
Luigina Ortisİtalya
15 Eyl 2017
Ai miei patrocinatori chiedevo di esercitare la propria responsabilità nello spazio dei FINI REALIZZABILI.
Poiché le garanzie iniziali sono state puntualmente disattese, dai fatti successivamente occorsi ho compreso che dette garanzie – in realtà – risultavano essere un’ESCA LUSINGHIERA volta ad accaparrarsi il mandato fiduciario attraverso cui affidavo l’incarico a tutelarmi.
L’ART. 9 del Codice Deontologico Forense evidenzia “il rilievo costituzionale e civile della difesa” che dovrebbe essere esercitata con “lealtà, correttezza, probità, decoro, diligenza, …”. L’INERZIA, che ha caratterizzato la difesa legale a me riservata nel tempo e in fotocopia, a questo punto deve trovare una corretta spiegazione, così come va definito chi ne ha tratto vantaggio.
Infatti, sono state proprio le costanti inefficienze ad INGARBUGLIARE la mia SEMPLICE questione risarcitoria, tanto da CAPOVOLGERE la primaria realtà fattuale e crearne una parallela di grave portata.
È del tutto evidente che il cambio di legali è stato motivato dalle tutele NON CORRETTE, NON probe, NON leali, a cui cercavo di porre rimedio facendo seguire le mie pratiche giudiziarie ad un nuovo patrocinatore.
A ciò vanno sommati lo scredito e la dialettica di confusione (a me indirizzati) quale MECCANISMO DI DISTRAZIONE posto in atto – in primis – per motivare seppur apparentemente il rifiuto dei responsabili dell’indennizzo ad erogarmi l’equo risarcimento, e – in secundis – per svicolare dall’argomento relativo all’inadeguata gestione professionale di carattere legale, da me dimostrata tramite RISCONTRI obiettivi e oggettivi che, mio malgrado, sono stati costantemente NON CONSIDERATI e ARCHIVIATI senza che prima nulla fosse verificato in profondità dalle competenti autorità.
Dopo aver subito per anni trattamenti umilianti e degradanti, minacce, aggressioni verbali (atti compiuti da coloro i quali si sono sempre definiti «INTOCCABILI») ho compreso che tali ferite sono servite per ostruire il canale di comunicazione, così che i fautori dei succitati comportamenti hanno potuto agire indisturbati senza informarmi delle loro scelte in tempo debito, scelte che non avrei mai approvato, né accettato, perché contrarie ai diritti civili e morali o perché atipiche, ma tutte per me fonte di grave nocumento, in particolare sull’esito dei procedimenti giudiziari in cui ero coinvolta.
Ora, più che mai, è NECESSARIO APRIRE UNA BRECCIA sul vero documentale e fattuale.
Le divergenze di vedute vanno approfondite fino a trovare un punto d’incontro equanime: voglio provarci!
Grazie per l’attenzione.
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