Presidente Meloni, chi sta ascoltando i giovani che manifestano?
Presidente Meloni, chi sta ascoltando i giovani che manifestano?
Il problema
Egregia Presidente del Consiglio, Onorevole Giorgia Meloni,
ci rivolgiamo a Lei con la speranza di un confronto sui figli della nostra Italia. Non siamo più esperte né più titolate di tante e tanti che hanno preso parola in queste settimane, ma.a siamo tutte madri come Lei, che si è presentata agli italiani così. Speriamo di poter mettere a fuoco con Lei, da donna a donna, il tema dei figli come tante madri nel mondo hanno dimostrato coraggiosamente di saper fare.
Nelle ultime settimane in Italia, come in altri Stati europei, si sono verificate manifestazioni di protesta da parte di giovani e minorenni. Alcune sono state teatro di gesti violenti che vanno certamente fermati, come la Costituzione invita a fare, con modi e codici diversi nel caso di minorenni.
Il tema che Le vogliamo sottoporre non concerne i pochi violenti, ma le migliaia di giovani che sono scesi in piazza per protestare.
Queste migliaia di figli hanno tante ragioni per protestare: dopo decenni di pace, il mondo è in guerra su sempre più fronti e le ricadute sono tangibili. In Italia crescono la paura, il costo della vita e i tagli: l’Istat registra un’inflazione in continuo aumento. I giovani fanno scuola in luoghi spesso sgangherati e con dispositivi tecnologici raramente connessi, nonostante i fondi del PNRR. Bambini e ragazzi crescono più soli di un tempo: giocano con gli avatar e chiacchierano con l’intelligenza artificiale. In molte aree del territorio italiano mancano spazi pubblici dove praticare gratuitamente sport, musica, arte. I docenti sono delegittimati e le competenze maturate dai nostri alunni, come rilevano le ricerche, sono preoccupanti. Vantiamo un elevato tasso di NEET. I servizi sanitari denunciano l’incremento di disagi psicologici e psichici, ricoveri e richieste di trattamenti già in età evolutiva. Frequentare l’università pubblica costa, e molto; la tentazione, per molti giovani, è il passaggio ad atenei online (privati) che poco hanno a che vedere con una reale crescita formativa. Molti laureati attendono tempi lunghi prima di trovare un’occupazione che spesso si rivela indegnamente retribuita, occasionale, in campi diversi da ciò per cui ragazzi e ragazze hanno studiato, con percorsi di riconoscimento del merito e di carriera a dir poco fantascientifici. Per le ragazze, come Lei sa benissimo, i problemi sono ancora peggiori. I nostri migliori “cervelli” cercano opportunità all’estero. I pochi giovani che si azzardano a pensare di far famiglia capiscono subito che non siamo dotati di un welfare che li accompagni e sostenga il loro sogno di crescere dei bambini; il tasso di natalità continua a scendere in modo preoccupante.
Ai dati allarmanti forniti dalle istituzioni e dai centri di ricerca del nostro Stato, Presidente Meloni, si aggiungono le voci accorate di studiosi, educatori, vescovi e sacerdoti, scienziati, medici, filosofi, storici, saggisti, rappresentanti dei comuni e del Terzo Settore che leggono negli occhi dei giovani montagne di disagi, incertezze, ansie, comportamenti autolesionistici, chiusure, a volte anche fisiche nella propria camera, mancanza di ideali, sogni, fiducia nel futuro.
Non sono dati errati né letture viziate. Gli esperti che stanno chiedendo un approccio attento ai manifestanti sono voci autorevoli del sociale, della cultura, della sanità, dell’educazione, preoccupati per gli adolescenti e per i giovani della nostra povera Italia.
Presidente Meloni, forse, a pensarci bene, non sono neanche solo i dati che ci preoccupano.
Ogni numero è una persona. Ogni 1 è un figlio o una figlia.
Potrebbe essere nostro figlio.
Potrebbe essere Sua figlia.
Ogni ragazza che sta male potrebbe essere nostra figlia. Ogni studente che non si forma potrebbe essere il compagno di banco di nostro figlio. Ogni ragazzo che esce dal circuito scolastico per entrare in giri loschi potrebbe mettere gli occhi su nostra figlia. Ogni ragazza che rinuncia a un’università troppo costosa è una italiana in meno che si realizza.
