PROPOSTA DI LEGGE PER GLI ASILI NIDO E IL SETTORE 0-6 IN ITALIA

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Il problema

Per molti, troppi lavoratori il settore nido sta diventando un settore frammentato a ribasso.

la qualità dei servizi non può e non deve essere finalizzata a fabbricare consenso sociale rendendo i lavoratori poveri e a tratti ricattabili mettendo un’intera categoria sotto scacco.

I servizi di bassa qualità stanno andando a scapito dei piccoli cittadini che si trovano a dover crescere in ambienti ostili e lontani dall’accompagnare i loro fondamentali bisogni.

 


Ad oggi il sistema degli asili nido è in mano a tante micro realtà e l’avvento del PNRR ha acceso una luce sulle diverse complicanze dei servizi nido 0-3 anni. Ad oggi abbiamo necessità di guardare al futuro partendo da possibili proposte risolutive.

 


Facciamo un quadro delle principali criticità:

 


1.

NON CI SONO PROTOCOLLI UNICI

Gli asili nido sono considerati una terra di nessuno. Protocolli su come stare in classe, turnazione del personale, orari del servizio, modalità di gestione e METODO sono assolutamente discrezionali.

 


2. 

LA PRIVATIZZAZIONE 

i Nidi (spesso anche quelli comunali) sono gestiti da logiche aziendalistiche e la gestione delle cooperative spesso si traduce in servizi a ribasso a scapito sia del benessere dei lavoratori sia del servizio offerto a alunni e famiglie.

I cantieri lasciati incompiuti del PNRR hanno ancor di più messo in luce quanto sia difficile pensare e costruire dei solidi servizi educativi. 

 


Aggiungiamoci che spesso copertura normativa viene interpretata e finalizzata a un prodotto non a un processo.

Il tema della sicurezza porta a costruire strutture che accolgono i bambini in base a normative nazionali e regionali che delimitano contesti distanti dalle reali necessità quotidiane (partendo da muri,battiscopa,sanitari) e aderiscono poco o per nulla al reale ritmo di vita dei bambini e degli educatori finendo per creare luoghi dispendiosi e ingombranti, suscitando ilarità e sconcerto nelle scelte intraprese da personale adibito alla parte edile e stimolando spesso la domanda del personale educativo  e non solo che spinge a domandarsi…’avranno mica mai visto un bambino vero?’ . 

Il totale disallineamento tra chi si occupa di pensare e costruire luoghi di infanzia e di chi poi li abita davvero rende inefficace pensare alla sicurezza se quest’ultima non è contestualizzata.

Un luogo sicuro è tale solo se pensato per il suo reale utilizzo.

 

 

 

E nel privato?

Educatrici lasciate anche con trenta bambini nelle sezioni senza nessun controllo strutturale. Scuole grandi o piccolissime, sale per feste create in poco più che scantinati con destinazioni d’uso prontamente modificate e arricchite da enormi gonfiabili pronte a trasformarsi in poche ore in aule di nido protagoniste di scenari di racconti da brividi nei numerosi gruppi Facebook che raccolgono tutto l’assurdo di questo settore.

 


E anche dove il numero legale è coperto è impensabile realizzare dei servizi di qualità con 10 bambini di meno di tre anni affidati a un unica persona.

 Dei nidi si parla solo quando esce un caso di maltrattamento sui media chiedendo a gran voce le telecamere nelle aule, rendendo i diritti dei bambini come la privacy sempre meno garantiti.

Vediamo continuamente sui social il mondo dell’infanzia regalato agli occhi di chiunque, con asili più attivi di agenzie pubblicitarie.

Mai letto in prima pagina di approcci educativi virtuosi. Eppure quasi tutto il mondo applica metodologie educative Made in Italy. 

I settori produttivi si portano avanti anche con i brevetti e buone pratiche e,se nel mondo ci riconoscono la qualità, applichiamola al meglio anche noi!

Diventiamo i maestri nel mondo e del mondo portando l eccellenza italiana in ogni classe.

 

 

 

3.

NON CI SONO VERI CONTROLLI 

spesso chi è controllato trova facilmente escamotage. Basterebbe fare controlli interregionali o/e migliorare la qualità di questi ultimi. 

Non ci si può fermare a meri rapporti numerici educatore/bambino e controlli generici delle strutture che ad oggi sono solo la superficie. 

 

 

 

4.

AUMENTI STIPENDIALI

Lo stipendio aumenta a pochi.

La ristrettissima cerchia di persone (tramite le contrattazioni nazionali) toccata da questi aumenti vede molti colleghi e colleghe restare fuori. Il risultato è che sia chi riceve di più sia chi è pagato poco vive in un clima di soggezione . 

Il nido non può essere vissuto come settore di passaggio o di ripiego. Consentiamo una vera scelta.

Lo stipendio adeguato alla mansione ad oggi per molti educatori di asilo nido sembra una chimera. 

