
Al Consiglio Distrettuale di Disciplina ho inoltrato le seguenti personali riflessioni.
«Preciso che, per il mio modo di pensare,
- la struttura della coerenza è collegare nel tempo le intenzioni, le parole, le azioni
- la coerenza è l’abilità che imprime efficacia alle parole
- l’esito della coerenza è il funzionamento, ovvero ottenere risultati
- all’interno del rapporto umano il risultato della coerenza è la fiducia.
All’avvocato xxx ho concesso a priori la mia fiducia; purtroppo i fatti occorsi, le Sue scelte oltremodo anomale, l’inerzia nella tutela legale provano che NON c’è stata coerenza tra il Suo agire e ciò che prevede il Codice Deontologico Forense (a cui desideravo si attenesse).
Ho manifestato tanta pazienza nei Suoi confronti con l’intenzione di interagire in modo corretto e proficuo, ma la Sua risposta è stata ostacolante e di contrasto.
Mi è stata negata la libertà di scelta: azione di grave portata.
Le trattazioni che posso produrre provano quanto ho finora esposto e dimostrano che ho avuto non solo la capacità di stare di fronte ai comportamenti umilianti e degradanti adottati nei miei confronti dal legale in questione e dalle sue colleghe di studio, ma che ho anche affrontato quello che stava accadendo senza ritirarmi e senza aggredire; nonostante ciò, le REAZIONI da loro manifestate sono state INOPPORTUNE.
Giudicare equanimemente è una valida abilità umana ed è indispensabile per assumere decisioni importanti, soprattutto se strettamente necessarie a raggiungere uno SCOPO di cardinale rilevanza, come era quello da me più volte sottolineato: tutelare il diritto alla vita.
All’avvocato xxx chiedevo di esercitare la Sua responsabilità nello spazio dei fini realizzabili e di agire con correttezza e precisione; purtroppo la Sua limitata comunicazione non è stata convincente perché NON supportata da AUTENTICHE motivazioni, né tantomeno è stata poi raggiustata da attività necessarie e semplici (comuni), che il professionista NON ha attuato nonostante i miei chiari appelli.
Ho vissuto il tradimento della mia buona fede come un’aggravante che ha alimentato lo sdegno e la percezione della disuguaglianza sociale.
La forza della mia fermezza è consistita nel non cambiare direzione, nel mantenere fissa e stabile la meta prescelta: ottenere l’equo risarcimento per i danni subiti nel sinistro stradale (04.06.2002), tutti dimostrati nell’AMPIA DOCUMENTAZIONE MEDICO-SPECIALISTICA e MEDICO-LEGALE (verbali invalidità, handicap, validità patente di guida).
Ripeto, da un’attenta lettura (cfr. COMPENDIO in forma schematica, CORRELAZIONE E CONFRONTO…) si evince che l’avvocato xxx ha dato AVVIO all’andamento pessimo della vertenza risarcitoria, mentre l’avvocata *** ha PORTATO A TERMINE ciò che era stato iniziato dal collega: entrambi i patrocinatori si sono impegnati nel calpestare i miei diritti civili e morali ledendo interessi giurisprudenziali protetti (compresi l’onore e la dignità sociale, Articoli 2, 3, 15, 29 Costituzione).
Con il MANCATO riconoscimento dell’equo indennizzo, quale conseguenza delle INEFFICIENZE attuate in piena consapevolezza dai citati legali l’IMPOSSIBILITÀ DI VIVERE è diventata per me una CERTEZZA.
Ritengo doveroso evidenziare che i testimoni (avvocati colleghi di studio), hanno asserito aleatoriamente ciò che faceva comodo al collega XXX, pertanto NON LO HANNO DIMOSTRATO affatto. Dette dichiarazioni sono come i fuochi d’artificio: producono un grande effetto, abbagliano MA NON illuminano perché basate sul nulla, o meglio su contenuti NON rispondenti al vero e su illazioni arbitrarie, studiate ad hoc contro la realtà tutt’ora verificabile (che nessuna Autorità ha ancora considerato!) e contro la mia persona innocente e vituperata.
L’avvocato xxx ha infatti scaricato le colpe delle sue azioni su di me. Lui non è rimasto scosso dal mio comportamento (tra l’altro CORRETTO!), a lui hanno semplicemente infastidito il mio coraggio e la mia intelligenza, nonché la mia precisione attraverso cui ho declinato, punto su punto, le azioni anomale e nocumentose frutto del suo patrocinio e le conseguenze letali che successivamente sono piovute sulla mia esistenza. Secondo il mio parere, NON assumendosi le responsabilità previste dal Codice Deontologico Forense è stato lui stesso a mettere in dubbio la propria moralità e la propria etica, nonché a scegliere di dissacrare il giuramento fatto e i fondamenti etici e morali della professione che svolge. Io non c’entro con queste assurde e surreali dichiarazioni; è giunta l’ora che mi porti rispetto e che si assuma ogni responsabilità, in scienza e coscienza, poiché si è delineato nei miei riguardi un tentativo omicidiario mascherato di legittimità.
