Neuigkeit zur PetitionFermiamo i pozzi di petrolio in BasilicataCova Eni, una storia sempre più torbida

ScanZiamo le Scorie

02.11.2017
Vi segnaliamo quest'altra vicenda che si cela dietro le attività estrattive di Eni in Basilicata che ci motiva per continuare a sostenere la petizione per chiudere i pozzi di petrolio in Basilicata.
Buona lettura... si fà per dire.. ScanZiamo le Scorie..
DAL FATTO QUOTIDIANO
Dir. Resp. Marco Travaglio
Tiratura: 45336 - Diffusione: 84752 - Lettori: 415000
Edizione del 02/11/2017
Estratto da pag. 15
VIGGIANO La mor te misteriosa di Gianluca Griffa nel 2013
"Eni sa tutto dei veleni dal 2012" . Poi si uccide = Ai pm la lettera del suicida: "L'Eni sa dei veleni dal 2012"
• I pm hanno acquisito agli atti la lettera dell'ex responsabile dello stabilimento lucano. L'uomo scomparso e poi trovato impiccato nel 2013. Nella missiva le accuse ai vertici: "Sversamento tenuto nascosto per anni" O MASSARI E TOTARO APAG.15
» ANTONIO NIASSARI EMARIATERESATOTARO
C'è una lettera testamento tra documenti acquisiti dalla Procura di Potenza che indaga sull'inquinamento del Centro olio (Cova) dell'Eni di Viggiano (Potenza). E di Gianluca Griffa ex responsabile dello stabilimento lucano, scomparso e poi trovato impiccato nell'agosto del 2013. Ma cosa dice questa lettera di così importante? Il contenuto, rivelato da La Nuova del Sud online e dal Quotidiano del Sud, scot- ta. Secondo quanto riportato dal quotidiano le fuoriuscite di greggio dai serbatoi del Cova sarebbero avvenute nel 2012 ma poi "per ordini superiori" - si legge - sarebbero state nascoste "per non fermare la produzione" fino agennaio di quest'anno. Quindi, secondo la lettera, i vertici Eni sapevano dei pericolosi sversamenti di greggio già cinque anni fa. All'inizio del 2017, come raccontato dal-Fatto, si è ve- rificata una fuoriuscita di greggio che ha portato Eni ad ammettere uno sversamento di 400 tonnellate tra agosto e novembre dello scorso anno. A metà aprile poi la Regione Basilicata ha di chiudere il Cova per il mancato rispetto di alcune prescrizioni ambientali. Dopo tré mesi, il 18 luglio scorso, lo stabilimento è tornato a funzionare. Se il contenuto della lettera di Griffa dovesse trovare riscontro però, le fuoriuscite sarebbero avvenute già nel 2012. La lettera dell'ingegnere 38enne di Monta d'Alba (Cuneo) era indirizzata ai carabinieri di Viggiano e a- gli ispettori di polizia mineraria (Unmig) del ministero dello Sviluppo economico. Sarebbe stata scritta poco prima del suicidio e potrebbe essere determinante per il proseguimento delle indagini. I pm di Potenza che indagano sulle attività dell'Eni in Basilicata avevano disposto di sentire tutti i dipendenti del Cova per raccogliere informazioni sul loro stato di salute. Secondo il Quotidiano del Sud l'ingegnere Griffa si sarebbe suicidato perché non sarebbe riuscito a far "convergere l'azienda apiù miti consigli" sulla gestione del Cova. Griffa era preoccupato dai livelli eccessivi di corrosione dei serbatoi dai quali sono poi avvenute le perdite ed era convinto che "se fosse emerso il problema all'esterno sarebbe stato considerato unico responsabile". NELLA LETTERA Griffa descrive un incontro che sarebbe avvenuto nel febbraio del 2013 con altri dirigenti locali della compagnia petrolifera durante il quale gli sarebbe stato impedito di portare allo scoperto la situazione. Poi però aggiunge di essere riuscito in qualche occasione ad imporre ai tecnici di ridurre la portata dell impianto. Questi però non appena Griffa si assentava a- vrebbero ripristinato le impostazioni iniziali. Le sue preoccupazioni gli sarebbero costate ferie forzate, rimozione dall'incarico e una convocazione nella sede di Milano il 22 luglio 2013. Ma quattro giorni dopo il giovane ingegnere piemontese fece perdere le sue tracce. Futrovato impiccato in circostanze non del tutto chiare in un bosco di Monta d'Alba in provincia di Cuneo. "La notizia riportata da La Nuova del Sud non può passare sotto silenzio soprattutto perché rappresenta l'ennesimo tassello che va a comporre un quadro drammatico e sconcertante", ha detto il consigliere regionale del M5s, Gianni Leggieri. "Un quadro - aggiunge Leggieri - che getta ombre sempre più lunghe sulla gestione politico-amministrativa della vicenda petrolio nella nostra Regione e soprattutto desta non pochi legittimi sospetti sull'operato di questi anni di Eni".
fc> RIPRODUZIONE RISERVATA
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