Proteggiamo Julian Assange

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Proteggiamo Julian Assange

 Julian Assange è rifugiato nella sede diplomatica dell'Ecuador a Londra dal giugno 2012.

Il nuovo presidente dell’Ecuador Lenin Moreno, smentendo la scelta del suo predecessore Rafael Correa, vorrebbe cacciarlo dall'ambasciata e consegnarlo alla giustizia britannica, che potrebbe a sua volta consegnare il fondatore di Wikileaks agli Stati Uniti. Si tratterebbe in tal caso di un atto immorale di estrema gravità, vista la durissima condanna che gli verrebbe inflitta dalla cosiddetta giustizia americana.

Chi segue la tragedia personale e politica di Julian Assange non può non vedere che dietro l’azione persecutoria del governo inglese si allunga l’ombra minacciosa di quello americano. Sono molti coloro che hanno voglia e interesse ad eliminare Assange: la Fondazione Clinton con i neocon al seguito di G.W. Bush, le tante destre del mondo anglosassone insieme ai peggiori rappresentanti dell’iperliberismo globalizzato, tutti alimentati da quel “deep state” americano che vuole vendicarsi, affinché serva da esempio, di chi ha avuto il coraggio di smascherare un governo che mente ai suoi cittadini con sistematica sfrontatezza.

I tempi che viviamo sono difficili, e sono molti i temi sui quali occorre dar battaglia per difendere allo stesso tempo l’equità e la libertà. In questo caso, si tratta della libertà e forse della vita di questo straordinario cyber-resistente e abbiamo dunque il dovere di mobilitarci in sua difesa.

Dal caso Assange emerge una concezione usa e getta del diritto internazionale, una democrazia a la carte al servizio di interessi occulti e di una concezione imperiale del potere. Il giornalista australiano con la sua azione meritoria ha svelato il motore nascosto di internet. Il business model è la vita privata delle persone: raccogliere informazioni, archiviarle, indicizzarle e costruire schemi di comportamento basati su questi dati, a fini di profitto (per le grandi multinazionali) e di controllo (da parte delle agenzie di intelligence). Un modello in questo caso perseguito tra gli altri dalle strutture americane di sorveglianza. Come ha svelato la legittima attività divulgativa di Assange, si tratta di una gigantesca macchina di monitoraggio, indottrinamento e controllo. Il governo controlla e le imprese commerciali schedano, attraverso il telemarketing, abitudini, interessi e potenzialità economiche di tutti al servizio della legge del profitto: una violazione intrecciata e gravissima della libertà individuale.

I carcerieri di Assange sono maschere di facciata del potere politico assoggettato alla peggior forma di capitalismo globalizzato. Sebbene la pubblicazione di documenti non costituisca reato per la legislazione americana, gli Stati Uniti cercano di ottenere la sua estradizione, servendosi di accuse di stampo politico.

Se venisse cacciato dall'Ambasciata ecuadoriana, Assange - senza considerare il rischio dell’estradizione - passerebbe almeno un altro anno in prigione, o forse tre, prima che un tribunale britannico si pronunci sulla sua estradizione (un suo rilascio su cauzione allo stato attuale appare impossibile).

Se anche non fosse estradato, Assange avrebbe comunque passato sette anni, forse dieci, senza essere mai stato condannato per alcun reato. Incarcerato semplicemente per aver combattuto un sistema fondato sulla mistificazione e la violazione di quelle leggi che un governo democratico dovrebbe per primo onorare e far rispettare. Egli si è battuto contro un’immensa macchina repressiva, svelandone il funzionamento, per il bene di tutti: egli è un eroe ed è nostro dovere aiutarlo come possiamo.

Chiediamo dunque al Governo di esprimere la disponibilità a concedere a Julian Assange il permesso d’ingresso in Italia quale rifugiato politico o per ragioni umanitarie. Il nostro Paese si qualificherebbe così per aver difeso in modo coraggioso il diritto alla libertà di espressione e divulgazione del pensiero da parte di una persona altrimenti isolata di fronte a uno stato forte e irrispettoso delle sue stesse leggi.

 

Firmatari:
Milena Buttò
Giovanni Colombo
Davide Giacobbo Scavo
Giuseppe Giacobbo Scavo
Alberto Maritati
Dora Marucco
Emanuelly Medeiros Bezerra
Gian Giacomo Migone
Germana Rivi
Rosanna Morace
Rinuccia Scapino
Filippo Sidoti
Anna Viacava
Michele Vicentino