Una puntualizzazione: avere un’ABILITÀ non coincide con l’ottenere un risultato; come saper correre non assicura la vittoria della gara, come una pentola a completa disposizione non significa avere la minestra. PER OTTENERE IL RISULTATO OCCORRE APPLICARE L’ABILITÀ (cfr. Articoli 12-14-26 del CDF).
Le abilità sono gli strumenti che ci permettono di realizzare i fini a cui tendiamo, sono il modo per raggiungere la meta prefissata. Il NON aver applicato le abilità – acquisite con la laurea in giurisprudenza e declamate dalla sua collega KKK – è la prova provata del DOLO attinente alle scelte oltremodo anomale, alle pesanti inefficienze, ai comportamenti umilianti e degradanti posti in essere dall’avvocato xxx, contro i miei diritti civili e morali.
Viene spontaneo chiedersi: a chi ha portato vantaggi economici (e non solo) detto inidoneo patrocinio?
Preciso, e rammento, che i DANNI provocatimi dall’evento traumatico – più volte menzionato – sono stati correttamente documentati da esimi specialisti, dal medico curante, da varie Commissioni Medico-Legali (ASL, Ministero del Tesoro e dei Trasporti) per cui l’equa definizione della questione risarcitoria era di semplice realizzazione.
La denuncia querela (2011), l’Atto di costituzione di parte civile (2012), le testimonianze rilasciate dalle colleghe di studio dell’avv. XXX congiuntamente a quelle espresse dal medico legale di sua fiducia dott. F. B., SONO COMPOSTI DA UNA SEQUELA DI MENDACITÀ che ho dettagliatamente sbugiardato con elementi probatori documentali e con puntuali argomentazioni logico-deduttive.
La stessa metodologia è stata da me applicata al fine di far risaltare gli aspetti ancora in ombra attraverso cui il signor xxx ha contorto la verità oggettiva, a seconda delle sue esigenze, per sfuggire alla definizione delle proprie responsabilità professionali.
La mia credibilità ha subito colpi multipli, di gravissima entità, per questo mi vedo costretta ad esporre l’ANALISI RAGIONATA della REALTÀ avente VALENZA EFFETTIVA ed EFFICACE: voglio dimostrare che lo scredito e la dialettica di confusione, riversati sulla mia persona sono soltanto un MECCANISMO DI DISTRAZIONE. L’avv. xxx ha tentato di svicolare dall’argomento relativo alla Sua inadeguata gestione professionale (da me dimostrata tramite RISCONTRI obiettivi e oggettivi!) con mezzi a dir poco biasimevoli che, ripeto, hanno messo in serissimo pericolo la mia esistenza e la mia vita.
Non si scherza con la Verità e con la Vita, tantomeno con la Legge Suprema che ben si addice in questo contesto
“Coloro che arano iniquità e seminano tormenti, ne mieteranno i frutti”.
(Giobbe 4:8)
Dalla corretta lettura dei documenti appare evidente che l’avv. xxx con il dott. F. B., prima, e successivamente il Collegio peritale con gli avvocati delle due parti in causa (RG 3011/06) avevano ben chiara la previsione dell’evento dannoso che mi stavano cagionando mentre imprimevano consapevolmente l’impulso al loro agire CONTRARIO ai miei DIRITTI civili e morali.
Questa è la realtà dei fatti, e riguarda non solo le valutazioni errate ma anche lo spietato scredito attraverso cui la mia vita è stata logorata. Dopo aver subito l’abuso di posizione dominante, sono stata assoggettata dall’accanimento, attuato con veemenza perché la posta in gioco è alta.
Nelle Sacre Scritture viene più volte evidenziato che la maldicenza e la calunnia offendono le virtù della giustizia e della carità:
«la menzogna consiste nel dire il falso con l’intenzione di ingannare»,
e nella menzogna il Signore denuncia l’opera diabolica.
Ogni colpa commessa contro la giustizia e la verità impone il DOVERE DI RIPARAZIONE, pertanto invito l’avv. xxx e l’avvocata *** a rimediare ai danni che mi hanno “assicurato”… congiuntamente alla beffa».
Mi rendo conto che gli aggiornamenti sono ampi ed estesi. questa mia scelta è data dalla volontà di far conoscere il mio pensiero relativamente a fatti non facilmente provabili con forme di scrittura succinta.
Sentite grazie a Voi lettori, al Vostro impegno e alla Vostra costanza.