In questo scenario, in questa Italia, in questi anni e con queste preoccupazioni, i ragazzi manifestano. Iniziano a capire che in Italia tante cose non vanno bene e anche loro vogliono contribuire a decidere politiche realmente multistakeholder.
Presidente Meloni: chi sta ascoltando i giovani che manifestano?
Chi sta aprendo le porte delle Istituzioni a questa fascia di popolazione così strategica per la nostra Nazione? Quali figure dello Stato si avvicinano per capire che cosa li preoccupa e che cosa propongono? Vogliamo davvero lasciare che l’incontro dei giovani con la Cosa Pubblica avvenga a suon di idranti e lacrimogeni?
Presidente Meloni: quali messaggi sta veicolando l’Italia sui suoi giovani?
Ogni telegiornale sembra dare spazio solo agli atti di alcune frange di violenti emettendo verdetti di piazza, virtuale o reale che siano. Vogliamo davvero portare gli italiani a pensare che tutti i giovani che manifestano sono violenti o vogliamo dimostrare che lo Stato riconosce nel loro lottare l’interesse a essere parte della Cosa Pubblica?
Presidente Meloni: tra i ragazzi che manifestano vede Sua figlia? Ha riconosciuto i coetanei di Sua figlia? Le compagne di Sua figlia? Le atlete della squadra di Sua figlia?
Nella Sua storia, Presidente, Lei ha lavorato, studiato, manifestato e svolto attività politica, ha creato una famiglia e ha avuto una figlia. Perché non dovrebbero poter fare le stesse cose anche i giovani che stanno manifestando in questi giorni?
Siamo fiduciose nel fatto che Lei si adoperi per non anteporre nessun interesse, neppure quello della politica, alla fattiva partecipazione dei giovani alla Cosa Pubblica, mostrando all’Italia una Presidente nuova, diversa, madre e donna, per la quale nulla, proprio nulla, è più importante dei nostri figli.
Grazie per l’attenzione.
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Il problema
Egregia Presidente del Consiglio, Onorevole Giorgia Meloni,
ci rivolgiamo a Lei con la speranza di un confronto sui figli della nostra Italia. Non siamo più esperte né più titolate di tante e tanti che hanno preso parola in queste settimane, ma.a siamo tutte madri come Lei, che si è presentata agli italiani così. Speriamo di poter mettere a fuoco con Lei, da donna a donna, il tema dei figli come tante madri nel mondo hanno dimostrato coraggiosamente di saper fare.
Nelle ultime settimane in Italia, come in altri Stati europei, si sono verificate manifestazioni di protesta da parte di giovani e minorenni. Alcune sono state teatro di gesti violenti che vanno certamente fermati, come la Costituzione invita a fare, con modi e codici diversi nel caso di minorenni.
Il tema che Le vogliamo sottoporre non concerne i pochi violenti, ma le migliaia di giovani che sono scesi in piazza per protestare.
Queste migliaia di figli hanno tante ragioni per protestare: dopo decenni di pace, il mondo è in guerra su sempre più fronti e le ricadute sono tangibili. In Italia crescono la paura, il costo della vita e i tagli: l’Istat registra un’inflazione in continuo aumento. I giovani fanno scuola in luoghi spesso sgangherati e con dispositivi tecnologici raramente connessi, nonostante i fondi del PNRR. Bambini e ragazzi crescono più soli di un tempo: giocano con gli avatar e chiacchierano con l’intelligenza artificiale. In molte aree del territorio italiano mancano spazi pubblici dove praticare gratuitamente sport, musica, arte. I docenti sono delegittimati e le competenze maturate dai nostri alunni, come rilevano le ricerche, sono preoccupanti. Vantiamo un elevato tasso di NEET. I servizi sanitari denunciano l’incremento di disagi psicologici e psichici, ricoveri e richieste di trattamenti già in età evolutiva. Frequentare l’università pubblica costa, e molto; la tentazione, per molti giovani, è il passaggio ad atenei online (privati) che poco hanno a che vedere con una reale crescita formativa. Molti laureati attendono tempi lunghi prima di trovare un’occupazione che spesso si rivela indegnamente retribuita, occasionale, in campi diversi da ciò per cui ragazzi e ragazze hanno studiato, con percorsi di riconoscimento del merito e di carriera a dir poco fantascientifici. Per le ragazze, come Lei sa benissimo, i problemi sono ancora peggiori. I nostri migliori “cervelli” cercano opportunità all’estero. I pochi giovani che si azzardano a pensare di far famiglia capiscono subito che non siamo dotati di un welfare che li accompagni e sostenga il loro sogno di crescere dei bambini; il tasso di natalità continua a scendere in modo preoccupante.
