IMPEDIAMO CHE L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA ABOLISCA LA DOPPIA PREFERENZA DI GENERE

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E' stato presentato all'Assemblea Regionale Siciliana il DL n. 178, i cui firmatari sono l'on.le Pellegrino e l'on.le Milazzo, entrambi eletti tra le fila di Forza Italia, che ancora una volta propongono l'abolizione della doppia preferenza di genere nella legge elettorale siciliana per i Comuni e le Città Metropolitane, trovando ampia e convinta sponda nei deputati e nelle deputate del M5S.
In buona sostanza, si vuole togliere all'elettore e alle elettrici siciliane la possibilità di aggiungere alla preferenza unica una seconda preferenza di genere diverso.

Emily Palermo, Arcidonna, Mezzocielo, Ande, insieme a tante altre associazioni femminili e liberi cittadini/e, si sono battute dal 2013, piantonando l'Aula e sollevando l'interesse pubblico e della stampa, perché venisse approvata la doppia preferenza di genere. Tuttavia, è stato necessario continuare a contrastare per anni insistenti tentativi di abrogazione da parte dello stesso Parlamento che l'aveva approvata, fino a febbraio 2018 quando è stata addirittura attivata all'Ars una procedura d'urgenza per eliminarla proprio in vista del voto alle amministrative di giugno . 

La prassi frequente in tanti partiti di utilizzare la presenza femminile nelle liste esclusivamente in modo strumentale e a supporto dei candidati maschi, evidentemente non ha funzionato in tutti i comuni e per tutte le liste. Tanto è vero che, come si evince dai dati forniti da Arcidonna, la presenza femminile nei consigli comunali siciliani è passata negli ultimi anni da un vergognoso 6% a percentuali che sfiorano il 30%. Se la preoccupazione dei proponenti è che "la parità di genere non si è affatto affermata" e che "l'obiettivo del legislatore non è stato raggiunto", perché mai perseverare in continui tentativi di mortificare le poche conquiste di genere fatte in Sicilia? E quale sarà l' "effetto distorsivo" di cui si parla nella proposta? Si tratterebbe piuttosto di una "distorsione" di un sistema strutturato in cui la presenza delle donne debba essere necessariamente veicolata dagli uomini. Evidentemente risulta intollerabile a qualche deputato che l'elettore, lasciato libero di fare gli abbinamenti che preferisce, generi risultati che in molti casi sfuggono al controllo.
 
Ci saremmo aspettate di vedere i nostri rappresentanti impegnati a votare una nuova legge elettorale che introducesse la doppia preferenza di genere per le elezioni all'ARS, anziché proporne l'abolizione per i Comuni. Anche in considerazione della normativa nazionale (L. n. 20 del 15 febbraio 2016), con la quale si obbligano tutte le Regioni a Statuto ordinario all'inserimento della doppia preferenza di genere nelle proprie leggi elettorali.
Dunque la Sicilia, in virtù del suo Statuto Speciale, si dovrebbe distinguere per arretratezza e maschilismo in palese dissonanza con la legislazione nazionale e la stessa Costituzione.

L’esigenza di fondare costituzionalmente la legittimità di misure positive a tutela della parità di accesso alle cariche elettive, ha spinto il legislatore già dal 2001 a elevare a rango costituzionale il principio di parità sostanziale fra uomini e donne anche nell’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive (leggi costituzionali n. 2 e 3/2001 e n. 1/2003). Peraltro, in merito allo strumento della doppia preferenza di genere, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 4/2010, ha dichiarato infondate le questioni sollevate in ragione della neutralità delle misure rispetto al risultato elettorale e alla libertà del voto, visto che la doppia preferenza rappresenta una facoltà concessa all’elettore che aumenta la portata del voto stesso, senza comprimerne l’uguaglianza e la libertà favorisce il riequilibrio di genere, ma non lo impone. Si tratta quindi – a giudizio della Corte – «di una misura promozionale, ma non coattiva».

Ancora più meschini e intollerabili risultano questi tentativi, se si pensa che l’ONU nell’Agenda 2030 ha inserito l’obiettivo 5 traguardo 5 che recita: “Garantire piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica” riconoscendo, pertanto, che non ci può essere sviluppo sostenibile di una società con una esigua presenza delle donne nei luoghi decisionali.

Invitiamo, pertanto, tutte le associazioni, i corpi intermedi e la società civile a sostenere questa nostra battaglia di civiltà e democrazia e ad affrontare con noi un'altra estate di piantonamenti e presidi all'Ars per impedire che il Parlamento siciliano venga ancora una volta reso ostaggio di pietosi tentativi di contrastare l'affermazione delle donne nella politica e nelle istituzioni siciliane

In un momento come questo, in cui le persone auspicano un cambio di passo della politica affinché voli alto e si liberi dai mediocri interessi personalistici, chiediamo al Presidente della Regione, al Presidente dell'Ars e a tutti i nostri rappresentanti eletti nel Parlamento siciliano di mettere fine una volta per tutte a questo assurdo accanimento e di lasciare isolati i tentativi di qualche retrivo deputato, dimostrando di cogliere la portata democratica e culturale della doppia preferenza di genere ed evitando che la Sicilia venga relegata a fanalino di coda delle altre Regioni d'Italia e d'Europa.



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