Petition updateRiasfaltare e insonorizzare la superstrada Fi-Pi-LiMilioni spesi per studiare il rumore. Ma il rumore resta.
Saul RinaldiItaly
Mar 20, 2026

Progetti finanziati anche con fondi europei hanno sviluppato soluzioni già disponibili, ma lungo infrastrutture critiche come la FI-PI-LI i residenti continuano a convivere con livelli elevati di esposizione acustica


Negli ultimi anni, anche in Toscana, sono stati finanziati progetti pubblici – in parte con fondi europei – per studiare e ridurre il rumore da traffico stradale.

Parliamo di iniziative concrete, con budget rilevanti:

• LIFE SNEAK → circa 2 milioni di euro (oltre 1 milione finanziato dall’Unione Europea)  
• LIFE SILENT → circa 2,6 milioni di euro  
• ulteriori attività di ricerca e sperimentazione con il coinvolgimento di enti pubblici, università e operatori tecnici  

Questi progetti hanno prodotto risultati importanti:
✔ sviluppo di asfalti a bassa rumorosità  
✔ test su strada  
✔ modelli e soluzioni tecniche già disponibili  

Tradotto: oggi sappiamo come ridurre il rumore del traffico. E abbiamo già speso risorse pubbliche per capirlo.

Eppure, lungo infrastrutture come la FI-PI-LI, la realtà è diversa.

Chi vive vicino a questa strada continua a convivere ogni giorno con:
– traffico pesante costante  
– passaggi notturni  
– livelli di rumore elevati  

Interventi? Sì, ma limitati, non strutturali.

E allora la domanda è semplice:

se le soluzioni esistono, sono state studiate e finanziate con milioni di euro, perché non vengono applicate in modo sistematico proprio dove il problema è più evidente?

Non è una polemica. È una richiesta di coerenza.

Perché oggi abbiamo:
– conoscenze tecniche ✔  
– competenze ✔  
– esperienze già validate ✔  

ma quando si parla di risanamento reale, su larga scala, spesso si dice che “non ci sono fondi”.

Ed è qui che si apre una riflessione.

Ha senso investire risorse pubbliche per sviluppare soluzioni, se poi quelle soluzioni non vengono applicate nei contesti più critici?

Il tema non è accusare, ma capire.

Perché il diritto alla salute e a un ambiente vivibile non può fermarsi alla fase di studio, ma deve arrivare fino agli interventi concreti.

E oggi, questa distanza tra ciò che sappiamo fare e ciò che viene realmente fatto, è sotto gli occhi di tutti.

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