Riprendiamoci la RAI!

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La RAI appartiene agli italiani, per davvero. La proprietà pubblica deve essere riferita ai cittadini e non alla politica che da troppo tempo la usa come cassa di risonanza per i propri scopi elettorali. Dall'omologazione dei telegiornali alla cattiva gestione economica e produttiva, dall'abbandono della mission alfabetizzatrice nei settori più moderni della cultura, all'egemonia di società private che realizzano programmi da tv commerciale affiancati da impresari amici che assomigliano ai padroni del vapore.
Gli sprechi, il silenziamento dei territori, l'imbarbarimento della programmazione, l'assenza surreale dal web, sono la prova che la NOSTRA Rai viene gestita senza alcuna professionalità e fanno sorgere il sospetto che esista un progetto di privatizzazione che arricchirebbe lobbisti amici depredando ancora una volta i cittadini italiani.
La Rai è un bene comune e deve essere restituita all'Italia, la politica non può usarla e gestirla per alimentare propaganda e clientele. A cominciare dal cda che l'articolo 21 dello statuto Rai definisce composto da "persone di riconosciuta onorabilità, prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti, che si siano distinte in attività economiche, scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della comunicazione sociale". Cominciamo da qui, applichiamo davvero le regole.


I cittadini italiani intendono riappropriarsi dell’azienda di servizio pubblico radiotelevisivo riportandola al ruolo fondamentale di strumento di democrazia e formazione per cui è stata istituita.
A questo fine i cittadini chiedono:
1) Che la nomina dei membri dei Consiglio d’Amministrazione sia effettuata applicando rigidamente quanto prescritto dallo statuto RAI con motivazioni pubbliche e facilmente consultabili.
2) Che l’informazione della RAI sia affidata interamente alle testate giornalistiche, tutelata dai vincoli deontologici previsti dall’Ordine dei Giornalisti garantendo l’autonomia professionale dei giornalisti impegnati.
3) Che i telegiornali si sottraggano, attraverso i loro direttori, all’omologazione interna e che diventino portatori di istanze e notizie anche non comprese nel mainstream dell’informazione privata.
4) Che tutti i dirigenti aziendali e giornalistici abbiamo pubblicato in rete e facilmente consultabile il loro curriculum professionale.
5) Che ad ogni promozione, aziendale o giornalistica, corrisponda una motivazione pubblicata in rete e facilmente consultabile da parte di chi ha attribuito la promozione stessa.
6) L’istituzione di un difensore civico giornalistico a garanzia dei territori, della legalità, della tutela dell’ambiente e del pluralismo dell’informazione che sia in grado di interloquire con i direttori delle testate giornalistiche e pubblichi riflessioni periodiche sull’attività svolta.



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