etnica della popolazione palestinese di Gaza, e per l'uso della fame come arma di guerra. L’ex direttore della GHF, Jake Wood, si è dimesso per preoccupazioni legate al mancato rispetto dei principi umanitari da parte dell’organizzazione. Ora la GHF è guidata dal direttore esecutivo John Acree, ex dirigente dell’USAID, e dal presidente esecutivo Johnnie Moore, leader evangelico statunitense e uomo d’affari.
Sabato mattina 19 luglio 2025, subito dopo il colloquio telefonico tra Netanyahu e Papa Leone, e domenica mattina 20 luglio 2025, i soldati israeliani hanno aperto il fuoco sugli sfollati palestinesi in attesa di cibo, in una serie di episodi che – secondo le autorità sanitarie di Gaza – hanno causato complessivamente più di 130 morti.
“Questa è la mia terrificante routine quotidiana,” ha detto Luay Abu Oda, 24 anni, sopravvissuto alla sparatoria di sabato. “Mi sono gettato a terra e ho finto di essere morto per salvarmi. Non riuscivo nemmeno a prendere il telefono per controllare l’ora.”
L’esercito israeliano ha dichiarato che i suoi soldati, posizionati a circa 1 Km da un sito di distribuzione GHF a Rafah, avevano sparato sabato mattina dei “colpi di avvertimento” dopo che alcune persone si erano avvicinate senza obbedire all’ordine di fermarsi perchè Il sito, ha aggiunto, non era ancora aperto.
Sebbene la GHF inviti i civili a non avvicinarsi prima dell’apertura, molti partono all’alba – anche camminando per ore – per avere una possibilità di ricevere il cibo, di solito esaurito in poco tempo. Negli ultimi mesi, i soldati israeliani hanno ripetutamente sparato contro folle di palestinesi dirette a questi centri, con intenzionalità, crudeltà e letalità.
Abu Oda ha raccontato di aver camminato chilometri per trovarsi in testa alla fila prima dell’apertura. Quando la folla, a diverse centinaia di metri dall’ingresso, ha iniziato a muoversi in modo caotico, i soldati hanno aperto il fuoco senza preavviso.
“Qualcuno ha urlato: ‘Hanno aperto!’ e la folla si è lanciata in avanti,” ha raccontato Abu Oda: “Ero quasi in prima fila quando è cominciata la sparatoria. Un uomo davanti a me e due accanto a me sono stati colpiti.”
Successivamente, ha aiutato a caricare i feriti su due tuk-tuk, i taxi a tre ruote:
“I feriti erano ammassati come pesci in una scatola – sanguinanti, urlanti, uno sopra l’altro.”
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On July 18, Netanyahu called Pope Leo. On July 19, the Israeli army killed 32 people near an aid distribution site, and the following day, another 100 civilians were massacred.
Following Netanyahu's phone call to Pope Leo to apologize for the attack on Gaza's Catholic church, the massacres at Gaza Humanitarian Foundation (GHF) aid distribution points immediately resumed. According to The New York Times, the latest victims add to the long list compiled by the United Nations, which shows that over 700 Palestinians have been killed near food distribution sites (GHF) since May.
According to Wikipedia, GHF is a U.S.-based foundation headquartered in Delaware (a known U.S. tax haven), established in February 2025 to distribute humanitarian aid in Gaza, after Israeli claims that aid was being diverted and controlled by Hamas.
Supported by the Israeli and U.S. governments, GHF began operations in May 2025 and was immediately criticized by the United Nations and several humanitarian organizations for militarizing aid distribution. Established humanitarian groups argue that GHF provides humanitarian cover for Israel to pursue its goals of ethnic cleansing of Gaza’s Palestinian population and of using starvation as a weapon of war.
GHF’s former director, Jake Wood, resigned over concerns about the organization’s disregard for humanitarian principles. GHF is now led by executive director John Acree, a former USAID official, and executive chairman Johnnie Moore, an American evangelical leader and businessman.
On Saturday morning, July 19, 2025, shortly after Netanyahu’s phone call with Pope Leo, and again on Sunday morning, July 20, Israeli soldiers opened fire on displaced Palestinians waiting for food, in a series of episodes that — according to Gaza health authorities — killed over 130 people.
“This is my terrifying daily routine,” said Luay Abu Oda, 24, a survivor of Saturday’s shooting. “I threw myself to the ground and pretended to be dead to survive. I couldn’t even grab my phone to check the time.”
The Israeli army claimed that its soldiers, stationed about 1 km from a GHF site in Rafah, had fired “warning shots” on Saturday morning after several people approached without obeying orders to stop. The site, they added, was not yet open.
Although GHF urges civilians not to approach before opening time, many begin walking at dawn — sometimes for hours — to get a chance at receiving food, which typically runs out quickly. In recent months, Israeli soldiers have repeatedly fired on crowds of Palestinians heading to these centers with intent, cruelty, and lethality.
Abu Oda said he had walked for kilometers to be at the front of the line before opening. When the crowd, still several hundred meters from the gate, began moving chaotically, the soldiers opened fire without warning.
“Someone shouted, ‘It’s open!’ and the crowd surged forward,” said Abu Oda.
“I was almost at the front when the shooting started. One man in front of me and two beside me were hit.”
Afterward, he helped load the wounded into two tuk-tuks, the three-wheeled taxis:
“The injured were packed like fish in a box — bleeding, screaming, piled on top of each other.”
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