Eppure la pubblica amministrazione attesta il nostro lavoro come ad elevata qualificazione. 

Vogliamo stipendi reali ed uguali per ogni realtà per garantire il corretto riconoscimento della professionalità di tutti i colleghi e le colleghe .

 

 

 

 

 

 

5. 

LA FORMAZIONE UNIVERSITARIA 

In ogni università,pubblica o privata, in presenza o a distanza c’è il corso di laurea in scienze dell’educazione e in pedagogia .

Ogni anno sfornano laureati a batteria e senza competenze specifiche forti. Anno dopo anno.

Non si può pensare di lavorare con una fascia di età delicatissima stando nell’ambiente nido ognuno a suo personale gradimento, basando il proprio servizio e le proposte educative sull’umore del gestore del servizio o di chi decide di dare la direzione alla giornata.

Le scuole di specializzazione vanno integrate nel percorso di studi e il tirocinio non può prescindere da una formazione sul campo in grado di dare agli studenti STRUTTURA SOLIDA nel lavoro. Bisognerebbe tornare a riconoscere una maestra o un maestro dal tono di voce e dalla postura come si fa per altre professioni dando forma  concreta al fare e al sapere.

 

 

 

 


6.

MODALITÀ DI LAVORO

Il passato e il presente non possono in alcun modo convivere!

I lavoretti ad esempio sono INCOMPATIBILI con le nuove scoperte in campo educativo e neuro-scientifico eppure ancora largamente diffusi in scuole italiane e nei servizi educativi . 

Stiamo davvero offrendo una possibilità di sviluppo più ampia e arricchente di quella offerta dalla sola famiglia o cerchiamo solo un modo per tenerli occupati? 

 

 

 

 


7.

PAUSE DIDATTICHE E TEMPO DI LAVORO

Lavorare in sezione 6 ore e avere pause didattiche adeguate non è una regalia o una gentilezza rimossa o concessa in base all’amministrazione dove ci si trova a svolgere il proprio lavoro. 

Realtà vicine territorialmente possono avere gestioni anche molto differenti del personale in servizio.

Il lavoro educativo professionale necessita di molto più tempo di recupero di altre professioni perché in sezione i bambini e le bambine abbiano proposte qualitative. 

Il tempo della ricerca, del pensiero, delle idee richiede calma e spazio di riflessione.

Inoltre i servizi educativi cominciano spesso molto presto e dunque il tempo del recupero e del riposo serve a mantenere salute fisica e mentale dei dipendenti garantendo adulti disponibili e sfaccettati pronti a garantire l’assetto culturale adeguatamente ricco che i bambini necessitano.

 

 

 

8.

IL NIDO COME SERVIZIO ALL’INFANZIA E NON SPECIFICATAMENTE ALLA FAMIGLIA

Considerare ancora il nido un servizio per le famiglie lo fa rimanere ancorato all’idea di luogo che si deve adattare ai tempi di lavoro delle madri (e talvolta dei padri) quando il focus va messo sui bambini. 

Un servizio alle famiglie sono i consultori ,il servizio sociale,i centri per le famiglie…non certamente l’unico servizio in Italia esistente nella fascia 0-3 anni pensato per i bambini e le bambine!

Ad oggi renderlo principalmente un servizio alle famiglie rischia di spostare l’attenzione dai bambini scontentando tutti. 

I bambini sono una responsabilità personale e collettiva.

La scuola è il primo luogo dove un giovane si differenzia dalla famiglia di origine per costruire i pezzi della sua identità come uomo e donna del domani, abbiamo la responsabilità di accoglierli in un luogo in grado di abbracciare a pieno il suo diritto a crescere, collaborando con le famiglie senza l’impulso a doverle compiacere a ogni costo.

 

 

 

 


PROPOSTE OPERATIVE:

 


1.

PROTOCOLLI PEDAGOGICI 

I metodi devono essere condivisi e realmente applicati. (Esempio poter far crescere i bambini con metodi come Montessori,Reggio Emilia approach etc.) favorendo e brevettando metodi seri e rigorosi, privilegiando percorsi di qualifica del personale che comprendano una formazione completa e di qualità e integrata con le università che già studiano questi metodi in Italia e all’estero facendo particolare attenzione a promuovere programmi di scambio obbligatori con studenti dei territori dove i servizi educativi sono meno strutturati e carenti verso luoghi più floridi e arricchenti.

 

 

 

2.

PERSONALE E RECLUTAMENTO 

Assunzioni tramite concorsi con selezioni mirate e con commissioni selezionatrici  integrate da un significativo numero di colleghi lavoratori nel settore 0-3 anni con comprovate esperienze nelle relative specialità.

Aumentare smisuratamente i controlli nel settore sia privato che pubblico inserendo ispettori pedagogici esperti in metodi e tecniche in grado di procedere in monitoraggi lunghi (anche di 6 mesi),da effettuare periodicamente in ogni istituto al fine di valutare,sostenere e migliorare i servizi e prevenire episodi di trascuratezza e violenza nelle classi fragili.

