Proteggiamo il patrimonio archeologico anche nei cantieri privati

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Il problema

Un cantiere può cancellare in poche ore testimonianze archeologiche sopravvissute per millenni. Quando un deposito archeologico viene distrutto senza essere riconosciuto e documentato, non perdiamo soltanto oggetti antichi: perdiamo informazioni irripetibili sulla storia delle comunità e del territorio.

In Italia, la verifica preventiva dell'interesse archeologico (VPIA), disciplinata dall'art. 41, comma 4, e dall'Allegato I.8 del D.Lgs. 36/2023, trova applicazione nell'ambito delle opere pubbliche e di interesse pubblico. Numerosi interventi edilizi di iniziativa privata, invece, non sono soggetti a un analogo sistema generale di valutazione preventiva del potenziale archeologico.

Esistono vincoli, autorizzazioni e obblighi di tutela, ma l'assenza di un vincolo archeologico non dimostra l'assenza di testimonianze nel sottosuolo. Anche l'obbligo di denuncia dei rinvenimenti fortuiti, previsto dall'art. 90 del D.Lgs. 42/2004, interviene quando la scoperta è già avvenuta e non può sostituire un'adeguata prevenzione.

La tutela del patrimonio archeologico è un principio sancito dall'art. 9 della Costituzione e trova ulteriore fondamento nella Convenzione europea della Valletta del 1992, ratificata dall'Italia con la legge 29 aprile 2015, n. 57.

Il patrimonio archeologico presenta specificità scientifiche, materiali e territoriali che richiedono strumenti normativi, competenze professionali e un'organizzazione amministrativa adeguati. L'estensione dell'archeologia preventiva agli interventi privati dovrebbe pertanto inserirsi nella prospettiva di una disciplina organica dell'archeologia, capace di integrare tutela, ricerca, programmazione territoriale e pieno riconoscimento delle responsabilità scientifiche e professionali degli archeologi.

La tutela costituisce tuttavia un interesse pubblico e non può tradursi in un onere economico indiscriminato e sproporzionato per i cittadini. L'introduzione di nuovi obblighi preventivi deve essere accompagnata da strumenti di sostegno economico e fiscale, affinché la salvaguardia del patrimonio archeologico sia concretamente sostenibile e socialmente equa.

Chiediamo pertanto al Governo e al Parlamento un intervento legislativo che preveda:

  1. L'estensione dei principi dell'archeologia preventiva agli interventi edilizi privati che comportino scavi o trasformazioni significative del sottosuolo, secondo criteri proporzionati al potenziale archeologico e all'impatto delle opere, escludendo adempimenti ingiustificati per gli interventi di minima entità.
  2. L'introduzione di valutazioni archeologiche preliminari nelle aree a medio e alto potenziale archeologico, sulla base di criteri scientifici e strumenti conoscitivi territoriali, con procedure graduate e tempi certi.
  3. L'affidamento delle valutazioni tecnico-scientifiche del potenziale e del rischio archeologico ad archeologi professionalmente qualificati, in conformità all'art. 9-bis del D.Lgs. 42/2004 e ai requisiti professionali vigenti, garantendo il riconoscimento delle loro competenze, della loro autonomia tecnico-scientifica e delle responsabilità loro attribuite, nel rispetto delle competenze delle altre figure coinvolte nella progettazione.
  4. Il rafforzamento dei controlli e dell'effettiva applicazione delle disposizioni sulla denuncia e sulla conservazione dei rinvenimenti fortuiti, previste dagli artt. 90 e 175 del D.Lgs. 42/2004, attraverso strumenti di vigilanza e prevenzione più efficaci.
  5. Il potenziamento del Geoportale Nazionale per l'Archeologia (GNA) e lo sviluppo di strumenti territoriali interoperabili per la valutazione del potenziale e del rischio archeologico, a supporto delle Soprintendenze, degli enti locali, dei professionisti e dei cittadini, nel rispetto delle esigenze di sicurezza dei siti.
  6. L'introduzione di agevolazioni fiscali e strumenti di sostegno economico per i privati soggetti agli obblighi di archeologia preventiva, mediante detrazioni fiscali o crediti d'imposta per le spese documentate relative alle valutazioni preliminari e alle indagini archeologiche prescritte dalle autorità competenti, accompagnati da contributi pubblici per i soggetti che non potrebbero beneficiare pienamente delle agevolazioni fiscali. Tali misure dovranno essere proporzionate alla natura degli interventi e ai costi effettivamente sostenuti, senza essere subordinate al rinvenimento di beni archeologici né al loro valore patrimoniale.

Non chiediamo di fermare l'edilizia, ma di impedire che la trasformazione del territorio comporti la perdita irreversibile della sua memoria archeologica.

Una prevenzione scientificamente fondata, proporzionata e integrata nella progettazione può tutelare il patrimonio culturale e, contemporaneamente, ridurre il rischio di ritrovamenti imprevisti, interruzioni dei lavori e maggiori costi.

La conoscenza archeologica non deve dipendere esclusivamente dalla casualità di una scoperta o dalla sensibilità dei singoli. Allo stesso modo, il costo della tutela non può gravare senza adeguati correttivi su chi interviene legittimamente sul proprio immobile.

Il patrimonio archeologico appartiene alla collettività. La responsabilità di proteggerlo deve riguardare ogni trasformazione del territorio, pubblica o privata, secondo principi di competenza scientifica, proporzionalità ed equità economica.

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Maurizio CampanelliPromotore della petizioneArcheologo specialista, titolare presso LEONIDA ARCHEOLOGIA di Maurizio Campanelli

I decisori

Presidenza del Senato della Repubblica
Presidenza della Camera dei Deputati
7ª Commissione (Cultura e patrimonio culturale) del Senato della Repubblica

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