Ai dati allarmanti forniti dalle istituzioni e dai centri di ricerca del nostro Stato, Presidente Meloni, si aggiungono le voci accorate di studiosi, educatori, vescovi e sacerdoti, scienziati, medici, filosofi, storici, saggisti, rappresentanti dei comuni e del Terzo Settore che leggono negli occhi dei giovani montagne di disagi, incertezze, ansie, comportamenti autolesionistici, chiusure, a volte anche fisiche nella propria camera, mancanza di ideali, sogni, fiducia nel futuro.
Non sono dati errati né letture viziate. Gli esperti che stanno chiedendo un approccio attento ai manifestanti sono voci autorevoli del sociale, della cultura, della sanità, dell’educazione, preoccupati per gli adolescenti e per i giovani della nostra povera Italia.
Presidente Meloni, forse, a pensarci bene, non sono neanche solo i dati che ci preoccupano.
Ogni numero è una persona. Ogni 1 è un figlio o una figlia.
Potrebbe essere nostro figlio.
Potrebbe essere Sua figlia.
Ogni ragazza che sta male potrebbe essere nostra figlia. Ogni studente che non si forma potrebbe essere il compagno di banco di nostro figlio. Ogni ragazzo che esce dal circuito scolastico per entrare in giri loschi potrebbe mettere gli occhi su nostra figlia. Ogni ragazza che rinuncia a un’università troppo costosa è una italiana in meno che si realizza.
In questo scenario, in questa Italia, in questi anni e con queste preoccupazioni, i ragazzi manifestano. Iniziano a capire che in Italia tante cose non vanno bene e anche loro vogliono contribuire a decidere politiche realmente multistakeholder.
Presidente Meloni: chi sta ascoltando i giovani che manifestano?
Chi sta aprendo le porte delle Istituzioni a questa fascia di popolazione così strategica per la nostra Nazione? Quali figure dello Stato si avvicinano per capire che cosa li preoccupa e che cosa propongono? Vogliamo davvero lasciare che l’incontro dei giovani con la Cosa Pubblica avvenga a suon di idranti e lacrimogeni?
Presidente Meloni: quali messaggi sta veicolando l’Italia sui suoi giovani?
Ogni telegiornale sembra dare spazio solo agli atti di alcune frange di violenti emettendo verdetti di piazza, virtuale o reale che siano. Vogliamo davvero portare gli italiani a pensare che tutti i giovani che manifestano sono violenti o vogliamo dimostrare che lo Stato riconosce nel loro lottare l’interesse a essere parte della Cosa Pubblica?
Presidente Meloni: tra i ragazzi che manifestano vede Sua figlia? Ha riconosciuto i coetanei di Sua figlia? Le compagne di Sua figlia? Le atlete della squadra di Sua figlia?
Nella Sua storia, Presidente, Lei ha lavorato, studiato, manifestato e svolto attività politica, ha creato una famiglia e ha avuto una figlia. Perché non dovrebbero poter fare le stesse cose anche i giovani che stanno manifestando in questi giorni?
Siamo fiduciose nel fatto che Lei si adoperi per non anteporre nessun interesse, neppure quello della politica, alla fattiva partecipazione dei giovani alla Cosa Pubblica, mostrando all’Italia una Presidente nuova, diversa, madre e donna, per la quale nulla, proprio nulla, è più importante dei nostri figli.
Grazie per l’attenzione.
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Petizione creata in data 4 novembre 2026