 

 

 

 


3.

STIPENDIO E VALORIZZAZIONE DEL RUOLO

Lavorare con stipendi adeguati per tutti. Prevedere tabellari per gli educatori della prima infanzia al fine di aumentare la competitività del settore e il benessere dei dipendenti e differenziare i servizi educativi dai servizi ludici (ludoteche,centri ludici, campi estivi, servizi pomeridiani..). 

La scuola è un luogo dove si può star bene ed essere felici ,ciò che cambia è il fine. 

La scuola non intrattiene ,serve a creare spazio di esperienza educativa e formativa.

Felice di cambiare un pannolino se questo mi consente di dialogare con il bambino. 

NO assistente materiale, sì educatore professionale.

 

 

 

 


4.

FORMAZIONE DI QUALITÀ 

Includere obbligatoriamente e per tutti formazioni specifiche (Montessori,Agazzi,Reggio,etc) con supervisione in classe sia del tirocinante sia della sezione. 

La formazione non può diventare il riflesso costante della bassa qualità dei servizi fabbricando uno specchio destinato a ripetere se stesso,con poche realtà in grado di aderire a modelli operativi adeguati.

Il monitoraggio dei progetti educativi non può diventare un mero adempimento burocratico lasciando agli studenti pochissimi strumenti per diventare a loro volta insegnanti in grado di portare nel settore 0-6 buone pratiche al posto di belle parole prive di contenuti.

 


Le scuole a carattere innovativo,le sezioni Montessori etc sono una stortura sistematica. Qualità per tutti!

 

 

 

 


5.

RAPPORTO 1:5 IN TUTTO IL SETTORE 0-3

Un educatore ogni 5 bambini  nella fascia 0-3  anni per poter seguire il gruppo classe al meglio favorendo sicurezza e sperimentazione ai bambini anche in luoghi aperti come i giardini permettendo modalità di lavoro adeguate anche in condizioni estremamente delicate.

 

 

 

 


6.

RIPOSO

Prevedere e mantenere momenti di riposo strutturali.

Lavorare su turni è debilitante per tutti,ma ancor di più per un lavoro che a livello emotivo e fisico è fortemente richiedente.

Turni sí, anche pomeridiani e giustamente  indennizzabili come servizi  aggiuntivi ed anche periodi di pausa adeguati, con supporto di altri servizi a favore delle famiglie sempre con il giusto sguardo sull’infanzia ponendo il focus sulla flessibilità di adattamento verso logiche di benessere del bambino e del personale.

 

 

 

7. 

ISTITUIRE UN ORGANO DI INDIRIZZO SPECIFICO

Lavorare sulla cultura dell’infanzia dandole una testa,un corpo e una chiara direzione.

Migliorare come genitori educatori e società,perché i bambini meritano molto di più. 

E’ arrivato il momento di smettere di cercare di istituire albi  degli educatori di dubbia utilità o lasciare il settore educativo 0-3 in mano a LEP, normative di nicchia,Università con corsi di laurea generici e Comuni attaccati a logiche puramente territoriali. 

Non lasciamo nell’oblio un tempo così prezioso della vita.

Sappiamo benissimo che sprecare i primi preziosissimi mille giorni dalla nascita senza nessuno se ne occupi davvero non appartiene all’Italia di adesso!

L’Italia necessita di un organo di indirizzo a Roma che regolamenti, osservi,rifletta sugli asili nido portando pareri vincolanti e linee di indirizzo in grado di entrare nei consigli Comunali e Regionali integrando tutti i temi citati e includendo ai vertici i vari enti che si occupano di mantenere la qualità dei metodi educativi (come l’opera nazionale Montessori o Reggio Emilia Approach) creando canali di collaborazioni a stretto contatto con il MIM per arrivare a una reale integrazione in ambito 0-6 partendo da supportare i Comuni nello strutturare asili nido di qualità e personale in grado di accompagnare al meglio le nuove generazioni di Italiani.

 


Si può fare e dobbiamo fare molto per permettere ai bambini di poter crescere con sani principi e con giusta autonomia.

 

 

 

Dobbiamo cercare progressivamente di allontanarci dalla logica del Comune al servizio delle emergenze vere o presunte e attestarci su un territorio ricco di dinamiche locali intrecciate a realtà di eccellenza nazionali e internazionali.

 

 

 

 

 

 

Vogliamo una legge chiara e specifica sul settore con un organo dedicato.


Sappiamo che da soli non andiamo da nessuna parte: cominciamo a camminare insieme?

 


Avanziamo una proposta mediante una raccolta di firme da almeno 50.000 cittadini per attenzione il tema arrivando a normative di iniziativa popolare.

 


Cerchiamo chi può far ascoltare meglio la nostra voce,da oggi in poi.

 


Legislatori, ora tocca a voi, che futuro volete scrivere per il futuro del paese?

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