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MODUS OPERANDI

Luigina OrtisItalia
14 nov 2018

Gli avvocati xxx, *** e i relativi colleghi di studio hanno sempre parlato superficialmente e genericamente di «cambio di legali» badando bene di NON entrare nel merito della motivazione per cui sono stata costretta ad affidare l’incarico a un nuovo legale: questo passaggio di tutela il più delle volte era dovuto alla manifesta inerzia del precedente collega.
Nessuno poi ha specificato che, altre volte, sono stata piantata in asso dall’avvocato che stava seguendo le mie pratiche perché egli NON gradiva incidere in maniera chiara ed efficace nei confronti della controparte (assicurazione, professionisti «intoccabili»).
Detta mancata precisazione è indubbiamente voluta dagli stessi miei patrocinatori che, così facendo, in precedenza non hanno svelato, e tutt’ora non lasciano trasparire, quel «modus operandi» che tanto li agevola e li preserva. Per contro, valutando le conseguenze del «sistema» sulla mia persona, penso si possa parlare di riduzione a stato d’inferiorità coercitiva.
Chi ne ha le competenze mi ha riferito che l’avermi posta nell’inevitabile condizione di sostituire di volta in volta il patrocinatore “di fiducia” nascondeva un deliberato proposito teso a raggiungere una meta inequivocabile.
Influire o impormi, seppure indirettamente, il cambio di legali:
è stato un modo per spingermi a desistere dal continuare a reclamare l’applicazione e il riconoscimento dei diritti che mi venivano illegittimamente negati;
è stata un’abile tattica per potersi rimpallare le responsabilità professionali al fine di sottrarsi a giusta condanna e alla riparazione del nocumento che mi hanno inflitto;
inoltre, va detto che le inefficienze (infedele patrocinio) e i consigli inidonei fornitimi dai miei stessi avvocati non sono interpretabili come innocenti negligenze perché, nel tempo, si sono palesati essere delle premeditate, consapevoli ed efficaci forme di depistaggio tese – da un lato – a far deragliare l’attenzione degli intenti iniqui e dalla lite temeraria propri dell’Assicurazione e del suo assicurato (responsabili dell’indennizzo), e poi – dall’altro lato – inclini ad offuscare ed eclissare il tema attinente alla mancata esecuzione degli esami tossicologici ed autoptico sul fautore del sinistro stradale;
infine, scaricare sull’assistita la colpa del cambio di legale è stato un espediente per gettare ulteriore fango sulla mia persona allo scopo di non far trapelare la stretta sintonia di propositi tra la Compagnia di assicurazione e i miei stessi patrocinatori, unitamente ad alcuni consulenti di loro fiducia (2002-2008).
Non servono altre prove per comprendere che o ti pieghi di tua sponte al volere di un dato potere, oppure sarà il medesimo potere a piegarti forzosamente utilizzando i metodi descritti.
Inoltre, è proprio quel particolare potere che decide se farti vivere o farti perire, dopo aver gettato un’ombra cupa sulla parità dei diritti e dei doveri.
Urge trasparenza.
Arrendiamoci al Bene, al Vero, al Giusto; non esiste migliore scelta per giungere a vivere in armonia con se stessi e con gli altri.

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